Rivoluzioni copernicane e istruzioni razionali di gioco, adatte ad agonisti e giocatori di circolo. Massimo raggio, massima massa, massima velocità. Nessun doppio pendolo. Un manuale per tutti.
Il nostro braccio ha tre articolazioni: spalla, gomito, polso, in più c'è la possibilità di pronazione e supinazione dell'avambraccio. Se impugniamo un oggetto come una racchetta, l'utilizzo di queste articolazioni ha un effetto: quello di avvicinare il punto di rotazione al punto di impatto. Può capitare nel tennis di dover colpire in diversi modi ma più l'asse di rotazione è vicino all'impatto e maggiormente decresce l'inerzia, infatti il raggio dal punto di rotazione è calcolato al quadrato nella formula del momento di inerzia. Pertanto per compensare la riduzione del raggio sarà necessario aumentare notevolmente la velocità della racchetta sul punto di rotazione, perché la velocità non è calcolata al quadrato.
E' importante esserne consapevoli, ma c'è un inconveniente, in realtà sono più di uno ma ci soffermiamo su uno solo. Se oscilliamo liberamente utilizzando gli assi di rotazione naturali del nostro corpo (spalla, gomito, polso o pronazione) l'oscillazione del braccio racchetta è simile all'oscillazione di un doppio pendolo o di un triplo pendolo addirittura. Il moto del doppio pendolo è un moto caotico ad alte velocità, questo implica che è sensibile alle condizioni iniziali.
Ovvero l'oscillazione varia notevolmente al minimo cambiamento anche della velocità di esecuzione. Il rischio è che l'ovale della racchetta sia sempre in un punto diverso nel momento in cui ci aspettiamo la collisione. Questo può comportare notevoli problemi di timing, in quanto ci affidiamo a un moto caotico per svolgere un compito di precisione. Il motivo per cui molti giocatori a tutti i livelli indulgono nell'utilizzo degli assi di rotazione in fase di impatto (pronazione e polso) credo sia legato a una falsa sensazione dovuta al tempo di dimora della palla sul piatto corde. Nel momento della collisione la palla rimane qualche millisecondo sul piatto corde, qui si può avere la sensazione di utilizzare l'avambraccio o il polso anche quando l'oscillazione è avvenuta a un pendolo fino all'inizio dell'impatto.
Calcolo dello Swing Weight
Lo swing weigth è un dato importante. Viene calcolato fissando la racchetta a 5 cm dalla fine del manico. Fornisce l'inerzia della racchetta fatta oscillare su quel punto di rotazione. Perché fissata lì? E' uno standard di riferimento per fornire un dato tecnico (kg x cm2). Lo swing weight non è un'indicazione di gioco. Le case costruttrici non posso fornire dati con il braccio del giocatore: le braccia hanno diverse lunghezze, hanno differenti pesi. Se impugno una racchetta e la oscillo ad altezza spalla lo swing weight sarà dato dal mio braccio più la racchetta che impugno. Sarà sicuramente maggiore della racchetta che impugno da sola. Se la faccio oscillare sul gomito lo swing weight sarà dato dall'avambraccio più la racchetta.
Perché dovrei ridurre l'inerzia di un oggetto che collide spostando il punto di rotazione nelle vicinanze del manico con la pronazione o usando il polso? Lo s.w. si ridurrebbe a valori molto vicini a quelli della racchetta da sola e in una collisione serve inerzia. Si potrebbe obiettare che l'oscillazione di più pendoli serva per passare energia cinetica alla racchetta via via su assi successivi (braccio, avambraccio, racchetta), ma in questo caso il moto diviene quello del doppio pendolo, che come abbiamo visto è un moto caotico.
Perché utilizzare un moto caotico per un lavoro di precisione e poi dare la colpa al diavolo?
La personalizzazione del manico secondo Richard Gasquet
Anche un minimo margine di errore in più può essere fatale, pertanto affidarsi a un moto caotico per colpire non sembra essere la migliore scelta da fare, sia che stiate giocando a Wimbledon o che cerchiate di vincere una partita di circolo con il vostro collega di lavoro.
Alcuni semplici trucchi possono permettere di limitare il numero di volte che l’ovale della racchetta oscilli con un moto intrinsecamente imprevedibile. L’obiettivo è quello di cercare, nel momento dell’impatto, un’oscillazione a un pendolo con un asse di rotazione il più lontano possibile dal punto di impatto in modo da aumentare l’inerzia del braccio racchetta.
1. Cercare uno swing di spalla.
2. Ruotare le spalle fino all’impatto.
3. Cercare di limitare, nella presa, l’uso delle dita indice e medio, e cercare, maggiormente, una presa di anulare e mignolo. Questo, da intendere come esercizio, evita di innescare un movimento di chiusura anticipato dell’avambraccio ed agevola la traslazione del manico in avanti in direzione dell’impatto; questo accade perché l’azione di forza della mano è limitata da un’impugnatura più lasca nella parte anteriore.
4. Cercate di mirare con il tappo della racchetta. L’intento dovrà essere quello di cercare di indirizzare la pallina non con la testa della racchetta ma prendendo come riferimento il manico nella sua parte finale.
Questi accorgimenti evitano l’innesco anticipato del doppio moto pendolare, infatti l’oscillazione rimarrà per più tempo un movimento di braccio-racchetta nel suo insieme e non una successione di avambraccio e poi racchetta. La riduzione degli errori è strettamente correlata a un gesto che è per natura fisica lineare e prevedibile, al contrario di un gesto la cui l’oscillazione è soggetta a macroscopici cambiamenti, con la conseguenza diretta di rendere molto più difficoltoso trovare il timinig giusto sulla palla.
I risultati nel cercare di utilizzare l’oscillazione a un pendolo possono essere riscontrati a tutti i livelli agonistici. Consentono pertanto l'innalzamento del livello di gioco di tutti i giocatori, spostando verso l’alto il livello di competitività.
Dal punto di vista matematico è difficile dire di quanto venga ridotto il margine di errore. Ritengo che sia abbastanza consistente, ma anche se fosse di un valore al di sotto dell’unità percentuale, non sarebbe assolutamente da trascurare. Sbagliare anche 0,5% di colpi in meno nell’arco di una carriera potrebbe aprire prospettive inaspettate a un giocatore. Sarebbero 2 errori in meno ogni 100 colpi, magari in una situazione decisiva, in un momento di svolta di una partita, senza considerare le eventuali ripercussioni psicologiche di un errore o due in una situazione cruciale.
Riguardo all'impugnatura di Richard Gaquet nella foto sarebbe opportuno chiedere al giocatore i motivi per cui ingrossa il tappo o pomello della fine della racchetta, ma è possibile prendere in considerazione il fatto che tale modifica possa prevenire la doppia oscillazione del braccio e della racchetta, cambiando il modo stringere l'attrezzo. Potrebbero però anche esserci altre motivazioni personali del giocatore: come quella di consentire una presa più spostata verso la fine del manico aumentando la lunghezza del braccio-racchetta e conseguentemente la sua inerzia all'impatto, sfruttando il quadrato della distanza dall'asse di rotazione dello swing. Rimane possibile, inoltre, che i due aspetti coesistano, o che ce ne siano altri connaturati alla morfologia di Richard Gasquet.
Conversazioni con Ale sul movimento del doppio pendolo:
- vedi non è preciso come il moto di un pendolo singolo.
- babbo, all'inizio insomma, poi impazzisce.
- come certi tennisti che lo giocano.
Se stringete la racchetta e accelerate di forza, giocate di forza. Se rilasciate prima dell'impatto si tratta di doppio moto pendolare. Moto caotico ad alte velocità. L'asse di rotazione è troppo vicino alla mano, il raggio rischia di essere corto, l'inezia di impatto diminuisce. Con il rilascio dell'ultimo pendolo la racchetta seguirà oscillazioni imprevedibili e soggette a cambiamenti macroscopici come evidenziato dalla gif di Wikipedia. Liberissimi di continuare a battere la testa nei muri, ma non cercate di trascinare gli altri con voi. E auguri per un'ottima scalata del ranking.
Se invece allenate uno swing a un pendolo state allenando un movimento prevedibile in ogni fase dell'oscillazione. Se allenate un gesto a doppio pendolo l'oscillazione della racchetta è soggetta a cambiamenti evidenti in relazione ad ogni minimo cambiamento della velocità di esecuzione e/o della distribuzione del peso nei pendoli. Cercare la precisione della collisione diviene molto più difficile nel secondo caso ed i margini di errore aumentano. Si diventa bravi in ciò che si allena quindi è meglio allenare il gesto con il minore margine di errore.
Il problema è che i fisici temono che rubi loro il lavoro e i maestri di tennis pensano la stessa cosa. Però qualcuno doveva provare a mettere insieme le due cose anche se non si vive bene su una linea di confine (vedasi Ucraina). Ora la prima domanda è: dove posso avere un movimento libero, un'accelerazione disordinata, al limite del caotico, per prendere velocità pura? La risposta è nel backswing. In questa fase posso accelerare senza curarmi troppo della posizione della racchetta.
Dove ho invece bisogno di maggior controllo? Nel momento dell'impatto e negli attimi precedenti ad esso. Ora noi conosciamo due moti: il primo disordinato (doppio pendolo); il secondo ordinato (pendolo singolo). Quale scegliereste per le due operazioni? Caotico nel backswing cercando poi di unire il movimento in un singolo pendolo all'impatto (meglio con asse spalla, ma va bene tutto in dinamica di gioco). Così a occhio. Non è un gesto atletico facile. No.
Inoltre ci sono due modi principali per giocare un pendolo: il primo prevede un'accelerazione muscolare stringendo la racchetta ma senza il rilascio per cercare un colpo di frustra al momento dell'impatto; il secondo è quello descritto sopra ed è il più difficile perché sfrutta la libertà di accelerazione in decontrazione nella fase posteriore dello swing. Ma nel momento dell'impatto una presa salda dovrà evitare l'oscillazione libera della racchetta. Il momento del rilascio avviene dopo la collisione o nel momento della collisione. Il suggerimento dei maestri vecchia scuola torna sempre utile (accompagna, pensa di colpire non una ma tre palline). Questo chiarisce come l'esperienza cinestetica di pratica di gioco si accompagna con conoscenze tecniche e teoriche. Se due strumenti diversi ci forniscono la stessa descrizione della realtà saremo molto più sicuri della realtà stessa. L'indicazione è valida per i tre fondamentali: dritto, rovescio, servizio.
Il miglior modo per unire i pendoli è utilizzare la rotazione del busto per guidare il braccio all'impatto.
C'è già un'avversario dall'altra parte della rete, evitiamo, non diamogli un altro alleato.
Mouratoglou nel filmato in fondo alla pagina sostiene che lo spin viene dato dall'azione della mano. In realtà si tratta di un grande malinteso nel tennis. Un errore di impostazione che rischia di innescare una serie di conseguenze che rallentano la crescita e precludono il miglioramento. Purtroppo questo approccio e certi fraintendimenti sono molto diffusi tra i maestri e i coach, questa condizione crea un blocco all'apprendimento che con il tempo si radica e su cui è poi difficile intervenire in futuro, perché viene automatizzata un'abitudine che ha dei limiti. Come si può vedere invece dal primo filmato, molto esplicativo, la rotazione alla palla e il tipo di colpo sono dati solo dall'angolo di rotazione del braccio e dall'orientamento della superficie che collide. Il back, il top spin, il servizio in kick, lo slice, la palla da sotto, il colpo piatto, il lungo linea, l'incrociato tutti i colpi sono riproducibili agendo su questi due fattori soltanto. La macchina infatti è priva di altre variabili che possono essere utilizzate come il polso, l'avambraccio o la mano i quali possono essere usati nell'immediatezza della collisione. Passare ore ad allenare un gesto sbagliato ci renderà bravissimi nell'eseguirlo ma i limiti tecnici del gesto diverranno i nostri limiti in futuro, impedendo altri miglioramenti. Interrogarsi sul perché dei 58 slam in tre (Federer, Nadal, Djokovic e pochi altri) significa anche chiedersi quanto sia diffuso e radicato un metodo che si basa su un evidente malinteso. Grazie a powerflail.com.
Ahi! Ahi! Ahi! Se mi dite cosa vendete magari evito di acquistarlo.
Avendo tolto dio dalla mia vita il diavolo l’ha dovuto seguire di conseguenza. Si è presentata quindi l’occasione di eliminarlo anche dall'immaginario dello sport del tennis.
Questo sport, per le sue difficoltà, è stato spesso associato alla figura del maligno. Una minima distrazione, un tempo d’esecuzione leggermente sbagliato, e un singolo errore può divenire una lunga serie di errori. Una catastrofe. E’ uno sport sensibile a minimi cambiamenti i quali possono generare enormi conseguenze, ma accettare una realtà non significa averla compresa a fondo. Dovremmo chiederci perché questo accade e avendo eliminato la spiegazione esoterica, quella del diavolo, dovremmo indagarne una più esaustiva e meglio comprensibile. Ma un’ultima metafora letteraria può essere utile: infatti se dovessimo associare qualcosa al diavolo una delle caratteristiche sarebbe quella del massimo disordine, del caos, del mondo lasciato a se stesso, dell’assenza di controllo sugli eventi. O no? Meglio non esserne travolti, e, se fosse possibile, sarebbe utile cercare di sfruttarlo a proprio favore. Non controllarlo, non si può controllare il massimo disordine, ma sfruttarlo nelle sue caratteristiche.
E’ un buon punto di partenza per passare al tennis.
Il moto del doppio pendolo.
Composto da due pendoli, uniti da uno snodo, che si trasferiscono l’energia. Braccio e avambraccio nel nostro caso. Il punto di rotazione può essere il polso o l’avambraccio che con la sua rotazione (pronazione o supinazione) creano un asse di rotazione all'altezza della mano che impugna la racchetta. C'è un piccolo problema il doppio pendolo è un moto tendenzialmente caotico ad alte velocità. Il triplo pendolo è anche peggio. Significa che è altamente sensibile alle condizioni iniziali e soggetto a macroscopici cambiamenti anche per piccole modifiche della lunghezza dei pendoli, velocità, altezza dell’oscillazione, distribuzione dei pesi e massa complessiva. Un caos, appunto.
Il moto del pendolo singolo.
Questo è un oggetto singolo che oscilla su un asse di rotazione a cui è fissato. Si tratta di un moto lineare. Ad ogni cambiamento della lunghezza del pendolo, della sua velocità della sua massa o della distribuzione di questa, corrisponde un mutamento prevedibile, calcolabile e "proporzionale". Talmente preciso che può essere usato per scandire il tempo nell'orologio.
Il pendolo singolo di Djokovic
Quando giochiamo il rilascio anticipato dell’avambraccio innesca un doppio moto pendolare: avambraccio e racchetta. Se lo fate attivamente, se colpite in questo modo la pallina siete nel caos, navigate nel disordine. E' sufficiente un minimo cambiamento iniziale che l’oscillazione del vostro braccio-racchetta è sempre diversa in modo macroscopico.
Perdete il timing? Andate fuori giri? Non date più la colpa al diavolo, è sufficiente una distanza diversa dalla palla con il braccio che si accorcia perché più flesso, o più disteso, per avere un grande cambiamento nell'oscillazione. Partite da altezze diverse, con conseguente ampiezza mutata dell’oscillazione? Avrete lo stesso macroscopico risultato. L’avversario cambia ritmo e avete delle incertezze, alcune esitazioni nella fase di back-swing? Se la vostra fase di collisione è a doppio moto pendolare avrete le stesse conseguenze: poca prevedibilità, effetti farfalla, cambiamenti macroscopici innescati da piccole modifiche. Tutto questo si traduce in errori, molti errori, troppi errori. Per fare un lavoro di precisione e costanza di rendimento non è il massimo. Significa andare a cercare il diavolo per chi ci crede ancora. Anche se la testa della racchetta prendesse, forse, più velocità i margini di errore sarebbero troppo alti. Una velocità un po’ più bassa può essere benissimo compensata da un’inerzia maggiore dovuta al raggio più lungo del pendolo singolo.
Il pendolo singolo di Nadal
Con l’asse di rotazione spalla l’intero braccio e la racchetta rappresentano un unico pendolo che va all'impatto. Ma il diavolo può essere sfruttato se togliamo la animistica personalità agli eventi e li consideriamo per ciò che sono: movimenti con le loro caratteristiche.
Un moto caotico che sia a doppio, triplo, o quadruplo pendolo può essere sfruttato nella fase iniziale quella di accelerazione. Dall'ovalizzazione, in discesa, racchetta, avambraccio e braccio possono passare l'energia l’un l’altro senza la necessità di eccessiva precisione. Serve velocità pura, accelerazione grezza. Può essere fatta nel caos.
Ma i segmenti devono unirsi in unico pendolo nell'area di impatto. Fermo l’avambraccio nella zona di contatto, nessuna tentazione di impartire la rotazione alla palla usando l'avambraccio. Un unico pendolo con perno spalla, un moto prevedibile, lineare, su cui fare affidamento.
Accelerate nel caos e colpite con ordine.
Il pendolo singolo di Roger Federer
Se commette troppi errori, non siete costanti, siete poco precisi, il colpo è debole, vi danno fastidio i cambi di ritmo, andate fuori giri, perdete controllo, non date la colpa al diavolo in fondo la sua figura mitologia infonde simpatia: è solo un tentativo ingenuo di fornire spiegazioni.
La realtà è che con molta probabilità state solo accelerando con ordine e colpendo nel caos di un doppio moto pendolare.
"Quel giocatore ha un gesto naturale", oppure: "è troppo muscolare". Sono frasi che abbiamo sentito spesso. Ma a cosa ci si riferisce nello specifico? Quale è il gesto più naturale e perché? Soprattutto ne esiste uno?
All'ultima domanda credo si possa rispondere positivamente. Ci riferiamo ai colpi fondamentali di dritto e rovescio. Per capire quale sia il movimento più naturale dobbiamo prendere in considerazione il nostro corpo e la realtà in cui viviamo. Minor fatica e maggior rilassatezza sono gli obiettivi che dobbiamo avere come riferimento e per raggiungerli in modo progressivo dobbiamo tenere in considerazione almeno un fattore: quando solleviamo un oggetto la nostra muscolatura si contrae.
Se l’oggetto da sollevare è estremamente pesante tutto il corpo cercherà di sopportare lo sforzo. Gambe, tronco, addominali, dorsali, braccia.
Al contrario un oggetto che cade non ha bisogno di grandi aiuti tenderà ad accelerare verso il terreno naturalmente. La forza di gravità svolge il lavoro per noi. Quindi in fase di apertura è opportuno ricercare una preparazione alta affinché la seconda fase si svolga con maggiore rilassatezza muscolare.
L’articolazione della spalla è un punto sul quale l’intero nostro braccio tenderà a ruotare come se fosse un pendolo. Una volta sollevato tenderà a scendere e poi a risalire, proprio come un pendolo, fissato all'altezza della spalla. Il movimento più naturale nei colpi fondamentali è proprio quello che non si oppone all'oscillazione del braccio racchetta. Il lavoro muscolare è già stato eseguito nel momento in cui è avvenuto il sollevamento.
Stringere l’impugnatura nel momento della discesa equivale a bloccare l’oscillazione e quindi a perdere i vantaggi di un'accelerazione in discesa.
Il finale verso l’alto è la conseguenza di una partenza alta. Il pendolo infatti tenderà a raggiungere la stessa altezza da cui è partito (un po’ meno a causa dell’attrito) per la legge della conservazione dell’energia. Concentrarsi sulla naturalezza dell’oscillazione implica una partenza e un finale alti.
La gestione decontratta dell’oscillazione consente di avere uno swing ampio e naturale. Il momento della risalita è cruciale perché è opportuno sfruttare la velocità acquisita in discesa evitando che l’azione muscolare collegata psicologicamente al sollevamento di un oggetto vanifichi i vantaggi acquisiti.
In questa fase per avere un gesto naturale dovremmo evitare ciò che è più naturale per abitudine: contrarre eccessivamente muscoli e tendini per alzare qualcosa. L’azione che conduce verso il finale deve essere un’agevolazione dell’oscillazione verso l’alto da eseguire anche con la rotazione delle anche delle spalle per permettere avanzamento e ampiezza.
Solo nel momento della collisione è necessaria una presa salda ma non troppo ferrea. Per un gesto naturale a volte è necessario modificare un’abitudine. In questo moto si riesce a portare all'impatto la massima inerzia possibile. Lasciamo oscillare. Let it swing.
Un dato credo incontestabile è che il tennis sia un gioco dinamico in cui è necessario correre e cambiare direzione per raggiungere la pallina ed eseguire i colpi. Questa condizione inserisce una difficoltà in più perché non sempre è possibile, facile o realizzabile arrivare e riuscire ad eseguire il colpo ideale.
Molto spesso siamo costretti a correre fuori dai margini del campo, si arriva in equilibrio precario, non si trova la giusta distanza dalla palla, si è costretti a colpire in allungo o in ritardo, oppure il colpo dell'avversario arriva troppo velocemente e quindi non si ha il tempo necessario per organizzare il nostro colpo come vorremmo.
Ci saranno quindi situazioni frequenti in cui sarà difficile se non impossibile riuscire a colpire portando all'impatto l'asse più lungo rappresentato dal proprio braccio racchetta. Ma la conoscenza delle varie possibilità esistenti per colpire la pallina ci permetterà di gestire anche vari tipi di esecuzione nelle più disparate situazioni che si possono presentare sul campo di gioco.
Se dal punto di vista del controllo e dell'efficienza del colpo ritengo che sia utile cercare di colpire con un pendolo singolo è altrettanto vero che non sempre questo è possibile, pertanto il vantaggio esecutivo dell'azione a doppio moto pendolare può essere utilizzato in situazioni in cui non si ha il tempo o lo spazio sufficiente per gestire il colpo ideale che vorremmo. Inoltre c'è da sottolineare che il confine tra i due modi portare il colpo non è netto ma può essere definito come un'area, una zona di passaggio.
Con l'esecuzione a doppio pendolo saremo costretti a prenderci dei rischi esecutivi maggiori, in termini di timing e soprattutto in merito al controllo della racchetta al momento dell'impatto, ma il vantaggio della velocità acquisita dalla testa della racchetta, quando il braccio tende a fermarsi e si innesca la rotazione sull'ultimo asse (mano e avambraccio) permette di gestire situazioni in cui si è in ritardo e la palla sta per superarci, oppure quando la pallina è troppo vicina al nostro corpo e non abbiamo il tempo per trovare lo spazio per una migliore esecuzione. Un'altra situazione è quella in cui, ancora in corsa, rimaniamo troppo distanti dalla palla e di conseguenza vi è la necessità di colpire come si può: in questo caso il rilascio dell'avambraccio permette di gestire una maggiore velocità della testa della racchetta (ovale e piatto corde) anche se la massa effettiva all'impatto in linea di massima diminuisce.
La consapevolezza dell'esistenza di questi due modi di colpire ci permette di poter gestire un maggior numero di situazioni sul campo con maggiore efficacia e chiarezza di idee.
Come è stato già esposto è molto più difficile accelerare uno strumento lungo e pesante rispetto a uno più corto e leggero quindi i tempi di esecuzione sono maggiori quando decidiamo di colpire con l'intero braccio e magari con asse di rotazione riferito alla centralità del corpo. La soluzione più rapida quando non abbiamo tempo sufficiente è quella di utilizzare l'ultimo asse di rotazione disponibile. Non è raro anche tra i tennisti professionisti vedere questo tipo di soluzioni quando sono in allungo, in difficoltà, in ritardo. Colpiscono con quella che in televisione appare un'esecuzione di solo polso, di sola mano e racchetta.
L'approccio al gioco deve essere il più possibile pluridimensionale, in modo da avere nella nostra mente le soluzioni possibili per ogni situazione di gioco. Anche una scelta più rischiosa a volte può diventare la soluzione per un problema.
Lo sport del tennis è un'attività in cui divengono evidenti il gradualismo e le sfumature.
Se osserviamo le immagini dei grafici possiamo notare come al progressivo fermarsi dell'avambraccio la racchetta acquisisca velocità. Il tutto avviene in pochissime frazioni di secondo, perciò in dinamica di gioco non credo sia semplice stabilire dove si collochi esattamente il punto d'impatto. Avviene nel momento di massima velocità della racchetta e massima riduzione della velocità dell'avambraccio o nel momento in cui l'avambraccio ancora non ha iniziato a fermarsi? Si colloca in un punto intermedio tra questi due estremi? Nel punto di incrocio delle curve a velocità uguali? Molto probabilmente se analizzassimo un grande numero di colpi di alcuni giocatori potremmo notare impatti in momenti diversi, poiché non è facile gestire finemente i movimenti del proprio corpo e delle proprie articolazioni durante un tempo ridottissimo.
Un'analisi statistica approfondita potrebbe evidenziare per singolo giocatore una media dei momenti d'impatto e si potrebbe valutare le caratteristiche di gioco del singolo professionista in base a quando colpisce la palla e che con quale azione pendolare, stabilendo anche dove si colloca il maggior numero di errori in relazione al tipo di collisione. Infatti come abbiamo accennato siccome il nostro braccio non può avanzare più di tanto l'innesco del secondo pendolo c'è sempre, rimane solo da stabilire quando avviene l'impatto in relazione allo swing, e quale tipo d'impatto sia più conveniente tenendo conto anche della necessità di controllo della racchetta e della pallina.
Però sapere quello che avviene nel momento in cui muoviamo il nostro braccio nella direzione dell'impatto è sempre utile e permette una migliore gestione intenzionale dei nostri movimenti anche in relazione alle situazioni di gioco. Se arriviamo bene e siamo in tempo per organizzare il nostro colpo possiamo preferire una soluzione che porta all'impatto l'intero braccio racchetta sfruttando una possibilità di maggiore controllo e maggiore massa, al contrario nelle condizioni in cui non vi è tempo sufficiente potremmo sempre gestire soluzioni esecutive in cui il punto d'impatto si colloca nelle zone delle curve in cui la racchetta accelera e l'avambraccio tende a ridurre maggiormente la propria velocità, passando l'energia allo strumento che utilizziamo per colpire.
Si potrebbe parlare di zona utile d'impatto non tanto di punto d'impatto inteso come “momento” singolo unico in cui avviene la collisione. A seconda del momento in cui avviene l'impatto si ha un passaggio graduale tra i vantaggi e gli svantaggi caratteristici dei due metodi di colpire. Quando l'impatto è più vicino all'area di innesco del secondo pendolo si ha un'accelerazione della racchetta, mentre quando più il luogo d'impatto (riferito al grafico) è spostato verso sinistra, ovvero nella zona in cui l'avambraccio è ancora più veloce della racchetta si ha una minore velocità della testa dello strumento, ma il colpo è portato con l'intera massa di avambraccio e racchetta con un asse di rotazione più lontano e quindi con una circonferenza ideale più ampia. Ma la collisione potrebbe avvenire anche nel punto di intersezione delle due linee blu e rossa, quando le velocità sono uguali.
Nei grafici vediamo bene la situazione in cui si ha il passaggio dalla velocità acquisita dell'avambraccio contrassegnata con la linea blu e la velocità della racchetta contrassegnata con la linea rossa. La massima velocità dello swing si ha nel momento in cui vi è una caduta della velocità dell'avambraccio e un'accelerazione della racchetta. Naturalmente il giocatore ha la possibilità di agire sulle forze in gioco: può decidere di accelerare l'avambraccio in direzione del colpo e rilasciare energia sulla racchetta successivamente, in questo caso il punto d'impatto sarebbe più verso sinistra ovvero nella zona in cui non ci sono i picchi inversi massimi di velocità della racchetta dell'avambraccio.
Addirittura un giocatore potrebbe cercare di colpire in una zona molto spostata a sinistra, dove la velocità dell'avambraccio supera la velocità della racchetta (linea blu e linea rossa) ma si conserva comunque una discreta velocità dello swing. In questa zona non essendoci il rilascio sull'asse di rotazione all'altezza del polso o dell'avambraccio la massa all'impatto sarebbe la massa dell'intero sistema.
I due grafici di Tenniswarehouse riportano le dinamiche di movimento con il variare della massa aggiunta alla racchetta: in un primo caso 200 g a 60 cm e nel secondo caso 50 g a 30 cm. Si può notare che quando si aggiunge 200 g sulla punta della racchetta si abbia una maggiore biforcazione delle due curve, quella dell'avambraccio e quella della racchetta, sia prima dell'innesco del doppio moto pendolare che dopo, nella fase di divaricazione successiva.
Al contrario con 50 g aggiunti a 30 cm la separazione iniziale delle curve è minore e lo è anche nella fase successiva. La velocità dello swing è però maggiore con 50 g aggiunti a 30 cm e lo è, anche se di poco, la velocità della racchetta che raggiunge la velocità di 6 m/s rispetto ai quattro che si ottengono con l'aggiunta di 200 g a 60 cm.
Sembra evidente che nel caso dei 200 g aggiunti si ha un innesco del doppio pendolo che possiamo definire maggiore, ma al tempo stesso si ottiene una riduzione della velocità dell'intero sistema, a causa di un peso eccessivo aggiunto in una posizione che aumenta drasticamente il momento d'inerzia.
Inoltre la velocità dell'avambraccio, nel caso dei 50 g, rimane più lineare perché vi è una riduzione del picco di accelerazione iniziale e del picco di caduta della velocità verso il basso. Si potrebbe pertanto ipotizzare che in questo caso si abbia una maggiore possibilità di controllo del proprio movimento.
L'aggiunta di massa all'estremità della racchetta fa innescare doppi moti pendolari più evidenti con l'eventuale conseguente perdita di precisione e controllo: rischiamo di rimanere in balia degli alti e dei bassi di queste curve, mentre l'aggiunta di massa in posizioni meno estreme, meno lontane dall'asse di rotazione (in questo caso qualunque esso sia) riduce "le montagne russe del doppio pendolo". Si ottiene inoltre, nel secondo caso, secondo i dati di Tenniswarehouse, una maggiore velocità delle varie parti del sistema.
Conoscere a cosa andiamo incontro quando decidiamo di utilizzare un metodo di colpire rispetto ad un altro non può che essere un vantaggio.
Se osserviamo il grafico, con la massa aggiunta di 50 g, noteremo che, se ragioniamo senza dare per scontato che l'impatto avvenga nella massima divaricazione delle curve, nel momento in cui la linea dell'avambraccio interseca la linea di velocità della racchetta la velocità dello swing non è al suo massimo ma è relativamente alta, tra i 4 m/s e i 6 m/s. Può essere considerata una velocità accettabile ai fini di un colpo efficiente se si ha il vantaggio di un maggiore controllo, perché il trasferimento di energia è appena iniziato.
Al punto di intersezione lo stesso avviene con la massa aggiunta di 200 g. Non siamo sul picco ma siamo in fase di salita. In questo caso però la velocità è comunque inferiore al sistema con soli 50 g aggiunti a 30 cm.
Questo aspetto, così per come lo vediamo, ci pone davanti a delle domande in merito alle caratteristiche fisiche dei giocatori favoriti; domande a cui cercheremo di rispondere più avanti.
Suggerisce inoltre come procedere per modificare le nostre racchette e cosa ricercare nei movimenti del corpo quando andiamo a colpire la pallina. Controllo e precisione sono più vicini alla soluzione ad un pendolo. La velocità della racchetta è maggiore con il doppio pendolo. Nel mezzo ci sono molte vie intermedie: abbiamo davanti una zona d'impatto con cui gestire controllo, potenza e velocità della racchetta.
Naturalmente rimane ferma la condizione che, essendo il tennis uno sport estremamente dinamico, abbiamo la necessità e la possibilità di gestire l'area d'impatto secondo le esigenze del momento, tenendo presente i vantaggi e gli svantaggi che progressivamente andremo ad acquisire o a perdere.
Velocità della racchetta all'impatto e incremento progressivo del peso e dello swingweigth. Credit: Tenniswarehouse.com
A tennis si può giocare in molti modi, è però opportuno cercare di individuare cosa vogliamo ottenere quando colpiamo la pallina, poiché solo in questo modo si ha la possibilità di valutare quale sia il modo migliore di portare il sistema racchetta braccio all'impatto.
La velocità della palla è sicuramente il primo obiettivo che viene alla mente, perché riduce i tempi di reazione dell'avversario e rende la ribattuta più difficile da eseguire. Ma questo non è il solo obiettivo da ricercare: rotazioni e manovrabilità della racchetta sono altri due aspetti altrettanto importanti. Il primo rende più difficoltosa l'interpretazione della traiettoria ed il secondo consente di preparare ed eseguire il colpo con meno imprecisione nel muovere la racchetta, condizione che permette una maggiore accuratezza all'impatto e quindi un controllo migliore.
Per raggiungere tutti questi obiettivi è opportuno prendere in considerazione alcuni fattori e vedere come interagiscono fra di loro e come influiscono sulla velocità della pallina dopo il colpo. Questi elementi sono la velocità della racchetta, il suo peso, il suo swingweight (momento d'inerzia), ovvero la sua pesantezza in movimento (viene calcolata in Kg x cm2), l'hittingweight (peso all'impatto) che rappresenta il peso effettivo nel punto di impatto e il “power potential” (ACOR) della racchetta o coefficiente di restituzione. Quest'ultimo è un valore che è dato dal rimbalzo della pallina sul piatto corde della racchetta, nello specifico è rappresentato dal rapporto tra le velocità di uscita della palla e quella di arrivo sul piatto corde di una racchetta. La velocità della palla in uscita, quando la racchetta è in movimento, dipende dal coefficiente di restituzione della racchetta ferma (ACOR) più la velocità della racchetta. Da qui si può ricavare la velocità di rimbalzo e di tiro quando palla e racchetta sono in movimento, il cui concetto è un po' meno intuitivo, ma, sostanzialmente, la velocità di rimbalzo è data dalla velocità del colpo meno la velocità della racchetta nel momento dell'impatto. Velocità di rimbalzo e velocità del colpo coincidono quando la racchetta è ferma. Di conseguenza se la racchetta è in movimento per esempio alla velocità di 10 km orari il rimbalzo avverrà a questa velocità quindi la velocità del colpo, ovvero della palla in uscita sarà dato dalla velocità di rimbalzo più la velocità della racchetta.
Analisi approfondite sono pubblicate sul sito di Tenniswarehouse nella sezione University. L'obiettivo qui sarà quello di valutare questi studi per cercare di stabilire quale modo di eseguire il colpo sia più efficiente principalmente tra una colpo a doppio moto pendolare e uno a pendolo singolo. Queste informazioni sono molto utili affinché si possa personalizzare la propria racchetta. C'è da premettere che le analisi sono state fatte e possono essere eseguite solo avendo come riferimento un asse di rotazione che in questo caso è quello convenzionalmente usato dai costruttori di racchette: cinque centimetri dalla fine del manico.
Velocità della palla e aumento dello swingweigth. Credit: Tenniswarehouse.com
Uno dei nodi principali è proprio stabilire quale sia l'asse di rotazione di un colpo durante il gioco e quale sia quello più vantaggioso. La mano, il gomito, la spalla, l'intero corpo? E' evidente che un giocatore può cambiare l'asse di rotazione con il quale porta il colpo così facendo modifica anche i valori di swingweight, peso dell'intero sistema, hittingweight e power potential influenzando di conseguenza gli effetti sulla pallina. Queste analisi però sono fondamentali perché consentono di sapere quali sono gli elementi che influenzano il colpo, che potranno essere modificati agendo sia sull'uso di un determinato asse di rotazione piuttosto di un altro, che modificando le caratteristiche del telaio oppure modificando su entrambi gli elementi.
Come vedremo molto probabilmente non si potranno avere tutti i vantaggi insieme: controllo, manovrabilità, velocità e rotazioni. Sarà necessario scendere a compromessi per trovare la soluzione migliore per il nostro gioco.
Velocità della palla e plow throught. Credit: Tenniswarehouse.com
L'hittingweight è la massa effettiva sul punto di impatto della racchetta, infatti non tutto il peso della racchetta entra in gioco nel momento della collisione ma solo quella nelle vicinanze del punto di impatto. Esiste un modo per calcolarlo in vari punti del piatto corde. L'hittingweight è definibile in termini distanza del punto di impatto dal baricentro della racchetta il massimo hw, per un dato peso di una racchetta, si ha quando il punto di impatto ed il baricentro coincidono.
“Hittingwieght is how heavy the impact location behaves when it is hit. It is the effective weight behind the impact, not the entire weight of the racquet. Every location has a different hittingweight. Hittingweight is a very intuitive way at looking at racquet power. The situation can be thought of as two billiard balls colliding.” “The swingweight will always increase as you move a given added mass further from the axis, but the effective hittingweight and power potential will increase and decline on either side of the balance point.” So you have situations as in Figure 10a where the swingweight is increasing but the power potential is decreasing. Hittingweight is defined in terms of the impact point's distance from the balance point. Maximum hittingweight is achieved if the impact location is the same as the balance point.
Il coefficiente di restituzione aumenta con l'aumentare dell'hittingweight il quale aumenta aumentando lo swingweight, quindi la massa della racchetta e/o la sua distribuzione, ma per una quantità definita di peso aggiunto l'hw aumenta fino a un certo punto perché il massimo si ottiene quando il centro di massa (baricentro della racchetta) è nelle vicinanze del punto di impatto, quando la massa viene spostata verso la punta della racchetta questo diminuisce perché il baricentro va oltre il punto di impatto. Questo è l'unico caso in cui lo swingweight (momento d'inerzia) aumenta ma l'hittingweight diminuisce.
Un altro fattore da considerare è il plow through che è descritto dai giocatori come la sensazione di solidità all'impatto e può essere definito come la percentuale di velocità rimanente della racchetta dopo la collisione in relazione alla velocità che aveva in precedenza.
"Plow through is the percentage of the post-impact racquet speed to the pre-impact speed."
Come si può notare dai grafici anche in questo caso all'aumento del plow through la velocità del rimbalzo della palla aumenta mentre diminuisce la velocità della racchetta in quanto l'aumento di peso riduce la possibilità di accelerazione. Anche in questo caso pertanto avremo una situazione simile all'aumento del peso e dello swing weight, dove la velocità della pallina aumenta all'aumentare del plow through fino a un certo punto ma poi diminuisce a causa della riduzione della velocità della racchetta.
Massa aggiunta Hittingweight e swiingweight. Acor e velocità del rimbalzo. Tenniswarehouse.com
A questo punto è opportuno cercare di fare un po' di ordine. Abbiamo visto che, a parità di energia profusa nello swing, la velocità della racchetta diminuisce con l'aggiunta di peso e lo spostamento del peso verso la punta della racchetta quindi con lo swingweight o momento d'inerzia in italiano. Siamo in una situazione di linearità: più aumenta il momento d'inerzia della racchetta e maggiore è la diminuzione della velocità della stessa.
La situazione non è così semplice quando invece l'obiettivo è quello di ricercare una maggiore velocità di palla perché in questo caso le cose stanno in modo leggermente diverso: sia che si analizzi il momento d'inerzia o il plowthrough siamo davanti a una situazione in cui vi è una forma a campana della curva, molto simile a una gaussiana. All'aumento dei valori di momento d'inerzia, hw e pt si ottiene un aumento della velocità della palla in uscita dal piatto corde fino al raggiungimento di un massimo e poi si ha una ricaduta della curva con una progressiva riduzione di velocità all'aumentare ulteriore dell'inerzia.
Una situazione simile si ha anche con lo spostamento del peso aggiunto per la ricerca di un maggiore hittingweight: il massimo si ha quando il baricentro coincide con il punto di impatto, mentre decresce quando il centro di massa è ai lati.
Una prima conseguenza è riscontrabile nella personalizzazione delle racchette. E' opportuno non esagerare nell'aggiunta di peso perché valori eccessivi di swing weight potrebbero farci ricadere nella parte destra della curva dove la velocità di palla tende a diminuire. In questo caso l'unica soluzione sarebbe quella di riuscire, con maggiore sforzo, a mantenere costante la velocità della racchetta.
Ma ci sono altre considerazioni che è opportuno fare e riguardano il modo con cui eseguire i propri colpi. Come abbiamo già visto il momento d'inerzia è sempre riferito a un asse di rotazione e indica la tendenza di un corpo a mantenere il proprio stato di quiete o di moto in relazione all'asse di riferimento.
L'aggiunta di massa aumenta la velocità della palla fino a un punto di massimo poi questa diminuisce, inoltre l'aggiunta di massa aumenta il pt e l'hw fino a un punto di massimo e poi decresce. Il calo dopo il punto di massimo è dovuto sostanzialmente al fatto che l'aggiunta di massa, a parità di energia applicata per il movimento, fa calare la velocità della racchetta in modo lineare.
Bilanciamento della racchetta e hittingweigh. Teninswarehouse university.
Da questo punto di vista l'obiettivo del gesto tecnico dovrà essere finalizzato a portare la maggiore massa possibile all'impatto mantenendo costante la velocità. Visto che parliamo di tecnica escludiamo ora la personalizzazione della racchetta. Una volta in campo quindi come possiamo aumentare la massa all'impatto? La racchetta è quella che abbiamo scelto, il nostro corpo è quello che abbiamo, non possiamo spostare la distribuzione dei pesi del nostro braccio. L'unica possibilità che rimane è quella di agire sugli assi di rotazione: riuscire a portare un colpo con un asse di rotazione più lontano dall'impatto (mano, gomito, spalla, salendo verso l'asse centrale del corpo) consente di incrementare la massa utile all'impatto e di conseguenza swingweight, plowthrough, hittingweight e power potential ma per riuscire in questo intento è opportuno cercare di evitare di giocare con gli assi di rotazione più vicini alla racchetta.
C'è uno svantaggio in questa soluzione ed è quello di perdere velocità della racchetta e di conseguenza anche velocità della palla. Le analisi dei colpi con polso rilassato e polso fermo indicano questa eventualità, però c'è da sottolineare che gli studi sono stati fatti prendendo in considerazione il sistema racchetta avambraccio. L'asse di rotazione spalla che comprende anche il braccio non è stato analizzato e nemmeno quello del corpo che implica la rotazione delle spalle con leva vantaggiosa ai fini dell'accelerazione del braccio. Ovviamente tali studi sarebbero più complessi, ma non è escluso che assi di rotazioni molto alti compensino ampiamente la perdita di velocità della racchetta utilizzata con polso rilassato, ovvero con il rilascio del secondo pendolo. Nel rapporto vantaggi svantaggi andrebbero inseriti inoltre gli eventuali guadagni o perdite di precisione all'impatto.
Uso e non uso del polso (pronazione). Bloccato e morbido.
La questione più saliente rimane pertanto cercare di comprendere quale sia il vero asse di rotazione che viene utilizzato e ricercato maggiormente nel gioco dai tennisti di alto livello. Le dinamiche di gioco costituite da corse e scambi in velocità non consentono sempre di riuscire a trovare l'esecuzione con un asse di rotazione molto arretrato rispetto alla racchetta, al livello di asse centrale del proprio corpo, alcuni colpi, in allungo, in recupero, saranno sicuramente giocati con movimenti a doppio pendolo o con assi di rotazione vicini alla racchetta. Ma quello utilizzato con più frequenza sarà da considerare l'asse di riferimento per colpi più efficaci nel tennis internazionale di vertice.
Personalmente ritengo che la soluzione che riserba maggiori vantaggi sia quella della ricerca di un gioco il può possibile lineare nelle sue esecuzioni con una ricerca ponderata di velocità, controllo della racchetta e massima inerzia all'impatto nei colpi fondamentali da fondo campo e nel servizio. Queste caratteristiche convivono meglio in una esecuzione in cui il massimo raggio utilizzato consente il miglior compromesso tra controllo, velocità della palla e quindi efficacia dei colpi.
1. Jorgensen, T. (1994), The Physics of Golf 2nd Ed., Springer-Verlag New York. 2. Cross, R. (2011), "A double pendulum model of tennis strokes," Am. J. Phys. 79(5) 470-476. 3. Cross, R. (2011), "The Double Pendulum in Tennis," http://twu.tennis-warehouse.com/learning_center/doublependulum.php. 4. Cross, R. (2005), "A double pendulum swing experiment: In search of a better bat," Am. J. Phys. 73, 330-339. 5. Cross, R. (2004), "Physics of Overarm Throwing," Am. J. Phys. 72, 305-312. 6. Brody H, Cross R, Lindsey C (2002) The Physics and Technology of Tennis. Racquet Tech Publishing, Solana Beach CA, 124-126. 6. Brody H, Cross R, Lindsey C (2002) The Physics and Technology of Tennis. Racquet Tech Publishing, Solana Beach CA, 145-146.
John McEnroe la posizione del polso
nell'esecuzione del dritto
John McEnroe è stato uno dei più giocatori più talentuosi del circuito. Con sette titoli dello slam vinti tra Londra e New York non può essere considerato oggi tra i più vincenti, considerato che sia Federer, Nadal che Djokovic hanno tutti superato la seconda cifra, però è da ritenere sicuramente tra i più talentuosi giocatori che abbiano mai preso una racchetta in mano.
Il talento non è facile da definire. E’ un insieme di molti aspetti e a seconda del punto di vista che usiamo per osservarlo ce ne possono essere di diverse tipologie. In linea generale possiamo stabilire che il talento rappresenti un insieme caratteristiche fisiche, tecniche e mentali che permettono a un individuo di eseguire determinati compiti meglio della maggioranza degli individui.
John è stato sicuramente un maestro nel gioco di volo, le sue abilità nel gestire volée complicatissime rimarranno forse ineguagliabili. Il gioco di volo è un insieme di prontezza di riflessi, sensibilità e intuizione delle traiettorie. Da questo punto di vista non c’è molto da dire sulle sue qualità di John McEnroe.
Può essere utile invece, ai fini di approfondire l'analisi dell’esecuzione dei colpi da fondocampo, prendere in esame di diritto di McEnroe, perché anche in questo caso dimostrò un talento particolare: quello di riuscire ad essere estremamente competitivo nonostante un’esecuzione che evidenzia alcune criticità. Analizzarle può aiutare ad osservare meglio alcune peculiarità esecutive che sono utili per comprendere meglio i concetti di doppio pendolo e pendolo singolo, l’acquisizione di energia gravitazionale potenziale, l'accelerazione in discesa della racchetta e la posizione del polso.
Il fatto che a un certo punto della sua carriera il suo gioco da fondocampo divenne debole, in senso relativo e nei confronti di altri giocatori come Ivan Lendl, e non in grado di sostenere scambi prolungati a velocità più sostenute fu dovuto credo ad alcuni aspetti tecnici dell'esecuzione.
Apertura ed esecuzione con oscillazione
pendolare
Dopo la finale del 1984 al Roland Garros persa contro Ivan Lendl dopo essere stato in vantaggio per 63, 62,, forse anche a causa di una condizione psicologica diversa, l’evidenza di una maggiore precarietà dei colpi da fondo di John McEnroe divenne più palese. Il tutto risalta maggiormente sulla terra battuta perché su questa superficie, ed in generale su quelle più lente, una mancanza di incisività e spinta nei colpi da fondo campo diventa più evidente perché non si può sfruttare a pieno la velocità di palla dell’avversario che tende a rallentare e alzarsi dopo il rimbalzo. Va trovata più energia con la propria esecuzione e lo statunitense con la sua esecuzione non riusciva sempre a trovarla.
L’apertura dal basso e minore accelerazione.
Fondamentalmente McEnroe nella preparazione del dritto usava un movimento pendolare all'indietro molto simile a quello del golf e che è chiamato back swing. Non aveva una preparazione che andava il prima possibile verso l’alto, come accadeva con Ivan Lendl, Bjorn Borg, Andre Agassi o Roger Federer per tornare ai tempi di oggi, bensì portava la racchetta bassa facendola risalire mentre andava all'indietro, percorrendo con il braccio l’intero arco. Questa azione comporta sostanzialmente due problemi principali e una serie di conseguenze.
Occorre più tempo per portare la racchetta in alto per poi farla ricadere sfruttando la gravità. Finché c’è tempo sufficiente il movimento si fermerà naturalmente risalendo, proprio come un pendolo che si ferma quando risale per poi tornare giù, ma nelle occasioni di gioco in cui c’è poco tempo a disposizione il giocatore è costretto a fermare il braccio per poi riportarlo in avanti per colpire prima che raggiunga il punto in cui si ferma naturalmente senza contrazione muscolare. In questo modo lo sforzo per fermare il braccio rischia di rendere il colpo aritmico aumentando i margini di errore, inoltre, nella fase di accelerazione, siccome l’ascesa della racchetta è stata fermata prima dell’apice il sistema racchetta braccio accumula meno energia potenziale gravitazionale di quella che avrebbe acquisito partendo da un punto più alto. In fase di discesa pertanto l’energia cinetica è minore. Il colpo rischia di essere più un colpo di opposizione piuttosto che un’esecuzione che conferisce energia, la quale pertanto dovrà essere ricercata con una più marcata azione muscolare di accelerazione in avanti.
Si potrebbe obiettare che sull'erba che si ha meno tempo per gestire questo tipo di apertura ed è vero, però è altrettanto acclarato che sull'erba anche un colpo di pura opposizione, con poca accelerazione, addirittura bloccato, giocato di precisione, sfruttando la velocità della palla in arrivo e i rimbalzi bassi può essere molto insidioso. Queste condizioni non si verificano sulla terra battuta, dove è necessario imprimere più energia alla palla affinché questa abbia velocità e rotazioni sufficienti per un gioco in grado di mettere in difficoltà il proprio avversario, soprattutto ad alti livelli.
Alla lunga una serie di colpi giocati con poca accelerazione mettono in una condizione di svantaggio il giocatore che li esegue, il quale è sempre costretto a giocare quasi in recupero, schiacciato dalla pressione del gioco del proprio avversario. La sensazione che John McEnroe giocasse sempre sul filo del rasoio dalla linea di fondo con una precarietà palpabile, sui campi lenti, è dovuta, ritengo, anche queste caratteristiche intrinseche di esecuzione.
Se osserviamo le immagini del video in cui l’americano colpisce alcuni dritti possiamo notare con chiarezza che l’azione del braccio è a un singolo pendolo, sia in fase di preparazione che di esecuzione in avanti. Rimane ancora più facile osservarlo perché la tecnica degli anni ‘60 e ‘70 non prevedeva l’uso del polso al novanta gradi. In questo modo vi è una minore necessità di rilascio delle articolazioni e della rotazione dell’avambraccio in chiusura del colpo, movimenti che a velocità naturale potrebbero trarre in inganno un osservatore. Infatti il polso di John è in linea con l’avambraccio, non si vede nessun grado di angolo, e il braccio viene mosso dall'altezza della spalla come se fosse un unico elemento racchetta compresa.
Questo consente all'americano di mantenere un alto livello di efficacia dei colpi e ridurre il numero degli errori, perché utilizza la massa del braccio racchetta e tutto il raggio disponibile.
Con il polso in linea, però, McEnroe perde la possibilità di impattare la palla un po’ più avanti rispetto al corpo, anche se conserva comunque ampi margini per esecuzioni efficaci, perché l’arco che compie il braccio rimane comunque molto ampio.
Roger Federer
Apertura più alta. Carica di energia gravitazionale potenziale.
Il dritto di John McErnoe è comunque un ottimo colpo, colpito a un pendolo, con l’esecuzione del polso in linea con l'avambraccio come nella “vecchia” scuola. Ha permesso allo statunitense di raccogliere molti successi ma alcune sue criticità hanno precluso al giocatore di essere competitivo sulle superfici più lente e soprattutto gli hanno impedito di avere un gioco da fondo campo che potesse meglio sostenere il suo gioco al volo. Le abilità di impatto e di coordinazione del giocatore hanno sopperito agli aspetti tecnici meno efficaci ma non hanno potuto fare tutto. Questo è stato uno dei motivi per cui John pagò dazio davanti al gioco più solido da fondo campo del suo rivale Ivan Lendl, che ha chiuso la sua carriera con otto vittorie slam, una in più dello statunitense.
Le parole di John riferite ad Andre Agassi rivelano quello che, oltre a un passaggio generazionale è stato anche un passaggio tecnico esecutivo, prima solo intuito da alcuni giocatori, e poi forse definitivo.
“Non ho mai giocato contro nessun giocatore che colpisca la palla così forte, così spesso e in maniera così accurata”. Disse John del Kid di Las Vegas.
Le qualità coordinative, le abilità di gestione dei movimenti sul campo, la destrezza e la competenza tattica di McEnroe sono maggiormente esaltate se consideriamo che è riuscito a rimanere ad altissimi livelli nel passaggio tra due “ere” tennistiche in cui il cambio di attrezzatura, dalle racchette di legno a quelle in grafite, consentì il definitivo cambiamento tecnico esecutivo.
P.s. In merito al diritto di Ivan Lendl dal filmato si vede che nella fase iniziale dell’apertura anche lui tende a portare la racchetta verso il basso ma poi con la propria azione il cecoslovacco alza il braccio ed il gomito in modo da portare il prima possibile la racchetta in un punto più alto da cui poter ridiscendere.
Abbiamo esaminato alcuni aspetti di quelli che sono i due modi fondamentali di colpire la pallina: 1. cercando di mantenere un pendolo singolo; 2. attivando un doppio moto pendolare.
Per cercare di elencare i vantaggi e gli svantaggi dell’uno e dell’altro modo di colpire è opportuno inserire nel ragionamento il concetto di momento angolare. Abbiamo visto che un oggetto che si muove con un moto rettilineo ha una quantità di moto pari alla sua massa per la sua velocità. Se invece il moto dell’oggetto è curvo, ovvero si muove su una traiettoria circolare con un raggio ideale r, la sua “quantità di moto” è chiamata momento angolare e per ottenerla bisogna sostituire la massa con il momento d’inerzia e la velocità con la velocità angolare, la quale è definita come il rapporto tra l’angolo percorso o descritto e il tempo impiegato a descriverlo. Essendo la velocità lineare data dallo spazio percorso diviso il tempo impiegato quella angolare è una sua logica conseguenza.
Da questa misura possiamo ricavare la velocità tangenziale la quale è diversa dalla velocità angolare perchè dipende anche dalla lunghezza del raggio, ovvero dalla distanza, nel nostro caso, della racchetta dal polo, cioè dall’asse di rotazione da noi scelto quando colpiamo.
Velocità angolare
Seguendo i vari passaggi che potete trovare on line qui e qui e su qualunque libro delle scuole superiori la velocità tangenziale è data dal prodotto del raggio, nella sua lunghezza, cioè dalla lunghezza del raggio, per la velocità angolare.
E’ quindi una conseguenza che per calcolare il momento angolare di un corpo, per semplicità puntiforme, è opportuno sapere la velocità angolare a cui fare riferimento per avere la velocità tangenziale in relazione al raggio, perché il movimento potrebbe svilupparsi su raggi diversi a seconda di come muoviamo il nostro braccio racchetta. Servono entrambe le misure.
Due oggetti possono avere stesse velocità angolari ma diverse velocità tangenziali è sufficiente allungare il raggio mantenendo la stessa velocità angolare. Forse questo richiama alla mente i problemi di Rafael Nadal che in certe circostanze di gioco quando tende a chiudere troppo presto i propri colpi di fatto riducendo il raggio d’azione e quindi la velocità tangenziale.
Formula della velocita tangenziale
Il momento angolare va quindi sempre considerato in relazione a un polo, ovvero il punto intorno al quale l’oggetto ruota ad una certa distanza che rappresenta il raggio. Abbiamo già visto che a tennis, quando colpiamo possiamo scegliere poli diversi su cui far ruotare la nostra racchetta: polso, gomito, spalla, asse centrale del corpo.
In questo approccio logico entra anche in gioco il momento d’inerzia e con lui la distribuzione delle masse ed anche sotto questo aspetto abbiamo sempre a che fare con l’asse di rotazione, ovvero il raggio (dal polo alla fine dell’oggetto) che nel calcolo dell’inerzia va preso al quadrato. Ad un'analisi anche superficiale il raggio e quindi la distanza dal punto su cui ruota una racchetta è molto importante. Nel momento di inerzia la distanza è al quadrato e nel calcolo momento angolare il quadrato si elide nelle formule ma è sempre presente, e in ultima analisi massa e raggio non hanno una valenza inferiore alla velocità, anzi se presi insieme anche maggiore.
Momento angolare
Il momento angolare è quindi dato dal prodotto del raggio per la massa e per la velocità. Ora osservando bene la situazione quando qualcuno ci chiede di imprimere maggiore velocità come spesso accade sui campi da tennis dovremmo chiederci se chi ci invita a fare questo ha chiaro in mente come si organizzano queste realtà scientifiche. Intanto su quale asse di rotazione dovremmo cercare maggiore velocità? E non ultimo con quale massa dovremmo cercarla questa maggiore velocità? Perchè accelerare su un polo molto vicino alla racchetta farebbe diminuire la lunghezza del raggio. Aumenteremo una variabile ma ne diminuirebbe un’altra, anzi due perché molta massa in gioco non sarebbe più calcolabile dal momento che verrebbe a trovarsi prima del polo di rotazione. Ammesso e non concesso che riuscissimo ad accelerare mantenendo la stessa precisione all’impatto i vantaggi di una maggiore velocità sarebbero vanificati da una riduzione della massa e del raggio. Dopo tutto il tennis è uno sport di collisioni quello che conta è il momentum che abbiamo all’impatto non l’energia cinetica di un punto ideale del sistema.
Ora il momento di inerzia ci dice che una cosa lunga e pesante è difficile da accelerare perché tende a mantenere il proprio stato qualunque esso sia, ma è quindi altrettanto vero che una volta accelerata tenderà a mantenere il proprio stato di moto.
Lo svantaggio che abbiamo quando colpiamo con l’anticipo del doppio moto pendolare è che aumentiamo, è vero, la velocità della racchetta ma con un raggio più corto e una massa in gioco minore, perciò questo vantaggio viene vanificato e potrebbe essere compensato solo da un'accelerazione di grandi dimensioni ma che finisce per andare a discapito della precisione.
Colpendo a pendolo singolo anche se riducessimo la variabile velocità, perchè è più difficile accelerare una massa maggiore su un raggio più lungo, le variabili di massa e di raggio crescerebbero nella nostra equazione, riuscendo a compensare e magari superare la riduzione della variabile velocità nella collisione. Magari, poi, andando più piano si riesce ad essere anche più precisi.
L’ideale sarebbe quindi cercare di incrementare la velocità della racchetta utilizzando il polo più lontano da essa (almeno al momento dell’impatto) in modo da incrementare anche i valori del raggio e della massa. I vantaggi del singolo pendolo si limitano sostanzialmente a un passaggio di energia da un pendolo all’altro ma le condizioni del totale trasferimento sono condizionate da aspetti di proporzionalità tra i pendoli e dal peso della pallina (Rod Cross), inoltre vengono esclusi gli incrementi delle variabili di raggio e peso che entrerebbero in gioco qualora qualora la distanza tra la racchetta e l’asse di rotazione fosse più lunga.
Abbiamo visto in precedenza come la forza di gravità ci consenta all’inizio dello swing di accelerare la racchetta per poi allungare l’intero sistema braccio racchetta verso l’impatto grazie alla rotazione delle spalle, che agiscono come una leva vantaggiosa per la lunghezza del braccio potenza, questo aiuta a vincere più facilmente l’inerzia del sistema racchetta braccio molto esteso verso l’esterno del proprio corpo nella fase finale.
In conclusione anche prendendo in analisi questi ulteriori aspetti scientifici basilari non si evincono, a mio giudizio, sostanziali vantaggi nel cercare di colpire o nell’insegnare a colpire con doppio moto pendolare. Ovvero chiudendo il movimento su assi di rotazione molto vicini alla racchetta come può essere l’uso della rotazione dell’avambraccio prima dell'impatto (o del polso, o del gomito).
L'accelerazione dei segmenti del proprio corpo dovrà partire dal più corto per estendersi verso il più lungo in successione (racchetta-polso-avambraccio-gomito-spalle) fino all’impatto in modo da acquisire la maggiore velocità per la maggiore massa disponibile associata al raggio più lungo. In una estensione progressiva in direzione dell’impatto di tutto il nostro braccio fino a comprendere le spalle e il peso del corpo.
Uno degli obiettivi principali nel tennis è quello di evitare gli errori gratuiti i quali possono mettere ogni avversario nella possibilità di vincere partite che dal punto di vista tecnico non sono alla loro portata. Molti anni fa i maestri suggerivano di accompagnare la pallina quando un allievo eseguiva il colpo. Questo suggerimento ha una sua utilità peculiare che è quella di riuscire ad allungare il più possibile il movimento del braccio. Le motivazioni intrinseche di questo comportamento vengono spesso trascurate ma un effetto è quello di evitare il più possibile l’utilizzo delle articolazioni terminali del braccio in modo da escludere, se vogliamo esprimerlo in modo fisico, l’innesco di doppi moti pendolari tra l’avambraccio e la racchetta.
Da un punto di vista strettamente tecnico ritengo che il vantaggio principale non sia da riscontrare in una maggiore potenza ma nell’ampliare, anche in modo significativo, le possibilità di un impatto corretto del piatto corde con la pallina. Quando i livelli di gioco aumentano questo accorgimento diviene ancora più fondamentale perché i due elementi pallina e racchetta che devono collidere hanno entrambi velocità che superano i 100 km/h a seconda del tipo di colpo e del giocatore che abbiamo davanti; pertanto diviene ancora più difficile trovare il tempo giusto per l’impatto.
In questa prospettiva è da valutare attentamente il vantaggio o lo svantaggio di una rotazione in prossimità del polso che può avvenire per pronazione o supinazione (nel caso del rovescio a una mano) dell’avambraccio, perché un arco più chiuso, meno ampio, come già accennato, riduce gli spazi di tolleranza all’impatto. Cercare di prolungare il movimento del singolo pendolo o, come veniva insegnato, di accompagnare il colpo permette di aumentare la tolleranza. Quello che oggi viene chiamato il follow through, che significa appunto accompagnare, andare fino in fondo, proseguire, fornisce delle indicazioni fondamentali che, all’atto pratico, dal punto di vista fisico ritengo abbiano come conseguenza quella di ritardare l’innesco di moti pendolari duplici o triplici.
Ovviamente oltre un certo limite il braccio umano non può proseguire quindi l’attivazione delle articolazioni è inevitabile, o quantomeno lo è l’attivazione macroscopica delle articolazioni, ma per scongiurare errori è importante che questo avvenga quando la palla è già stata colpita dal piatto corde e quando siamo nel tempo di dwell time, ovvero di permanenza della pallina all’interno del piatto corde. Infatti nel momento in cui la palla viene colpita dalle corde queste si flettono e poi ritornano in posizione. In questo momento la pallina per poche frazioni di secondo rimane a contatto con loro. Il dwell time, o tempo di permanenza, è molto breve (frazioni di secondo) e può variare a seconda della tipologia delle corde, della loro tensione, ed anche in relazione alla grandezza del piatto corde, che di fatto allunga la lunghezza delle singole corde.
Tolleranze di impatto in doppio e singolo moto pendolare
In questa fase però il rischio di colpi non centrati, angolarmente errati, è ridotta notevolmente perché la pallina è già stata “catturata” se si può usare questo termine improprio per rendere meglio l’idea. Per tornare all’aspetto “caotico”, quindi non controllabile dello swing in relazione ai moti pendolari, l’aver già preso la pallina consente di tenere sotto controllo tutte quelle conseguenze impreviste insite in un moto dove il braccio tende a fermarsi e la racchetta ad accelerare.
Gli svantaggi senza follow trought sono sostanzialmente due: si riduce l’arco di percorrenza della racchetta che diviene più corto, meno lineare e quindi si ha una riduzione delle tolleranze all’impatto, in più l’accelerazione repentina della testa della racchetta, con il braccio che tende a fermarsi, rende più difficoltoso tenere sotto controllo la precisione della collisione.
L’intenzione del giocatore dovrebbe quindi essere quella di cercare di proseguire la propria azione con il singolo pendolo il più possibile al fine di gestire il corretto impatto con un arco più ampio possibile la cui tendenza, linea teorica, dovrebbe essere quella della linea retta, anche se nei fatti non è praticabile. L’arco più ampio è quello che va dall’asse di rotazione spalla fino alla fine della racchetta.
Un modo pratico per esercitarsi proviene, anche in questo caso, da un consiglio della vecchia scuola, ovvero quello di immaginare o pensare di dover colpire più di una pallina oltre quella con cui stiamo per andare a collidere, come se ce ne fosse un’altra successiva, un’altra ancora e forse un’altra ancora.
Si tratta di un messaggio molto pratico, che forse al tempo non aveva una suffragazione scientifica alla base, ma che oggi, anche se si tratta di una visione empirica, trova dei riscontri e dei collegamenti con aspetti scientifici dell’analisi dei colpi nel tennis.
Come si può notare dai disegni un rilascio anticipato della racchetta, innescando la chiusura della rotazione, permette di colpire meno palline in modo corretto, al contrario un prolungamento del movimento su un arco più ampio permette al piatto corde di avere un numero di palline ideale maggiore all’interno dello spazio ottimale di collisione. Rilasciare la racchetta per un doppio moto pendolare troppo presto ritengo che sia sempre un rischio: forse un po’ prima può andar bene, ma essendo i tempi d’impatto talmente limitati potrebbe risultare improbo gestire quei pochi millesimi di secondo ogni giorno, ogni volta, con la stanchezza che subentra, con il cambio delle condizioni ambientali e con il cambio della superficie.
La scelta più efficiente potrebbe essere quella di gestire l’innesco del doppio pendolo il più lontano possibile nel colpo, ovvero una volta avvenuto il contatto, ed in questo caso avremmo anche una sensazione cinestetica per sapere quando è il momento per rilasciare l’energia verso la racchetta.
Nel video che vedete in basso, del quale ringraziamo lo youtuber Anatoly Antipin, i fotogrammi di una ripresa di un dritto di Roger Federer sono stati messi in relazione alla velocità del braccio (indicata con il termine hand), la velocità della racchetta e la velocità della pallina in uscita, la quale fornisce l’indicazione del momento dell’impatto. Non so quanto sia accurato il software con cui sono state fatte queste analisi ma forniscono comunque delle indicazioni valide. Intanto possiamo vedere quando avviene l’innesco del doppio moto pendolare il quale accade quando la velocità della mano (linea blu) si riduce drasticamente e la velocità della racchetta (linea rossa) sale repentinamente verso l’alto.
Si può inoltre notare che il momento dell’impatto, visualizzabile quando la linea marrone (la pallina) schizza verso l’alto, si trova in un’area di confine tra il movimento a pendolo singolo e l’innesco del doppio moto pendolare e comunque non accade nel punto di massimo rilascio della racchetta che avviene quando la pallina è già stata colpita, infatti la linea marrone (quella della pallina) ha già raggiunto il suo apice in velocità molto prima della massima velocità della racchetta (linea rossa) e dell’abbassamento della velocità del braccio (linea blu).
Se si considera inoltre che una parte del tempo, anche se minimo, è occupato dal dwell time, ovvero dalla permanenza della pallina sul piatto corde, presumibilmente il contatto con il piatto corde avviene un po’ prima del momento in cui c’è il massimo scatto di velocità della palla e quindi credo sia possibile ritenere che Roger Federer abbia cercato di controllare il proprio movimento e l’innesco del doppio moto pendolare fino all’ultimo.
Per quello che riguarda l’andamento non lineare delle varie velocità che si nota nei grafici credo ci sia da sottolineare che, trattandosi di un movimento muscolare (fisico), non può essere un movimento perfettamente uniforme, pertanto subisce dei rallentamenti e delle accelerazioni nelle fasi nella varie fasi. Sarebbe inoltre opportuno fare un’analisi statistica su più colpi, in modo da avere un campione rappresentativo e poter fare delle analisi più approfondite.
Rimane comunque a mio giudizio evidente che la fase di colpo in rilascio della racchetta va ritardata il più possibile per avere maggiori vantaggi in consistenza, continuità ed efficacia.