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giovedì 17 novembre 2022

Le aperture di dritto e rovescio

Non in senso classico.

Ampie, brevi, lineari o ovalizzate? Non parleremo di aperture in senso classico, ma dell'uso del braccio non dominate. Lasciamo alla personalizzazione e alla gestione tattica certe le scelte importanti ma non fondamentali come l'ampiezza e l'ovalizzazione.
Ci concentreremo sulla funzione del braccio sinistro per i destri e del destro per i mancini, la quale (funzione) rimane costante anche se l'intensità e la modalità del suo utilizzo possono variare. Alta, più bassa, breve, più lunga, amplissima ma è il braccio che non impugna la racchetta che partecipa attivamente per svolgere l'azione di apertura nel tennis. Almeno dovrebbe, perché non di rado molti si dimenticano di averlo e non lo usano sarebbe utile e funzionale.

Novak Djokovic. Dietro e in alto.

Oscillazione e rotazione.

Come è stato già ampiamente discusso possiamo ridurre ogni swing del tennis a due gesti fondamentali: un'oscillazione e una rotazione. Oscillazione del braccio racchetta dall'alto verso il basso e una rotazione del copro nella direzione della rete e del campo avversario. La mano che va sul cuore della racchetta o spara l'altra mano nei rovesci bimani svolge un ruolo preliminare essenziale per stabilire l'entità sia dell'oscillazione che della rotazione del busto.
Più il braccio è attivo maggiore sarà la su influenza. Nel rovescio tira un po' verso l'alto e all'indietro la racchetta e nel dritto spinge un po' verso l'alto e indietro.

Justin Henin

Questa azione consente di sfruttare maggiormente la discesa della racchetta e la rotazione del busto. Più la racchetta sarà in alto e maggiore sarà l'energia potenziale gravitazionale da sfruttare. Maggiore sarà la spinta indietro nel dritto e la trazione nel rovescio e maggiormente le spalle ruoteranno verso il fondo del campo, permettendo di avere un maggiore spazio per l'accelerazione della racchetta in successione alla rotazione del corpo in avanti.
Non dimentichiamo il braccio non dominate svolge un ruolo importante. Push back. Pull back. Spinge indietro e tira indietro dal cuore o dal manico come nel caso di Djokovic o di coloro che giocano il rovescio a due mani.

Roger Federer. Dietro e in alto.

Questa azione è comune a tutti i colpi; rovescio a una mano e a due, dritto e rovescio in back spin. In sostanza tutti i fondamentali da fondo campo. Ma svolge un'azione significativa anche nell'esecuzione delle volée seppur di minore rilevanza.
Consente di gestire l'ampiezza dell'oscillazione e della rotazione in avanti. Di conseguenza consente, in qualche modo, se saputa gestire, di gradualizzare la velocità del braccio racchetta con una gestualità dell'intero corpo e in decontrazione muscolare. Ogni giocatore troverà la propria personalizzazione del gesto cercano la comodità di esecuzione in base alle proprie caratteristiche.

mercoledì 16 novembre 2022

Dritto e rovescio a traino? No grazie.


Tornando sull'argomento della catena cinetica e delle rotazioni sembra che si faccia fatica a trovare argomentazioni che mettano tutti d'accordo. Purtroppo nel tennis non di rado sembra di stare nel Far West del diciannovesimo secolo con le carovane che si fermano nei paesi per vendere la propria pozione magica ed espedienti superficiali come soluzioni.

Il Far West del tennis

Ci sono coach internazionali noti che non evitano di fornire suggerimenti poco chiari, suscettibili di fraintendimenti ed non di rado proprio errati. Avere delle incertezze in gioco è fatale, ma soprattutto giocare per dieci anni in un modo e poi cambiare può annientare ogni ambizione, pertanto è opportuno tornare su alcuni punti della questione.

Per quanto riguarda le rotazioni, le accelerazioni, il passaggio della mano con le spalle che seguono è sufficiente fare un giro su internet per divertirsi. La convinzione che, in alcuni casi sfocia in ottusità, non si smuove nemmeno davanti ai filmati, spesso, figuriamoci davanti ad una argomentazione. Però l'evidenza per chi affronta la questione con una mentalità senza preconcetti è chiara.

Rotazioni efficienti. Scegliamo bene.

Se in preparazione giriamo le spalle dando la schiena alla rete quale sarà il vantaggio di anticipare il movimento con il braccio? Nessuno. Il corpo che segue il braccio sarà una zavorra trascinata dal braccio stesso, non c'è trasferimento di energia verso l'esterno, anzi è il contrario. Un braccio racchetta più veloce del corpo che tende a far girare una persona di 70, 80 a volte 90 chili. Roger e Federer e Rafael Nadal pesano 85 chili circa, Matteo Berrettini è sopra i 90. Il corpo diventa una zavorra. Il busto viene trainato dal braccio, condizione che comporta uno sforzo aggiuntivo rendendo lo swing meno efficiente.

Le dinamiche sia del dritto che del rovescio sono evidenti nel primo filmato: il rallentamento della rotazione e il blocco della rotazione fanno sì che l'energia cinetica si trasferisca al braccio racchetta, il quale avrà una velocità di partenza più alta di zero in relazione alla velocità di rotazione stessa.

Nel secondo filmato si vedono Marian Vajda e Novak Djokovic che discutono questo aspetto. Anche se l'audio non è chiaro la mimica chiarisce che stanno parlando di questa dinamica per metterla a punto.


Ovviamente imparare a giocare solo con il braccio è la cosa più semplice e più immediata per iniziare a fare i primi scambi, ma se si hanno delle ambizioni agonistiche e soprattutto se si nutrono speranze di imparare un tennis di alto livello è fondamentale iniziare il prima possibile ad acquisire dimestichezza con  le dinamiche di un colpo più complesso nella sua costruzione. Con il braccio che si "aggancia" alla velocità del corpo i vantaggi sono molteplici. La maggiore efficienza del gesto unita ad una maggiore velocità di esecuzione consente di avere e mantenere per più tempo un tennis competitivo.

Idee chiare da giovani.

La successione degli eventi deve essere chiara e non devono esserci dubbi, nemmeno a livello inconscio, nella mente dell'atleta di quello che si è chiamati a fare; del motivo per cui si corre per arrivare bene con le gambe. Nel terzo filmato Mouratoglou non è chiaro nelle spiegazioni, il concetto esposto è quello che l'accelerazione della mano anticipa l'azione del corpo e delle spalle. Questo crea confusione e può innescare dei blocchi nella crescita tecnica.


La transizione da un tipo di colpo all'altro va effettuata in modo consapevole e cosciente. In modo da acquisire gli automatismi il prima possibile e affinché si abbia nel proprio bagaglio tennistico un bagaglio di conoscenze che aprono molteplici possibilità di crescita e miglioramento.

mercoledì 12 ottobre 2022

Il rovescio di Federer, Lendl e Edberg: equilibrio, catena cinetica e rotazione delle spalle


Nessuna rotazione? Fermi con il busto? Se sono le prime volte che giocate a Tennis un uso esclusivo del braccio può andar bene, ma a livelli agonistici non è un gesto che possa definirsi competitivo, è opportuno imparare a gestire uno swing più complesso.

Dopo i primi palleggi per prendere dimestichezza con il campo e la propria coordinazione occhio mano è necessario dedicarsi senza indugio a un gesto più articolato che prevedere la gestione di più parti del corpo.

Il breve filmato è tagliato all'altezza del busto, ma occorre tenere presente che l'energia di rotazione parte dalla spinta di gambe.

In particolar modo prenderemo in esame la rotazione delle spalle perché questo è un nodo cruciale dello swing, dove si può incorrere in fraintendimenti o incongruenze esecutive.

La rotazione delle spalle è necessaria in tutti i colpi fondamentali: dritto, rovescio e servizio. In questo caso prenderemo in esame il rovescio di Roger Federer, ma la dinamica principale si adatta anche agli altri colpi, compreso il rovescio a due mani.

L'elemento fondamenta è che per non interrompere la successione del trasferimento dell'energia cinetica al braccio quest'ultimo non deve anticipare la rotazione delle spalle. Deve rimanere "indietro" guidato dalle spalle nell'avanzamento.

Infatti se il braccio accelerasse muscolarmente anticipando le spalle la forza applicata al movimento del braccio racchetta dovrà, anche, in parte, essere utilizzata per far ruotare le spalle che sono rimaste ferme, o si muovono troppo lentamente. Questa condizione innesca un blocco di quella che viene chiamata "catena cinetica", perché il braccio anticipando la successione del trasferimento dell'energia, creerebbe una sorta di "catena cinetica inversa" che torna verso il busto in contrasto con quella che ha la sua origine dalla gambe e segue la successione gambe, tronco, braccio.

Una delle principali cause della perdita di equilibrio durante il colpo è proprio dovuta a questo aspetto. Infatti l'accelerazione di un braccio racchetta che non prende energia dal tronco, tenderà a trascinare il giocatore fuori equilibrio, in quanto l'energia che torna indietro dal braccio verso il corpo avrà come conseguenza quella di minare la solidità dei punti di appoggio (gambe e piedi).

Con la corretta gestione della catena cinetica, invece, nel momento in cui le rotazioni tendono a fermarsi non ci saranno forze disequilibranti da contrastare, perché l'energia sarà profusa nell'accelerazione del braccio racchetta.

Come si può vedere dal filmato Roger Federer è veramente un maestro in questo. In un primo momento si gira con il busto fino a rivolgersi verso gli spettatori sul fondo del campo. Il petto è quasi completamente rivolto verso di loro. Questo gli consente di avere molti gradi di rotazione del busto che gli permettono di avere un arco ampio per condurre il braccio all'impatto guidato dal tronco.
Ivan Lendl e Stefan Edberg


Quando la velocità di rotazione diminuisce e tende a fermarsi il braccio mantiene o prende (comunque si voglia dire in un linguaggio non tecnico) la velocità del busto. Come un oggetto o una persona che continua ad avanzare all'interno di un'auto durante la frenata. Il braccio racchetta è carico di energia cinetica che proviene dalla rotazione del giocatore, il quale a fine colpo si ritrova con le spalle che danno sugli stessi spettatori che prima potevano leggere la scritta sul davanti della sua maglietta.

La completezza, la fluidità e l'unità di questa esecuzione permettono al giocatore di avere un finale in cui è già pronto per la preparazione del colpo successivo.

In conclusione è opportuno iniziare il prima possibile a imparare a gestire questo tipo di dinamica esecutiva, perché ciò che si impara da ragazzi e da bambini possiede margini di miglioramento molto più ampi nel futuro.

In tutti i giocatori di alto livello questa rotazione è evidente, perché è una condizione necessaria per raggiungere determinati picchi di rendimento.

martedì 14 giugno 2022

Gambe, gambe, gambe, il timing e un guscio di noce


Guscio di noce
Nell’allenamento di oggi qualcosa sembrava sfuggire. Il braccio racchetta tendeva a chiudere in prossimità dell’impatto con la conseguenza che la pallina tendeva ad andare in rete. Le successive correzioni non avevano effetto. L'istinto in questo caso suggerisce di aprire il piatto corde verso il cielo con la conseguenza inevitabile di sbagliare in  lunghezza, se si mantiene la stessa velocità di esecuzione. Non sempre l’istinto porta buoni consigli. Rallentare la velocità del braccio racchetta non era quello che cercavamo stamani, anche se, in determinate situazioni di gioco può funzionare per portare a cassa una partita per i capelli.

Alla fine è stato l’occhio di mio figlio che ha suggerito quello che accadeva. “Babbo la prendi troppo avanti”.  Sì, colpivo troppo davanti con la conseguenza che il braccio iniziava già a chiudere per il semplice fatto che non può essere traslato in avanti, ma ruota su un punto; la rotazione più ampia è quella che avviene sull’asse della spalla, ma tentare di colpire troppo in avanti, senza essere arrivati bene con le gambe, comporterà che il braccio tenderà a chiudere e la pallina ad andare in rete. La successiva correzione comporterà il disastro in una competizione se non si hanno le idee chiare...

Sharapova fuori dal guscio

In questi casi è opportuno tornare al modello di riferimento. Il modello che abbiamo cercato di sviluppare in questi anni prevede un trasferimento dell’energia in fase di rotazione del corpo. La spinta rotazionale che parte dalle gambe si trasferisce al tronco che guida il braccio all’impatto.

Se accettiamo il modello come valido quattro sono le conseguenze: 1. Le gambe servono per arrivare bene sulla palla con una ricerca metodica;  2. Le gambe spingono in rotazione, non in avanti; 3. La spinta in rotazione non può prescindere da una spinta verso l’alto. Un po’ verso l’alto per ruotare. Si spinge per ruotare non tanto per avanzare. 4. Non c’è un vero e proprio trasferimento del peso in avanti, inteso in senso classico.

Una conseguenza è che la ricerca della palla deve essere ancora migliore, perché mancando una pura spinta in avanzamento al momento del colpo, l’assenza di uno spostamento in avanti fa sì che, nel caso in cui si è lontani dalla pallina, tenderemo a mandare il braccio in avanti per colpirla, ma il piatto corde chiuderà perché il braccio racchetta non può che ruotare sull’asse spalla e la spalla sta ruotando con il corpo. 

C’è un’altra soluzione che si può prendere in considerazione: quella di non avere troppa fretta nel colpire e aspettare che la palla si avvicini un po' di più a noi, in modo da evitare questa eccessiva ricerca in avanzamento. Come se un giocatore di baseball aspettasse un po’ la palla nella propria area di strike.

Questa è una delle maggiori difficoltà che un giocatore può trovare nei cambi di superficie, perché la velocità e il tipo di rimbalzo cambiano notevolmente e di conseguenza cambia il tempo di avvicinamento della pallina verso il giocatore. Timing!


Il cilindro
Se un tennista tende a ruotare sull’asse centrale del proprio corpo la propria area ideale di impatto è data dal cilindro che ha come raggio l’estensione del proprio braccio racchetta. Fuori da questo cilindro sarà necessaria una ricerca in avanzamento con il rischio aggiuntivo della perdita dell'equilibrio. Cercate di giocare nel vostro guscio di noce, perché la noce rappresenta l’area circolare di impatto ideale di ogni giocatore (credit powerfleil). Non forzate il vostro gioco, rimanete nel vostro guscio di noce.


martedì 21 settembre 2021

Ancora Agassi, Vic Braden e la falsa sensazione dovuta al tempo e allo spazio di dimora della palla sul piatto corde

Rublev entrata dell'impatto

In inglese è Dwell Time ovvero tempo di dimora. Si tratta del tempo che la pallina rimane sul piatto corde nel momento in cui viene colpita. È relativamente breve, anzi brevissimo. Pochi millisecondi: da cinque a sette a seconda della tensione delle corde. Si tratta del tempo, ma se abbiamo il tempo e la velocità possiamo calcolare lo spazio, perché la velocità è data dallo spazio diviso il tempo e quindi lo spazio si può trovare moltiplicando il tempo per la velocità.

Ho più che un sospetto che il grande dibattito sull’uso del polso e della pronazione, in modo attivo, al momento dell’impatto sia dovuto a una falsa sensazione del giocatore. Affidarsi solo alle sensazioni può essere controproducente, è quindi opportuno valutare questo aspetto secondo i principi del tennis scientifico per avere un impatto più efficiente coniugando massa, raggio e velocità del braccio racchetta.

Il dubbio viene anche perché sovente gli stessi giocatori professionisti nel mimare il gesto a vuoto del colpo di dritto, soprattutto dopo un errore, si soffermano sulla fase di rilascio dell’avambraccio, mimando una pronazione, quasi esasperata, per chiudere la faccia della racchetta verso il basso.

Tsitsipas, entrata dell'impatto, con palla già uscita.

È il vero modo con cui iniziano l’impatto? È utile dal punto di vista biomeccanico ridurre il raggio dell’oggetto che collide, diminuendone anche la massa e aumentando, forse, solo la velocità di un oggetto ridotto? Molto probabilmente no, per non dire sicuramente no. Ma è molto probabile che i giocatori non inizino l’impatto con questo gesto, nonostante possano avere la sensazione di farlo. L’azione è molto probabilmente posticipata nella fase immediatamente successiva della collisione: durante il tempo di dimora, che è anche uno spazio di dimora della pallina sul piatto corde. Perché se 5 ms possono sembrare pochi 15 cm possono sembrare sufficienti. Infatti se il nostro braccio racchetta procede a una velocità 100 km/h, dato il tempo di dimora di circa 5 o 7 ms, è molto semplice calcolare lo spazio durante il quale la pallina rimane sul piatto corde nell’esecuzione dello swing. Infatti essendo 100 km/h circa 27,7 m/s è facile osservare che il tempo percorso in 5 ms è di circa 0,13 m, poco più di 1 dm. Ovviamente maggiore sarà la velocità più lungo sarà lo spazio percorso durante un determinato periodo di tempo, ecco che 13 cm possono essere uno spazio sufficiente affinché un giocatore abbia la sensazione di passare sopra la palla con pronazione attiva, confondendo l’attimo della collisione con la durata brevissima della stessa. 

In questo caso la collisione avverrebbe con il massimo raggio, ad altezza spalla, e nel corso del tempo e dello spazio di dimora l’asse di rotazione tenderebbe a ridursi in virtù del rilascio dell’avambraccio e della pronazione lo stesso. L’entrata dell’impatto però è avvenuta con tutto il braccio racchetta che passa dal basso verso l’alto imprimendo rotazione alla palla e solo successivamente avviene la pronazione dell’avambraccio come bene evidenziato al maestro Vic Braden nella video analisi di André Agassi che abbiamo commentato anche su questo blog.

Non credo che il nostro cervello sia in grado di distinguere tra pochi millisecondi, la sensazione dell’impatto sarà quindi complessiva, un tutt’uno, e proprio per questo motivo rischia di essere fuorviante dal punto di vista esecutivo e tecnico. L’aspetto cinestetico non aiuta, a mio parere, in questo caso, perché non può esserci una manipolazione dell’impatto c’è solo la sensazione di averla.

Djokovic. Palla già uscita.

Questa condizione può portare con sé come conseguenza una serie di errori gratuiti ed una inconsistenza del nostro colpo, perché si cerca di riprodurre una sensazione distorta della realtà cercando di imprimere la rotazione alla pallina, o in alcuni casi la direzione, con una pronazione attiva dell’avambraccio, con un uso attivo del polso, tentando di manipolare l’impatto. Ovvero il giocatore cerca di colpire pronando con la conseguenza che anticipa il movimento dell’avambraccio ad una frazione di secondo prima della collisione o nell’attimo stesso della collisione e con questo poco tempo è pressoché difficilissimo, se non impossibile, controllare l’angolazione della faccia della racchetta. Il risultato nei casi migliori è un colpo debole, corto, senza energia. 

Per questo è fondamentale avere una visione razionale e scientifica estremamente chiara del dettaglio dell’esecuzione, andando ad indagare ogni singolo aspetto con un metodo analitico. Se la massima efficienza del colpo si ha coniugando la massa, il raggio e la velocità del braccio racchetta, indipendentemente dalla nostra sensazione di gioco, ogni giocatore dovrà ricercare l’impatto con la maggiore massa possibile, il maggior raggio possibile di esecuzione e la maggiore velocità di tale massa in relazione al raggio prescelto.

L’allenamento e gli ambiti di personalizzazione tecnica dovranno tenere conto di questi fattori in relazione alla comodità del gesto dell’atleta e al numero di errori commessi, ovvero la consistenza nel tempo dei propri colpi.

Giocate con l’intero corpo. Non tentate di manipolare l’impatto, non c’è tempo e lo spazio è poco per un’effettiva manipolazione, è sufficiente solo per una sensazione equivoca.


venerdì 19 marzo 2021

Educare Mouratoglou. Come evitare il doppio moto pendolare e migliorare il proprio tennis

 


Mouratoglou nel filmato in fondo alla pagina sostiene che lo spin viene dato dall'azione della mano. In realtà si tratta di un grande malinteso nel tennis. Un errore di impostazione che rischia di innescare una serie di conseguenze che rallentano la crescita e precludono il miglioramento. Purtroppo questo approccio e certi fraintendimenti sono molto diffusi tra i maestri e i coach, questa condizione crea un blocco all'apprendimento che con il tempo si radica e su cui è poi difficile intervenire in futuro, perché viene automatizzata un'abitudine che ha dei limiti. Come si può vedere invece dal primo filmato, molto esplicativo, la rotazione alla palla e il tipo di colpo sono dati solo dall'angolo di rotazione del braccio e dall'orientamento della superficie che collide. Il back, il top spin, il servizio in kick, lo slice, la palla da sotto, il colpo piatto, il lungo linea, l'incrociato tutti i colpi sono riproducibili agendo su questi due fattori soltanto. La macchina infatti è priva di altre variabili che possono essere utilizzate come il polso, l'avambraccio o la mano i quali possono essere usati nell'immediatezza della collisione. Passare ore ad allenare un gesto sbagliato ci renderà bravissimi nell'eseguirlo ma i limiti tecnici del gesto diverranno i nostri limiti in futuro, impedendo altri miglioramenti. Interrogarsi sul perché dei 58 slam in tre (Federer, Nadal, Djokovic e pochi altri) significa anche chiedersi quanto sia diffuso e radicato un metodo che si basa su un evidente malinteso. Grazie a powerflail.com.

Ahi! Ahi! Ahi! Se mi dite cosa vendete magari evito di acquistarlo.



sabato 27 febbraio 2021

Dritto e rovescio accelerare in decontrazione muscolare

 

In questo video si vede chiaramente, come il braccio racchetta possa essere accelerato in decontrazione muscolare sfruttando la rotazione del corpo. Infatti il manichino non ha muscoli ma solo giunture e snodi. La condizione è quella di un oggetto più pesante, il corpo appunto, che ruota e trasferisce l'energia ad un oggetto più leggero come il braccio racchetta. Riuscire nel massimo trasferimento energetico non è semplice ma si può allenare come tutti gli aspetti atletici e sportivi. Questo consente l'accelerazione in decontrazione muscolare anche nei bambini i quali proprio per la loro natura non hanno ancora una muscolatura sviluppata. Questo permette uno sviluppo armonico di tutto il corpo (gambe, addominali, dorsali) evitando un'azione muscolare unilaterale. Negli adulti l'acquisizione di questo tipo di meccanica permette di avere un gesto più efficiente, una vita agonistica prolungata e meno dispendiosa.

In un gesto più agonistico è importante tenere in considerazione l'accelerazione in discesa nell'ovalizzazione del braccio racchetta. Il braccio quindi non è fermo ma ha già una sua velocità iniziale acquisita per forza di gravita all'inizio dell'oscillazione. Il corpo quindi per aumentare questa velocità deve avere una rotazione superiore in velocità a quella del braccio, in modo da trasferire questo surpllus al braccio racchetta nel momento in cui la rotazione si ferma. Se il braccio dovesse essere più veloce della rotazione del corpo il trasferimento non avverrebbe in modo completo e pieno, perché verrebbe contrastato dall'energia del braccio racchetta che tende andare verso l'interno. Saremo difronte a due forze contrastanti. Inoltre la rotazione del corpo permette di avere una postura che facilita l'anticipo del colpo in quanto al momento dell'impatto saremo rivolti verso la rete di metà campo.



domenica 13 dicembre 2020

Tennis, gaussiane, vecchi adagi e velocità varie


Abbiamo già avuto modo di scrivere in merito a molti aspetti relativi all'importanza della velocità, della sua relazione con la massa ed anche del ruolo del raggio nel momento d’inerzia, ovvero quando il movimento è circolare.

Non è un caso che il sottotitolo del blog sia Massima Massa, Massimo Raggio, Massima Velocità, perché questi tre aspetti vanno presi in considerazione insieme ma la loro relazione non è intuitiva, nel senso che non possiamo aumentare il valore di uno senza avere conseguenze sui valori dell’altro. Non vanno molto d’accordo tra di loro: se aumentiamo la massa diminuisce la velocità a parità di forza applicata. Se aumentiamo il raggio aumenta l'inerzia, quindi anche la difficoltà di accelerazione dell’oggetto, perché questo tenderà a mantenere maggiormente la propria posizione di quiete o di moto. Non possiamo avere tutto dobbiamo scegliere la migliore relazione.

Se aggiungiamo la collisione e gli effetti sulla pallina in velocità (o RPM rivoluzioni per minuto) la questione si complica ancora un po’ perché la relazione non è lineare ma è rappresentata da una curva di Gauss, con due punti di minimo e uno di massimo. Anche in questo caso non possiamo avere tutto.

La tecnica di esecuzione ci aiuta ad ottimizzare il nostro gesto al fine di superare le tutte le difficoltà che abbiamo davanti, con l’obiettivo di portare all'impatto l’oggetto con maggiore inerzia. Ovvero quello con maggiore velocità, maggiore raggio e maggiore massa possibili.

Potranno esserci braccia e racchette che raggiungono lo stesso valore di inerzia con valori diversi dei tre aspetti. Una velocità maggiore può compensare una mancanza di massa e viceversa, lo stesso può dirsi per il raggio. Considerando il fatto che la distribuzione della massa va calcolata al quadrato usare o avere un braccio racchetta più lungo può compensare un peso minore del sistema o una sua velocità più ridotta.

L’effetto della collisione sulla palla è ancora un’altra cosa. Lo studio è un vecchio studio mutuato dal baseball e per semplicità dobbiamo mantenere costante il valore della tensione delle corde in modo che l’effetto trampolino rimanga costante. Quindi stesso tipo di corda alla stessa tensione. A questo punto sarà possibile indagare l’effetto del peso della racchetta nei confronti della velocità del braccio e sulla velocità della palla in uscita dal piatto corde (costante).

La prima relazione è lineare: più aumenta il peso più il braccio rallenta. Più leggera sarà la racchetta più veloce sarà il braccio. La relazione è indicata nel grafico della retta. Ci sarà un punto in cui la racchetta è talmente pesante che sarà impossibile accelerare e la velocità sarà pertanto zero. Con il peso della racchetta a zero, quindi senza racchetta, il nostro braccio sarà velocissimo, perchè si muoverà liberamente di essa.

La situazione cambia quando prendiamo in considerazione l’effetto sulla pallina. In questo caso la massima velocità non si ha quando la velocità è più alta e nemmeno quando è maggiore il peso della racchetta ma in un punto di massimo intermedio tra i due valori.

Questo ci dice che aumentando la massa della racchetta diminuirà la velocità del braccio ma l’effetto sulla palla sarà ottimale per quanto riguarda la sua velocità. La massa compensa ampiamente la riduzione di velocità del braccio, questo accade fino al punto di massimo che vediamo nella curva a forma di campana, dopodiché la velocità sarà troppo bassa per essere compensata dal peso.

Lo stesso accade nell’altra parte del grafico, verso sinistra. Con il peso della racchetta che diminuisce sempre di più l’aumento della velocità diventa improduttivo, perché non compensa la riduzione della massa.



“La più pesante che riuscite a muovere” era la frase che si sentiva spesso dai vecchi maestri la cui abilità empirica parlava proprio della curva di Gauss in modo meno preciso di quello matematico ma non meno efficace nello spiegare come ognuno dovrebbe scegliere la propria racchetta.

Sta poi all’abilità e alla sensibilità dei singoli giocatori trovare il proprio punto di massimo rendimento dell'attrezzatura, in base alla propria tecnica ed al proprio allenamento.

Le conoscenze tecniche, infatti, e la corretta esecuzione hanno il ruolo di trovare i metodi e le soluzioni per mantenere costante la velocità di un oggetto più pesante, rispetto ad uno più leggero, o addirittura di aumentare la velocità. Abbiamo già visto quali sono gli aspetti principali e imprescindibili dell’esecuzione tecnica che ci consentono di raggiungere questo obiettivo.

Ma questo grafico suggerisce anche un’altra cosa e conferma alcuni argomenti trattati.

Non cerchiamo di aumentare la velocità della testa della racchetta riducendo il raggio prima dell’impatto. Ovvero non ruotiamo l'avambraccio in pronazione o supinazione prima dell’impatto (dritto e rovescio) perchè questo gesto ha come effetto principale quello di ridurre il raggio e quindi la massa al momento della collisione.

Infatti, usando questo movimento, l’asse di rotazione si innesca all’altezza della mano (per l’esattezza a 5 cm dalla fine del manico della racchetta) riducendo di conseguenza la massa utile all’impatto. Abbiamo invece visto che l’effetto migliore non si ha quando la velocità è più alta a scapito della massa, ma quando la massa compensa una riduzione di velocità.

A livello professionistico è pur vero che si vedono di frequente colpi giocati di avambraccio, con asse di rotazione al gomito o al polso, ma ritengo che si tratti di colpi eccezionali, nonché dovuti a circostanze occasionali. Come un gol di tacco, seppur bello nella sua fantasiosità e particolarità non è da considerare la norma con cui impostare una partita; calciare punizioni o rigori.

Play with the whole body, swing from the shoulder.


giovedì 24 settembre 2020

Spalle attive o passive, manuali federali e vecchi suggerimenti

Il braccio di Roger rimane all'altezza della gamba destra,
non la supera se non dopo che il corpo si è girato. Le spalle guidano.

In un confronto, per altro breve come sempre di più accade nelle superficiali società moderne, ebbi modo di evidenziare alcune mie perplessità a un maestro di tennis che lavora per una nota accademia di cui per ovvi motivi non farò il nome.

L’oggetto della discussione era la rotazione delle spalle. Quando fu detto che la rotazione delle spalle seguiva l’accelerazione del braccio in fase di esecuzione del colpo (non di preparazione o apertura) feci presenti i miei dubbi.

Anche lasciando da parte l’aspetto delle leve vantaggiose che abbiamo analizzato in altri articoli, non riuscivo e non riesco a comprendere quale sia l’utilità di una rotazione delle spalle che segue l’avanzamento del braccio racchetta. Si tratterebbe di un movimento passivo che viene svolto solo per agevolare l'accelerazione del braccio e aumentare il raggio di esecuzione, ammesso che ne rimanga il tempo. Il movimento sarebbe più muscolare e non beneficerebbe a mio giudizio di una velocità aggiuntiva, che, anche se fosse minima, permetterebbe di avere qualche chilometro in più al momento dell’impatto. Sempre meglio partire con qualcosa in più piuttosto che in meno, o da zero.

In una successiva chiacchierata con un lanciatore del disco ci trovammo d’accordo che nel caso di un lancio in cui il braccio domina il movimento rispetto alle spalle ci troveremmo in una situazione in cui una parte dell’energia cinetica viene scaricata verso il corpo stesso. Come se fosse il braccio a lanciare il corpo con la conseguenza concreta di una riduzione delle prestazioni e di una perdita dell'equilibrio non trascurabile anche nel tennis.

Leggendo attentamente i testi della Federazione Italiana Tennis in cui si entra nel merito della catena cinetica di esecuzione del colpo, le perplessità non possono che rimanere tali, se non divenire certezze. Infatti se la catena cinetica parte dal basso, come scritto nei manuali, (gambe, anche, spalle) per profondere energia nel braccio racchetta, un anticipo di quest’ultimo che fa seguire la rotazione delle spalle, sarebbe un movimento che contrasta quello precedente interrompendo la catena.

Diversa è la situazione in cui le spalle ruotano attivamente trasferendo velocità al braccio verso l’esterno, come nei lanci. L’accelerazione muscolare del braccio può sempre avvenire dopo, partendo da una condizione migliore con la catena cinetica che trova il suo naturale svolgimento verso l’esterno e non verso l’interno quando la priorità dell'accelerazione parte dal braccio e rischia di scaricarsi sulle spalle.

Se un movimento sincrono può essere accettabile una rotazione passiva delle spalle ritengo che precluda l’esecuzione di colpi efficienti.

Nelle fasi di allenamento è quindi opportuno, a mio giudizio, porre attenzione a questo aspetto. Dopo che il braccio racchetta acquisisce velocità in discesa e deve risalire c’è ancora la possibilità di evitare un’azione muscolare evidente. In questa fase la rotazione del corpo, partendo dalle gambe per salire alle anche e alle spalle, permette di mantenere la velocità del braccio racchetta e in alcuni casi di incrementarla. Infatti come tutti i movimenti del nostro corpo può essere graduale: se il movimento avrà la stessa velocità di quella che il braccio racchetta ha già acquisito avremo un movimento sincrono, se è maggiore le spalle tenderanno a “trascinare” con sé il braccio facendogli guadagnare preziosi chilometri orari da sfruttare all'impatto. La catena cinetica non viene interrotta da forze contrastanti.

C’è da considerare anche un aspetto geometrico. Un'accelerazione repentina e muscolare del braccio tenderà a ridurre il raggio dell’esecuzione, perché questo si chiude su se stesso troppo presto con la conseguenza di un aumento dei margini di errore.

La rotazione in avanti delle spalle permette di avere un arco di esecuzione più ampio; il braccio racchetta può avanzare maggiormente. Questo accorgimento si sposa perfettamente con i suggerimenti dei “vecchi” maestri, i quali consigliavano di accompagnare la palla il più possibile ed evitare di strappare il movimento.

In realtà non vi è un “accompagnamento” nel senso vero del termine, perché la pallina  rimane sul piatto corde pochi millisecondi, ma l’esecuzione è più fluida, morbida e i margini di errore si riducono notevolmente.

Questi accorgimenti sono validi sia per il dritto che per il rovescio a due mani. Nel servizio queste dinamiche sono simili ma meritano un approfondimento data la natura particolare del colpo.

Se osserviamo la sequenza delle quattro immagini che ritraggono Roger Federer risulterà tutto molto chiaro. Come si vede dalle prime due immagini il braccio del giocatore svizzero non avanza rispetto all'asse delle anche e delle spalle. Rimane all'altezza della gamba destra. Il corpo invece ruota verso la rete. Il braccio non è da considerare attivo rispetto alle spalle e rimane nella stessa posizione relativa, fino a che il giocatore non si è completamente girato verso la rete, poi avanza con azione di spalla. Infatti al momento dell’impatto è più in là rispetto alla gamba destra. Per semplificare non è il braccio che trascina le spalle, ma sono le spalle che “lanciano” il braccio.

Anche testa della racchetta rimane indietro con il polso che si estende totalmente, ma anche questo fino all'impatto rimane nella stessa posizione, il polso non si muove, l’avambraccio non ruota se non dopo o nei momenti immediati dell’impatto. L’energia, quindi, si trasferisce in successione dal corpo al braccio alla racchetta con fluidità. L’intento è comunque quello di mantenere un asse di rotazione il più possibile lontano dal punto di impatto in modo da sfruttare tutta l’inerzia del braccio racchetta conferita da un raggio maggiore.

C'è da notare che la rotazione complessiva della spalle del giocatore svizzero è quasi di 180 gradi. All'inizio vediamo il petto e sul finale del colpo espone alla telecamera la schiena, quasi totalmente.

Un esercizio che penso possa essere utile è quello di concentrarsi sulla spalla del braccio non dominante (quella che non impugna la racchetta) durante l’esecuzione del dritto e del servizio e utilizzarla, con il braccio che tende a chiudersi diminuendo l’inerzia, in modo attivo come per tirare qualcosa verso di noi. Questo agevolerà la rotazione.

Ovviamente ogni atleta dovrà essere orientato, all'interno di un'intelaiatura generale, a trovare la propria comodità di gesto e gradualità di movimento che più gli si confà.

giovedì 17 settembre 2020

Tennis e simpatia per il diavolo: come accelerare nel caos e colpire con ordine (dritto, rovescio, servizio)

Le oscillazioni caotiche del doppio pendolo

Avendo tolto dio dalla mia vita il diavolo l’ha dovuto seguire di conseguenza. Si è presentata quindi l’occasione di eliminarlo anche dall'immaginario dello sport del tennis.

Questo sport, per le sue difficoltà, è stato spesso associato alla figura del maligno. Una minima distrazione, un tempo d’esecuzione leggermente sbagliato, e un singolo errore può divenire una lunga serie di errori. Una catastrofe. E’ uno sport sensibile a minimi cambiamenti i quali possono generare enormi conseguenze, ma accettare una realtà non significa averla compresa a fondo. Dovremmo chiederci perché questo accade e avendo eliminato la spiegazione esoterica, quella del diavolo, dovremmo indagarne una più esaustiva e meglio comprensibile. Ma un’ultima metafora letteraria può essere utile: infatti se dovessimo associare qualcosa al diavolo una delle caratteristiche sarebbe quella del massimo disordine, del caos, del mondo lasciato a se stesso, dell’assenza di controllo sugli eventi. O no? Meglio non esserne travolti, e, se fosse possibile, sarebbe utile cercare di sfruttarlo a proprio favore. Non controllarlo, non si può controllare il massimo disordine, ma sfruttarlo nelle sue caratteristiche. 

E’ un buon punto di partenza per passare al tennis.

Il moto del doppio pendolo.

Composto da due pendoli, uniti da uno snodo, che si trasferiscono l’energia. Braccio e avambraccio nel nostro caso. Il punto di rotazione può essere il polso o l’avambraccio che con la sua rotazione (pronazione o supinazione) creano un asse di rotazione all'altezza della mano che impugna la racchetta. C'è un piccolo problema il doppio pendolo è un moto tendenzialmente caotico ad alte velocità. Il triplo pendolo è anche peggio. Significa che è altamente sensibile alle condizioni iniziali e soggetto a macroscopici cambiamenti anche per piccole modifiche della lunghezza dei pendoli, velocità, altezza dell’oscillazione, distribuzione dei pesi e massa complessiva. Un caos, appunto.

Il moto del pendolo singolo.

Questo è un oggetto singolo che oscilla su un asse di rotazione a cui è fissato. Si tratta di un moto lineare. Ad ogni cambiamento della lunghezza del pendolo, della sua velocità della sua massa o della distribuzione di questa, corrisponde un mutamento prevedibile, calcolabile e "proporzionale". Talmente preciso che può essere usato per scandire il tempo nell'orologio.

Il pendolo singolo di Djokovic


Quando giochiamo il rilascio anticipato dell’avambraccio innesca un doppio moto pendolare: avambraccio e racchetta. Se lo fate attivamente, se colpite in questo modo la pallina siete nel caos, navigate nel disordine. E' sufficiente un minimo cambiamento iniziale che l’oscillazione del vostro braccio-racchetta è sempre diversa in modo macroscopico.

Perdete il timing? Andate fuori giri? Non date più la colpa al diavolo, è sufficiente una distanza diversa dalla palla con il braccio che si accorcia perché più flesso, o più disteso, per avere un grande cambiamento nell'oscillazione. Partite da altezze diverse, con conseguente ampiezza mutata dell’oscillazione? Avrete lo stesso macroscopico risultato. L’avversario cambia ritmo e avete delle incertezze, alcune esitazioni nella fase di back-swing? Se la vostra fase di collisione è a doppio moto pendolare avrete le stesse conseguenze: poca prevedibilità, effetti farfalla, cambiamenti macroscopici innescati da piccole modifiche. Tutto questo si traduce in errori, molti errori, troppi errori. Per fare un lavoro di precisione e costanza di rendimento non è il massimo. Significa andare a cercare il diavolo per chi ci crede ancora. Anche se la testa della racchetta prendesse, forse, più velocità i margini di errore sarebbero troppo alti. Una velocità un po’ più bassa può essere benissimo compensata da un’inerzia maggiore dovuta al raggio più lungo del pendolo singolo.


Il pendolo singolo di Nadal


Con l’asse di rotazione spalla l’intero braccio e la racchetta rappresentano un unico pendolo che va all'impatto. Ma il diavolo può essere sfruttato se togliamo la animistica personalità agli eventi e li consideriamo per ciò che sono: movimenti con le loro caratteristiche.

Un moto caotico che sia a doppio, triplo, o quadruplo pendolo può essere sfruttato nella fase iniziale quella di accelerazione. Dall'ovalizzazione, in discesa, racchetta, avambraccio e braccio possono passare l'energia l’un l’altro senza la necessità di eccessiva precisione. Serve velocità pura, accelerazione grezza. Può essere fatta nel caos.

Ma i segmenti devono unirsi in unico pendolo nell'area di impatto. Fermo l’avambraccio nella zona di contatto, nessuna tentazione di impartire la rotazione alla palla usando l'avambraccio. Un unico pendolo con perno spalla, un moto prevedibile, lineare, su cui fare affidamento.

Accelerate nel caos e colpite con ordine.


Il pendolo singolo di Roger Federer


Se commette troppi errori, non siete costanti, siete poco precisi, il colpo è debole, vi danno fastidio i cambi di ritmo, andate fuori giri, perdete controllo, non date la colpa al diavolo in fondo la sua figura mitologia infonde simpatia: è solo un tentativo ingenuo di fornire spiegazioni.

La realtà è che con molta probabilità state solo accelerando con ordine e colpendo nel caos di un doppio moto pendolare.




mercoledì 15 aprile 2020

Il gesto naturale nel tennis. Let it swing

Oscillazione in viola. Raggio in rosso. Rotazione spalle e anche verde.
"Quel giocatore ha un gesto naturale", oppure: "è troppo muscolare". Sono frasi che abbiamo sentito spesso. Ma a cosa ci si riferisce nello specifico? Quale è il gesto più naturale e perché? Soprattutto ne esiste uno?

All'ultima domanda credo si possa rispondere positivamente. Ci riferiamo ai colpi fondamentali di dritto e rovescio. Per capire quale sia il movimento più naturale dobbiamo prendere in considerazione il nostro corpo e la realtà in cui viviamo. Minor fatica e maggior rilassatezza sono gli obiettivi che dobbiamo avere come riferimento e per raggiungerli in modo progressivo dobbiamo tenere in considerazione almeno un fattore: quando solleviamo un oggetto la nostra muscolatura si contrae.

Se l’oggetto da sollevare è estremamente pesante tutto il corpo cercherà di sopportare lo sforzo. Gambe, tronco, addominali, dorsali, braccia.

Al contrario un oggetto che cade non ha bisogno di grandi aiuti tenderà ad accelerare verso il terreno naturalmente. La forza di gravità svolge il lavoro per noi. Quindi in fase di apertura è opportuno ricercare una preparazione alta affinché la seconda fase si svolga con maggiore rilassatezza muscolare.

L’articolazione della spalla è un punto sul quale l’intero nostro braccio tenderà a ruotare come se fosse un pendolo. Una volta sollevato tenderà a scendere e poi a risalire, proprio come un pendolo, fissato all'altezza della spalla. Il movimento più naturale nei colpi fondamentali è proprio quello che non si oppone all'oscillazione del braccio racchetta. Il lavoro muscolare è già stato eseguito nel momento in cui è avvenuto il sollevamento.

Stringere l’impugnatura nel momento della discesa equivale a bloccare l’oscillazione e quindi a perdere i vantaggi di un'accelerazione in discesa.

Il finale verso l’alto è la conseguenza di una partenza alta. Il pendolo infatti tenderà a raggiungere la stessa altezza da cui è partito (un po’ meno a causa dell’attrito) per la legge della conservazione dell’energia. Concentrarsi sulla naturalezza dell’oscillazione implica una partenza e un finale alti.

La gestione decontratta dell’oscillazione consente di avere uno swing ampio e naturale. Il momento della risalita è cruciale perché è opportuno sfruttare la velocità acquisita in discesa evitando che l’azione muscolare collegata psicologicamente al sollevamento di un oggetto vanifichi i vantaggi acquisiti.

In questa fase per avere un gesto naturale dovremmo evitare ciò che è più naturale per abitudine: contrarre eccessivamente muscoli e tendini per alzare qualcosa. L’azione che conduce verso il finale deve essere un’agevolazione dell’oscillazione verso l’alto da eseguire anche con la rotazione delle anche delle spalle per permettere avanzamento e ampiezza.

Solo nel momento della collisione è necessaria una presa salda ma non troppo ferrea. Per un gesto naturale a volte è necessario modificare un’abitudine. In questo moto si riesce a portare all'impatto la massima inerzia possibile. Lasciamo oscillare. Let it swing.

domenica 12 aprile 2020

Tennis forehand: hips, shoulders, rotations, racket face, wrist.


Poniamo la nostra attenzione su quattro aspetti di questo piccolo video clip. La sincronia della rotazione delle anche e delle spalle con il braccio racchetta e il conseguente spostamento del peso in avanti. Azione delle leve vantaggiose. Il braccio è come se fosse "trascinato" da questa rotazione che lo anticipa di pochissimo o è in sincronia. Questo garantisce una migliore accelerazione in controllo, una maggiore ampiezza dello swing. Una riduzione dei margini di errore. Usiamo l'intero corpo.

La faccia del piatto corde che andrà a colpire scende rivolta verso il passo in modo da evitare un impatto con il piatto aperto, perciò rivolto verso il cielo.

Al momento dell'impatto l'estensione del braccio racchetta garantisce maggiore inerzia, sfruttando il quadrato della distanza su un asse di rotazione il più lontano possibile dal punto di impatto (spalla).

Il polso in una posizione il più possibile iper estesa permette di avere un punto di impatto più avanzato in modo che la testa della racchetta non anticipi la chiusura della rotazione.

domenica 8 dicembre 2019

Un’analisi di dritto comparato: Juan Martin Del Potro, Matteo Berrettini, Roger Federer e Novak Djokovic

Berrettini. Dritto.
Braccio, anche, spalle, impugnatura.
Le fotografie sono state scelte in quanto sono indicative di tipi diversi di esecuzione. Mettono in evidenza diversi aspetti fondamentali di due modi di eseguire il fondamentale di dritto.

Tra Matteo Berrettini e Juan Martin del Potro non c’è molta differenza fisica: l’italiano, stando ai dati di Wikipedia, è alto 1,96 metri per 94 chili l’argentino è un 1,98 metri per 97 chilogrammi. Entrambi gli atleti possiedono un colpo molto esplosivo ed efficace, ma da punto di vista esclusivamente tecnico quello dell’argentino è preferibile. La carriera di Del Potro è stata funestata da infortuni ma questo non ha impedito all’argentino di mostrare la devastante azione del suo dritto che lo ha messo in condizione di competere alla pari e vincere con i migliori tennisti del suo periodo tra cui Roger Federer e Rafael Nadal. Da segnalare la vittoria dello Us open del 2009 ottenuta sconfiggendo proprio un vent’ottenne Federer in finale.
L’esecuzione dell’argentino è molto simile a quella di Nadal e a quella di Federer. Possiamo affermare che si tratta dello stesso tipo di esecuzione. E’ un colpo giocato con tutto il corpo, mantenendo il braccio il più possibile decontratto fino all’impatto. Dalla foto si vede che, nel caso dell’italiano, la muscolatura appare invece più contratta, il bicipite già in tensione, mentre l’argentino mantiene una maggiore scioltezza muscolare.

Del Potro cerca l’impatto con il braccio il più possibile esteso come fanno Nadal e Federer. In questo modo l’inerzia al momento della collisione è maggiore, perché sfrutta l’intero raggio del proprio braccio.

Del Potro. Dritto.
Rotazioni, raggio, spostamento del peso, impugnatura
Le anche e le spalle sono già rivolte verso la direzione del colpo, verso la rete. Juan Martin cerca di sfruttare il vantaggio delle rotazioni, le leve vantaggiose, per accelerare il braccio racchetta. Il colpo parte dal basso, dalle gambe che agiscono per avviare la rotazione delle anche e poi delle spalle. La rotazione delle anche favorisce lo spostamento del peso in avanti e permette all’argentino di “distendersi” nel colpo con tutto il peso del corpo.

L’ampio raggio conferisce anche una riduzione delle probabilità di errore perché l’area utile per l’impatto corretto diviene più estesa. Una circonferenza di raggio più corto riduce lo spazio e il tempo disponibile per colpire la palla al centro del piatto corde. Per questo motivo i maestri di una volta insistevano molto sull’”accompagnamento”, perché l’intenzione volontaria di andare in avanti, di proseguire il colpo, permette di avere un raggio di esecuzione che inizia il più possibile vicino alla spalla con la conseguenza di avere una circonferenza di esecuzione più ampia. In realtà non esiste un vero e proprio accompagnamento perché la palla rimane a contatto con il piatto corde solo pochi millisecondi. Però la pallina, se vista dall’alto, arriva verso l’atleta con una traiettoria che può essere descritta come una linea (escludiamo per il momento il rimbalzo per praticità) e il tennista cerca di colpirla con una traiettoria che è sintetizzabile in una curva; più è ampia questa curva e maggiori sono le probabilità di colpire la palla nel modo desiderato e centrato. La conseguenza logica è che uno swing all’altezza della spalla, con il braccio più esteso porta con sé dei vantaggi anche dal punto di vista della riduzione degli errori, condizione che è di fondamentale importanza a tutti i livelli di tennis giocato, ma soprattutto nel tennis di vertice dove l’andamento di una partita può essere deciso da pochissimi punti.

Roger Federer.
L'ampio raggio con asse rotazione spalla e
l'area utile di impatto.
L’immagine di Roger Federer è sufficientemente presa dall’alto che credo chiarisca bene il concetto: lo swing di spalla permette di avere un’area utile di impatto molto più ampia rispetto a quella che lo svizzero avrebbe se ruotasse all’altezza del gomito, dell’avambraccio o del polso. Oppure se avesse il braccio molto piegato. La testa della racchetta tenderebbe a chiudere molto prima aumentando il rischio di commettere degli errori.

Ovviamente la stazza e la fisicità di Matteo consentono all’italiano di essere estremamente competitivo anche giocando con questa tipologia di dritto, la quale però non rappresenta, a mio giudizio, la massima efficienza ed efficacia del colpo e richiede anche uno sforzo muscolare maggiore che può incidere, a lungo termine, sulla tenuta fisica dell’atleta e quindi sulla costanza di rendimento. L’intento di portare all’impatto la massima massa disponibile, con il massimo raggio disponibile e la massima velocità è meglio raggiunto dal dritto dell’argentino e da quello di Roger Federer o Nadal.

La via intermedia di Novak Djokovic
Per atleti di questo livello vi è da tenere in considerazione anche l’abitudine acquisita negli anni ad una certa gestualità e la loro comodità di esecuzione, ma questo non può esimerci dal prendere in considerazione le loro azioni di gioco valutandole secondo criteri il più possibile oggettivi.
Novak Djokovic per esempio colpisce con il braccio che è in una posizione intermedia: non è completamente esteso, come quello di Nadal, Federer o del Potro, ma non è piegato nemmeno come quello di Matteo Berrettini. Il serbo comunque, come si evince dal fotogramma, sfrutta completamente la rotazione delle anche e del busto, che sono completamente rivolti verso la rete o meglio verso la direzione desiderata del colpo al momento dell’impatto.

Rimane da aggiungere un ultimo aspetto biomeccanico: più pieghiamo il nostro braccio sul gomito e lo avviciniamo al corpo e maggiormente il nostro palmo della mano tenderà a rivolgersi verso l’alto. Contestualmente il piatto corde tenderà a rivolgersi verso il cielo, pertanto saremo costretti a modificare l’impugnatura da una easter di dritto (Federer) via via verso una semi western, una western o una full western più il nostro gomito si avvicina al corpo. In caso contrario rischieremmo di colpire una palla che tende ad uscire in lunghezza perché colpita con il piatto aperto. Anche questo si evince dalle foto; con Berrettini che sembra giocare con una presa molto vicina a una full western.

giovedì 5 dicembre 2019

Ancora leve, rotazioni, Atlatl e il servizio di John McEnroe

Propulsore o atlatl

Una discussione avvenuta su Facebook mi permette di fare alcune precisazioni al fine di evitare equivoci e fraintendimenti. Quando si parla di leve svantaggiose ci si riferisce ai movimenti del nostro corpo: alzare il braccio, alzare l’avambraccio o alzare un oggetto che è impugnato. In questo caso siccome l’azione dei muscoli avviene sul polo, quindi sul punto in cui dobbiamo far ruotare il nostro arto questo sarà, nell'ottica del funzionamento delle “leve” un braccio resistenza e non un braccio potenza. Per sollevare il nostro braccio, un oggetto, dobbiamo vincere con la forza muscolare l’inerzia dell’oggetto stesso esercitando una forza. Il nostro corpo pertanto funziona per mezzo di leve svantaggiose. Dopo tutto, come ci spiega la teoria dell’evoluzione siamo più dei “progettoidi” che dei progetti. La situazione è un po’ diversa quando dobbiamo lanciare un oggetto con il nostro corpo o con un attrezzo. In questo caso infatti l’energia cinetica acquisita dall'oggetto nel momento in cui viene lanciato sfrutta anche la lunghezza del braccio. A scopo divulgativo penso si possa affermare che la lunghezza del braccio permette di esercitare una forza, conferire energia, lontano dal punto di rotazione.

Esemplificativo credo sia in questo caso l’uso del propulsore o atlatl. Lo strumento veniva utilizzato sin dal paleolitico per aumentare la distanza di lancio di frecce o lance durante la caccia. Il meccanismo era appunto quello di prolungare il braccio di lancio al fine di raggiungere distanze superiori.


John McEnroe.
Rotazioni al servizio


Se prendiamo una pallina e la sistemiamo all'estremità dell’ovale della racchetta cercando di lanciarla come se la racchetta fosse una atlatl il lancio sarà più lungo di quello effettuato con il movimento del singolo polso. Nel tennis nel momento dell’impatto si ha una collisione e non un lancio, però se vogliamo considerare questo aspetto delle leve anche in questo caso credo si debba convenire che la gestione di un raggio più lungo e quindi di un braccio esteso il più possibile porti di vantaggi nel colpire la pallina. Quindi la ricerca del massimo raggio credo sia utile da entrambi i punti di vista sia quello della leva che quello dell’inerzia.

Fatta questa dovuta precisazione se consideriamo il nostro corpo e il suo modo di muoversi mentre giochiamo a tennis le leve sono tutte svantaggiose o quasi...

Esistono tre tipi di leve: le leve vantaggiose appunto, le leve indifferenti e le leve svantaggiose. La tipologia della leva varia a seconda della posizione del fulcro rispetto al punto in cui si applica la forza motrice e della posizione della forza resistenza. Il fulcro non è altro che il punto intorno al quale ruotano i bracci delle leve. Un braccio potenza e un braccio resistenza. Se il braccio potenza è più corto del braccio resistenza la leva è svantaggiosa. Purtroppo le leve del nostro corpo sono tutte svantaggiose, perché la forza muscolare si applica sul punto di rotazione. Quindi abbiamo solo "bracci resistenza" e non "bracci potenza". La cuffia dei rotatori applica la forza sul punto in cui la spalla ruota. Il bicipite sul gomito, il punto in cui ruota l'avambraccio. Con asse rotazione polso la mano ruota la racchetta all'altezza della mano stessa. Tutto sforzo muscolare con nessuna agevolazione. Ci sono però due azioni che possono rappresentare delle leve vantaggiose: la rotazione delle spalle e delle anche. Questo tipo di rotazioni e il mantenimento dell'equilibrio durante queste azioni sono abilità da sviluppare sin dalla gioventù.

Quando ruotiamo il nostro corpo con un’azione che parte dalle gambe e si esercita sulle anche, oppure ruotiamo le nostre spalle, il nostro busto, la rotazione avviene su un asse centrale del nostro corpo. Un asse che ci divide perfettamente a metà mentre le azioni muscolari si esercitano anche lontano dall'asse pertanto la distanza che va dove si esercita la forza fino all'asse centrale e da considerare braccio potenza della leva.

Come quando cerchiamo di svitare il bullone di una ruota di un’automobile con una chiave a croce: esercitiamo la forza all'estremità della croce in modo da sfruttare tutto il braccio potenza della leva. Oppure quando giriamo lo sterzo sempre della nostra automobile. Esercitiamo la forza ai lati del volante più andiamo verso il centro e più dovremmo fare fatica per raggiungere lo stesso angolo di sterzata. Lo stesso accade con le biciclette: più è lunga la pedivella e minore sarà lo sforzo esercitare per muovere il movimento centrale.

Le rotazioni sono quindi importanti nel tennis ed è importante imparare a gestirle con equilibrio e dal punto di vista della preparazione atletica.

Grande interprete di questo aspetto capace di gestire una rotazione di quasi 180 gradi durante il servizio è stato John McEnroe, il quale partiva da una posizione completamente rivolta verso il fondo campo e riusciva a gestire (anzi riesce ancora) un’ampia rotazione prima di andare a colpire.





Ma le rotazioni sono importanti anche nei colpi fondamentali: diritto e rovescio. Per questo motivo è importante girare le spalle in preparazione del colpo, in modo da poter avere la massima rotazione che siamo in grado di coordinare durante l’esecuzione. Si tratta di un’abilità che si impara, si allena e si può migliorare. Consente di avere un colpo efficiente, avere una maggiore decontrazione del braccio racchetta durante l’esecuzione.

venerdì 22 novembre 2019

La catena cinetica del lancio del disco per la massima accelerazione del sistema braccio racchetta

Giulio Anesa. Lancio del disco.
Nell’attività di tennis svolta non di rado mi è capitato di trovarmi di fronte al problema dell’accelerazione del braccio racchetta. In relazione a questo aspetto i suggerimenti che mi venivano dati e che erano dati anche ad altri giocatori non riuscivano a raggiungere lo scopo prefissato. Si trattava spesso di un’accelerazione muscolare del sistema braccio racchetta; opzione che ritengo abbia dei limiti evidenti e precisi se non accompagnata dal supporto fisico e tecnico di tutta la struttura dell’atleta. È indubbio che se l’obiettivo è quello di migliorarsi, o addirittura cercare di raggiungere i massimi livelli di gioco espressi dal tennis professionistico, è opportuno cambiare il punto di vista da cui osserviamo il problema.

Abbiamo infatti da tenere presenti due necessità: quella di sviluppare la massima velocità possibile della testa della racchetta al momento dell’impatto e quella di mantenere il gesto più efficiente possibile al fine di avere la massima longevità di gioco durante la partita, nell’arco del torneo, e nell’arco della propria carriera, anche se si tratta di un’attività amatoriale.
La preparazione di Nadal.
Schiena verso la rete.

Per raggiungere questi obiettivi non può che venirci in soccorso la regina degli sport: l’atletica leggera, in particolare il settore lanci. Lancio del disco per i fondamentali.
Anche se nel tennis non si ha un vero e proprio lancio, bensì una collisione, uno dei fattori utili in una collisione, la velocità, è lo stesso obiettivo che si propone di raggiungere un lanciatore al fine di far compiere all’oggetto lanciato un maggior numero di metri.

Rafael Nadal. Dritto.
Nel caso dei due fondamentali del tennis (dritto e rovescio sia ad una che a due mani) alcuni aspetti della dinamica del lancio del disco ci vengono in soccorso per fornirci un metodo di accelerazione di tutto il sistema tennista, del sistema braccio racchetta e quindi in ultima analisi della testa della racchetta, ovvero il luogo dove avviene l’impatto.

La visione globale del sistema tennista in ottica di lanciatore permette di analizzare appieno la catena cinetica che permette lo sviluppo della velocità. All’inizio ci sono naturalmente delle differenze, perché la catena cinetica del tennista ha inizio con la discesa del braccio racchetta verso il basso in modo da vincere subito l’inerzia del sistema rendendo minore la forza di torsione (torque) necessaria per iniziare le accelerazioni. Il lanciatore del disco parte con una serie di oscillazioni e compie delle rotazioni complete su se stesso che non ci sono nel gioco del tennis.

Quando il braccio racchetta dovrà tornare a salire, però, compiendo un movimento pendolare, il rallentamento fisiologico dovrà essere vinto cercando di mantenere la decontrazione del sistema spalla, braccio, racchetta. Proprio in questa fase la dinamica del lancio del disco è di grandissimo aiuto, perché permette di utilizzare le forze torsionali e di rotazione per raggiungere lo scopo prefissato, che può essere quello di raggiungere una velocità maggiore oppure mantenere quella già acquisita dal braccio racchetta nel caso di un palleggio morbido.

La preparazione di Lendl.
La schiena è rivolta verso la rete.
Nella fase di preparazione del colpo oltre ad aver portato la racchetta in alto c’è stata una rotazione delle spalle, la quale ha posto il giocatore con la linea delle spalle perpendicolare alla rete sia nel dritto che nel rovescio. Nei giocatori di alto livello tale rotazione preliminare delle spalle è talmente evidente che parte della schiena si rivolge verso la rete ed il petto verso il fondocampo.

Nella fase di risalita e avanzamento del braccio racchetta questa posizione sarà fondamentale. Qui l’azione di tutto il corpo come nel lancio del disco dovrà fornire quelle dinamiche che partono dal basso e permettono l’accelerazione del braccio racchetta fino al rilascio, o nel caso del tennis al colpo sulla palla.

L’azione parte dai piedi. Il piede posteriore spinge in avanti e leggermente a destra o a sinistra nel caso del rovescio (nel mancino si ha la situazione opposta in relazione ai colpi) il piede davanti spinge più in avanzamento, sia in posizione affiancata che open, o semi open. Lo scopo dell’energia profusa dai piedi polpacci, gambe, glutei è quella di far iniziare la rotazione dell’anca che anticipa i movimenti del tronco, creando una torsione. In questa fase l’anca anticipa il movimento delle spalle e anche quello del braccio, il quale rimane arretrato. Qui si ha il massimo angolo di torsione di tutto il sistema tennista. Il peso del corpo, grazie a questa rotazione già tende a spostarsi verso avanti, limitando i casi di arretramento nel momento della collisione. Il giocatore tende a salire sulla punta dei piedi.

L’energia poi, come in una spirale passa ai dorsali e agli addominali fino alle spalle, le quali iniziano a ruotare per raggiungere la posizione delle anche, il braccio racchetta che in questa fase si è allungato il più possibile, per avere il massimo raggio disponibile e la massima massa all’impatto, rimane ancora arretrato, perché aumenta l’inerzia del sistema nella parte del braccio racchetta. Nel caso del lancio del disco l’arretramento del braccio che impugna l’attrezzo è veramente massimale, come si può vedere dalle fotografie, nel tennis è minore e soprattutto si estrinseca nell’arretramento della testa della racchetta e dell’attrezzo stesso che è un’estensione del braccio.

Momento del rilascio nel lancio del disco
Sono diversi anche gli scopi ultimi delle due attività sportive: nel lancio del disco si cerca la massima esplosività, mentre nel gioco del tennis esiste sempre un’attenzione al controllo. Vi è quindi un’attenzione alla gestione delle forze in gioco.

Il braccio non dominante, invece, che nella prima fase era allungato anche lui, per dare riferimento ed equilibrio, si piega sul gomito per diminuire l’inerzia e aumentare la velocità della parte sinistra in modo da favorire il riallineamento delle spalle con le anche.

A questo punto con il blocco delle forze rotazionali il braccio racchetta è pronto ad andare all’impatto sfruttando il trasferimento di tutte le energie accumulate nel sistema. Il ruolo del braccio non dominante è quello di bloccare l’extra rotazione per favorire appunto questo passaggio. Ciò avviene in modo evidente sia nel dritto che nel rovescio a una mano. In questa fase tutti i momenti lineari ed angolari si trasferiscono sul braccio racchetta, come se una scarica elettrica avesse percorso l’intero corpo sino all’ultima sua estensione (mano e racchetta). L’impatto avviene quando spalle e anche sono allineate e parallele alla rete, condizione che garantisce anche la migliore visuale possibile del campo e del punto di collisione. È opportuno in questa fase, a mio giudizio, cercare di evitare il rilascio anticipato della racchetta sull’asse di rotazione dell’avambraccio perché si rischierebbe di colpire nel momento in cui il braccio già tende a chiudersi su se stesso perché non può andare più in avanti e in alto con un asse di rotazione il più vicino possibile alla spalla.

mercoledì 27 marzo 2019

Eliminare gli errori gratuiti: il top spin di dritto e rovescio. Sporchi segreti che non vi diranno mai

La testa della racchetta di Roger è ben sotto
la posizione della pallina
Un aspetto cruciale nel tennis è la consistenza dei propri colpi. Con questo termine si intende la capacità di ridurre gli errori e colpire un elevato numero di palle senza sbagliare. Questo aspetto è fondamentale a tutti i livelli: agonismo, professionismo, circolo. Limitare gli errori è cruciale, ma per farlo è opportuno avere alcuni accorgimenti di gioco. Abbiamo già scritto dell’esigenza di limitare l’innesco del doppio moto pendolare, ovvero cercare un movimento con asse di rotazione alla spalla, addirittura asse centrale del corpo nel servizio. E’ stata anche evidenziata l’opportunità di sfruttare l’energia gravitazionale potenziale nel backswing di dritto e rovescio, cioè la discesa del braccio racchetta in decontrazione. Ma questi aspetti sono solo una parte del dipinto. Vi sono altri accorgimenti di cui tenere conto sopratutto in merito al dritto e al rovescio.

Innanzi tutto è opportuno premettere che la maggior parte degli errori nel tennis avviene perché la palla non supera la rete, inoltre se si deve scegliere è meglio sbagliare in lunghezza che in rete, come sostenuto dalla scuola spagnola, perché un colpo in rete anche se dovesse superarla di poco sarebbe comunque un colpo corto ed attaccabile dal vostro avversario. Al contrario un colpo che esce in lunghezza se dovesse rimanere in campo costringerebbe l’avversario a rimanere lontano.

Un ovale e una palla 
Ora per eliminare la maggior parte degli errori in rete e far rimanere la palla in campo è necessario imprimere rotazione alla pallina. Rotazione in top spin, perché questa fa si che aumenti la pressione dell’aria sulla parte superiore della pallina e l’aumento di pressione permette di accelerare la discesa, al contrario, nel back spin, l’aumento di pressione sulla parte sottostante tende far galleggiare la palla contrastando per quanto è possibile la forza di gravità. Si tratta dell’Effetto Magnus, scoperto da Heinrich Gustav Magnus.

Quindi il top spin permette di limitare gli errori perché consente di far ricadere la palla prima della riga di fondo, ma dobbiamo preventivamente superare la rete e senza alcuni accorgimenti il vostro colpo in top spin potrebbe ricadere a mezza rete o addirittura prima. Non è infrequente infatti, che, quando si inizia a imparare questo tipo di colpo, si possa far rimbalzare la palla addirittura nel proprio campo.

Punto di impatto.
Swing con un ottimo angolo di incidenza (linee rosse).
La racchetta è perpendicolare. Nessuna rotazione dell'avambraccio.
Nessun doppio pendolo.
Per costruire un buon colpo in top spin non dovete concentrarvi sulla parte davanti del vostro movimento. Quello che avviene dipende molto di più dalla preparazione e dal movimento retrostante. Il vostro back swing. In questa fase è opportuno rimanere sciolti e sfruttare la discesa del braccio racchetta in modo da iniziare l’accelerazione. La testa della racchetta deve scendere sotto la palla in modo che il movimento in avanti avvenga verso l’alto e imprima la rotazione a causa dell’angolo di incidenza tra piatto corde e pallina. Lo spin non viene impresso dalla rotazione dell’avambraccio o da un movimento del polso. Dobbiamo dare ragione a Vic Branden. Nella fase anteriore del colpo non riuscirete ad avere un buon angolo di incidenza se nella fase posteriore non siete scesi a sufficienza, a questo punto sarebbe anche inutile cercare di forzare in modo muscolare il colpo verso l’alto per dare rotazione, perché anche se si riesce a imprimere più giri per minuto, mancando il giusto angolo di incidenza (la palla viene colpita leggermente sopra o centralmente, non bene da sotto) questa condizione farà rimanere il vostro colpo corto, talmente corto da andare in rete molto spesso.

Ancora Federer da un'altra angolazione
Dal punto di vista concreto è necessario sapere quanto sotto la palla bisogna scendere. Indicativamente, poi giocando ognuno troverà il suo personale adattamento, della lunghezza  di un piatto corde e una pallina. Un po’ di più di un ovale di una racchetta, sia nel dritto che nel rovescio. Questo permetterà di avere un corretto angolo di attacco alla palla dal basso verso l’alto.

Nelle foto si vede bene come Roger Federer porti la testa della racchetta, nella fase discendente del movimento, al di sotto della pallina proprio di circa una trentina di centimetri, forse un po’ di più. Trenta centimetri sono proprio rappresentati dalla larghezza di un ovale di una racchetta da 100 pollici più il diametro di una palla. Questa indicazione ritengo che sia abbastanza concreta da permettere di calcolare le misure di riferimento in fase di preparazione del colpo dopo il rimbalzo della palla.
Impatto.
Racchetta perpendicolare e angolo di incidenza

Un accorgimento importante e fondamentale è quello di far rimanere il piatto corde perpendicolare al terreno. Nei colpi potenti, per gli agonisti, addirittura leggermente chiuso di qualche grado, ma non troppo. Questo perché con la racchetta che scende così in basso se il piatto dovesse essere rivolto verso l’alto, il cielo, la pallina non prenderebbe rotazione, o ne prenderebbe pochissima e la pallina uscirebbe senza giro andando lunga.

Sono le impugnature che ci consentono di mantenere il piatto corde perpendicolare al terreno al momento dell’impatto. Sono consigliate per il dritto e la dominante nel rovescio a due mani (la sinistra per i destri e la destra per i mancini) la eastern di dritto o una semi western. Nel rovescio a una mano la eastern di rovescio, ma per esempio Justine Henin aveva un splendido rovescio a una mano giocato con una impugnatura più chiusa: una semi westren di rovescio. Impugnare in questo modo la racchetta consente che il piatto corde abbia la posizione corretta all’impatto senza che si debba apportare cambiamenti volontari all’inclinazione della racchetta.

Partendo da una fase di back swing con la testa della racchetta nella posizione descritta si potrà gestire anche l’angolo di incidenza dell’impatto. Se il movimento in avanti sarà più verso l’alto, come quello di Nadal per esempio, la rotazione impressa sarà maggiore, invece un movimento più verso la rete consentirà di avere dei colpi più penetranti con meno rotazione come quelli di Roger Federer. Questi aggiustamenti ogni tennista li troverà giocando anche in relazione al momento di inerzia del proprio sistema braccio racchetta. Nadal può permettersi un swing maggiore verso l’alto con più rotazione in quanto l’energia impressa permetterà di far ricadere la palla di là dalla rete anche con maggiori giri per minuto della pallina.
Se la palla dovesse risultare corta si potrà modificare il movimento anteriore dello swing (quello in salita) usando un angolo di incidenza meno marcato, meno verso l’alto. L’importante è non andare a modificare la fase di back swing cercando di colpire la palla in modo diretto o scendendo poco sotto di essa.
Tutto era iniziato con un'ottima alta
preparazione

Esistono anche dei vantaggi indiretti quando si prende l’abitudine a questa esecuzione: uno di questi è quello di essere obbligati ad andare a cercare la palla in avanzamento e lateralmente, prima che scenda troppo dopo l’apice del rimbalzo. Infatti se la palla è troppo bassa non avremo più lo spazio sufficiente per far scendere la testa al di sotto di una lunghezza pari ad un ovale e una pallina, perché il terreno lo impedirebbe. La nostra mente e di conseguenza il nostro corpo saranno costretti a reagire per cercare la palla in modo attivo prima che cada eccessivamente.

Un secondo vantaggio indiretto è quello di riuscire a sfruttare pienamente, dopo aver girato le spalle ed aver portato in alto la racchetta, la discesa e la forza gravitazionale potenziale acquisita perché l’intento sarà quello di scendere ben oltre il punto in cui si trova la pallina.

L’acquisizione di queste abilità vi renderanno giocatori incredibilmente solidi. Il numero degli errori gratuiti si ridurrà i vostri avversari saranno costretti a colpire molte più palle. La traiettoria dei vostri colpi sarà meno prevedibile per via della rotazione che renderà le parabole più accentuate sia prima che dopo il rimbalzo. Una traiettoria più lineare è più prevedibile e la si può contrastare anche con colpi di pura opposizione, mentre parabole più arcuate sono più difficili da leggere e il colpo va eseguito nella sua completezza, perché è più difficoltoso sfruttare la velocità della palla. Sarà veramente difficile avere la meglio su di voi