Non in senso classico.
![]() |
| Novak Djokovic. Dietro e in alto. |
Oscillazione e rotazione.
![]() |
| Roger Federer. Dietro e in alto. |
Rivoluzioni copernicane e istruzioni razionali di gioco, adatte ad agonisti e giocatori di circolo. Massimo raggio, massima massa, massima velocità. Nessun doppio pendolo. Un manuale per tutti.
![]() |
| Novak Djokovic. Dietro e in alto. |
![]() |
| Roger Federer. Dietro e in alto. |
Tornando sull'argomento della catena cinetica e delle rotazioni sembra che si faccia fatica a trovare argomentazioni che mettano tutti d'accordo. Purtroppo nel tennis non di rado sembra di stare nel Far West del diciannovesimo secolo con le carovane che si fermano nei paesi per vendere la propria pozione magica ed espedienti superficiali come soluzioni.
Ci sono coach internazionali noti che non evitano di fornire suggerimenti poco chiari, suscettibili di fraintendimenti ed non di rado proprio errati. Avere delle incertezze in gioco è fatale, ma soprattutto giocare per dieci anni in un modo e poi cambiare può annientare ogni ambizione, pertanto è opportuno tornare su alcuni punti della questione.
Per quanto riguarda le rotazioni, le accelerazioni, il passaggio della mano con le spalle che seguono è sufficiente fare un giro su internet per divertirsi. La convinzione che, in alcuni casi sfocia in ottusità, non si smuove nemmeno davanti ai filmati, spesso, figuriamoci davanti ad una argomentazione. Però l'evidenza per chi affronta la questione con una mentalità senza preconcetti è chiara.
Se in preparazione giriamo le spalle dando la schiena alla rete quale sarà il vantaggio di anticipare il movimento con il braccio? Nessuno. Il corpo che segue il braccio sarà una zavorra trascinata dal braccio stesso, non c'è trasferimento di energia verso l'esterno, anzi è il contrario. Un braccio racchetta più veloce del corpo che tende a far girare una persona di 70, 80 a volte 90 chili. Roger e Federer e Rafael Nadal pesano 85 chili circa, Matteo Berrettini è sopra i 90. Il corpo diventa una zavorra. Il busto viene trainato dal braccio, condizione che comporta uno sforzo aggiuntivo rendendo lo swing meno efficiente.
Le dinamiche sia del dritto che del rovescio sono evidenti nel primo filmato: il rallentamento della rotazione e il blocco della rotazione fanno sì che l'energia cinetica si trasferisca al braccio racchetta, il quale avrà una velocità di partenza più alta di zero in relazione alla velocità di rotazione stessa.
Nel secondo filmato si vedono Marian Vajda e Novak Djokovic che discutono questo aspetto. Anche se l'audio non è chiaro la mimica chiarisce che stanno parlando di questa dinamica per metterla a punto.
Ovviamente imparare a giocare solo con il braccio è la cosa più semplice e più immediata per iniziare a fare i primi scambi, ma se si hanno delle ambizioni agonistiche e soprattutto se si nutrono speranze di imparare un tennis di alto livello è fondamentale iniziare il prima possibile ad acquisire dimestichezza con le dinamiche di un colpo più complesso nella sua costruzione. Con il braccio che si "aggancia" alla velocità del corpo i vantaggi sono molteplici. La maggiore efficienza del gesto unita ad una maggiore velocità di esecuzione consente di avere e mantenere per più tempo un tennis competitivo.
La successione degli eventi deve essere chiara e non devono esserci dubbi, nemmeno a livello inconscio, nella mente dell'atleta di quello che si è chiamati a fare; del motivo per cui si corre per arrivare bene con le gambe. Nel terzo filmato Mouratoglou non è chiaro nelle spiegazioni, il concetto esposto è quello che l'accelerazione della mano anticipa l'azione del corpo e delle spalle. Questo crea confusione e può innescare dei blocchi nella crescita tecnica.
La transizione da un tipo di colpo all'altro va effettuata in modo consapevole e cosciente. In modo da acquisire gli automatismi il prima possibile e affinché si abbia nel proprio bagaglio tennistico un bagaglio di conoscenze che aprono molteplici possibilità di crescita e miglioramento.
![]() |
| Ivan Lendl e Stefan Edberg |
![]() |
| Guscio di noce |
Alla fine è stato l’occhio di mio figlio che ha suggerito quello che accadeva. “Babbo la prendi troppo avanti”. Sì, colpivo troppo davanti con la conseguenza che il braccio iniziava già a chiudere per il semplice fatto che non può essere traslato in avanti, ma ruota su un punto; la rotazione più ampia è quella che avviene sull’asse della spalla, ma tentare di colpire troppo in avanti, senza essere arrivati bene con le gambe, comporterà che il braccio tenderà a chiudere e la pallina ad andare in rete. La successiva correzione comporterà il disastro in una competizione se non si hanno le idee chiare...
![]() |
| Sharapova fuori dal guscio |
In questi casi è opportuno tornare al modello di riferimento. Il modello che abbiamo cercato di sviluppare in questi anni prevede un trasferimento dell’energia in fase di rotazione del corpo. La spinta rotazionale che parte dalle gambe si trasferisce al tronco che guida il braccio all’impatto.
Se accettiamo il modello come valido quattro sono le conseguenze: 1. Le gambe servono per arrivare bene sulla palla con una ricerca metodica; 2. Le gambe spingono in rotazione, non in avanti; 3. La spinta in rotazione non può prescindere da una spinta verso l’alto. Un po’ verso l’alto per ruotare. Si spinge per ruotare non tanto per avanzare. 4. Non c’è un vero e proprio trasferimento del peso in avanti, inteso in senso classico.
Una conseguenza è che la ricerca della palla deve essere ancora migliore, perché mancando una pura spinta in avanzamento al momento del colpo, l’assenza di uno spostamento in avanti fa sì che, nel caso in cui si è lontani dalla pallina, tenderemo a mandare il braccio in avanti per colpirla, ma il piatto corde chiuderà perché il braccio racchetta non può che ruotare sull’asse spalla e la spalla sta ruotando con il corpo.
C’è un’altra soluzione che si può prendere in considerazione: quella di non avere troppa fretta nel colpire e aspettare che la palla si avvicini un po' di più a noi, in modo da evitare questa eccessiva ricerca in avanzamento. Come se un giocatore di baseball aspettasse un po’ la palla nella propria area di strike.
Questa è una delle maggiori difficoltà che un giocatore può trovare nei cambi di superficie, perché la velocità e il tipo di rimbalzo cambiano notevolmente e di conseguenza cambia il tempo di avvicinamento della pallina verso il giocatore. Timing!
![]() |
| Il cilindro |
![]() |
| Rublev entrata dell'impatto |
Ho più che un sospetto che il grande dibattito sull’uso del polso e della pronazione, in modo attivo, al momento dell’impatto sia dovuto a una falsa sensazione del giocatore. Affidarsi solo alle sensazioni può essere controproducente, è quindi opportuno valutare questo aspetto secondo i principi del tennis scientifico per avere un impatto più efficiente coniugando massa, raggio e velocità del braccio racchetta.
Il dubbio viene anche perché sovente gli stessi giocatori professionisti nel mimare il gesto a vuoto del colpo di dritto, soprattutto dopo un errore, si soffermano sulla fase di rilascio dell’avambraccio, mimando una pronazione, quasi esasperata, per chiudere la faccia della racchetta verso il basso.
![]() |
| Tsitsipas, entrata dell'impatto, con palla già uscita. |
È il vero modo con cui iniziano l’impatto? È utile dal punto di vista biomeccanico ridurre il raggio dell’oggetto che collide, diminuendone anche la massa e aumentando, forse, solo la velocità di un oggetto ridotto? Molto probabilmente no, per non dire sicuramente no. Ma è molto probabile che i giocatori non inizino l’impatto con questo gesto, nonostante possano avere la sensazione di farlo. L’azione è molto probabilmente posticipata nella fase immediatamente successiva della collisione: durante il tempo di dimora, che è anche uno spazio di dimora della pallina sul piatto corde. Perché se 5 ms possono sembrare pochi 15 cm possono sembrare sufficienti. Infatti se il nostro braccio racchetta procede a una velocità 100 km/h, dato il tempo di dimora di circa 5 o 7 ms, è molto semplice calcolare lo spazio durante il quale la pallina rimane sul piatto corde nell’esecuzione dello swing. Infatti essendo 100 km/h circa 27,7 m/s è facile osservare che il tempo percorso in 5 ms è di circa 0,13 m, poco più di 1 dm. Ovviamente maggiore sarà la velocità più lungo sarà lo spazio percorso durante un determinato periodo di tempo, ecco che 13 cm possono essere uno spazio sufficiente affinché un giocatore abbia la sensazione di passare sopra la palla con pronazione attiva, confondendo l’attimo della collisione con la durata brevissima della stessa.
In questo caso la collisione avverrebbe con il massimo raggio, ad altezza spalla, e nel corso del tempo e dello spazio di dimora l’asse di rotazione tenderebbe a ridursi in virtù del rilascio dell’avambraccio e della pronazione lo stesso. L’entrata dell’impatto però è avvenuta con tutto il braccio racchetta che passa dal basso verso l’alto imprimendo rotazione alla palla e solo successivamente avviene la pronazione dell’avambraccio come bene evidenziato al maestro Vic Braden nella video analisi di André Agassi che abbiamo commentato anche su questo blog.
Non credo che il nostro cervello sia in grado di distinguere tra pochi millisecondi, la sensazione dell’impatto sarà quindi complessiva, un tutt’uno, e proprio per questo motivo rischia di essere fuorviante dal punto di vista esecutivo e tecnico. L’aspetto cinestetico non aiuta, a mio parere, in questo caso, perché non può esserci una manipolazione dell’impatto c’è solo la sensazione di averla.
![]() |
| Djokovic. Palla già uscita. |
Questa condizione può portare con sé come conseguenza una serie di errori gratuiti ed una inconsistenza del nostro colpo, perché si cerca di riprodurre una sensazione distorta della realtà cercando di imprimere la rotazione alla pallina, o in alcuni casi la direzione, con una pronazione attiva dell’avambraccio, con un uso attivo del polso, tentando di manipolare l’impatto. Ovvero il giocatore cerca di colpire pronando con la conseguenza che anticipa il movimento dell’avambraccio ad una frazione di secondo prima della collisione o nell’attimo stesso della collisione e con questo poco tempo è pressoché difficilissimo, se non impossibile, controllare l’angolazione della faccia della racchetta. Il risultato nei casi migliori è un colpo debole, corto, senza energia.
Per questo è fondamentale avere una visione razionale e scientifica estremamente chiara del dettaglio dell’esecuzione, andando ad indagare ogni singolo aspetto con un metodo analitico. Se la massima efficienza del colpo si ha coniugando la massa, il raggio e la velocità del braccio racchetta, indipendentemente dalla nostra sensazione di gioco, ogni giocatore dovrà ricercare l’impatto con la maggiore massa possibile, il maggior raggio possibile di esecuzione e la maggiore velocità di tale massa in relazione al raggio prescelto.
L’allenamento e gli ambiti di personalizzazione tecnica dovranno tenere conto di questi fattori in relazione alla comodità del gesto dell’atleta e al numero di errori commessi, ovvero la consistenza nel tempo dei propri colpi.
Giocate con l’intero corpo. Non tentate di manipolare l’impatto, non c’è tempo e lo spazio è poco per un’effettiva manipolazione, è sufficiente solo per una sensazione equivoca.
Mouratoglou nel filmato in fondo alla pagina sostiene che lo spin viene dato dall'azione della mano. In realtà si tratta di un grande malinteso nel tennis. Un errore di impostazione che rischia di innescare una serie di conseguenze che rallentano la crescita e precludono il miglioramento. Purtroppo questo approccio e certi fraintendimenti sono molto diffusi tra i maestri e i coach, questa condizione crea un blocco all'apprendimento che con il tempo si radica e su cui è poi difficile intervenire in futuro, perché viene automatizzata un'abitudine che ha dei limiti. Come si può vedere invece dal primo filmato, molto esplicativo, la rotazione alla palla e il tipo di colpo sono dati solo dall'angolo di rotazione del braccio e dall'orientamento della superficie che collide. Il back, il top spin, il servizio in kick, lo slice, la palla da sotto, il colpo piatto, il lungo linea, l'incrociato tutti i colpi sono riproducibili agendo su questi due fattori soltanto. La macchina infatti è priva di altre variabili che possono essere utilizzate come il polso, l'avambraccio o la mano i quali possono essere usati nell'immediatezza della collisione. Passare ore ad allenare un gesto sbagliato ci renderà bravissimi nell'eseguirlo ma i limiti tecnici del gesto diverranno i nostri limiti in futuro, impedendo altri miglioramenti. Interrogarsi sul perché dei 58 slam in tre (Federer, Nadal, Djokovic e pochi altri) significa anche chiedersi quanto sia diffuso e radicato un metodo che si basa su un evidente malinteso. Grazie a powerflail.com.
Ahi! Ahi! Ahi! Se mi dite cosa vendete magari evito di acquistarlo.
In questo video si vede chiaramente, come il braccio racchetta possa essere accelerato in decontrazione muscolare sfruttando la rotazione del corpo. Infatti il manichino non ha muscoli ma solo giunture e snodi. La condizione è quella di un oggetto più pesante, il corpo appunto, che ruota e trasferisce l'energia ad un oggetto più leggero come il braccio racchetta. Riuscire nel massimo trasferimento energetico non è semplice ma si può allenare come tutti gli aspetti atletici e sportivi. Questo consente l'accelerazione in decontrazione muscolare anche nei bambini i quali proprio per la loro natura non hanno ancora una muscolatura sviluppata. Questo permette uno sviluppo armonico di tutto il corpo (gambe, addominali, dorsali) evitando un'azione muscolare unilaterale. Negli adulti l'acquisizione di questo tipo di meccanica permette di avere un gesto più efficiente, una vita agonistica prolungata e meno dispendiosa.
In un gesto più agonistico è importante tenere in considerazione l'accelerazione in discesa nell'ovalizzazione del braccio racchetta. Il braccio quindi non è fermo ma ha già una sua velocità iniziale acquisita per forza di gravita all'inizio dell'oscillazione. Il corpo quindi per aumentare questa velocità deve avere una rotazione superiore in velocità a quella del braccio, in modo da trasferire questo surpllus al braccio racchetta nel momento in cui la rotazione si ferma. Se il braccio dovesse essere più veloce della rotazione del corpo il trasferimento non avverrebbe in modo completo e pieno, perché verrebbe contrastato dall'energia del braccio racchetta che tende andare verso l'interno. Saremo difronte a due forze contrastanti. Inoltre la rotazione del corpo permette di avere una postura che facilita l'anticipo del colpo in quanto al momento dell'impatto saremo rivolti verso la rete di metà campo.
Abbiamo già avuto modo di scrivere in merito a molti aspetti relativi all'importanza della velocità, della sua relazione con la massa ed anche del ruolo del raggio nel momento d’inerzia, ovvero quando il movimento è circolare.
Non è un caso che il sottotitolo del blog sia Massima Massa, Massimo Raggio, Massima Velocità, perché questi tre aspetti vanno presi in considerazione insieme ma la loro relazione non è intuitiva, nel senso che non possiamo aumentare il valore di uno senza avere conseguenze sui valori dell’altro. Non vanno molto d’accordo tra di loro: se aumentiamo la massa diminuisce la velocità a parità di forza applicata. Se aumentiamo il raggio aumenta l'inerzia, quindi anche la difficoltà di accelerazione dell’oggetto, perché questo tenderà a mantenere maggiormente la propria posizione di quiete o di moto. Non possiamo avere tutto dobbiamo scegliere la migliore relazione.
Se aggiungiamo la collisione e gli effetti sulla pallina in velocità (o RPM rivoluzioni per minuto) la questione si complica ancora un po’ perché la relazione non è lineare ma è rappresentata da una curva di Gauss, con due punti di minimo e uno di massimo. Anche in questo caso non possiamo avere tutto.
La tecnica di esecuzione ci aiuta ad ottimizzare il nostro gesto al fine di superare le tutte le difficoltà che abbiamo davanti, con l’obiettivo di portare all'impatto l’oggetto con maggiore inerzia. Ovvero quello con maggiore velocità, maggiore raggio e maggiore massa possibili.
Potranno esserci braccia e racchette che raggiungono lo stesso valore di inerzia con valori diversi dei tre aspetti. Una velocità maggiore può compensare una mancanza di massa e viceversa, lo stesso può dirsi per il raggio. Considerando il fatto che la distribuzione della massa va calcolata al quadrato usare o avere un braccio racchetta più lungo può compensare un peso minore del sistema o una sua velocità più ridotta.
L’effetto della collisione sulla palla è ancora un’altra cosa. Lo studio è un vecchio studio mutuato dal baseball e per semplicità dobbiamo mantenere costante il valore della tensione delle corde in modo che l’effetto trampolino rimanga costante. Quindi stesso tipo di corda alla stessa tensione. A questo punto sarà possibile indagare l’effetto del peso della racchetta nei confronti della velocità del braccio e sulla velocità della palla in uscita dal piatto corde (costante).
La prima relazione è lineare: più aumenta il peso più il braccio rallenta. Più leggera sarà la racchetta più veloce sarà il braccio. La relazione è indicata nel grafico della retta. Ci sarà un punto in cui la racchetta è talmente pesante che sarà impossibile accelerare e la velocità sarà pertanto zero. Con il peso della racchetta a zero, quindi senza racchetta, il nostro braccio sarà velocissimo, perchè si muoverà liberamente di essa.
La situazione cambia quando prendiamo in considerazione l’effetto sulla pallina. In questo caso la massima velocità non si ha quando la velocità è più alta e nemmeno quando è maggiore il peso della racchetta ma in un punto di massimo intermedio tra i due valori.
Questo ci dice che aumentando la massa della racchetta diminuirà la velocità del braccio ma l’effetto sulla palla sarà ottimale per quanto riguarda la sua velocità. La massa compensa ampiamente la riduzione di velocità del braccio, questo accade fino al punto di massimo che vediamo nella curva a forma di campana, dopodiché la velocità sarà troppo bassa per essere compensata dal peso.
Lo stesso accade nell’altra parte del grafico, verso sinistra. Con il peso della racchetta che diminuisce sempre di più l’aumento della velocità diventa improduttivo, perché non compensa la riduzione della massa.
“La più pesante che riuscite a muovere” era la frase che si sentiva spesso dai vecchi maestri la cui abilità empirica parlava proprio della curva di Gauss in modo meno preciso di quello matematico ma non meno efficace nello spiegare come ognuno dovrebbe scegliere la propria racchetta.
Sta poi all’abilità e alla sensibilità dei singoli giocatori trovare il proprio punto di massimo rendimento dell'attrezzatura, in base alla propria tecnica ed al proprio allenamento.
Le conoscenze tecniche, infatti, e la corretta esecuzione hanno il ruolo di trovare i metodi e le soluzioni per mantenere costante la velocità di un oggetto più pesante, rispetto ad uno più leggero, o addirittura di aumentare la velocità. Abbiamo già visto quali sono gli aspetti principali e imprescindibili dell’esecuzione tecnica che ci consentono di raggiungere questo obiettivo.
Ma questo grafico suggerisce anche un’altra cosa e conferma alcuni argomenti trattati.
Non cerchiamo di aumentare la velocità della testa della racchetta riducendo il raggio prima dell’impatto. Ovvero non ruotiamo l'avambraccio in pronazione o supinazione prima dell’impatto (dritto e rovescio) perchè questo gesto ha come effetto principale quello di ridurre il raggio e quindi la massa al momento della collisione.
Infatti, usando questo movimento, l’asse di rotazione si innesca all’altezza della mano (per l’esattezza a 5 cm dalla fine del manico della racchetta) riducendo di conseguenza la massa utile all’impatto. Abbiamo invece visto che l’effetto migliore non si ha quando la velocità è più alta a scapito della massa, ma quando la massa compensa una riduzione di velocità.
A livello professionistico è pur vero che si vedono di frequente colpi giocati di avambraccio, con asse di rotazione al gomito o al polso, ma ritengo che si tratti di colpi eccezionali, nonché dovuti a circostanze occasionali. Come un gol di tacco, seppur bello nella sua fantasiosità e particolarità non è da considerare la norma con cui impostare una partita; calciare punizioni o rigori.
Play with the whole body, swing from the shoulder.
![]() |
| Il braccio di Roger rimane all'altezza della gamba destra, non la supera se non dopo che il corpo si è girato. Le spalle guidano. |
L’oggetto della discussione era la rotazione delle spalle. Quando fu detto che la rotazione delle spalle seguiva l’accelerazione del braccio in fase di esecuzione del colpo (non di preparazione o apertura) feci presenti i miei dubbi.
Anche lasciando da parte l’aspetto delle leve vantaggiose che abbiamo analizzato in altri articoli, non riuscivo e non riesco a comprendere quale sia l’utilità di una rotazione delle spalle che segue l’avanzamento del braccio racchetta. Si tratterebbe di un movimento passivo che viene svolto solo per agevolare l'accelerazione del braccio e aumentare il raggio di esecuzione, ammesso che ne rimanga il tempo. Il movimento sarebbe più muscolare e non beneficerebbe a mio giudizio di una velocità aggiuntiva, che, anche se fosse minima, permetterebbe di avere qualche chilometro in più al momento dell’impatto. Sempre meglio partire con qualcosa in più piuttosto che in meno, o da zero.
In una successiva chiacchierata con un lanciatore del disco ci trovammo d’accordo che nel caso di un lancio in cui il braccio domina il movimento rispetto alle spalle ci troveremmo in una situazione in cui una parte dell’energia cinetica viene scaricata verso il corpo stesso. Come se fosse il braccio a lanciare il corpo con la conseguenza concreta di una riduzione delle prestazioni e di una perdita dell'equilibrio non trascurabile anche nel tennis.
Leggendo attentamente i testi della Federazione Italiana Tennis in cui si entra nel merito della catena cinetica di esecuzione del colpo, le perplessità non possono che rimanere tali, se non divenire certezze. Infatti se la catena cinetica parte dal basso, come scritto nei manuali, (gambe, anche, spalle) per profondere energia nel braccio racchetta, un anticipo di quest’ultimo che fa seguire la rotazione delle spalle, sarebbe un movimento che contrasta quello precedente interrompendo la catena.
Diversa è la situazione in cui le spalle ruotano attivamente trasferendo velocità al braccio verso l’esterno, come nei lanci. L’accelerazione muscolare del braccio può sempre avvenire dopo, partendo da una condizione migliore con la catena cinetica che trova il suo naturale svolgimento verso l’esterno e non verso l’interno quando la priorità dell'accelerazione parte dal braccio e rischia di scaricarsi sulle spalle.
Se un movimento sincrono può essere accettabile una rotazione passiva delle spalle ritengo che precluda l’esecuzione di colpi efficienti.
Nelle fasi di allenamento è quindi opportuno, a mio giudizio, porre attenzione a questo aspetto. Dopo che il braccio racchetta acquisisce velocità in discesa e deve risalire c’è ancora la possibilità di evitare un’azione muscolare evidente. In questa fase la rotazione del corpo, partendo dalle gambe per salire alle anche e alle spalle, permette di mantenere la velocità del braccio racchetta e in alcuni casi di incrementarla. Infatti come tutti i movimenti del nostro corpo può essere graduale: se il movimento avrà la stessa velocità di quella che il braccio racchetta ha già acquisito avremo un movimento sincrono, se è maggiore le spalle tenderanno a “trascinare” con sé il braccio facendogli guadagnare preziosi chilometri orari da sfruttare all'impatto. La catena cinetica non viene interrotta da forze contrastanti.
C’è da considerare anche un aspetto geometrico. Un'accelerazione repentina e muscolare del braccio tenderà a ridurre il raggio dell’esecuzione, perché questo si chiude su se stesso troppo presto con la conseguenza di un aumento dei margini di errore.
La rotazione in avanti delle spalle permette di avere un arco di esecuzione più ampio; il braccio racchetta può avanzare maggiormente. Questo accorgimento si sposa perfettamente con i suggerimenti dei “vecchi” maestri, i quali consigliavano di accompagnare la palla il più possibile ed evitare di strappare il movimento.
In realtà non vi è un “accompagnamento” nel senso vero del termine, perché la pallina rimane sul piatto corde pochi millisecondi, ma l’esecuzione è più fluida, morbida e i margini di errore si riducono notevolmente.
Questi accorgimenti sono validi sia per il dritto che per il rovescio a due mani. Nel servizio queste dinamiche sono simili ma meritano un approfondimento data la natura particolare del colpo.
Se osserviamo la sequenza delle quattro immagini che ritraggono Roger Federer risulterà tutto molto chiaro. Come si vede dalle prime due immagini il braccio del giocatore svizzero non avanza rispetto all'asse delle anche e delle spalle. Rimane all'altezza della gamba destra. Il corpo invece ruota verso la rete. Il braccio non è da considerare attivo rispetto alle spalle e rimane nella stessa posizione relativa, fino a che il giocatore non si è completamente girato verso la rete, poi avanza con azione di spalla. Infatti al momento dell’impatto è più in là rispetto alla gamba destra. Per semplificare non è il braccio che trascina le spalle, ma sono le spalle che “lanciano” il braccio.
Anche testa della racchetta rimane indietro con il polso che si estende totalmente, ma anche questo fino all'impatto rimane nella stessa posizione, il polso non si muove, l’avambraccio non ruota se non dopo o nei momenti immediati dell’impatto. L’energia, quindi, si trasferisce in successione dal corpo al braccio alla racchetta con fluidità. L’intento è comunque quello di mantenere un asse di rotazione il più possibile lontano dal punto di impatto in modo da sfruttare tutta l’inerzia del braccio racchetta conferita da un raggio maggiore.
C'è da notare che la rotazione complessiva della spalle del giocatore svizzero è quasi di 180 gradi. All'inizio vediamo il petto e sul finale del colpo espone alla telecamera la schiena, quasi totalmente.
Un esercizio che penso possa essere utile è quello di concentrarsi sulla spalla del braccio non dominante (quella che non impugna la racchetta) durante l’esecuzione del dritto e del servizio e utilizzarla, con il braccio che tende a chiudersi diminuendo l’inerzia, in modo attivo come per tirare qualcosa verso di noi. Questo agevolerà la rotazione.
Ovviamente ogni atleta dovrà essere orientato, all'interno di un'intelaiatura generale, a trovare la propria comodità di gesto e gradualità di movimento che più gli si confà.
![]() |
| Le oscillazioni caotiche del doppio pendolo |
Questo sport, per le sue difficoltà, è stato spesso associato alla figura del maligno. Una minima distrazione, un tempo d’esecuzione leggermente sbagliato, e un singolo errore può divenire una lunga serie di errori. Una catastrofe. E’ uno sport sensibile a minimi cambiamenti i quali possono generare enormi conseguenze, ma accettare una realtà non significa averla compresa a fondo. Dovremmo chiederci perché questo accade e avendo eliminato la spiegazione esoterica, quella del diavolo, dovremmo indagarne una più esaustiva e meglio comprensibile. Ma un’ultima metafora letteraria può essere utile: infatti se dovessimo associare qualcosa al diavolo una delle caratteristiche sarebbe quella del massimo disordine, del caos, del mondo lasciato a se stesso, dell’assenza di controllo sugli eventi. O no? Meglio non esserne travolti, e, se fosse possibile, sarebbe utile cercare di sfruttarlo a proprio favore. Non controllarlo, non si può controllare il massimo disordine, ma sfruttarlo nelle sue caratteristiche.
E’ un buon punto di partenza per passare al tennis.
Il moto del doppio pendolo.
Composto da due pendoli, uniti da uno snodo, che si trasferiscono l’energia. Braccio e avambraccio nel nostro caso. Il punto di rotazione può essere il polso o l’avambraccio che con la sua rotazione (pronazione o supinazione) creano un asse di rotazione all'altezza della mano che impugna la racchetta. C'è un piccolo problema il doppio pendolo è un moto tendenzialmente caotico ad alte velocità. Il triplo pendolo è anche peggio. Significa che è altamente sensibile alle condizioni iniziali e soggetto a macroscopici cambiamenti anche per piccole modifiche della lunghezza dei pendoli, velocità, altezza dell’oscillazione, distribuzione dei pesi e massa complessiva. Un caos, appunto.
Il moto del pendolo singolo.
Questo è un oggetto singolo che oscilla su un asse di rotazione a cui è fissato. Si tratta di un moto lineare. Ad ogni cambiamento della lunghezza del pendolo, della sua velocità della sua massa o della distribuzione di questa, corrisponde un mutamento prevedibile, calcolabile e "proporzionale". Talmente preciso che può essere usato per scandire il tempo nell'orologio.
![]() |
| Il pendolo singolo di Djokovic |
Quando giochiamo il rilascio anticipato dell’avambraccio innesca un doppio moto pendolare: avambraccio e racchetta. Se lo fate attivamente, se colpite in questo modo la pallina siete nel caos, navigate nel disordine. E' sufficiente un minimo cambiamento iniziale che l’oscillazione del vostro braccio-racchetta è sempre diversa in modo macroscopico.
Perdete il timing? Andate fuori giri? Non date più la colpa al diavolo, è sufficiente una distanza diversa dalla palla con il braccio che si accorcia perché più flesso, o più disteso, per avere un grande cambiamento nell'oscillazione. Partite da altezze diverse, con conseguente ampiezza mutata dell’oscillazione? Avrete lo stesso macroscopico risultato. L’avversario cambia ritmo e avete delle incertezze, alcune esitazioni nella fase di back-swing? Se la vostra fase di collisione è a doppio moto pendolare avrete le stesse conseguenze: poca prevedibilità, effetti farfalla, cambiamenti macroscopici innescati da piccole modifiche. Tutto questo si traduce in errori, molti errori, troppi errori. Per fare un lavoro di precisione e costanza di rendimento non è il massimo. Significa andare a cercare il diavolo per chi ci crede ancora. Anche se la testa della racchetta prendesse, forse, più velocità i margini di errore sarebbero troppo alti. Una velocità un po’ più bassa può essere benissimo compensata da un’inerzia maggiore dovuta al raggio più lungo del pendolo singolo.
![]() |
| Il pendolo singolo di Nadal |
Con l’asse di rotazione spalla l’intero braccio e la racchetta rappresentano un unico pendolo che va all'impatto. Ma il diavolo può essere sfruttato se togliamo la animistica personalità agli eventi e li consideriamo per ciò che sono: movimenti con le loro caratteristiche.
Un moto caotico che sia a doppio, triplo, o quadruplo pendolo può essere sfruttato nella fase iniziale quella di accelerazione. Dall'ovalizzazione, in discesa, racchetta, avambraccio e braccio possono passare l'energia l’un l’altro senza la necessità di eccessiva precisione. Serve velocità pura, accelerazione grezza. Può essere fatta nel caos.
Ma i segmenti devono unirsi in unico pendolo nell'area di impatto. Fermo l’avambraccio nella zona di contatto, nessuna tentazione di impartire la rotazione alla palla usando l'avambraccio. Un unico pendolo con perno spalla, un moto prevedibile, lineare, su cui fare affidamento.
Accelerate nel caos e colpite con ordine.
![]() |
| Il pendolo singolo di Roger Federer |
Se commette troppi errori, non siete costanti, siete poco precisi, il colpo è debole, vi danno fastidio i cambi di ritmo, andate fuori giri, perdete controllo, non date la colpa al diavolo in fondo la sua figura mitologia infonde simpatia: è solo un tentativo ingenuo di fornire spiegazioni.
La realtà è che con molta probabilità state solo accelerando con ordine e colpendo nel caos di un doppio moto pendolare.
![]() |
| Oscillazione in viola. Raggio in rosso. Rotazione spalle e anche verde. |
![]() |
| Berrettini. Dritto. Braccio, anche, spalle, impugnatura. |
![]() |
| Del Potro. Dritto. Rotazioni, raggio, spostamento del peso, impugnatura |
![]() |
| Roger Federer. L'ampio raggio con asse rotazione spalla e l'area utile di impatto. |
![]() |
| La via intermedia di Novak Djokovic |
![]() |
| Propulsore o atlatl |
![]() |
| John McEnroe. Rotazioni al servizio |
![]() |
| Giulio Anesa. Lancio del disco. |
![]() |
| La preparazione di Nadal. Schiena verso la rete. |
![]() |
| Rafael Nadal. Dritto. |
![]() |
| La preparazione di Lendl. La schiena è rivolta verso la rete. |
![]() |
| Momento del rilascio nel lancio del disco |
![]() |
| La testa della racchetta di Roger è ben sotto la posizione della pallina |
![]() |
| Un ovale e una palla |
![]() |
| Punto di impatto. Swing con un ottimo angolo di incidenza (linee rosse). La racchetta è perpendicolare. Nessuna rotazione dell'avambraccio. Nessun doppio pendolo. |
![]() |
| Ancora Federer da un'altra angolazione |
![]() |
| Impatto. Racchetta perpendicolare e angolo di incidenza |
![]() |
| Tutto era iniziato con un'ottima alta preparazione |