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mercoledì 19 ottobre 2022

Come scegliere la racchetta da tennis: la più pesante che riuscite a gestire

La personalizzazione di Djokovic

Una racchetta leggera è una buona idea? No, è una pessima idea. Non mi dilungherò nella fisica e nelle formule, ci sono validi motivi ben elencati nel sito raquetresearch.info che evidenziano come una racchetta leggera, rigida e bilanciata in testa aumenti le probabilità di un’infiammazione del gomito a cui a aggiungerei problemi al polso e alla spalla. Ogni colpo del tennis è una collisione e in una collisione la massa è importante quanto la velocità. L’oscillazione della vostra racchetta può ruotare sul polso, il gomito o la spalla. Nel primo caso avremo un’oscillazione della racchetta e metà mano, nel secondo caso di avambraccio e racchetta e nel terzo di tutto il braccio più la racchetta. A parità di velocità l’inerzia aumenterà in relazione all’aumento della massa del pendolo. Un’oscillazione della racchetta alla mano avrà bisogno di maggiore velocità per avere la stessa inerzia di un’oscillazione alla spalla, perché il pendolo è più corto e privo della massa di braccio e avambraccio. La massa è una delle variabili, non solo la velocità. L’inerzia di un corpo in rotazione dipende anche dalla distribuzione della massa, perché la sua distanza dal punto fermo su cui ruota è calcolata al quadrato. Ma ora basta con gli accenni alle formule.

La Pro Staff S. Vincent di Pete Sampras

Quello che è opportuno evidenziare è che se togliete massa, per esempio scegliendo una racchetta più leggera, per mantenere la stessa inerzia dell’attrezzo all’impatto siete costretti ad aumentare la velocità. Siete in qualche modo vincolati alla velocità. Non vi potete permettere di rallentare: dovrete sempre oscillare al massimo della velocità se non volete incappare in un colpo più debole. Per farlo c’è bisogno di tempo e spazio per l'accelerazione.

Siccome il tennis è uno sport di movimento questo non sempre è possibile, per esempio quando si è in corsa o non si riesce a raggiungere in tempo e bene la pallina. In questi casi una racchetta più pesante può consentire di compensare la mancanza di velocità e avere un colpo efficace anche con uno swing più breve e quando si ha meno tempo a disposizione.

Inoltre, se avete avete tempo per l’esecuzione, una buona tecnica di accelerazione, con oscillazione e rotazione, vi consentirà di accelerare senza troppe difficoltà anche una racchetta più pesante.

Infine avete bisogno di stabilità sui colpi al volo, in cui il movimento è molto limitato. Anche in questo caso la massa della racchetta gioca in vostro favore. Si evita così di dover aggredire troppo la volée come si vede troppo spesso di questi tempi. I colpi al volo sono infatti l’arte di deflettere la traiettoria della palla nella zona desiderata. C’è bisogno di massa affinché un posizionamento accurato possa essere preciso, perché la velocità va a scapito dell’accuratezza.

Quanto deve essere pesante? La più pesante che si riesce a gestire. L’obiettivo dovrà essere quello di acquisire la tecnica per gestire il peso dell’attrezzo durante il gioco e non tanto quello di scegliere  la via che appare più semplice ma che in realtà più semplice non è.

Indicativamente non scenderei i sotto i 300 grammi senza corde, sia per i giocatori di circolo che per gli agonisti. Nel tennis di alto livello (professionistico o semiprofessionistico) la situazione non è diversa, anzi diviene ancora più evidente che c’è bisogno della massa per rispondere a colpi molto veloci e carichi di rotazioni. Lo indicano le personalizzazioni di molti giocatori professionisti i quali aggiungono peso per aumentare l’inerzia.

sabato 25 aprile 2020

Giocare e divertirsi a tennis fino a 100 anni di età


L’attività fisica è fondamentale per mantenersi in salute e in forma. Una buona vascolarizzazione e una buona ossigenazione di tutto il corpo sono aspetti che aiutano a rimanere sani e a reagire meglio anche alle malattie.
Ma non tutti gli sport si prestano ad essere praticati a tutte le età. Ce ne sono alcuni che si adattano male a coloro che iniziano ad essere avanti con gli anni. Movimenti bruschi, poco fluidi, possono provocare infortuni per i quali è necessario molto tempo per recuperare se non si è più giovani.

Il tennis, se ben interpretato, può essere uno sport allenante e divertente che può permettere alle persone di tutte le età di scendere in campo per il piacere di palleggiare con un amico o per mettersi in gioco in un torneo sociale.
E’ opportuno però avere degli accorgimenti atletici e tecnici da tenere ben presenti. Fondamentale è conoscere il proprio corpo in base agli infortuni avuti e metterne al corrente il proprio maestro. Le ginocchia, le anche, le spalle, la schiena sono i punti nevralgici e  più sollecitati del copro. Un buon riscaldamento, senza stretching o con un stretching molto lieve è altamente consigliato. Durante il gioco è bene avere in mente l’idea di non effettuare scatti troppo repentini per raggiungere una palla corta o un colpo molto angolato. L’obiettivo principale sarà quello di gestire un palleggio il più possibile prolungato per cercare una fase aerobica di gioco. Un aspetto tattico vecchio come il mondo è quello di lasciare che sia il nostro avversario a sbagliare mentre cerca di fare il punto.

Nel caso di un incontro agonistico il singolo punto va valutato con la prospettiva dell’intera partita e la sua gestione complessiva. Si può anche non rincorrere una singola palla, un quindici. Nell'eventualità di un avversario ostinato a giocare palle corte è più opportuno cercare di trovare soluzioni tattiche piuttosto che cercare di arrivare su tutti i drop shot. Per esempio cercare di allungare il proprio gioco da fondo campo in modo da costringere l’avversario ben oltre la riga di fondo, una posizione da cui è difficile la soluzione della palla corta. Questa condizione consente inoltre di avere più tempo per raggiungerla, perché la pallina deve percorrere più metri prima di arrivare nella nostra metà di campo. Guadagnare tempo è essenziale.
Per avere soluzioni tattiche è però necessario aver acquisito le abilità tecniche. Queste ultime sono fondamentali per un gioco morbido, fluido, efficiente, a risparmio energetico. Un gioco che si adatta a tutte le età. Una tecnica più naturale possibile, meno brusca, meno muscolare è utilizzabile da tutti e a maggior ragione è preziosa per chi non è più giovanissimo.

Quattro sono gli aspetti principali da prendere in considerazione nei fondamentali (dritto e rovescio):
  1. Stance o posizione. Rotazione iniziale delle spalle e delle anche. Testa della racchetta alta. In modo che le spalle assumano una posizione affiancata rispetto alla rete. Questo va effettuato sia che si colpisca in posizione semi open, open o square stance (affiancati anche con le gambe). Per le persone anziane con problemi alle anche o alla schiena può andar bene la posizione open stance, ovvero con il petto rivolto verso la rete. Va bene anche un minino affiancamento delle spalle.  In questo modo verrà utilizzata solo l’oscillazione del braccio racchetta senza la rotazione delle spalle e delle anche in agevolazione del colpo, ma si eviteranno sollecitazioni torsionali della schiena e del bacino.
  2. Partenza alta e sfruttare la forza di gravità in discesa. Il braccio racchetta inizia l’oscillazione. Rimanere rilassati.
  3. Lasciar oscillare il braccio racchetta senza voler colpire in modo muscolare. Siccome non stiamo cercando un tennis agonistico di alto livello l’importante è concentrarsi su un movimento il più possibile fluido che consenta di avere un buon colpo di palleggio e una buona direzionalità di palla, senza cerca un’eccessiva aggressività di azione.
  4. Assecondare l’oscillazione con il corpo. Rotazione di ritorno delle spalle e della anche. Specialmente nel dritto la rotazione di ritorno delle anche e delle spalle permette che l’oscillazione del proprio braccio racchetta segua una direzione il più possibile indirizzata verso l’altra metà del campo, ovvero la direzione in cui vogliamo mandare la palla. Permette inoltre  lo sfruttamento, come già descritto, di una coppia di leve positive. L’azione di oscillazione del braccio racchetta perderà di efficacia in modo proporzionale alla  rotazione effettuata.  Minore è la rotazione minore sarà l’efficacia, ma anche senza rotazioni avremo comunque un colpo effettuato solo di braccio. La gestione di un palleggio in direzione e profondità potrà essere conservata lo stesso. L’obiettivo principale per giocatori senior sarà infatti quello di cercare continuità e variazione del palleggio mantenendo rilassatezza e un gesto morbido, accompagnando l’oscillazione con il corpo senza strappi.
Acquisite queste quattro abilità principali la via per giocare fino a cento anni sarà dritta davanti a noi.

Anche gli spostamenti dovranno essere curati, ma anche in questo caso il tennis è uno sport che offre dei vantaggi, perché la larghezza del campo non è eccessiva. In singolo è di 8,23 metri, in doppio di 10,97 metri. La lunghezza totale di mezzo campo dalla linea di fondo alla rete è di 11,88 metri. Distanze facilmente copribili a ritmo di gioco non eccessivamente veloce, condizione che varia in relazione anche all'età dei giocatori, pertanto il ritmo tenderà a diminuire più si alza la fascia di età.
Per le volée un consiglio semplice: non cercate di imprimere forza, di colpire con violenza, ma sfruttate il piatto corde, il quale è di fatto un tappeto elastico che restituisce energia alla pallina.  L’intento dovrà essere quello di essere delicati come se si cercasse di prendere una farfalla con un retino. Posizionate il piatto corde per dare direzione ai vostri colpi al volo, a meno che non si tratti di un colpo da eseguire vicini alla rete e molto sopra di essa.

Coordinazione, gestione dello sforzo, uso di tutto il corpo nel colpi, ricerca di una fase aerobica nella ricerca di un palleggio prolungato, magari con esercizi vincolati al numero di scambi, utilizzo delle leggi della fisica, sono tutti i lati positivi di uno sport praticabile a tutte le età. 

venerdì 15 febbraio 2019

Gli effetti della mano e della presa sulla racchetta: baricentro, centro di percussione, esecuzione dei colpi

Magritte. Ombrello impugnato.
È fuori di dubbio che per giocare a tennis la racchetta vada impugnata, è una realtà ovvia ma forse è meno ovvio quanto vada stretta durante l’esecuzione dei colpi. La forza da esercitare sul manico dipende anche dal tipo di colpo che intendiamo eseguire e varia anche in base alle fasi dei singoli colpi.

Partiamo dalla constatazione che gli estremi sono da evitare. Stringere troppo il manico è da escludere per quasi ogni colpo perché renderebbe le articolazioni  e i tendini del braccio completamente bloccate in un esercizio di forza muscolare. Viceversa con una presa troppo blanda la racchetta rischierebbe di cadere di mano a ogni colpo un po’ più energico. Appare anche chiaro che il nostro corpo si regolerà in modo inconscio e automatico a seconda delle varie situazioni di gioco, ma nonostante questo comprendere alcuni aspetti di come la presa può influenzare i colpi può risultare utile.

Sarà utile anche capire, in linea generale, quali sono gli effetti che provoca una mano quando impugna una racchetta. Questi effetti dipenderanno anche dalla nostra mano, perché le mani non sono tutte uguali e fondamentalmente quando impugnano una racchetta aggiungiamo peso sul manico. Un studio del professor Rod Cross ha analizzato dal punto di vista fisico tutte le conseguenze e le modifiche che una mano media apporta a una racchetta quando questa viene impugnata. I cambiamenti saranno anche proporzionali alla stretta che viene utilizzata, perché il peso aggiunto aumenterà in relazione alla forza utilizzata per stringere il manico, se impugnano con due dita o con una presa molto blanda il peso aggiunto sarà minore rispetto a quello di quando afferriamo la racchetta in modo energico.

Fondamentalmente quando una racchetta viene impugnata alcuni degli effetti sono: spostare il nodo vibratorio del manico e il centro di percussione il cui acronimo è COP (Center of Percussion). Il centro di percussione è il luogo in cui traslazione e rotazione della racchetta, al momento dell’impatto, sono di uguale intensità ma di direzione opposta in un determinato punto perciò si annullano e nessuna sensazione di impatto viene trasmessa alla mano, si ha una percezione attutita delle conseguenze del colpo.
I nodi vibratori sono i luoghi in cui in una racchetta la frequenza delle vibrazioni è di circa 100Hz; (180hz per un telaio rigido) uno è posizionato nella zona del piatto corde e l’altro è nel manico. È da sottolineare che colpire nel centro di percussione non riduce le vibrazioni della racchetta.

“ Se si considera una racchetta che è sospesa liberamente su un lungo filo [... ]Se una palla colpisce il centro della massa (CM), la racchetta andrà indietro a una velocità V. Tutte le parti della racchetta andranno indietro alla stessa velocità V. Se la palla colpisce in qualsiasi altro punto delle corde, la racchetta avrà un rinculo e ruoterà anche attorno al suo CM (centro di massa). L'intera racchetta si allontana quindi dalla palla con una velocità V1 a causa del rinculo, ma il manico si muoverà simultaneamente verso la palla con la velocità V2 a causa della rotazione della racchetta. Se c'è un punto nel manico dove V1 = V2, allora quel punto rimarrà fermo e il resto della racchetta ruoterà attorno a quel punto […]. Tuttavia, la mano si estende su una lunghezza abbastanza ampia dell'impugnatura e ogni punto dell'impugnatura avrà un diverso centro di percussione sulle corde.
Sembra che non sia importante dove la palla colpisca le corde,  ci sarà un punto sotto la mano dove la forza è zero, ma ci saranno sempre altri punti in cui la forza non è zero. L'impatto fa rinculare la testa della racchetta, quindi l'intera racchetta ruota nella mano, esercitando una forza sulla parte superiore della mano e una forza nella direzione opposta nella parte inferiore della mano. La coppia  di forze fa ruotare la mano attorno ad un asse attraverso il polso. Tuttavia, se l'impatto  avviene al COP per la rotazione attorno alla fine del manico, allora la forza sulla parte superiore della mano è uguale e opposta alla forza sulla parte inferiore della mano, quindi non c'è forza netta sul mano o l'avambraccio. Pertanto, l'avambraccio non subirà una scossa improvvisa se la palla colpisce questo COP, ovvero quello in relazione alla fine del manico.”  Qui gli approndimenti.
Centro di percussione. Rod Cross.
http://www.physics.usyd.edu.au/~cross/
La massa di una mano quando impugna la racchetta ha come effetto anche quello di spostare il baricentro, o centro di massa, della racchetta in una zona più vicina al manico, la conseguenza è che anche il centro di percussione viene spostato dalla zona delle corde in una zona più vicino alla gola della racchetta.
“L'effetto della massa della mano è quello di spostare sia il centro di massa e il COP del sistema mano e racchetta più vicino la manico, spostando così il COP da un punto vicino il centro delle corde in un’area vicina alla gola di una racchetta.” Rod Cross.
Non entreremo ulteriormente nel merito degli studi del professor Cross quello che è opportuno notare è che l'indicazione del centro di percussione di una racchetta non impugnata (libera) non ha molta rilevanza in sé, perché l’effetto del peso della mano modifica sostanzialmente le caratteristiche dell’attrezzo e ovviamente la modifica dipende anche dal peso della mano del giocatore. Però è opportuno osservare che il mutare delle sensazioni di gioco quando prendiamo una racchetta diversa da quella con cui siamo abituati a giocare dipende sostanzialmente dalle caratteristiche dell’attrezzo (bilanciamento, inerzia, localizzazione del COP) modificate dalla nostra mano che la impugna.

Pertanto, considerato che la nostra mano rimane sostanzialmente invariata, per ritrovare le stesse sensazioni è opportuno non discostarsi troppo dalle caratteristiche del modello con cui siamo abituati a giocare, le quali forniscono le indicazioni di riferimento di peso, bilanciamento e inerzia (non sarebbe inutile se le case costruttrici iniziassero a indicare nelle specifiche anche il COP sul punto alla fine del manico). Questo è importante non tanto per il modello in sé ma per ritrovare il sistema con cui siamo abituati a giocare quando impugniamo la racchetta.

Un’altra conclusione da trarre è che, considerato che il centro di percussione si sposta in una regione vicino alla gola non riusciremo mai a colpire in questo punto con qualunque racchetta decidessimo di giocare escluse forse quelle molto bilanciate verso il piatto corde (head heavy) nelle quali l’effetto dell’impugnatura potrebbe far scivolare il COP in una zona ancora nei pressi del piatto corde.

Effetto nullo sulla mano. ( R. Cross)
http://www.physics.usyd.edu.au/~cross/
Quello che rimane da fare durante il gioco è concentrarsi nel cercare di allungare il sistema e cercare di giocare più di spalla e con l’intero braccio. Prepararsi a una presa maggiormente solida all’impatto affinché le forze della collisione vengano contrastate e permettano di mantenere solidamente la racchetta in mano, trasferendo in questo modo l’intera inerzia del sistema sulla palla senza perdere fermezza nella presa, condizione che potrebbe far girare la racchetta nella mano con perdita di precisione e potenza nei colpi.

Nei colpi del dritto, rovescio, servizio e smash durante la preparazione la presa deve essere morbida, leggera, in modo da non irrigidire il braccio che deve trovare le proprie accelerazioni in modo il più possibile decontratto. All’impatto la presa dovrà essere più solida ma non dovrà essere una morsa eccessiva la quale avrebbe come conseguenza, anche in questo caso, il blocco dell’azione fluida ricercata in precedenza.

Soprattutto l’intento dovrà essere quello di non ostacolare la forza centrifuga generata con lo swing in funzione di un allungamento del gesto. La massima attenzione dovrà quindi essere focalizzata sulla parte finale del palmo, mignolo, anulare e medio quando la racchetta inizia a tirare verso l’esterno con un’azione che permette lo sviluppo della velocità ma al tempo stesso di parziale contenimento, in modo che la racchetta non scivoli di mano. L’indice può essere usato con meno incisività in modo da non contrastare lo sviluppo dell’accelerazione.
Nel rovescio a due mani questa accuratezza dovrà incentrarsi sulla mano non dominante, quella più vicina al cuore della racchetta. La sinistra per i destri e la destra per i mancini.

Nei colpi al volo non è richiesta l’accelerazione dei colpi fondamentali, la presa pertanto dovrà essere ferma, ben solida e distribuita su tutta la mano in modo uniforme al momento dell’impatto, così da contrastare i passanti potenti. Ma al tempo stesso dovrà permettere un minimo movimento dell’avambraccio (ulna e radio) in modo da consentire un corretto posizionamento della testa della racchetta e favorire una rotazione all’indietro della pallina (back spin).  Non è il momento di usare la violenza è il momento di prendere una farfalla con un retino.
Nei colpi al volo alti, sopra la rete, vi sarà un minimo di movimento in più rispetto alle volée basse, ma sarà sempre limitato a poche decine di centimetri, privo di apertura, con presa sempre uniforme. E’ opportuno prendere la farfalla prima che scappi.

mercoledì 5 dicembre 2018

Combinare le variabili: teoria e cinestesia dello swing nel tennis


Al fine di essere sicuri di un nostro progetto e del suo funzionamento la migliore opzione è quella di fare riferimento a principi scientifici consolidati. Nel mondo del tennis non di rado assistiamo a una varietà di metodi d’insegnamento che rimandano a scuole particolari. Sembra mancare però una visione uniforme e chiara degli aspetti essenziali che vanno a comporre i colpi del tennis che rappresenti la base da cui poi diramare varie interpretazioni particolari. Tale visione uniforme per essere codificata non può che partire da evidenze scientifiche, in caso contrario si rischia di fare confusione e di non riuscire ad integrare, all’interno di un unico modello, le varie peculiarità delle singole scuole, o singoli suggerimenti. Si tratta di una necessità perché, come abbiamo visto, i dubbi del giocatore e dell’allenatore non devono ricadere sulla correttezza del modello che cerca di applicare ma solo sulla comunicazione e sull’esecuzione, infatti mettere in dubbio il modello richiederebbe un lavoro di crescita notevolmente più lungo. Al fine di raggiungere questo obiettivo non c’è miglior modo di quello di fare riferimento a indicazioni di carattere scientifico le quali concorreranno a chiarire i motivi per cui un gesto tecnico sia più efficiente di un altro.

Una traccia razionale ed oggettiva formerà un reticolo all’interno del quale ogni aspetto tecnico troverà la sua valenza relativa. In questo modo si eviterà di fare confusione attribuendo maggiore o minore importanza ad un aspetto invece che a un altro. Ritengo che sia il modo migliore di procedere per integrare la varietà culturale che esiste nell’insegnamento del gioco del tennis.

C’è chi dà più importanza all’aspetto mentale, ma abbiamo visto che abbiamo necessità di definire in modo più chiaro che cosa si intenda con questo aggettivo. Alcuni pongono la propria attenzione sul gioco di gambe, su quella che viene chiamata “spinta di gambe”. Anche in questo caso siamo davanti alla necessità di capire l’importanza e il ruolo di questo elemento. La velocità del braccio è un altro aspetto. Ma quanto è importante? Ha un valore assoluto? Può essere compensata con altri accorgimenti tecnici? Colpire la palla il più possibile davanti è un’altra abilità valida. Ma come possiamo riuscirci? Ci sono accorgimenti tecnici che ci vincolano biomeccanicamente ad un impatto più avanzato? Che margine di tolleranza abbiamo all’impatto? Queste sono tutte domande a cui è possibile dare una risposta il più possibile esaustiva se prendiamo in considerazione la natura fisica di questo sport.

Ci sono aspetti fondamentali dei quali dobbiamo capire l’interazione nel momento in cui colpiamo una pallina. Inoltre questi aspetti possono variare il loro modo di interagire a seconda di come portiamo il nostro colpo.

L’energia cinetica è sicuramente un aspetto da non trascurare, ma in uno sport come il tennis non è da sola, perché questo è uno sport di collisioni quindi il momento d’inerzia ha anche esso la sua importanza. C’è poi il momento meccanico o torque. Dopotutto dobbiamo applicare una forza per far ruotare un oggetto quando questa non è esercitata sul suo centro di massa. Abbiamo visto che per svolgere quest’operazione possiamo sfruttare l’energia gravitazionale potenziale. Infine è opportuno prendere in considerazione gli studi che riguardano il doppio moto pendolare, i quali ci suggeriranno diversi modi di far interagire energia cinetica e momento d’inerzia.

Il tennis non è uno sport di lancio, dove l’oggetto da lanciare è nella nostra mano, in questo caso l’energia cinetica avrebbe un valore pressoché assoluto. Con una collisione invece il momento d’inerzia trova il suo spazio e considerato che la sua formula ci dice che esso è dato dalla sommatoria di tutti i punti di massa data per la loro distanza dall’asse di rotazione al quadrato.
Non solo la quantità di massa all’impatto assume valore ma il suo valore è strettamente correlato alla posizione. Se è più vicina all’asse di rotazione avrà un’influenza minore, se invece è più lontana sfrutterà il quadrato della propria distanza dall’asse e quindi avrà una valenza maggiore nel momento dell’impatto. Rappresenterà però uno svantaggio nel momento in cui decidiamo di accelerare la racchetta, anche se abbiamo già visto come aggirare in parte il problema.

Il nostro corpo ha degli snodi: il polso, il gomito, la spalla, la stessa possibilità di pronazione o supinazione dell’avambraccio rappresenta un asse di rotazione. Abbiamo quindi la possibilità di scegliere con quale asse di rotazione portare il nostro colpo. La conseguenza principale è che a seconda dell’asse di rotazione possiamo modificare il momento d’inerzia: sia in fase di accelerazione che in fase d’impatto. È quindi essenziale avere presenti gli aspetti scientifici che ho elencato perché ci aprono la porta verso diversi modi di colpire e di preparare il colpo il quali ci trasmetteranno sensazioni cinestetiche differenti, perché variano grandezze e valori all’impatto.

Avere chiaro in mente il motivo da cui dipendono le nostre sensazioni cinestetiche di gioco ritengo che faciliti l’apprendimento, in quanto permette di fare considerazioni oggettive sui vantaggi e gli svantaggi di determinate soluzioni tecniche avendo la conferma anche in riferimento alle proprie sensazioni di gioco e non solo su base teorica. Le sensazioni cinestetiche forniscono quindi conferme sulla correttezza razionale dei principi scientifici su cui si basa il modello. Permettono quindi di scegliere con più consapevolezza le modalità con cui intendiamo colpire.

Infatti anche solo questi cinque aspetti (energia cinetica, momento d’inerzia, doppio moto pendolare, torque, forza gravitazionale) combinati tra di loro, con valori differenti, di velocità, peso, distanza dall’asse di rotazione forniscono un numero elevatissimo di combinazioni per colpire la palla e sono anche in relazione anche con le caratteristiche fisiche individuali (lunghezza e pesantezza del braccio) nonché con la propria tecnica. Viviamo sulla Terra dopotutto…

Il nostro intento dovrà essere pertanto quello di scoprire se esista e quale sia dal punto di vista fisico la combinazione che rappresenta il gesto migliore, più efficace ed efficiente, e di allenarlo con costanza e una maggiore consapevolezza sia teorica che cinestetica.

Questo è lo scopo principale di questo blog.

Stay tuned.

lunedì 3 dicembre 2018

Timing, ritmo, idee chiare, modelli certi. La scienza funziona

Novak Djokovic pronto per la discesa
Torniamo ancora a parlare del movimento uniforme dei nostri colpi. Abbiamo visto quali sono i vantaggi se si acquisisce l’abilità di utilizzare l’energia potenziale gravitazionale trasformandola in energia cinetica (risparmio energetico, meno lavoro, maggiore energia all’impatto). Ci sono anche altri aspetti che vale la pena sottolineare che aprono il ventaglio dei benefici con un angolo più ampio. Due di questi sono il ritmo e il tempo sulla palla. Un gesto continuo permette di migliorare il nostro tempo sulla palla e di far crescere il nostro ritmo di gioco limitando gli errori dovuti a movimenti irregolari, fenetici, bruschi e strappati. Ritmo e danza in musica sono coordinati e forse non è un caso se con una buona musica di sottofondo si gioca meglio a tennis. La musica predispone a movimenti uniformi, limita gli scatti, i blocchi, frenate e ripartenze. Nessuno balla muovendosi come C3-PO, forse solo qualche pessimo ballerino.

Ritmo, timing e fluidità sono strettamente collegati fra di loro. La frequenza di colpi giocati in un arco di tempo e la ricerca del punto ideale di impatto sono elementi che si possono allenare solo se si migliora la fluidità del gesto (non prendiamo qui in considerazione l’aspetto atletico anch’esso importante). Se aumenta la frequenza dei colpi da giocare ogni indecisione impedisce la corretta esecuzione del colpo e questa non permette di colpire la palla nel punto ideale.

Non sempre però ciò che è corretto è anche intuitivo. Se guardiamo il cielo verrebbe da supporre che sia il sole a muoversi rispetto alla terra, ma Copernico ha chiarito le ragioni di una realtà diversa.
Non di rado il nostro istinto suggerisce comportamenti apparentemente utili ma che non portano reali benefici. Nello sci davanti a un pedio molto ripido la reazione immediata è quella di arretrare con il peso del corpo perché cerchiamo di evitare di cadere in avanti avvicinandoci al terreno indietro, ma questo non è il miglior modo di controllare gli sci, anzi è proprio il peggiore. In questo modo non li controlliamo affatto. Ecco che imparare la tecnica richiede un impegno per eseguire dei movimenti che non sono immediati e non sono i primi suggeriti dal nostro istinto; possono addirittura essere contro intuitivi. L’esatto opposto di quello che viene immediatamente suggerito da un impulso naturale o da un’impressione.

Quando scendiamo su un campo da tennis il nostro tempo è prezioso e limitato. Abbiamo pagato il campo perciò sapere cosa allenare diviene fondamentale per ottimizzare il tempo a disposizione. Dobbiamo anche essere sicuri che quello che stiamo allenando porterà dei vantaggi, quindi il nostro modello di riferimento deve essere certo, affinché questo avvenga è bene avere delle conferme scientifiche che ci rassicurano sulla correttezza del modello. Su questo non penso ci siano dubbi.
Un movimento a singhiozzo come quello di un’auto che ha problemi alle candele, di carburazione, elettrico o agli iniettori impedisce di trovare il giusto tempo di impatto con la pallina e la giusta velocità, la conseguenza principale è che il nostro ritmo di gioco ne risente negativamente e si trova nell’impossibilità di crescere.

La prima cosa su cui riporre la nostra attenzione è quella di cercare un movimento fluido armonico, senza interruzioni. Non dobbiamo cedere all’istinto di portare indietro il braccio per poi avanzarlo verso l’impatto. Il movimento di esecuzione dei colpi non è quello di caricare il nostro braccio come se si trattasse di una fionda. Uno o più momenti “morti” sono l’opposto di quello che ci serve per arrivare in tempo all’impatto con la palla nel punto ideale e con la velocità desiderata.

Nel momento in cui il nostro modello di colpo si basa su certezze scientifiche non abbiamo motivo di dubitare di quello che cerchiamo di fare e anche se all’inizio commettiamo degli errori saremo certi che abbiamo cercato di fare la cosa giusta che si basa su evidenze oggettive. Avremmo quindi le idee chiare su quello che è il  gesto esecutivo da allenare.

Economia energetica del gesto, maggiore velocità e decontrazione muscolare in accelerazione, migliori aspettative per un tempo d’impatto e ritmo migliore sono tutti vantaggi che derivano dalla trasformazione dell’energia potenziale gravitazionale in energia cinetica. Non c’è motivo di dubitarne.

Scendere in campo e allenare qualcosa di poco utile o addirittura controproducente non permette di ottimizzare il tempo a nostra disposizione. Sarebbe come sciare cercando di curvare a sci paralleli con il peso indietro. Potremmo spendere una vita senza vedere i miglioramenti di coloro che invece si allenano diversamente.

Frustrazione, ansia, preoccupazioni e timori non devono coinvolgerci troppo in caso di difficoltà iniziali ed errori, se siamo certi di allenare un gesto efficiente. Quando il nostro braccio racchetta inizia a percorrere la discesa, non è il momento di esitare. E una discesa c’è sempre, in ogni colpo del tennis. Se vi fermate rischiate di arrivare in ritardo.

venerdì 30 novembre 2018

Verso lo swing perfetto: convertire l’energia gravitazionale potenziale in energia cinetica


Il gioco del tennis richiede molte tipologie di abilità. È importante avere un gesto accurato e preciso al fine di colpire il più possibile centralmente la pallina; è richiesta una certa prontezza di riflessi nella preparazione del colpo che vogliamo eseguire; è altresì importante acquisire la capacità di leggere la traiettoria della pallina affinché si possa intuire dove andrà a cadere e di conseguenza riuscire a partire con un po’ di anticipo. Sono necessarie doti atletiche e una certa forza muscolare. Ma una delle abilità che vale la pena migliorare e comprendere maggiormente è quella che consente di trasformare l’energia gravitazionale potenziale di un oggetto in energia cinetica, ovvero in energia di movimento.

L’energia gravitazionale potenziale è l’energia relativa alla forza di attrazione gravitazionale fra masse quindi un oggetto quando viene sollevato da terra possiede una certa energia gravitazionale potenziale tale energia è in correlazione con il peso dell’oggetto stesso e con lo spostamento da un punto A ad un punto C. L’energia cinetica è l’energia di movimento, ovvero l’energia che possiede un corpo quando si muove ad una determinata velocità ed è data dalla metà del prodotto della sua massa per la velocità al quadrato secondo la seguente formula:
.
In tutti colpi del tennis dobbiamo sollevare un oggetto che nel caso specifico è una racchetta. Questo accade nei colpi fondamentali: dritto e rovescio, perché in fase di apertura la testa della racchetta viene sollevata verso l’alto. Accade nel servizio: perché nel momento del lancio di palla il braccio con la racchetta solleva l’attrezzo verso l’alto. Accade nelle volèe: in quanto la testa della racchetta è già alta con la mano non dominante che la sostiene nel cuore. Accade nella schiacciata per le stesse ragioni del servizio.

Nel momento in cui svolgiamo il lavoro di sollevare la racchetta essa acquisisce energia gravitazionale potenziale pertanto la scelta più economica ed utile a questo punto è quella di lasciarla cadere insieme al proprio braccio trasformando quest’energia in energia di movimento. In tutti i colpi. Tecnicamente potremmo non fare nessuno sforzo aggiuntivo al fine di aumentare la sua velocità. In questo caso ci limiteremo a colpire esclusivamente grazie alla velocità acquisita dovuta al trasferimento dell’energia. In linea teorica quest’energia dovrebbe rimanere costante e ritrasformarsi in energia potenziale gravitazionale quando il sistema racchetta-braccio è risalito alla fine del movimento pendolare. Questo non accade, in pratica, perché c’è dell’attrito, ma qualora volessimo mantenere la velocità costante potremmo sempre limitarci a un lavoro minimo che consente di compensare esclusivamente la perdita di velocità dovuta all’attrito. In fase di palleggio potremmo limitarci a questo tipo di colpo e apprezzare il piacere di colpire in contrazione.
Ma anche qualora volessimo aumentare la velocità che il sistema racchetta braccio acquisisce grazie alla trasformazione dell’energia questo sforzo, questo lavoro, sarebbe limitato al surplus necessario per raggiungere la velocità desiderata che non può essere acquisita dalla sola trasformazione dell’energia gravitazionale potenziale in quella cinetica.

Avremmo in questo modo uno swing continuo, uniforme, senza interruzioni. Se invece come accade spesso dovessimo fermarci o rallentare una volta che l’accelerazione dall’alto è stata avviata saremo chiamati a fare lavori aggiuntivi strettamente muscolari. Fermare del tutto o rallentare la velocità acquisita del racchetta braccio è già un lavoro in più e poi tornare ad accelerare per riprendere tutta la velocità o solo la velocità perduta nel caso in cui ci sia stato un rallentamento diventa necessario. Nel caso in cui si dovesse fermare la racchetta non solo sprechiamo energie per fargli acquisire energia gravitazionale potenziale, all’inizio, ma poi ne utilizziamo altrettante per fermare l’energia cinetica acquisita e poi saremo chiamati a un ulteriore sforzo di trazione per far riprendere l’energia cinetica persa al nostro sistema braccio racchetta. Inoltre l’ultimo sforzo sarebbe anche in contrasto con la forza di gravità.

È quindi importante sin da subito cercare di allenare un movimento razionale, perfettamente consapevole, che consente di utilizzare tutte le risorse fisiche e scientifiche che abbiamo davanti quando decidiamo di giocare una partita di tennis. L’accelerazione senza contrazioni muscolari limitando al minimo necessario, a seconda della tipologia di colpo, il lavoro della spalla per accelerare dal basso verso l’altro è un’abilità che va insegnata e perseguita sin da subito e deve essere presente nella nostra mente in ogni momento. Non è da escludere che si tratti di un’attività non immediata, non naturale, perché forse siamo connaturati ad aspettare fino all’ultimo per essere sicuri di colpire bene l’oggetto che abbiamo davanti in questo caso una pallina da tennis. Però dobbiamo cercare di comprendere che quest’istinto non è il migliore da seguire per riuscire ad avere dei colpi efficaci ed efficienti.

In inglese il significato del verbo swing è “oscillare”, “dondolare”. In italiano non mi sovviene un termine che viene comunemente utilizzato e che renda bene l’idea del fatto che la racchetta va oscillata, dondolata. Si tratta di un movimento pendolare che dobbiamo cercare di eseguire con il massimo risparmio energetico sfruttando le risorse naturali e fisiche a nostra disposizione. Quindi non si tratta di un dondolio con la mano completamente serrata sul manico, condizione muscolare che impedirebbe la trasformazione dell’energia di cui abbiamo scritto anzi impedirebbe di fatto proprio il dondolio. Ma di un’azione decontratta, almeno nella prima fase, in agevolazione e sostegno alla trasformazione dell’energia gravitazionale potenziale in quella cinetica, perché il lavoro per sollevare la racchetta lo abbiamo già svolto nella prima fase, quella di apertura.

Acquisire sin da subito, meglio se da bambini, dimestichezza e sensibilità in questo approccio ai colpi è fondamentale al fine di poter raggiungere un’ottima capacità tecnica per giocare un tennis efficace e divertente a tutti i livelli, sia che si tratti di attività ricreazionali sia che si tratti di impegni agonistici.

Si tratta forse della prima vera abilità del tennis: quella da cui partire e costruire il proprio gioco.