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lunedì 20 marzo 2023

Il grande mistero del servizio di Jannik Sinner

Federer e Sinner uscita laterale del braccio racchetta

Jannik Sinner è già un giocatore affermato, riesce a competere con i migliori giocatori della classifica mondiale, sconfigge i primi dieci del ranking e probabilmente entrerà anche lui nel gruppo dei migliori dieci e non bisognerà attendere molto. Nel Master 1000 di Indian Wells (2023) ha giocato un'ottima semifinale con il futuro vincitore, Carlos Alcaraz, arrivando a set point nella prima partita. 

Ha fatto meglio di Danil Medvedev che in finale ha perso contro lo spagnolo Alcaraz con il punteggio di 63, 62. Però c'è qualche particolare che rende l'italiano ancora leggermente al di sotto di certi standard di gioco, che i suoi avversari sul campo riescono a raggiungere. Uno di questi aspetti è probabilmente la necessità di una maggiore sicurezza nel gioco di volo, ma non vorrei soffermarmi su questo aspetto. Vorrei cercare di analizzare per quanto possibile un solo colpo: la prima palla di servizio.

Dal 2021 sono stati apportati diversi cambiamenti al suo servizio i quali sono stati ben evidenziati nel video di Tennis Unleashed su Youtube. Fondamentalmente Jannik a modificato tre caratteristiche principali:

1. La posizione dei piedi. Ora la base di appoggio è leggermente più larga e i piedi sono più sfalsati. Questo consente una maggiore spinta di gambe in altezza e rotazione.

2. Prende una maggiore rotazione con il busto. Oggi con una telecamera posta a fondo campo è possibile vedere il petto del giocatore in fase di preparazione, mentre in precedenza Jannik rimaneva maggiormente con la linea delle spalle perpendicolare alla rete.

3. Il lancio di palla è cambiato. In precedenza il braccio che lanciava e quello che impugnava la racchetta si muovevano insieme, ora il braccio che lancia precede il braccio racchetta. Non vanno in alto insieme ma il braccio racchetta rimane basso quando il braccio sinistro si alza e lancia la palla. Questo dovrebbe consentire una maggiore velocità esecutiva e un maggiore inerzia all'impatto.

Questi accorgimenti principali avevano come obiettivo primario quello di rendere il servizio dell'italiano più potente. Sembra che questo risultato sia stato raggiunto, perché la percentuale dei punti realizzata con la prima di servizio è aumentata. Nel 2019 Sinner realizzava il 69,7% dei punti con la prima palla di servizio, nel 2020 e nel 2021 era intorno al 71,2%, nel 2022 è salito al 74,5%. In questa prima parte di stagione del 2023 la sua percentuale di punti vinti con la prima di servizio è salita al 76,6%. I cambiamenti hanno funzionato.

Però la percentuale di realizzazione non è l'unica cosa da tenere in considerazione, perché è altrettanto importante il numero di prime servite in campo e da questo punto di vista le cose non sono cambiate.

Sinner nel 2019 serviva 59,3% di prime in campo, nel 2020 ne ha messe nel rettangolo piccolo il 61,3%, nel 2021 il 59,9%, nel 2022 il 58,4%. In questa prima parte di stagione del 2023 ancora il 59,9% come nel 2021. Insomma fa più punti con la prima palla, ma mette in campo lo stesso numero di prime. Nella semifinale con Carlos Alcaraz la sua percentuale è scesa al 50%, una sì e una no.

Sembrerebbe opportuno cercare di dare un po' di regolarità in più alla potenza che riesce ad esprimere l'italiano. I cambiamenti apportati sono stati neutri nei confronti della regolarità, ovvero non l'hanno migliorata e nemmeno peggiorata e questo è un buon punto di partenza, ma le percentuali di Sinner sono troppo basse.

Alcaraz per esempio quest'anno ha il 66,9% di prime in campo e non è mai sceso sotto il 62% dal 2020. Danil Medvedev ha il 65% e non scende sotto il 60% dal 2020. Novak Djokovic ha una percentuale di prime palle in campo, per esempio, che non scende sotto il 62,4% dal 2004, con una media carriera del 64,9%. Rafael Nadal ha una media carriera dal 2002 del 68% di prime in campo.

Servire poche prime palle espone Jannik Sinner a fare gli straordinari negli scambi quando serve la seconda e lo lascia vulnerabile a break difficilmente recuperabili con i giocatori di alto livello.

Dove e come trovare questa piccola percentuale di regolarità in più? Se, come abbiamo visto, gli accorgimenti già apportati non incidono sulla continuità, si potrebbe fare qualcosa nella gestione dell'impatto? Credo possa valere la pena cercare accorgimenti e lavorare sull'impatto. Nello specifico sull'angolo di impatto.

Da alcuni filmati osservati a velocità molto rallentata sembra che il braccio racchetta di Jannik abbia una direzionalità accentuata nella direzione della rete, una propensione in avanti. Questo atteggiamento esecutivo potrebbe aumentare i margini di errore, in quanto l'intero braccio racchetta ruota intorno al punto di rotazione che è la spalla. Cercare in questo modo il giusto angolo di impatto potrebbe divenire un'impresa ardua: è sufficiente un'inclinazione maggiore o minore di solo qualche grado per ottenere palle lunghe o palle a rete. Inoltre anche nei giocatori alti i margini di "luce" per schiacciare non sono ampi, si tratta di poche decine di centimetri.

L'idea è quella di cercare aumentare l'angolo di lateralità dell'impatto, con il braccio racchetta che cerca un'uscita più verso destra, in modo da imprimere la stessa energia con più controllo e diminuendo le possibilità di errore dovute ai pochi gradi di inclinazione del braccio. Roger Federer aveva un angolo di impatto con un'uscita laterale abbastanza evidente, questo gli consentiva una minore chiusura in avanti del braccio racchetta diminuendo gli errori e mantenendo l'efficacia del colpo. 

Federer aveva più o meno le stesse percentuali di Sinner fino al 2003 (59,5%), dal 2004 non è più sceso sotto il 61,6% con picchi del 65,8%, 66%, 64,7% nelle migliori stagioni.

Ovviamente si tratta di aggiustamenti minimi, che l'atleta deve provare e sentire, fine tuning (sintonia fine), come quando, con le vecchie radio analogiche, una volta trovata la stazione, si cercavano piccoli aggiustamenti per sentirla meglio. Vai un po' più laterale Jannik!

Per le statistiche cortesia di Tennisabstratc.com

sabato 22 ottobre 2022

I tennisti sono cresciuti, ma non si muovono come i giocatori di basket


L’altezza mediana è cresciuta di 2 cm tra gli uomini e 3.8 tra le donne tra il 1990 e il 2016. E’ cresciuto anche il numero dei giocatori molto alti. L’altezza è un vantaggio competitivo specialmente sulla prima di servizio anche se il vantaggio diminuisce in modo abbastanza evidente sulla seconda.

Anche nel tennis giovanile si è verificato questo cambiamento, con i giocatori alti che hanno raggiunto posizioni di metà classifica con più costanza.

Però se osserviamo il rendimento non sono i giocatori altissimi che vincono il maggior numero di Slam e mantengono un rendimento di gioco continuo. Roger Federer e Rafael Nadal sono  1,85m, Novak Djokovic è poco più alto (1,88), non raggiungono i picchi di Isner, Karlovic e Opelka. 

Inoltre “dal 1985 al 2016, l’altezza mediana dei primi 10 e dei giocatori tra la posizione 11 e la 100 era la stessa, 185 cm., ma negli stessi 32 anni, solo 3 titoli Slam (il 2.4%) sono stati vinti da giocatori alti almeno 196 cm (uno a testa tra Richard Krajicek, Juan Martin Del Potro e Marin Cilic), rappresentando solo il 7.7% dei primi 100 nel periodo preso in considerazione”. Wiley Schubert Reed.

Nelle donne le differenze si sentono maggiormente e le giocatrici più alte vincono di più al contrario di quello che accade nel circuito maschile. Come se ci fosse un range di rendimento ideale al di fuori del quale c’è un decadimento della prestazione ed essendo le donne generalmente più basse degli uomini il limite superiore è meno evidente di quello inferiore. Qui trovate un articolo dettagliato di cui ho riportato solo alcuni aspetti.

I vantaggi dell’altezza rimangono però evidenti fino a un certo punto e dovremmo cercare i motivi tecnici dei benefici e delle cause che sembrano imporre dei limiti, rendendo i vantaggi non lineari con il crescere dell’altezza stessa. Dobbiamo considerare almeno tre aspetti tecnici:

1. L’angolo di incidenza del servizio;

2. Il momento del braccio racchetta;

3. L’inerzia di tutto il giocatore. Perché anche il giocatore ha una propria inerzia che dipende dalla propria stazza, dal proprio peso. Quello di una guardia del football americano sarà sicuramente maggiore di quello di un mezzo fondista.

Mentre il primo punto è un vantaggio che sembra non presentare controindicazioni il secondo potrebbe avere dei pro e dei contro, con svantaggi che si evidenziano nelle fasi di gioco e non connessi all’esecuzione del gesto del servizio. Potrebbero esserci delle criticità su cui i giocatori molto alti devono porre attenzione in fase di allenamento e gestione tecnica dei colpi.

Infine il terzo, punto potrebbe rappresentare uno svantaggio negli spostamenti del giocatore, almeno nel tennis.

La considerazione principale che dovremmo tenere presente è che il servizio è l’unico colpo in cui il giocatore ha ogni variabile sotto controllo. Se si tolgono gli elementi atmosferici e ambientali, vento, sole e il comportamento del pubblico, il giocatore ha sotto controllo ogni variabile, compresa quella del tempo necessario per eseguire il servizio. Partiamo dal presupposto che l’introduzione relativamente recente dei 20 secondi sia un tempo sufficiente per i giocatori, affinché possano trovare la concentrazione necessaria per servire. Sono fermi, racchetta e pallina sono nelle loro mani.

L’angolo del servizio.

Lo ha sicuramente spiegato meglio di me Wiley Schubert Reed nell’articolo citato. Aggiungerei che nonostante non ci sia praticamente luce per schiacciare la pallina nel rettangolo del servizio, ovvero anche mettendo gli occhi nel punto di impatto il rettangolo non sarebbe visibile, ai giocatori alti e soprattutto a quelli altissimi si apre questa possibilità.

Ovvero c’è un’area in cui potrebbero, in teoria, schiacciare direttamente il loro servizio senza essere costretti ad utilizzare una parabola. Per avere lo stesso angolo “visuale” i giocatori più bassi dovrebbero posizionarsi molto all’interno del campo da gioco. 

"Tralasciando l’eventuale rotazione imposta alla pallina, affinché un giocatore di 183 cm serva a 193 km/h con lo stesso angolo di un giocatore di 196 cm, dovrebbe posizionarsi all’interno del campo a più di 90 cm dalla linea di fondo” W. S, Reed.

Il vantaggio è evidente anche se diminuisce sulla seconda palla, facendo emergere maggiormente le abilità nella risposta degli avversari, a causa della delicatezza del punto i giocatori sono più conservativi e si prendono meno rischi al servizio.

Il momento del braccio racchetta.

Quello che è un vantaggio all’impatto è uno svantaggio in preparazione. Nel momento della collisione è un vantaggio, perché significa che il braccio racchetta tenderà a mantenere il movimento che abbiamo deciso di dargli, imprimendo alla pallina la rotazione e la direzione volute.

Ma un braccio racchetta con alta inerzia tenderà a mantenere anche il proprio stato di quiete, pertanto sarà più difficile da accelerare. Questa difficoltà nel servizio è annullata, o molto limitata, perché il giocatore può prendersi il tempo e lo spazio per gestire il proprio gesto e trovare l'accelerazione che ritiene necessaria.

I problemi sono maggiori durante gli scambi e in risposta, quando si è costretti a correre, cambiare direzione e organizzare i colpi in tempi brevi. In queste situazioni un giocatore meno alto e, relativamente più brevilineo, potrebbe trovare il giusto compromesso che gli consente di essere competitivo in ogni fase del gioco, perdendo poco al servizio, o comunque meno di quanto perde un giocatore molto alto negli scambi e in risposta quando i tempi di gioco sono influenzati anche dagli avversari. Non si può avere tutto.

L’inerzia del giocatore.

I cestisti sono molto alti e molto agili. Fanno della destrezza e della fluidità dei propri movimenti non solo bellezza di gioco ma anche efficacia. Brad Gilbert sostiene che se un giocatore molto alto imparasse a muoversi come uno meno alto diventerebbe estremamente competitivo come non accade oggi.

Nel tennis non c’è ancora stato un giocatore alto 198 o 201 o 203 cm in grado di muoversi come un giocatore NBA, se ne arriva uno, allora siamo di fronte a un possibile vincitore di diversi Slam”.  Dichiarò Brad Gilbert.

Anche in questo caso, però, il paragone con il basket dovrebbe tenere conto del ritmo e della varietà di gioco che l’avversario può imporre in relazione all’inerzia del giocatore, nonché della natura stessa del gioco del tennis.

E’ incontestabile che un giocatore di basket sia molto alto, pesate, ma, al tempo stesso, armonioso nei movimenti; però è sempre lui quando gioca che decide come muoversi, dove muoversi e quando cambiare direzione.

Può gestire il proprio peso con più armoniosità perché può limitare fermate e ripartenze continue. Avendo la possibilità di scegliere dove cambiare direzione può gestire lo spostamento senza soste completi, senza “stop and go”, o, almeno riducendoli al minimo. Inoltre le fermate e le ripartenze nel tennis soffrono dell'incertezza della direzione di ripartenza, perché non è scelta dal giocatore ma dall'avversario. Un cestista ha in mente il percorso da fare un tennista invece dovrà attendere di vedere la direzione del colpo dell'avversario.

Nel tennis i giocatori sono condizionati molto di più negli spostamenti dalle scelte di gioco degli avversari, perché devono correre dove l’avversario ha indirizzato la palla e non, come nel basket, verso un punto fisso del campo, il canestro.

In queste condizioni la fluidità è difficilmente mantenibile perché si è chiamati, non di rado, a bruschi cambi di direzione sul posto. Un’alta inerzia è il nemico numero uno per coloro che devono fermarsi e ripartire. Anche un tir con rimorchio può sembrare fluido se può gestire i cambi di direzione senza soste, avendo lo spazio per mantenere una certa velocità, ma sembrerà lento e impacciato se costretto a fermarsi e riprendere velocità più volte in spazi brevi.

Nel tennis mantenere fluidità di movimento è molto più difficile a causa del ritmo e della natura del gioco, spesso non si può fare la strada più lunga tra un colpo e l’altro. Inoltre per colpire tutti i maestri suggeriscono di fermarsi per ridurre gli errori, sin da piccoli.

Soluzioni nei limiti del possibile.

All’inizio dell’oscillazione posteriore (backswing):

1. Sfruttare l’energia gravitazionale potenziale (caduta verso il basso).

2. Accelerare in successione gli assi corti: mano racchetta, avambraccio racchetta e poi braccio avambraccio racchetta. In modo che l’inerzia maggiore che possiede l’intero braccio con la racchetta possa agganciarsi alla velocità che la racchetta ha già preso.

Spostamenti:

utilizzare il più possibile un trasferimento del peso rotazionale e non lineare, in modo da mantenere una certa velocità in uscita dal colpo verso il centro del campo e in avanti, condizione che agevola la ripartenza ed evita di essere costretti a “stop and go” completi. Almeno per quanto possibile poiché per un passaggio dell’energia dal corpo al braccio-racchetta la rotazione va fermata. Un tipico esempio di come un trend evolutivo possa trovare dei limiti di sviluppo nelle condizioni ambientali di gioco.

venerdì 19 marzo 2021

Educare Mouratoglou. Come evitare il doppio moto pendolare e migliorare il proprio tennis

 


Mouratoglou nel filmato in fondo alla pagina sostiene che lo spin viene dato dall'azione della mano. In realtà si tratta di un grande malinteso nel tennis. Un errore di impostazione che rischia di innescare una serie di conseguenze che rallentano la crescita e precludono il miglioramento. Purtroppo questo approccio e certi fraintendimenti sono molto diffusi tra i maestri e i coach, questa condizione crea un blocco all'apprendimento che con il tempo si radica e su cui è poi difficile intervenire in futuro, perché viene automatizzata un'abitudine che ha dei limiti. Come si può vedere invece dal primo filmato, molto esplicativo, la rotazione alla palla e il tipo di colpo sono dati solo dall'angolo di rotazione del braccio e dall'orientamento della superficie che collide. Il back, il top spin, il servizio in kick, lo slice, la palla da sotto, il colpo piatto, il lungo linea, l'incrociato tutti i colpi sono riproducibili agendo su questi due fattori soltanto. La macchina infatti è priva di altre variabili che possono essere utilizzate come il polso, l'avambraccio o la mano i quali possono essere usati nell'immediatezza della collisione. Passare ore ad allenare un gesto sbagliato ci renderà bravissimi nell'eseguirlo ma i limiti tecnici del gesto diverranno i nostri limiti in futuro, impedendo altri miglioramenti. Interrogarsi sul perché dei 58 slam in tre (Federer, Nadal, Djokovic e pochi altri) significa anche chiedersi quanto sia diffuso e radicato un metodo che si basa su un evidente malinteso. Grazie a powerflail.com.

Ahi! Ahi! Ahi! Se mi dite cosa vendete magari evito di acquistarlo.



giovedì 24 settembre 2020

Spalle attive o passive, manuali federali e vecchi suggerimenti

Il braccio di Roger rimane all'altezza della gamba destra,
non la supera se non dopo che il corpo si è girato. Le spalle guidano.

In un confronto, per altro breve come sempre di più accade nelle superficiali società moderne, ebbi modo di evidenziare alcune mie perplessità a un maestro di tennis che lavora per una nota accademia di cui per ovvi motivi non farò il nome.

L’oggetto della discussione era la rotazione delle spalle. Quando fu detto che la rotazione delle spalle seguiva l’accelerazione del braccio in fase di esecuzione del colpo (non di preparazione o apertura) feci presenti i miei dubbi.

Anche lasciando da parte l’aspetto delle leve vantaggiose che abbiamo analizzato in altri articoli, non riuscivo e non riesco a comprendere quale sia l’utilità di una rotazione delle spalle che segue l’avanzamento del braccio racchetta. Si tratterebbe di un movimento passivo che viene svolto solo per agevolare l'accelerazione del braccio e aumentare il raggio di esecuzione, ammesso che ne rimanga il tempo. Il movimento sarebbe più muscolare e non beneficerebbe a mio giudizio di una velocità aggiuntiva, che, anche se fosse minima, permetterebbe di avere qualche chilometro in più al momento dell’impatto. Sempre meglio partire con qualcosa in più piuttosto che in meno, o da zero.

In una successiva chiacchierata con un lanciatore del disco ci trovammo d’accordo che nel caso di un lancio in cui il braccio domina il movimento rispetto alle spalle ci troveremmo in una situazione in cui una parte dell’energia cinetica viene scaricata verso il corpo stesso. Come se fosse il braccio a lanciare il corpo con la conseguenza concreta di una riduzione delle prestazioni e di una perdita dell'equilibrio non trascurabile anche nel tennis.

Leggendo attentamente i testi della Federazione Italiana Tennis in cui si entra nel merito della catena cinetica di esecuzione del colpo, le perplessità non possono che rimanere tali, se non divenire certezze. Infatti se la catena cinetica parte dal basso, come scritto nei manuali, (gambe, anche, spalle) per profondere energia nel braccio racchetta, un anticipo di quest’ultimo che fa seguire la rotazione delle spalle, sarebbe un movimento che contrasta quello precedente interrompendo la catena.

Diversa è la situazione in cui le spalle ruotano attivamente trasferendo velocità al braccio verso l’esterno, come nei lanci. L’accelerazione muscolare del braccio può sempre avvenire dopo, partendo da una condizione migliore con la catena cinetica che trova il suo naturale svolgimento verso l’esterno e non verso l’interno quando la priorità dell'accelerazione parte dal braccio e rischia di scaricarsi sulle spalle.

Se un movimento sincrono può essere accettabile una rotazione passiva delle spalle ritengo che precluda l’esecuzione di colpi efficienti.

Nelle fasi di allenamento è quindi opportuno, a mio giudizio, porre attenzione a questo aspetto. Dopo che il braccio racchetta acquisisce velocità in discesa e deve risalire c’è ancora la possibilità di evitare un’azione muscolare evidente. In questa fase la rotazione del corpo, partendo dalle gambe per salire alle anche e alle spalle, permette di mantenere la velocità del braccio racchetta e in alcuni casi di incrementarla. Infatti come tutti i movimenti del nostro corpo può essere graduale: se il movimento avrà la stessa velocità di quella che il braccio racchetta ha già acquisito avremo un movimento sincrono, se è maggiore le spalle tenderanno a “trascinare” con sé il braccio facendogli guadagnare preziosi chilometri orari da sfruttare all'impatto. La catena cinetica non viene interrotta da forze contrastanti.

C’è da considerare anche un aspetto geometrico. Un'accelerazione repentina e muscolare del braccio tenderà a ridurre il raggio dell’esecuzione, perché questo si chiude su se stesso troppo presto con la conseguenza di un aumento dei margini di errore.

La rotazione in avanti delle spalle permette di avere un arco di esecuzione più ampio; il braccio racchetta può avanzare maggiormente. Questo accorgimento si sposa perfettamente con i suggerimenti dei “vecchi” maestri, i quali consigliavano di accompagnare la palla il più possibile ed evitare di strappare il movimento.

In realtà non vi è un “accompagnamento” nel senso vero del termine, perché la pallina  rimane sul piatto corde pochi millisecondi, ma l’esecuzione è più fluida, morbida e i margini di errore si riducono notevolmente.

Questi accorgimenti sono validi sia per il dritto che per il rovescio a due mani. Nel servizio queste dinamiche sono simili ma meritano un approfondimento data la natura particolare del colpo.

Se osserviamo la sequenza delle quattro immagini che ritraggono Roger Federer risulterà tutto molto chiaro. Come si vede dalle prime due immagini il braccio del giocatore svizzero non avanza rispetto all'asse delle anche e delle spalle. Rimane all'altezza della gamba destra. Il corpo invece ruota verso la rete. Il braccio non è da considerare attivo rispetto alle spalle e rimane nella stessa posizione relativa, fino a che il giocatore non si è completamente girato verso la rete, poi avanza con azione di spalla. Infatti al momento dell’impatto è più in là rispetto alla gamba destra. Per semplificare non è il braccio che trascina le spalle, ma sono le spalle che “lanciano” il braccio.

Anche testa della racchetta rimane indietro con il polso che si estende totalmente, ma anche questo fino all'impatto rimane nella stessa posizione, il polso non si muove, l’avambraccio non ruota se non dopo o nei momenti immediati dell’impatto. L’energia, quindi, si trasferisce in successione dal corpo al braccio alla racchetta con fluidità. L’intento è comunque quello di mantenere un asse di rotazione il più possibile lontano dal punto di impatto in modo da sfruttare tutta l’inerzia del braccio racchetta conferita da un raggio maggiore.

C'è da notare che la rotazione complessiva della spalle del giocatore svizzero è quasi di 180 gradi. All'inizio vediamo il petto e sul finale del colpo espone alla telecamera la schiena, quasi totalmente.

Un esercizio che penso possa essere utile è quello di concentrarsi sulla spalla del braccio non dominante (quella che non impugna la racchetta) durante l’esecuzione del dritto e del servizio e utilizzarla, con il braccio che tende a chiudersi diminuendo l’inerzia, in modo attivo come per tirare qualcosa verso di noi. Questo agevolerà la rotazione.

Ovviamente ogni atleta dovrà essere orientato, all'interno di un'intelaiatura generale, a trovare la propria comodità di gesto e gradualità di movimento che più gli si confà.

giovedì 17 settembre 2020

Tennis e simpatia per il diavolo: come accelerare nel caos e colpire con ordine (dritto, rovescio, servizio)

Le oscillazioni caotiche del doppio pendolo

Avendo tolto dio dalla mia vita il diavolo l’ha dovuto seguire di conseguenza. Si è presentata quindi l’occasione di eliminarlo anche dall'immaginario dello sport del tennis.

Questo sport, per le sue difficoltà, è stato spesso associato alla figura del maligno. Una minima distrazione, un tempo d’esecuzione leggermente sbagliato, e un singolo errore può divenire una lunga serie di errori. Una catastrofe. E’ uno sport sensibile a minimi cambiamenti i quali possono generare enormi conseguenze, ma accettare una realtà non significa averla compresa a fondo. Dovremmo chiederci perché questo accade e avendo eliminato la spiegazione esoterica, quella del diavolo, dovremmo indagarne una più esaustiva e meglio comprensibile. Ma un’ultima metafora letteraria può essere utile: infatti se dovessimo associare qualcosa al diavolo una delle caratteristiche sarebbe quella del massimo disordine, del caos, del mondo lasciato a se stesso, dell’assenza di controllo sugli eventi. O no? Meglio non esserne travolti, e, se fosse possibile, sarebbe utile cercare di sfruttarlo a proprio favore. Non controllarlo, non si può controllare il massimo disordine, ma sfruttarlo nelle sue caratteristiche. 

E’ un buon punto di partenza per passare al tennis.

Il moto del doppio pendolo.

Composto da due pendoli, uniti da uno snodo, che si trasferiscono l’energia. Braccio e avambraccio nel nostro caso. Il punto di rotazione può essere il polso o l’avambraccio che con la sua rotazione (pronazione o supinazione) creano un asse di rotazione all'altezza della mano che impugna la racchetta. C'è un piccolo problema il doppio pendolo è un moto tendenzialmente caotico ad alte velocità. Il triplo pendolo è anche peggio. Significa che è altamente sensibile alle condizioni iniziali e soggetto a macroscopici cambiamenti anche per piccole modifiche della lunghezza dei pendoli, velocità, altezza dell’oscillazione, distribuzione dei pesi e massa complessiva. Un caos, appunto.

Il moto del pendolo singolo.

Questo è un oggetto singolo che oscilla su un asse di rotazione a cui è fissato. Si tratta di un moto lineare. Ad ogni cambiamento della lunghezza del pendolo, della sua velocità della sua massa o della distribuzione di questa, corrisponde un mutamento prevedibile, calcolabile e "proporzionale". Talmente preciso che può essere usato per scandire il tempo nell'orologio.

Il pendolo singolo di Djokovic


Quando giochiamo il rilascio anticipato dell’avambraccio innesca un doppio moto pendolare: avambraccio e racchetta. Se lo fate attivamente, se colpite in questo modo la pallina siete nel caos, navigate nel disordine. E' sufficiente un minimo cambiamento iniziale che l’oscillazione del vostro braccio-racchetta è sempre diversa in modo macroscopico.

Perdete il timing? Andate fuori giri? Non date più la colpa al diavolo, è sufficiente una distanza diversa dalla palla con il braccio che si accorcia perché più flesso, o più disteso, per avere un grande cambiamento nell'oscillazione. Partite da altezze diverse, con conseguente ampiezza mutata dell’oscillazione? Avrete lo stesso macroscopico risultato. L’avversario cambia ritmo e avete delle incertezze, alcune esitazioni nella fase di back-swing? Se la vostra fase di collisione è a doppio moto pendolare avrete le stesse conseguenze: poca prevedibilità, effetti farfalla, cambiamenti macroscopici innescati da piccole modifiche. Tutto questo si traduce in errori, molti errori, troppi errori. Per fare un lavoro di precisione e costanza di rendimento non è il massimo. Significa andare a cercare il diavolo per chi ci crede ancora. Anche se la testa della racchetta prendesse, forse, più velocità i margini di errore sarebbero troppo alti. Una velocità un po’ più bassa può essere benissimo compensata da un’inerzia maggiore dovuta al raggio più lungo del pendolo singolo.


Il pendolo singolo di Nadal


Con l’asse di rotazione spalla l’intero braccio e la racchetta rappresentano un unico pendolo che va all'impatto. Ma il diavolo può essere sfruttato se togliamo la animistica personalità agli eventi e li consideriamo per ciò che sono: movimenti con le loro caratteristiche.

Un moto caotico che sia a doppio, triplo, o quadruplo pendolo può essere sfruttato nella fase iniziale quella di accelerazione. Dall'ovalizzazione, in discesa, racchetta, avambraccio e braccio possono passare l'energia l’un l’altro senza la necessità di eccessiva precisione. Serve velocità pura, accelerazione grezza. Può essere fatta nel caos.

Ma i segmenti devono unirsi in unico pendolo nell'area di impatto. Fermo l’avambraccio nella zona di contatto, nessuna tentazione di impartire la rotazione alla palla usando l'avambraccio. Un unico pendolo con perno spalla, un moto prevedibile, lineare, su cui fare affidamento.

Accelerate nel caos e colpite con ordine.


Il pendolo singolo di Roger Federer


Se commette troppi errori, non siete costanti, siete poco precisi, il colpo è debole, vi danno fastidio i cambi di ritmo, andate fuori giri, perdete controllo, non date la colpa al diavolo in fondo la sua figura mitologia infonde simpatia: è solo un tentativo ingenuo di fornire spiegazioni.

La realtà è che con molta probabilità state solo accelerando con ordine e colpendo nel caos di un doppio moto pendolare.




giovedì 5 dicembre 2019

Ancora leve, rotazioni, Atlatl e il servizio di John McEnroe

Propulsore o atlatl

Una discussione avvenuta su Facebook mi permette di fare alcune precisazioni al fine di evitare equivoci e fraintendimenti. Quando si parla di leve svantaggiose ci si riferisce ai movimenti del nostro corpo: alzare il braccio, alzare l’avambraccio o alzare un oggetto che è impugnato. In questo caso siccome l’azione dei muscoli avviene sul polo, quindi sul punto in cui dobbiamo far ruotare il nostro arto questo sarà, nell'ottica del funzionamento delle “leve” un braccio resistenza e non un braccio potenza. Per sollevare il nostro braccio, un oggetto, dobbiamo vincere con la forza muscolare l’inerzia dell’oggetto stesso esercitando una forza. Il nostro corpo pertanto funziona per mezzo di leve svantaggiose. Dopo tutto, come ci spiega la teoria dell’evoluzione siamo più dei “progettoidi” che dei progetti. La situazione è un po’ diversa quando dobbiamo lanciare un oggetto con il nostro corpo o con un attrezzo. In questo caso infatti l’energia cinetica acquisita dall'oggetto nel momento in cui viene lanciato sfrutta anche la lunghezza del braccio. A scopo divulgativo penso si possa affermare che la lunghezza del braccio permette di esercitare una forza, conferire energia, lontano dal punto di rotazione.

Esemplificativo credo sia in questo caso l’uso del propulsore o atlatl. Lo strumento veniva utilizzato sin dal paleolitico per aumentare la distanza di lancio di frecce o lance durante la caccia. Il meccanismo era appunto quello di prolungare il braccio di lancio al fine di raggiungere distanze superiori.


John McEnroe.
Rotazioni al servizio


Se prendiamo una pallina e la sistemiamo all'estremità dell’ovale della racchetta cercando di lanciarla come se la racchetta fosse una atlatl il lancio sarà più lungo di quello effettuato con il movimento del singolo polso. Nel tennis nel momento dell’impatto si ha una collisione e non un lancio, però se vogliamo considerare questo aspetto delle leve anche in questo caso credo si debba convenire che la gestione di un raggio più lungo e quindi di un braccio esteso il più possibile porti di vantaggi nel colpire la pallina. Quindi la ricerca del massimo raggio credo sia utile da entrambi i punti di vista sia quello della leva che quello dell’inerzia.

Fatta questa dovuta precisazione se consideriamo il nostro corpo e il suo modo di muoversi mentre giochiamo a tennis le leve sono tutte svantaggiose o quasi...

Esistono tre tipi di leve: le leve vantaggiose appunto, le leve indifferenti e le leve svantaggiose. La tipologia della leva varia a seconda della posizione del fulcro rispetto al punto in cui si applica la forza motrice e della posizione della forza resistenza. Il fulcro non è altro che il punto intorno al quale ruotano i bracci delle leve. Un braccio potenza e un braccio resistenza. Se il braccio potenza è più corto del braccio resistenza la leva è svantaggiosa. Purtroppo le leve del nostro corpo sono tutte svantaggiose, perché la forza muscolare si applica sul punto di rotazione. Quindi abbiamo solo "bracci resistenza" e non "bracci potenza". La cuffia dei rotatori applica la forza sul punto in cui la spalla ruota. Il bicipite sul gomito, il punto in cui ruota l'avambraccio. Con asse rotazione polso la mano ruota la racchetta all'altezza della mano stessa. Tutto sforzo muscolare con nessuna agevolazione. Ci sono però due azioni che possono rappresentare delle leve vantaggiose: la rotazione delle spalle e delle anche. Questo tipo di rotazioni e il mantenimento dell'equilibrio durante queste azioni sono abilità da sviluppare sin dalla gioventù.

Quando ruotiamo il nostro corpo con un’azione che parte dalle gambe e si esercita sulle anche, oppure ruotiamo le nostre spalle, il nostro busto, la rotazione avviene su un asse centrale del nostro corpo. Un asse che ci divide perfettamente a metà mentre le azioni muscolari si esercitano anche lontano dall'asse pertanto la distanza che va dove si esercita la forza fino all'asse centrale e da considerare braccio potenza della leva.

Come quando cerchiamo di svitare il bullone di una ruota di un’automobile con una chiave a croce: esercitiamo la forza all'estremità della croce in modo da sfruttare tutto il braccio potenza della leva. Oppure quando giriamo lo sterzo sempre della nostra automobile. Esercitiamo la forza ai lati del volante più andiamo verso il centro e più dovremmo fare fatica per raggiungere lo stesso angolo di sterzata. Lo stesso accade con le biciclette: più è lunga la pedivella e minore sarà lo sforzo esercitare per muovere il movimento centrale.

Le rotazioni sono quindi importanti nel tennis ed è importante imparare a gestirle con equilibrio e dal punto di vista della preparazione atletica.

Grande interprete di questo aspetto capace di gestire una rotazione di quasi 180 gradi durante il servizio è stato John McEnroe, il quale partiva da una posizione completamente rivolta verso il fondo campo e riusciva a gestire (anzi riesce ancora) un’ampia rotazione prima di andare a colpire.





Ma le rotazioni sono importanti anche nei colpi fondamentali: diritto e rovescio. Per questo motivo è importante girare le spalle in preparazione del colpo, in modo da poter avere la massima rotazione che siamo in grado di coordinare durante l’esecuzione. Si tratta di un’abilità che si impara, si allena e si può migliorare. Consente di avere un colpo efficiente, avere una maggiore decontrazione del braccio racchetta durante l’esecuzione.

martedì 26 novembre 2019

Il servizio nel tennis e il lancio del giavellotto: dinamiche, rotazioni e angolo di lancio

Giavellotto. Spalla sopra spalla.
Abbiamo già scritto del servizio in un post precedente, nel quale è stato evidenziato un aspetto geometrico fondamentale, ovvero la pochissima luce disponibile per poter schiacciare la palla. Partendo da questo aspetto una considerazione che possiamo proporre è che, anche nel caso del servizio, dobbiamo necessariamente avere una traiettoria che tenda a scavalcare la rete affinché si abbiano margini di errore più ridotti.

Un numero di errori ridotto però non è sufficiente per essere competitivi, perché è necessario avere anche una buona velocità di palla. Così come abbiamo visto per i fondamentali di dritto e rovescio per avere una buona accelerazione del sistema braccio racchetta è opportuno innescare una concatenazione di movimenti che dal punto di vista fisico e meccanico permettano l’accelerazione in decontrazione del braccio.

Ci viene in soccorso nuovamente l’atletica leggera, sempre settore lanci, in questo caso il lancio del giavellotto, poiché lo scopo è quello di far acquisire la massima velocità possibile al braccio al momento dell’impatto sopra l’asse delle spalle. Mentre nei colpi fondamentali la similitudine si poteva riscontrare nel lancio del disco, perché si trattava di velocizzare un’azione al di sotto della linea delle spalle, nel servizio l’analogia migliore è quella che si può fare con il lancio del giavellotto, infatti si tratta di accelerazioni al di sopra delle spalle.

Pete Sampras.
Spalla sopra spalla.
Massima tensione.
Ovviamente, anche in questo caso, ci sono delle differenze da sottolineare: il lancio del giavellotto avviene con la rincorsa, ha uno scopo diverso, pertanto l’angolo di uscita sarà molto più verso l’alto, la prima parte del caricamento avviene con il braccio disteso, mentre nel tennis si ha una flessione del gomito per permettere l’accelerazione dietro la schiena con il “mulinello”. Ci sono però anche molti aspetti comuni, che si riscontrano anche in questo caso nella parte finale dell’esecuzione, più o meno dall’appoggio del piede sinistro nel giavellotto, che corrisponde in linea di massima all’inizio del trasferimento del peso dalla gamba posteriore a quella anteriore nel tennis, o con lo slancio in alto e in avanti per chi possiede una tecnica più agonistica che consente di guadagnare preziosi centimetri in altezza e all’interno del campo nel tennis.

Gli aspetti comuni riguardano lo sviluppo della catena cinetica, il ritardo del braccio lanciante, l’utilizzo delle rotazioni di anche e spalle e quindi lo sviluppo di tensioni torsionali, le quali permettono una maggiore accelerazione del sistema. La posizione frontale in direzione del lancio dopo le rotazioni è un’altra analogia. Nel tennis, nella fase finale, vi è, in più, l’utilizzo dell’ultima rotazione disponibile che quella dell’avambraccio attraverso la pronazione.

Ma entriamo nel dettaglio. Il lancio di palla è fondamentale, deve essere tale da vincolare lo sviluppo della catena cinetica. Deve obbligare il giocatore a utilizzarla. Pertanto è consigliabile eseguirlo portando il braccio che lancia all’interno del ginocchio della gamba avanzata (la sinistra per i destri, la destra per i mancini) ed effettuare un piccolo arco per cercare di lanciare la palla verso l’interno del campo (dall’esterno del campo verso l’interno). Tale movimento possiede un ulteriore vantaggio che è quello di permettere una rotazione delle spalle in fase preparatoria modo da mostrare la schiena, o parte di essa, alla rete o all’avversario se vogliamo dirla in un altro modo. Questo permetterà anche una rotazione dell’anca verso il fondocampo e lo spostamento del peso sulla gamba posteriore (la sinistra per i mancini).

Giavellotto.
Massimo momento torsionale.
Il braccio che lancia e il braccio con la racchetta raggiungono in questo modo la posizione a trofeo, il peso inizia a spostarsi leggermente in avanti favorito dal braccio lanciante che va verso la direzione del campo. Le spalle hanno una posizione di spalla sopra la spalla, con la spalla della mano lanciante sopra quella del braccio racchetta.

A questo punto inizia l’azione della catena cinetica. Il braccio racchetta cade dietro la schiena, in quanto era stato portato in alto carico di energia gravitazionale potenziale, quest’energia permette di vincere in decontrazione l’inerzia dell’attrezzo riducendo la forza di torsione necessaria per ruotarlo così si ha la prima accelerazione della racchetta che cade dietro la schiena. Ma deve risalire.

Le gambe iniziano a dare l’impulso in rotazione e verso l’alto, per favorire il movimento dell’anca, la quale anticipa ruotando la schiena e le spalle, queste ultime entrano in gioco con un’azione di “ribaltamento” spalla sopra la spalla (shoulder over shoulder), in modo che il braccio racchetta possa raggiungere la massima estensione verso l’altro nel punto d’impatto. Il braccio sinistro si piega e la spalla sinistra si abbassa (nel caso dei mancini è la destra). Le gambe raggiungono la massima estensione spingendo verso l’alto, infatti prima spingono per far ruotare le anche e solo qualche frazione di secondo dopo verso l’alto pienamente, solo quando le anche sono ormai come scivolate verso il campo.

John Mcenroe. Schiena verso la rete.
Lancio verso il campo. Braccio parallelo alla riga.
In questo momento il braccio destro con la racchetta (nei mancini il sinistro) è ancora in ritardo rispetto all’asse delle spalle che ruota, con la massima decontrazione possibile. Il braccio racchetta è ancora piegato sul gomito mentre le spalle raggiungono la posizione delle anche, in linea il più possibile con la direzione di lancio desiderata, racchetta è ancora più arretrata rispetto al braccio.
Il tennista assume una posizione ad arco, molto simile a quella del lanciatore del giavellotto. A questo punto si distende il gomito, l’avambraccio prona e la testa della racchetta va verso l’impatto prendendo tutte le accelerazioni trasferite dalle tensioni e dalle torsioni di tutto il corpo. L’impatto sarà con direzione verso l’alto e in avanti.

Nei tennisti di alto livello questi movimenti sono talmente veloci e sincronizzati da essere un tutt’uno. L’accelerazione finale del braccio racchetta è come una liberazione istintuale, come una scarica elettrica che percorre tutto il corpo sfruttando le dinamiche delle leve vantaggiose, la forza di gravità e l’organicità del proprio corpo con il fine di raggiungere la massima velocità nel punto d’impatto, con il braccio completamente disteso.

Lancio. Spalle. Torsioni. Massimo inarcamento
Qui nel lancio del giavellotto punto di rilascio avrà un angolo più alto in quanto l’obiettivo sarà quello di lanciare l’attrezzo il più lontano possibile. Nel tennis c’è la necessità di mandare la palla, con una velocità consistente, all’interno del box di battuta, quindi il punto d’impatto dovrà avere un angolo più basso, più diretto verso il suolo, ma questo non deve trarci in inganno, perché non si tratterà mai di una schiacciata. Anzi dobbiamo evitare, all’ultimo, di andare in trazione muscolare con la spalla con l’intento di schiacciare verso il basso. Questo credo sia un suggerimento utile anche per evitare eventuali infortuni alla cuffia dei rotatori.

Non c’è margine di tolleranza sufficiente per schiacciare in libertà; lo spazio visibile del punto di impatto prima della riga che delimita il box di battuta è troppo esiguo. Credo sia da ritenere limitato anche per giocatori come Reilly Opelka o Ivo Karlovic, che sono alti più di 2 metri ed hanno ovviamente un grande vantaggio da questo punto di vista.
Serena Williams. Impatto.

Quindi la direzione del colpo sarà sempre un po’ verso l’alto. Ma non dobbiamo limitare la nostra azione gestuale. Anzi dobbiamo cercare di trovare la massima accelerazione in comodità, sfruttando tutto ciò che è a nostra disposizione, liberando il braccio racchetta verso l’alto. È molto probabile che a questo punto i primi servizi siano lunghi, anche di molto. Qui non dobbiamo limitare la nostra azione rallentando, oppure essere tentati di schiacciare spezzando il polso per chiudere la traiettoria.
Credo sia opportuno tentare di trovare l’angolo giusto con dei micro aggiustamenti dell’impugnatura: da una continental verso una eastern di rovescio (per chiudere) o leggermente verso una easter di dritto per aprire il piatto corde. Oppure, meglio, cercare di agire con l’inclinazione dell’intero corpo verso avanti, cadendo verso il campo, come se fossimo calamitati verso l’interno.

Giavellotto. Angolo di rilascio.
Spezzare il polso con uno snap, come nel basket, è deleterio, ridurrebbe il raggio della circonferenza del colpo, con la conseguenza che ogni piccolo cambiamento di grado (posizione) al momento dell’impatto comporterebbe un cambiamento consistente nella traiettoria. Troppo rischioso. Troppa poca consistenza. Pochi margini. L’ideale è avere un raggio lungo che parte dalla spalla, meglio se dall’asse centrale del corpo e per mezzo dell’inclinazione gestire con più accuratezza e precisione l’angolo del colpo e la direzione.

Il vantaggio di un raggio massimo si riscontra anche nella gestione della precisione e nella riduzione degli errori non solo nell’avere una maggiore massa all’impatto che sfrutta il quadrato della distanza del momento d’inerzia.

È anche opportuno aggiungere che con una gestualità così complessa i margini di personalizzazione dell’esecuzione sono abbastanza ampi anche se dovranno rimanere all’interno delle dinamiche più efficienti dal punto di vista fisico e meccanico.

Massimo raggio, massima massa, massima velocità.
Buon tennis a tutti.

martedì 2 aprile 2019

Come avere un servizio in kick affidabile e una prima palla imprendibile. La realtà geometrica del servizio

Luce a 2,90 metri di altezza sulla linea del servizio
Se vi dovesse capitare di trigonometrare l’area del servizio in base al vostro punto di impatto quando servite sappiate che a meno che non superiate i 3 metri di altezza non avete luce per schiacciare la palla dall'alto verso il basso dalla linea del servizio. Anche se toccaste i tre metri circa di altezza lo spazio disponibile sarebbe ridottissimo, se aggiungete che la forza di gravità tenderà a curvare la vostra traiettoria vero il basso il tentativo di schiacciare la palla in quei pochi centimetri diventerebbe un’impresa improba anche per il più forzuto e preciso degli uomini, Roger Federer compreso. Nemmeno John Isner riuscirebbe ad essere costante con il proprio servizio con un movimento dall'alto verso il basso, anche se la sua statura gli consente di avere preziosi centimetri in più di luce nel rettangolo del servizio, con un punto di impatto oltre i tre metri.

L’idea che nel servizio si possa colpire dall'alto verso il basso è un’illusione, la pallina ricadrebbe inesorabilmente in rete. Anche in questo caso si è obbligati a giocare una parabole anche se meno accentuata. Quali sono pertanto gli accorgimenti tecnici necessari per far fronte a questa realtà geometrica del gioco?
Luce a 3 metri di altezza

Il lancio di palla è fondamentale: deve avvenire verso l’interno del campo in modo da guadagnare preziosi centimetri in avanzamento. La soluzione migliore è quella di tenere il braccio parallelo alla linea di fondo campo, effettuare un piccolo arco mentre il braccio dominante porta indietro la racchetta. Portare il  braccio dietro la riga di fondo campo insieme alla racchetta per poi riportarlo in avanti in modo che il lancio della pallina avvenga mentre il braccio si muove verso il campo. In questo modo il lancio sarà più avanzato, oltre la linea di fondo campo, verso la rete, permettendo anche un più naturale trasferimento del peso al momento dell’impatto.
Il limitato spazio di azione oltre i 3 metri

Un’altra soluzione è quella che viene adottata da Roger Federer, il quale compie solo un piccolissimo arco all’indietro con il braccio non dominante, perché parte direttamente con la mano che impugna la pallina già dietro il ginocchio sinistro o molto vicino ad esso. A volte la mano è già quasi tra i due ginocchi e da questa posizione andrà ad effettuare un piccolo arco e il lancio in avanzamento verso il campo.

Se si dovessero trovare dei problemi coordinativi nell’esecuzione di questo arco in sincronia con il braccio dominante che impugna la racchetta si può provare ad eliminarlo del tutto partendo già da una posizione molto arretrata, ben dietro il ginocchio più avanzato. Da questa posizione rimarrebbe solo da eseguire il lancio in avanzamento. L’intera esecuzione sarebbe forse meno armoniosa ma non rimane che provare quello che più si confà a noi e alle nostre sensazioni di gioco.

Lancio di palla di Roger Federer.
Braccio sulla riga.
L’impugnatura è fondamentale. La presa continental o, se di proprio gradimento, anche un’impugnatura più vicina alla eastern di rovescio permetteranno di raggiungere il punto di impatto con l’inclinazione ideale del piatto corde, il quale deve essere leggermente inclinato in avanti rispetto ad una posizione perpendicolare al terreno. 1, 2, 3 gradi di inclinazione sono sufficienti, se poi si è più alti si posso tenere maggiori angoli di inclinazione ma senza esagerare. Cinque gradi sono probabilmente già troppi (forse anche quattro) e costringerebbero ad avere uno swing troppo verso l’alto. Pratica ed allenamento permetteranno ad ognuno di trovare la soluzione migliore per le proprie caratteristiche.
All'interno del ginocchio e poi in avanti
Colpire andando verso l’alto e in avanti. Il movimento del braccio dovrebbe avere una direzione che è ancora verso l’alto nel momento in cui colpisce la palla, infatti se il braccio che ruota all'altezza della spalla o del tronco avesse già iniziato la discesa l’insieme del piatto leggermente inclinato, l’assenza di luce e il movimento verso il basso sarebbero il vero killer perfetto del vostro servizio. E’ quindi fondamentale, in allenamento, cercare di concentrarsi su questi due aspetti: colpire verso l’alto e in avanti. Questo consente anche di sviluppare un ottimo servizio in kick, in questo colpo, infatti, affinché si possa imprimere una rotazione in top spin (da ore 7 a ore 1) alla pallina la sensazione dello swing verso l’alto dovrà essere ancora più accentuata.

L’uso delle gambe diviene essenziale. In un servizio agonistico lo slancio in alto e in avanti servirà proprio per accompagnare il braccio racchetta nella ricerca del movimento voluto in alto e in avanti. Se il fisico non è più quello dei bei tempi o se siamo agli inizi del nostro percorso di apprendimento, al fine di ricercare questo tipo di movimento, è opportuno cercare di salire sulla punta dei piedi (alto) e cercare l’avanzamento verso il campo (avanti) con la gamba più arretrata (destra nei destri, sinistra nei mancini).
Lo swing di Nadal. In alto e avanti.
L’asse di rotazione deve essere alla spalla, ma è opportuno nel servizio ricercare con il tempo un movimento con asse più arretrato, di tronco, il più possibile vicino allo sterno, che comprenda la spalla all'interno dell’asse di rotazione stesso. Tale obiettivo si raggiunge attraverso la rotazione delle spalle che accompagnano il braccio all'impatto; movimento che, come abbiamo già visto, è da considerare una leva vantaggiosa.

Lo sviluppo di un ottimo servizio in kick permetterà di prendere maggiori rischi anche sulla prima palla che diverrà sempre più efficiente come conseguenza diretta. Se infatti riusciamo nell'intento di acquisire un movimento il più possibile accentuato verso l’alto, per imprimere rotazione in avanti, affinché la palla ricada nell'area del servizio dopo aver scavalcato la rete (effetto Magnus), questo permetterà di gestire swing più veloci e con meno rotazioni quando serviamo la prima palla. Swing con cui si prendono più rischi di esecuzione perché spostati più verso in avanti piuttosto che in alto. Un’ottima prima palla è sempre la conseguenza di un’ottima e sicura seconda di servizio.




venerdì 8 marzo 2019

L’anticipo della testa della racchetta nel tennis. Il colpo di frusta, il caos del timing e la distribuzione dei pesi

Doppio moto pendolare con pesi diversi e diversa distribuzione.
Tenniswarehouse.com
Al fine di poter meglio valutare le problematiche relative ai modi di colpire è opportuno osservare le dinamiche relative ai movimenti dei pendoli in relazione al momento di impatto, soprattutto in merito all’angolo con cui il secondo pendolo (cioè la racchetta) colpisce la pallina. Negli esperimenti sul duplice moto pendolare i due bracci, che rappresentano l’avambraccio e la racchetta sono collegati tra di loro attraverso uno snodo e vengono lasciati andare verso l'impatto contro una pallina ferma e sospesa.

I vari esperimenti sono stati effettuati con pesi determinati delle due aste. Sono stati inoltre effettuati vari esperimenti variando il peso e la distribuzione delle masse ed è stato osservato che, modificando in questo modo lo swingweight (il momento d’inerzia) si ottengono degli effetti diretti sullo swing con ulteriori conseguenze che interessavano le velocità relative dell’avambraccio e della racchetta e quindi anche l’angolo di impatto di quest’ultima con la pallina.

L’angolo con cui una racchetta colpisce la palla è importante perché questo angolo influisce sulla direzione del colpo. Distribuzione e variazione dei pesi, pertanto, condizionano l’oscillazione dei pendoli e la posizione della racchetta al momento dell’impatto, condizionano l’angolo con cui viene colpita la pallina, la conseguenza diretta si ripercuote sulla traiettoria della palla stessa.
Movimenti caotici del triplo pendolo
(braccio, avambraccio, racchetta).

Nelle due figure vediamo due fermo immagine che rappresentano l’oscillazione di due doppi pendoli: il primo a cui non è stato aggiunto peso ed il secondo a cui sono stati aggiunti 200 gr alla distanza di 60 cm. Come si può vedere il pendolo a cui è stato aggiunto del peso raggiunge il punto di impatto con un certo anticipo rispetto al primo, al quale non è stata aggiunta alcuna massa. La seconda asta , come si può vedere, è molto più avanzata e gli angoli che si formano tra le due aste sono diversi rispetto a quelli senza peso aggiunto. La pallina pertanto viene colpita con un’inclinazione diversa modificando di fatto la traiettoria del colpo

La massa che è stata aggiunta è abbastanza rilevante (200 gr), si tratta di casi estremi, ma è evidente come l’aggiunta di peso modifichi l’oscillazione dei pendoli, condizione che, nella realtà, porterebbe il giocatore a dover aggiustare il proprio movimento per ritrovare il giusto tempo di impatto, a cui era abituato in precedenza.

Nel caso specifico, il pendolo più pesante sembra colpire in anticipo dal punto di vista temporale, ma in realtà è in avanti solo dal punto di vista spaziale, per percorrere la distanza fino all'impatto ha impiegato infatti 1/2 ms in più della “racchetta” senza massa aggiunta. Questo sembra complicare ancora di più le cose, perché la racchetta non è andata più veloce ma ha proprio oscillato in modo diverso nell'aria, arrivando nel luogo di impatto con una posizione più avanzata ma impiegando più tempo. Pertanto se la pallina avesse avuto una velocità (l’esperimento prevedeva una palla ferma) l’impatto sarebbe avvenuto in ritardo. La situazione con palla in movimento, pertanto, sarebbe più complessa e in condizioni di gioco ancora più correlata ad un inizio anticipato dello swing da parte del giocatore. La differenza tra le due racchette è una differenza di ritmo non di velocità in sé.

“Figure 15 shows images of the racquet at impact for the two extreme cases in the experiment: no added mass (a) and 200 g added at 60 cm (b). Counter-intuitively for the greater swingweight case, the racquet hits as if impact were further "in front" or as if the racquet had swung through too soon. The forearm has swung through a smaller angle and the racquet through a larger one. The appearance is "out front" when compared to the forearm and the shot will be flying off at an angle to the horizontal. The appearance of hitting "early" is commonly associated with swinging too fast. However, the racquet is actually late to this impact location, having taken 1-2 ms longer longer than the no added mass racquet. Thus, if the ball were moving toward the racquet, unless the swing were begun earlier, the actual contact would have been made "late". But because the racquet is ahead of the forearm throughout much of the swing with the heavier racquet, the late impact might not lead to a shank.” Tenniswarehouse.com

Quello che interessa è che quando i pendoli sono liberi di oscillare lo fanno con movimenti e tempi diversi in relazione alla loro massa e alla sua disposizione. Il loro comportamento può essere anche contro intuitivo come in questo caso.  Il giocatore sarà quindi inconsciamente portato ad agire modificando l’energia profusa nello swing per trovare il giusto timing.

Però c’è anche la possibilità di agire sugli assi di rotazione per evitare di colpire con un angolo non voluto sia in ritardo che in anticipo. Cercare di ritardare l’azione rotante del pendolo finale all'ultimo momento, posticipando temporalmente l’uso dell’ultimo asse di rotazione, consentirebbe di ridurre i margini di differenza tra le varie oscillazioni effettuate con strumenti diversi e di conseguenza ridurre anche le differenze degli angoli all'impatto. In sostanza si tratterebbe di sviluppare l’abilità di gestire l’azione a due pendoli con la finalità di sviluppare un controllo che permetta una gradualità dell’azione che possa andare dal massimo rilascio dell’ultimo pendolo fino ad un rilascio minimo o addirittura nullo nell'area di impatto o in quella immediatamente precedente.

La sensazione di gioco descritte dai giocatori che hanno preso in esame l’accelerazione della racchetta rispetto all'avambraccio, sull'asse di rotazione che si trova indicativamente a metà mano, viene descritta come colpo di frusta.

Abbiamo già notato che l’inizio o il ritardo di tale movimento andrebbe collocato in modo preciso in relazione all'impatto e non è escluso che giocatori meno fallosi abbiamo sviluppato l’abilità di ritardare questa azione. I giocatori inoltre dichiarano che hanno una maggiore sensazione di colpo di frusta e facilità dello swing con racchette più pesanti.

Questa percezione non può essere dovuta a una maggiore velocità della racchetta, in quanto gli studi hanno evidenziato che con un aumento del momento di inerzia sia ha un riduzione della velocità dello strumento. Probabilmente questa impressione dipende dalle velocità relative di avambraccio e racchetta, poiché con l’aumento del peso la racchetta accelera di più dell’avambraccio nel momento in cui vi è il rilascio, anche se rimane meno veloce di una racchetta più leggera.

Quando si parla di impressioni di gioco però si entra nel campo della soggettività e occorrerebbe identificare senza equivoci le dichiarazioni dei giocatori ed avere delle definizioni inequivocabili di quello che si cerca di descrivere. Può essere che l’azione di frusta venga confusa con plow through al momento dell’impatto? Ovvero con la tendenza di una racchetta con maggiore inerzia di “passare attraverso” il luogo dell’impatto? La sensazione di solidità può essere attribuita all'aumento della massa piuttosto che alla velocità? E in che misura? Alcune domande rimangono aperte.

Non tutti gli aspetti sono stati oggetto di studi specifici e dettagliati. Quello che emerge e di cui occorre tenere conto è che se colpiamo tenendo il polso completamente rilassato (in ogni caso il nostro polso e l'avambraccio non saranno mai uno snodo completamente libero come quello dell'esperimento che prevede una vite) l’oscillazione di avambraccio e racchetta sarà soggetta all'influenza del peso e della sua distribuzione.

Se la tecnica di gioco di un giocatore è quella sfruttare in buona parte il colpo di frusta e questo giocatore ha trovato una racchetta con cui ha buone sensazioni di timig, è opportuno che l’atleta continui ad allenarsi sempre con lo stesso strumento. Infatti il cambio del peso e della distribuzione della massa implicherebbe delle azioni muscolari di riadattamento dell’esecuzione affinché ritardi o anticipi naturali dell’oscillazione vengano compensati. È superfluo ribadire come in fase di gioco, quando le partite vengono decise per pochi punti come nel tennis, questo possa essere molto deleterio.

Personalmente non ho idea di quanto tempo possa essere necessario per adattare il proprio swing a una racchetta diversa; con molta probabilità il tempo dipende anche dal livello di gioco che si intende raggiungere. Non c’è da stupirsi se sono molti i casi di giocatori che iniziano e concludono la propria carriera utilizzando sempre lo stesso strumento di cui sono molto gelosi. Sono frequenti anche le situazioni in cui atleti di vertice impiegano molto tempo per adattarsi a un modello diverso o addirittura a una marca diversa. Novak Djokovic nel passaggio da Wilson a Head ha impiegato forse più di qualche mese per ritrovare l'efficacia di vertice del suo tennis. Lo stesso Roger Federer nel passaggio tra due modelli diversi della stessa casa costruttrice è rimasto per un po’ di tempo sotto il suo standard di gioco. Dal 2012 al 2017 ha trascorso quattro anni senza vincere uno slam e una parte di questo periodo (dal 2014) ha coinciso anche con il cambio dell’attrezzatura.

Rafael Nadal da quando è diventato professionista gioca praticamente con la stessa racchetta alla quale sono state apportate nel tempo solo leggerissime modifiche, nell'ordine di pochi grammi.

L’oscillazione della racchetta può essere controllata anche cercando di limitare o impedire il suo rilascio come frusta finale. Si tratta di agire volontariamente per evitare che la racchetta segua un proprio moto quando è rilasciata sull'asse di rotazione del polso, e scegliere che questo movimento in scioltezza venga effettuato all'altezza dell’avambraccio o dell’intero braccio. Si può decidere di muovere il braccio racchetta come se fosse un elemento unico, dopotutto siamo uomini che possono fare scelte consapevoli.

La realtà del timing di impatto con una esecuzione che prevede il colpo di frusta si complica ancora se consideriamo la variabile della velocità della palla in arrivo che nella realtà del gioco è sempre diversa ed è correlata anche alle caratteristiche del giocatore che viene affrontato. Questo pone questioni di adattamento del timing anche in relazione al giocatore che abbiamo di fronte. Può inoltre rappresentare una chiave di interpretazione per le analisi degli scontri diretti tra i giocatori nonché degli stili di gioco e delle difficoltà che gli atleti  nel momento del cambio della superficie. L’uniformazione delle superfici ha contribuito sotto questo aspetto a ridurre la complessità di questo sport eliminando una variabile classica del gioco tennis la quale contribuisce ulteriormente alla necessità di acquisizione dell’abilità di gestire swing in condizioni diverse di superficie e avversari.

Conoscere questi aspetti della dinamica dei colpi può permettere di gestire le variazioni dell’oscillazione, con immediati vantaggi di adattamento a racchette di diversa tipologia e consente di ottenere una migliore costanza di rendimento nel gioco, quantificabile in una riduzione degli errori. La strada per le scelte è aperta e comprende anche la via per dritti e rovesci eseguiti con un’azione che tende all'utilizzo di un pendolo singolo.

Dopo tutto se alle alte velocità un doppio pendolo ha movimenti tendenzialmente caotici figuriamoci un triplo pendolo composto da braccio, avambraccio e racchetta.

lunedì 4 marzo 2019

Le zone di impatto nel tennis: gradualismo nell'uso dei pendoli

Punto di impatto, zone di impatto
e rilascio del secondo pendolo.
Un dato credo incontestabile è che il tennis sia un gioco dinamico in cui è necessario correre e cambiare direzione per raggiungere la pallina ed eseguire i colpi. Questa condizione inserisce una difficoltà in più perché non sempre è possibile, facile o realizzabile arrivare e riuscire ad eseguire il colpo ideale.

Molto spesso siamo costretti a correre fuori dai margini del campo, si arriva in equilibrio precario, non si trova la giusta distanza dalla palla, si è costretti a colpire in allungo o in ritardo, oppure il colpo dell'avversario arriva troppo velocemente e quindi non si ha il tempo necessario per organizzare il nostro colpo come vorremmo.

Ci saranno quindi situazioni frequenti in cui sarà difficile se non impossibile riuscire a colpire portando all'impatto l'asse più lungo rappresentato dal proprio braccio racchetta. Ma la conoscenza delle varie possibilità esistenti per colpire la pallina ci permetterà di gestire anche vari tipi di esecuzione nelle più disparate situazioni che si possono presentare sul campo di gioco.
Se dal punto di vista del controllo e dell'efficienza del colpo ritengo che sia utile cercare di colpire con un pendolo singolo è altrettanto vero che non sempre questo è possibile, pertanto il vantaggio esecutivo dell'azione a doppio moto pendolare può essere utilizzato in situazioni in cui non si ha il tempo o lo spazio sufficiente per gestire il colpo ideale che vorremmo. Inoltre c'è da sottolineare che il confine tra i due modi portare il colpo non è netto ma può essere definito come un'area, una zona di passaggio.

Con l'esecuzione a doppio pendolo saremo costretti a prenderci dei rischi esecutivi maggiori, in termini di timing e soprattutto in merito al controllo della racchetta al momento dell'impatto, ma il vantaggio della velocità acquisita dalla testa della racchetta, quando il braccio tende a fermarsi e si innesca la rotazione sull'ultimo asse (mano e avambraccio) permette di gestire situazioni in cui si è in ritardo e la palla sta per superarci, oppure quando la pallina è troppo vicina al nostro corpo e non abbiamo il tempo per trovare lo spazio per una migliore esecuzione. Un'altra situazione è quella in cui, ancora in corsa, rimaniamo troppo distanti dalla palla e di conseguenza vi è la necessità di colpire come si può: in questo caso il rilascio dell'avambraccio permette di gestire una maggiore velocità della testa della racchetta (ovale e piatto corde) anche se la massa effettiva all'impatto in linea di massima diminuisce.

La consapevolezza dell'esistenza di questi due modi di colpire ci permette di poter gestire un maggior numero di situazioni sul campo con maggiore efficacia e chiarezza di idee.

Come è stato già esposto è molto più difficile accelerare uno strumento lungo e pesante rispetto a uno più corto e leggero quindi i tempi di esecuzione sono maggiori quando decidiamo di colpire con l'intero braccio e magari con asse di rotazione riferito alla centralità del corpo. La soluzione più rapida quando non abbiamo tempo sufficiente è quella di utilizzare l'ultimo asse di rotazione disponibile. Non è raro anche tra i tennisti professionisti vedere questo tipo di soluzioni quando sono in allungo, in difficoltà, in ritardo. Colpiscono con quella che in televisione appare un'esecuzione di solo polso, di sola mano e racchetta.
L'approccio al gioco deve essere il più possibile pluridimensionale, in modo da avere nella nostra mente le soluzioni possibili per ogni situazione di gioco. Anche una scelta più rischiosa a volte può diventare la soluzione per un problema.
Lo sport del tennis è un'attività in cui divengono evidenti il gradualismo e le sfumature.

Zona di impatto. Pesi aggiunti e dinamiche dei pendoli.
Se osserviamo le immagini dei grafici possiamo notare come al progressivo fermarsi dell'avambraccio la racchetta acquisisca velocità. Il tutto avviene in pochissime frazioni di secondo, perciò in dinamica di gioco non credo sia semplice stabilire dove si collochi esattamente il punto d'impatto. Avviene nel momento di massima velocità della racchetta e massima riduzione della velocità dell'avambraccio o nel momento in cui l'avambraccio ancora non ha iniziato a fermarsi? Si colloca in un punto intermedio tra questi due estremi? Nel punto di incrocio delle curve a velocità uguali? Molto probabilmente se analizzassimo un grande numero di colpi di alcuni giocatori potremmo notare impatti in momenti diversi, poiché non è facile gestire finemente i movimenti del proprio corpo e delle proprie articolazioni durante un tempo ridottissimo.

Un'analisi statistica approfondita potrebbe evidenziare per singolo giocatore una media dei momenti d'impatto e si potrebbe valutare le caratteristiche di gioco del singolo professionista in base a quando colpisce la palla e che con quale azione pendolare, stabilendo anche dove si colloca il maggior numero di errori in relazione al tipo di collisione. Infatti come abbiamo accennato siccome il nostro braccio non può avanzare più di tanto l'innesco del secondo pendolo c'è sempre, rimane solo da stabilire quando avviene l'impatto in relazione allo swing, e quale tipo d'impatto sia più conveniente tenendo conto anche della necessità di controllo della racchetta e della pallina.

Però sapere quello che avviene nel momento in cui muoviamo il nostro braccio nella direzione dell'impatto è sempre utile e permette una migliore gestione intenzionale dei nostri movimenti anche in relazione alle situazioni di gioco. Se arriviamo bene e siamo in tempo per organizzare il nostro colpo possiamo preferire una soluzione che porta all'impatto l'intero braccio racchetta sfruttando una possibilità di maggiore controllo e maggiore massa, al contrario nelle condizioni in cui non vi è tempo sufficiente potremmo sempre gestire soluzioni esecutive in cui il punto d'impatto si colloca nelle zone delle curve in cui la racchetta accelera e l'avambraccio tende a ridurre maggiormente la propria velocità, passando l'energia allo strumento che utilizziamo per colpire.

Si potrebbe parlare di zona utile d'impatto non tanto di punto d'impatto inteso come “momento” singolo unico in cui avviene la collisione. A seconda del momento in cui avviene l'impatto si ha un passaggio graduale tra i vantaggi e gli svantaggi caratteristici dei due metodi di colpire. Quando l'impatto è più vicino all'area di innesco del secondo pendolo si ha un'accelerazione della racchetta, mentre quando più il luogo d'impatto (riferito al grafico) è spostato verso sinistra, ovvero nella zona in cui l'avambraccio è ancora più veloce della racchetta si ha una minore velocità della testa dello strumento, ma il colpo è portato con l'intera massa di avambraccio e racchetta con un asse di rotazione più lontano e quindi con una circonferenza ideale più ampia. Ma la collisione potrebbe avvenire anche nel punto di intersezione delle due linee blu e rossa, quando le velocità sono uguali.

Nei grafici vediamo bene la situazione in cui si ha il passaggio dalla velocità acquisita dell'avambraccio contrassegnata con la linea blu e la velocità della racchetta contrassegnata con la linea rossa. La massima velocità dello swing si ha nel momento in cui vi è una caduta della velocità dell'avambraccio e un'accelerazione della racchetta. Naturalmente il giocatore ha la possibilità di agire sulle forze in gioco: può decidere di accelerare l'avambraccio in direzione del colpo e rilasciare energia sulla racchetta successivamente, in questo caso il punto d'impatto sarebbe più verso sinistra ovvero nella zona in cui non ci sono i picchi inversi massimi di velocità della racchetta dell'avambraccio.

Addirittura un giocatore potrebbe cercare di colpire in una zona molto spostata a sinistra, dove la velocità dell'avambraccio supera la velocità della racchetta (linea blu e linea rossa) ma si conserva comunque una discreta velocità dello swing. In questa zona non essendoci il rilascio sull'asse di rotazione all'altezza del polso o dell'avambraccio la massa all'impatto sarebbe la massa dell'intero sistema.

I due grafici di Tenniswarehouse riportano le dinamiche di movimento con il variare della massa aggiunta alla racchetta: in un primo caso 200 g a 60 cm e nel secondo caso 50 g a 30 cm. Si può notare che quando si aggiunge 200 g sulla punta della racchetta si abbia una maggiore biforcazione delle due curve, quella dell'avambraccio e quella della racchetta, sia prima dell'innesco del doppio moto pendolare che dopo, nella fase di divaricazione successiva.

Al contrario con 50 g aggiunti a 30 cm la separazione iniziale delle curve è minore e lo è anche nella fase successiva. La velocità dello swing è però maggiore con 50 g aggiunti a 30 cm e lo è, anche se di poco, la velocità della racchetta che raggiunge la velocità di 6 m/s rispetto ai quattro che si ottengono con l'aggiunta di 200 g a 60 cm.

Sembra evidente che nel caso dei 200 g aggiunti si ha un innesco del doppio pendolo che possiamo definire maggiore, ma al tempo stesso si ottiene una riduzione della velocità dell'intero sistema, a causa di un peso eccessivo aggiunto in una posizione che aumenta drasticamente il momento d'inerzia.

Inoltre la velocità dell'avambraccio, nel caso dei 50 g, rimane più lineare perché vi è una riduzione del picco di accelerazione iniziale e del picco di caduta della velocità verso il basso. Si potrebbe pertanto ipotizzare che in questo caso si abbia una maggiore possibilità di controllo del proprio movimento.

L'aggiunta di massa all'estremità della racchetta fa innescare doppi moti pendolari più evidenti con l'eventuale conseguente perdita di precisione e controllo: rischiamo di rimanere in balia degli alti e dei bassi di queste curve, mentre l'aggiunta di massa in posizioni meno estreme, meno lontane dall'asse di rotazione (in questo caso qualunque esso sia) riduce "le montagne russe del doppio pendolo". Si ottiene inoltre, nel secondo caso, secondo i dati di Tenniswarehouse, una maggiore velocità delle varie parti del sistema.

Conoscere a cosa andiamo incontro quando decidiamo di utilizzare un metodo di colpire rispetto ad un altro non può che essere un vantaggio.
Se osserviamo il grafico, con la massa aggiunta di 50 g, noteremo che, se ragioniamo senza dare per scontato che l'impatto avvenga nella massima divaricazione delle curve, nel momento in cui la linea dell'avambraccio interseca la linea di velocità della racchetta la velocità dello swing non è al suo massimo ma è relativamente alta, tra i 4 m/s e i 6 m/s. Può essere considerata una velocità accettabile ai fini di un colpo efficiente se si ha il vantaggio di un maggiore controllo, perché il trasferimento di energia è appena iniziato.

Al punto di intersezione lo stesso avviene con la massa aggiunta di 200 g. Non siamo sul picco ma siamo in fase di salita. In questo caso però la velocità è comunque inferiore al sistema con soli 50 g aggiunti a 30 cm.

Questo aspetto, così per come lo vediamo, ci pone davanti a delle domande in merito alle caratteristiche fisiche dei giocatori favoriti; domande a cui cercheremo di rispondere più avanti.

Suggerisce inoltre come procedere per modificare le nostre racchette e cosa ricercare nei movimenti del corpo quando andiamo a colpire la pallina. Controllo e precisione sono più vicini alla soluzione ad un pendolo. La velocità della racchetta è maggiore con il doppio pendolo. Nel mezzo ci sono molte vie intermedie: abbiamo davanti una zona d'impatto con cui gestire controllo, potenza e velocità della racchetta.

Naturalmente rimane ferma la condizione che, essendo il tennis uno sport estremamente dinamico, abbiamo la necessità e la possibilità di gestire l'area d'impatto secondo le esigenze del momento, tenendo presente i vantaggi e gli svantaggi che progressivamente andremo ad acquisire o a perdere.

http://twu.tennis-warehouse.com/learning_center/doublependulum.php
http://twu.tennis-warehouse.com/learning_center/racquetweighting.php