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venerdì 24 marzo 2023

Il tennis sport del diavolo? Evitiamo il caos.


Il nostro braccio ha tre articolazioni: spalla, gomito, polso, in più c'è la possibilità di pronazione e supinazione dell'avambraccio. Se impugniamo un oggetto come una racchetta, l'utilizzo di queste articolazioni ha un effetto: quello di avvicinare il punto di rotazione al punto di impatto. Può capitare nel tennis di dover colpire in diversi modi ma più l'asse di rotazione è vicino all'impatto e maggiormente decresce l'inerzia, infatti il raggio dal punto di rotazione è calcolato al quadrato nella formula del momento di inerzia. Pertanto per compensare la riduzione del raggio sarà necessario aumentare notevolmente la velocità della racchetta sul punto di rotazione, perché la velocità non è calcolata al quadrato.

E' importante esserne consapevoli, ma c'è un inconveniente, in realtà sono più di uno ma ci soffermiamo su uno solo. Se oscilliamo liberamente utilizzando gli assi di rotazione naturali del nostro corpo (spalla, gomito, polso o pronazione) l'oscillazione del braccio racchetta è simile all'oscillazione di un doppio pendolo o di un triplo pendolo addirittura. Il moto del doppio pendolo è un moto caotico ad alte velocità, questo implica che è sensibile alle condizioni iniziali.

Ovvero l'oscillazione varia notevolmente al minimo cambiamento anche della velocità di esecuzione. Il rischio è che l'ovale della racchetta sia sempre in un punto diverso nel momento in cui ci aspettiamo la collisione. Questo può comportare notevoli problemi di timing, in quanto ci affidiamo a un moto caotico per svolgere un compito di precisione. Il motivo per cui molti giocatori a tutti i livelli indulgono nell'utilizzo degli assi di rotazione in fase di impatto (pronazione e polso) credo sia legato a una falsa sensazione dovuta al tempo di dimora della palla sul piatto corde. Nel momento della collisione la palla rimane qualche millisecondo sul piatto corde, qui si può avere la sensazione di utilizzare l'avambraccio o il polso anche quando l'oscillazione è avvenuta a un pendolo fino all'inizio dell'impatto.

Calcolo dello Swing Weight

Lo swing weigth è un dato importante. Viene calcolato fissando la racchetta a 5 cm dalla fine del manico. Fornisce l'inerzia della racchetta fatta oscillare su quel punto di rotazione. Perché fissata lì? E' uno standard di riferimento per fornire un dato tecnico (kg x cm2). Lo swing weight non è un'indicazione di gioco. Le case costruttrici non posso fornire dati con il braccio del giocatore: le braccia hanno diverse lunghezze, hanno differenti pesi. Se impugno una racchetta e la oscillo ad altezza spalla lo swing weight sarà dato dal mio braccio più la racchetta che impugno. Sarà sicuramente maggiore della racchetta che impugno da sola. Se la faccio oscillare sul gomito lo swing weight sarà dato dall'avambraccio più la racchetta.

Perché dovrei ridurre l'inerzia di un oggetto che collide spostando il punto di rotazione nelle vicinanze del manico con la pronazione o usando il polso? Lo s.w. si ridurrebbe a valori molto vicini a quelli della racchetta da sola e in una collisione serve inerzia. Si potrebbe obiettare che l'oscillazione di più pendoli serva per passare energia cinetica alla racchetta via via su assi successivi (braccio, avambraccio, racchetta), ma in questo caso il moto diviene quello del doppio pendolo, che come abbiamo visto è un moto caotico.

Perché utilizzare un moto caotico per un lavoro di precisione e poi dare la colpa al diavolo?


sabato 27 febbraio 2021

Dritto e rovescio accelerare in decontrazione muscolare

 

In questo video si vede chiaramente, come il braccio racchetta possa essere accelerato in decontrazione muscolare sfruttando la rotazione del corpo. Infatti il manichino non ha muscoli ma solo giunture e snodi. La condizione è quella di un oggetto più pesante, il corpo appunto, che ruota e trasferisce l'energia ad un oggetto più leggero come il braccio racchetta. Riuscire nel massimo trasferimento energetico non è semplice ma si può allenare come tutti gli aspetti atletici e sportivi. Questo consente l'accelerazione in decontrazione muscolare anche nei bambini i quali proprio per la loro natura non hanno ancora una muscolatura sviluppata. Questo permette uno sviluppo armonico di tutto il corpo (gambe, addominali, dorsali) evitando un'azione muscolare unilaterale. Negli adulti l'acquisizione di questo tipo di meccanica permette di avere un gesto più efficiente, una vita agonistica prolungata e meno dispendiosa.

In un gesto più agonistico è importante tenere in considerazione l'accelerazione in discesa nell'ovalizzazione del braccio racchetta. Il braccio quindi non è fermo ma ha già una sua velocità iniziale acquisita per forza di gravita all'inizio dell'oscillazione. Il corpo quindi per aumentare questa velocità deve avere una rotazione superiore in velocità a quella del braccio, in modo da trasferire questo surpllus al braccio racchetta nel momento in cui la rotazione si ferma. Se il braccio dovesse essere più veloce della rotazione del corpo il trasferimento non avverrebbe in modo completo e pieno, perché verrebbe contrastato dall'energia del braccio racchetta che tende andare verso l'interno. Saremo difronte a due forze contrastanti. Inoltre la rotazione del corpo permette di avere una postura che facilita l'anticipo del colpo in quanto al momento dell'impatto saremo rivolti verso la rete di metà campo.



giovedì 24 settembre 2020

Spalle attive o passive, manuali federali e vecchi suggerimenti

Il braccio di Roger rimane all'altezza della gamba destra,
non la supera se non dopo che il corpo si è girato. Le spalle guidano.

In un confronto, per altro breve come sempre di più accade nelle superficiali società moderne, ebbi modo di evidenziare alcune mie perplessità a un maestro di tennis che lavora per una nota accademia di cui per ovvi motivi non farò il nome.

L’oggetto della discussione era la rotazione delle spalle. Quando fu detto che la rotazione delle spalle seguiva l’accelerazione del braccio in fase di esecuzione del colpo (non di preparazione o apertura) feci presenti i miei dubbi.

Anche lasciando da parte l’aspetto delle leve vantaggiose che abbiamo analizzato in altri articoli, non riuscivo e non riesco a comprendere quale sia l’utilità di una rotazione delle spalle che segue l’avanzamento del braccio racchetta. Si tratterebbe di un movimento passivo che viene svolto solo per agevolare l'accelerazione del braccio e aumentare il raggio di esecuzione, ammesso che ne rimanga il tempo. Il movimento sarebbe più muscolare e non beneficerebbe a mio giudizio di una velocità aggiuntiva, che, anche se fosse minima, permetterebbe di avere qualche chilometro in più al momento dell’impatto. Sempre meglio partire con qualcosa in più piuttosto che in meno, o da zero.

In una successiva chiacchierata con un lanciatore del disco ci trovammo d’accordo che nel caso di un lancio in cui il braccio domina il movimento rispetto alle spalle ci troveremmo in una situazione in cui una parte dell’energia cinetica viene scaricata verso il corpo stesso. Come se fosse il braccio a lanciare il corpo con la conseguenza concreta di una riduzione delle prestazioni e di una perdita dell'equilibrio non trascurabile anche nel tennis.

Leggendo attentamente i testi della Federazione Italiana Tennis in cui si entra nel merito della catena cinetica di esecuzione del colpo, le perplessità non possono che rimanere tali, se non divenire certezze. Infatti se la catena cinetica parte dal basso, come scritto nei manuali, (gambe, anche, spalle) per profondere energia nel braccio racchetta, un anticipo di quest’ultimo che fa seguire la rotazione delle spalle, sarebbe un movimento che contrasta quello precedente interrompendo la catena.

Diversa è la situazione in cui le spalle ruotano attivamente trasferendo velocità al braccio verso l’esterno, come nei lanci. L’accelerazione muscolare del braccio può sempre avvenire dopo, partendo da una condizione migliore con la catena cinetica che trova il suo naturale svolgimento verso l’esterno e non verso l’interno quando la priorità dell'accelerazione parte dal braccio e rischia di scaricarsi sulle spalle.

Se un movimento sincrono può essere accettabile una rotazione passiva delle spalle ritengo che precluda l’esecuzione di colpi efficienti.

Nelle fasi di allenamento è quindi opportuno, a mio giudizio, porre attenzione a questo aspetto. Dopo che il braccio racchetta acquisisce velocità in discesa e deve risalire c’è ancora la possibilità di evitare un’azione muscolare evidente. In questa fase la rotazione del corpo, partendo dalle gambe per salire alle anche e alle spalle, permette di mantenere la velocità del braccio racchetta e in alcuni casi di incrementarla. Infatti come tutti i movimenti del nostro corpo può essere graduale: se il movimento avrà la stessa velocità di quella che il braccio racchetta ha già acquisito avremo un movimento sincrono, se è maggiore le spalle tenderanno a “trascinare” con sé il braccio facendogli guadagnare preziosi chilometri orari da sfruttare all'impatto. La catena cinetica non viene interrotta da forze contrastanti.

C’è da considerare anche un aspetto geometrico. Un'accelerazione repentina e muscolare del braccio tenderà a ridurre il raggio dell’esecuzione, perché questo si chiude su se stesso troppo presto con la conseguenza di un aumento dei margini di errore.

La rotazione in avanti delle spalle permette di avere un arco di esecuzione più ampio; il braccio racchetta può avanzare maggiormente. Questo accorgimento si sposa perfettamente con i suggerimenti dei “vecchi” maestri, i quali consigliavano di accompagnare la palla il più possibile ed evitare di strappare il movimento.

In realtà non vi è un “accompagnamento” nel senso vero del termine, perché la pallina  rimane sul piatto corde pochi millisecondi, ma l’esecuzione è più fluida, morbida e i margini di errore si riducono notevolmente.

Questi accorgimenti sono validi sia per il dritto che per il rovescio a due mani. Nel servizio queste dinamiche sono simili ma meritano un approfondimento data la natura particolare del colpo.

Se osserviamo la sequenza delle quattro immagini che ritraggono Roger Federer risulterà tutto molto chiaro. Come si vede dalle prime due immagini il braccio del giocatore svizzero non avanza rispetto all'asse delle anche e delle spalle. Rimane all'altezza della gamba destra. Il corpo invece ruota verso la rete. Il braccio non è da considerare attivo rispetto alle spalle e rimane nella stessa posizione relativa, fino a che il giocatore non si è completamente girato verso la rete, poi avanza con azione di spalla. Infatti al momento dell’impatto è più in là rispetto alla gamba destra. Per semplificare non è il braccio che trascina le spalle, ma sono le spalle che “lanciano” il braccio.

Anche testa della racchetta rimane indietro con il polso che si estende totalmente, ma anche questo fino all'impatto rimane nella stessa posizione, il polso non si muove, l’avambraccio non ruota se non dopo o nei momenti immediati dell’impatto. L’energia, quindi, si trasferisce in successione dal corpo al braccio alla racchetta con fluidità. L’intento è comunque quello di mantenere un asse di rotazione il più possibile lontano dal punto di impatto in modo da sfruttare tutta l’inerzia del braccio racchetta conferita da un raggio maggiore.

C'è da notare che la rotazione complessiva della spalle del giocatore svizzero è quasi di 180 gradi. All'inizio vediamo il petto e sul finale del colpo espone alla telecamera la schiena, quasi totalmente.

Un esercizio che penso possa essere utile è quello di concentrarsi sulla spalla del braccio non dominante (quella che non impugna la racchetta) durante l’esecuzione del dritto e del servizio e utilizzarla, con il braccio che tende a chiudersi diminuendo l’inerzia, in modo attivo come per tirare qualcosa verso di noi. Questo agevolerà la rotazione.

Ovviamente ogni atleta dovrà essere orientato, all'interno di un'intelaiatura generale, a trovare la propria comodità di gesto e gradualità di movimento che più gli si confà.

giovedì 5 dicembre 2019

Ancora leve, rotazioni, Atlatl e il servizio di John McEnroe

Propulsore o atlatl

Una discussione avvenuta su Facebook mi permette di fare alcune precisazioni al fine di evitare equivoci e fraintendimenti. Quando si parla di leve svantaggiose ci si riferisce ai movimenti del nostro corpo: alzare il braccio, alzare l’avambraccio o alzare un oggetto che è impugnato. In questo caso siccome l’azione dei muscoli avviene sul polo, quindi sul punto in cui dobbiamo far ruotare il nostro arto questo sarà, nell'ottica del funzionamento delle “leve” un braccio resistenza e non un braccio potenza. Per sollevare il nostro braccio, un oggetto, dobbiamo vincere con la forza muscolare l’inerzia dell’oggetto stesso esercitando una forza. Il nostro corpo pertanto funziona per mezzo di leve svantaggiose. Dopo tutto, come ci spiega la teoria dell’evoluzione siamo più dei “progettoidi” che dei progetti. La situazione è un po’ diversa quando dobbiamo lanciare un oggetto con il nostro corpo o con un attrezzo. In questo caso infatti l’energia cinetica acquisita dall'oggetto nel momento in cui viene lanciato sfrutta anche la lunghezza del braccio. A scopo divulgativo penso si possa affermare che la lunghezza del braccio permette di esercitare una forza, conferire energia, lontano dal punto di rotazione.

Esemplificativo credo sia in questo caso l’uso del propulsore o atlatl. Lo strumento veniva utilizzato sin dal paleolitico per aumentare la distanza di lancio di frecce o lance durante la caccia. Il meccanismo era appunto quello di prolungare il braccio di lancio al fine di raggiungere distanze superiori.


John McEnroe.
Rotazioni al servizio


Se prendiamo una pallina e la sistemiamo all'estremità dell’ovale della racchetta cercando di lanciarla come se la racchetta fosse una atlatl il lancio sarà più lungo di quello effettuato con il movimento del singolo polso. Nel tennis nel momento dell’impatto si ha una collisione e non un lancio, però se vogliamo considerare questo aspetto delle leve anche in questo caso credo si debba convenire che la gestione di un raggio più lungo e quindi di un braccio esteso il più possibile porti di vantaggi nel colpire la pallina. Quindi la ricerca del massimo raggio credo sia utile da entrambi i punti di vista sia quello della leva che quello dell’inerzia.

Fatta questa dovuta precisazione se consideriamo il nostro corpo e il suo modo di muoversi mentre giochiamo a tennis le leve sono tutte svantaggiose o quasi...

Esistono tre tipi di leve: le leve vantaggiose appunto, le leve indifferenti e le leve svantaggiose. La tipologia della leva varia a seconda della posizione del fulcro rispetto al punto in cui si applica la forza motrice e della posizione della forza resistenza. Il fulcro non è altro che il punto intorno al quale ruotano i bracci delle leve. Un braccio potenza e un braccio resistenza. Se il braccio potenza è più corto del braccio resistenza la leva è svantaggiosa. Purtroppo le leve del nostro corpo sono tutte svantaggiose, perché la forza muscolare si applica sul punto di rotazione. Quindi abbiamo solo "bracci resistenza" e non "bracci potenza". La cuffia dei rotatori applica la forza sul punto in cui la spalla ruota. Il bicipite sul gomito, il punto in cui ruota l'avambraccio. Con asse rotazione polso la mano ruota la racchetta all'altezza della mano stessa. Tutto sforzo muscolare con nessuna agevolazione. Ci sono però due azioni che possono rappresentare delle leve vantaggiose: la rotazione delle spalle e delle anche. Questo tipo di rotazioni e il mantenimento dell'equilibrio durante queste azioni sono abilità da sviluppare sin dalla gioventù.

Quando ruotiamo il nostro corpo con un’azione che parte dalle gambe e si esercita sulle anche, oppure ruotiamo le nostre spalle, il nostro busto, la rotazione avviene su un asse centrale del nostro corpo. Un asse che ci divide perfettamente a metà mentre le azioni muscolari si esercitano anche lontano dall'asse pertanto la distanza che va dove si esercita la forza fino all'asse centrale e da considerare braccio potenza della leva.

Come quando cerchiamo di svitare il bullone di una ruota di un’automobile con una chiave a croce: esercitiamo la forza all'estremità della croce in modo da sfruttare tutto il braccio potenza della leva. Oppure quando giriamo lo sterzo sempre della nostra automobile. Esercitiamo la forza ai lati del volante più andiamo verso il centro e più dovremmo fare fatica per raggiungere lo stesso angolo di sterzata. Lo stesso accade con le biciclette: più è lunga la pedivella e minore sarà lo sforzo esercitare per muovere il movimento centrale.

Le rotazioni sono quindi importanti nel tennis ed è importante imparare a gestirle con equilibrio e dal punto di vista della preparazione atletica.

Grande interprete di questo aspetto capace di gestire una rotazione di quasi 180 gradi durante il servizio è stato John McEnroe, il quale partiva da una posizione completamente rivolta verso il fondo campo e riusciva a gestire (anzi riesce ancora) un’ampia rotazione prima di andare a colpire.





Ma le rotazioni sono importanti anche nei colpi fondamentali: diritto e rovescio. Per questo motivo è importante girare le spalle in preparazione del colpo, in modo da poter avere la massima rotazione che siamo in grado di coordinare durante l’esecuzione. Si tratta di un’abilità che si impara, si allena e si può migliorare. Consente di avere un colpo efficiente, avere una maggiore decontrazione del braccio racchetta durante l’esecuzione.

martedì 26 novembre 2019

Il servizio nel tennis e il lancio del giavellotto: dinamiche, rotazioni e angolo di lancio

Giavellotto. Spalla sopra spalla.
Abbiamo già scritto del servizio in un post precedente, nel quale è stato evidenziato un aspetto geometrico fondamentale, ovvero la pochissima luce disponibile per poter schiacciare la palla. Partendo da questo aspetto una considerazione che possiamo proporre è che, anche nel caso del servizio, dobbiamo necessariamente avere una traiettoria che tenda a scavalcare la rete affinché si abbiano margini di errore più ridotti.

Un numero di errori ridotto però non è sufficiente per essere competitivi, perché è necessario avere anche una buona velocità di palla. Così come abbiamo visto per i fondamentali di dritto e rovescio per avere una buona accelerazione del sistema braccio racchetta è opportuno innescare una concatenazione di movimenti che dal punto di vista fisico e meccanico permettano l’accelerazione in decontrazione del braccio.

Ci viene in soccorso nuovamente l’atletica leggera, sempre settore lanci, in questo caso il lancio del giavellotto, poiché lo scopo è quello di far acquisire la massima velocità possibile al braccio al momento dell’impatto sopra l’asse delle spalle. Mentre nei colpi fondamentali la similitudine si poteva riscontrare nel lancio del disco, perché si trattava di velocizzare un’azione al di sotto della linea delle spalle, nel servizio l’analogia migliore è quella che si può fare con il lancio del giavellotto, infatti si tratta di accelerazioni al di sopra delle spalle.

Pete Sampras.
Spalla sopra spalla.
Massima tensione.
Ovviamente, anche in questo caso, ci sono delle differenze da sottolineare: il lancio del giavellotto avviene con la rincorsa, ha uno scopo diverso, pertanto l’angolo di uscita sarà molto più verso l’alto, la prima parte del caricamento avviene con il braccio disteso, mentre nel tennis si ha una flessione del gomito per permettere l’accelerazione dietro la schiena con il “mulinello”. Ci sono però anche molti aspetti comuni, che si riscontrano anche in questo caso nella parte finale dell’esecuzione, più o meno dall’appoggio del piede sinistro nel giavellotto, che corrisponde in linea di massima all’inizio del trasferimento del peso dalla gamba posteriore a quella anteriore nel tennis, o con lo slancio in alto e in avanti per chi possiede una tecnica più agonistica che consente di guadagnare preziosi centimetri in altezza e all’interno del campo nel tennis.

Gli aspetti comuni riguardano lo sviluppo della catena cinetica, il ritardo del braccio lanciante, l’utilizzo delle rotazioni di anche e spalle e quindi lo sviluppo di tensioni torsionali, le quali permettono una maggiore accelerazione del sistema. La posizione frontale in direzione del lancio dopo le rotazioni è un’altra analogia. Nel tennis, nella fase finale, vi è, in più, l’utilizzo dell’ultima rotazione disponibile che quella dell’avambraccio attraverso la pronazione.

Ma entriamo nel dettaglio. Il lancio di palla è fondamentale, deve essere tale da vincolare lo sviluppo della catena cinetica. Deve obbligare il giocatore a utilizzarla. Pertanto è consigliabile eseguirlo portando il braccio che lancia all’interno del ginocchio della gamba avanzata (la sinistra per i destri, la destra per i mancini) ed effettuare un piccolo arco per cercare di lanciare la palla verso l’interno del campo (dall’esterno del campo verso l’interno). Tale movimento possiede un ulteriore vantaggio che è quello di permettere una rotazione delle spalle in fase preparatoria modo da mostrare la schiena, o parte di essa, alla rete o all’avversario se vogliamo dirla in un altro modo. Questo permetterà anche una rotazione dell’anca verso il fondocampo e lo spostamento del peso sulla gamba posteriore (la sinistra per i mancini).

Giavellotto.
Massimo momento torsionale.
Il braccio che lancia e il braccio con la racchetta raggiungono in questo modo la posizione a trofeo, il peso inizia a spostarsi leggermente in avanti favorito dal braccio lanciante che va verso la direzione del campo. Le spalle hanno una posizione di spalla sopra la spalla, con la spalla della mano lanciante sopra quella del braccio racchetta.

A questo punto inizia l’azione della catena cinetica. Il braccio racchetta cade dietro la schiena, in quanto era stato portato in alto carico di energia gravitazionale potenziale, quest’energia permette di vincere in decontrazione l’inerzia dell’attrezzo riducendo la forza di torsione necessaria per ruotarlo così si ha la prima accelerazione della racchetta che cade dietro la schiena. Ma deve risalire.

Le gambe iniziano a dare l’impulso in rotazione e verso l’alto, per favorire il movimento dell’anca, la quale anticipa ruotando la schiena e le spalle, queste ultime entrano in gioco con un’azione di “ribaltamento” spalla sopra la spalla (shoulder over shoulder), in modo che il braccio racchetta possa raggiungere la massima estensione verso l’altro nel punto d’impatto. Il braccio sinistro si piega e la spalla sinistra si abbassa (nel caso dei mancini è la destra). Le gambe raggiungono la massima estensione spingendo verso l’alto, infatti prima spingono per far ruotare le anche e solo qualche frazione di secondo dopo verso l’alto pienamente, solo quando le anche sono ormai come scivolate verso il campo.

John Mcenroe. Schiena verso la rete.
Lancio verso il campo. Braccio parallelo alla riga.
In questo momento il braccio destro con la racchetta (nei mancini il sinistro) è ancora in ritardo rispetto all’asse delle spalle che ruota, con la massima decontrazione possibile. Il braccio racchetta è ancora piegato sul gomito mentre le spalle raggiungono la posizione delle anche, in linea il più possibile con la direzione di lancio desiderata, racchetta è ancora più arretrata rispetto al braccio.
Il tennista assume una posizione ad arco, molto simile a quella del lanciatore del giavellotto. A questo punto si distende il gomito, l’avambraccio prona e la testa della racchetta va verso l’impatto prendendo tutte le accelerazioni trasferite dalle tensioni e dalle torsioni di tutto il corpo. L’impatto sarà con direzione verso l’alto e in avanti.

Nei tennisti di alto livello questi movimenti sono talmente veloci e sincronizzati da essere un tutt’uno. L’accelerazione finale del braccio racchetta è come una liberazione istintuale, come una scarica elettrica che percorre tutto il corpo sfruttando le dinamiche delle leve vantaggiose, la forza di gravità e l’organicità del proprio corpo con il fine di raggiungere la massima velocità nel punto d’impatto, con il braccio completamente disteso.

Lancio. Spalle. Torsioni. Massimo inarcamento
Qui nel lancio del giavellotto punto di rilascio avrà un angolo più alto in quanto l’obiettivo sarà quello di lanciare l’attrezzo il più lontano possibile. Nel tennis c’è la necessità di mandare la palla, con una velocità consistente, all’interno del box di battuta, quindi il punto d’impatto dovrà avere un angolo più basso, più diretto verso il suolo, ma questo non deve trarci in inganno, perché non si tratterà mai di una schiacciata. Anzi dobbiamo evitare, all’ultimo, di andare in trazione muscolare con la spalla con l’intento di schiacciare verso il basso. Questo credo sia un suggerimento utile anche per evitare eventuali infortuni alla cuffia dei rotatori.

Non c’è margine di tolleranza sufficiente per schiacciare in libertà; lo spazio visibile del punto di impatto prima della riga che delimita il box di battuta è troppo esiguo. Credo sia da ritenere limitato anche per giocatori come Reilly Opelka o Ivo Karlovic, che sono alti più di 2 metri ed hanno ovviamente un grande vantaggio da questo punto di vista.
Serena Williams. Impatto.

Quindi la direzione del colpo sarà sempre un po’ verso l’alto. Ma non dobbiamo limitare la nostra azione gestuale. Anzi dobbiamo cercare di trovare la massima accelerazione in comodità, sfruttando tutto ciò che è a nostra disposizione, liberando il braccio racchetta verso l’alto. È molto probabile che a questo punto i primi servizi siano lunghi, anche di molto. Qui non dobbiamo limitare la nostra azione rallentando, oppure essere tentati di schiacciare spezzando il polso per chiudere la traiettoria.
Credo sia opportuno tentare di trovare l’angolo giusto con dei micro aggiustamenti dell’impugnatura: da una continental verso una eastern di rovescio (per chiudere) o leggermente verso una easter di dritto per aprire il piatto corde. Oppure, meglio, cercare di agire con l’inclinazione dell’intero corpo verso avanti, cadendo verso il campo, come se fossimo calamitati verso l’interno.

Giavellotto. Angolo di rilascio.
Spezzare il polso con uno snap, come nel basket, è deleterio, ridurrebbe il raggio della circonferenza del colpo, con la conseguenza che ogni piccolo cambiamento di grado (posizione) al momento dell’impatto comporterebbe un cambiamento consistente nella traiettoria. Troppo rischioso. Troppa poca consistenza. Pochi margini. L’ideale è avere un raggio lungo che parte dalla spalla, meglio se dall’asse centrale del corpo e per mezzo dell’inclinazione gestire con più accuratezza e precisione l’angolo del colpo e la direzione.

Il vantaggio di un raggio massimo si riscontra anche nella gestione della precisione e nella riduzione degli errori non solo nell’avere una maggiore massa all’impatto che sfrutta il quadrato della distanza del momento d’inerzia.

È anche opportuno aggiungere che con una gestualità così complessa i margini di personalizzazione dell’esecuzione sono abbastanza ampi anche se dovranno rimanere all’interno delle dinamiche più efficienti dal punto di vista fisico e meccanico.

Massimo raggio, massima massa, massima velocità.
Buon tennis a tutti.

venerdì 22 novembre 2019

La catena cinetica del lancio del disco per la massima accelerazione del sistema braccio racchetta

Giulio Anesa. Lancio del disco.
Nell’attività di tennis svolta non di rado mi è capitato di trovarmi di fronte al problema dell’accelerazione del braccio racchetta. In relazione a questo aspetto i suggerimenti che mi venivano dati e che erano dati anche ad altri giocatori non riuscivano a raggiungere lo scopo prefissato. Si trattava spesso di un’accelerazione muscolare del sistema braccio racchetta; opzione che ritengo abbia dei limiti evidenti e precisi se non accompagnata dal supporto fisico e tecnico di tutta la struttura dell’atleta. È indubbio che se l’obiettivo è quello di migliorarsi, o addirittura cercare di raggiungere i massimi livelli di gioco espressi dal tennis professionistico, è opportuno cambiare il punto di vista da cui osserviamo il problema.

Abbiamo infatti da tenere presenti due necessità: quella di sviluppare la massima velocità possibile della testa della racchetta al momento dell’impatto e quella di mantenere il gesto più efficiente possibile al fine di avere la massima longevità di gioco durante la partita, nell’arco del torneo, e nell’arco della propria carriera, anche se si tratta di un’attività amatoriale.
La preparazione di Nadal.
Schiena verso la rete.

Per raggiungere questi obiettivi non può che venirci in soccorso la regina degli sport: l’atletica leggera, in particolare il settore lanci. Lancio del disco per i fondamentali.
Anche se nel tennis non si ha un vero e proprio lancio, bensì una collisione, uno dei fattori utili in una collisione, la velocità, è lo stesso obiettivo che si propone di raggiungere un lanciatore al fine di far compiere all’oggetto lanciato un maggior numero di metri.

Rafael Nadal. Dritto.
Nel caso dei due fondamentali del tennis (dritto e rovescio sia ad una che a due mani) alcuni aspetti della dinamica del lancio del disco ci vengono in soccorso per fornirci un metodo di accelerazione di tutto il sistema tennista, del sistema braccio racchetta e quindi in ultima analisi della testa della racchetta, ovvero il luogo dove avviene l’impatto.

La visione globale del sistema tennista in ottica di lanciatore permette di analizzare appieno la catena cinetica che permette lo sviluppo della velocità. All’inizio ci sono naturalmente delle differenze, perché la catena cinetica del tennista ha inizio con la discesa del braccio racchetta verso il basso in modo da vincere subito l’inerzia del sistema rendendo minore la forza di torsione (torque) necessaria per iniziare le accelerazioni. Il lanciatore del disco parte con una serie di oscillazioni e compie delle rotazioni complete su se stesso che non ci sono nel gioco del tennis.

Quando il braccio racchetta dovrà tornare a salire, però, compiendo un movimento pendolare, il rallentamento fisiologico dovrà essere vinto cercando di mantenere la decontrazione del sistema spalla, braccio, racchetta. Proprio in questa fase la dinamica del lancio del disco è di grandissimo aiuto, perché permette di utilizzare le forze torsionali e di rotazione per raggiungere lo scopo prefissato, che può essere quello di raggiungere una velocità maggiore oppure mantenere quella già acquisita dal braccio racchetta nel caso di un palleggio morbido.

La preparazione di Lendl.
La schiena è rivolta verso la rete.
Nella fase di preparazione del colpo oltre ad aver portato la racchetta in alto c’è stata una rotazione delle spalle, la quale ha posto il giocatore con la linea delle spalle perpendicolare alla rete sia nel dritto che nel rovescio. Nei giocatori di alto livello tale rotazione preliminare delle spalle è talmente evidente che parte della schiena si rivolge verso la rete ed il petto verso il fondocampo.

Nella fase di risalita e avanzamento del braccio racchetta questa posizione sarà fondamentale. Qui l’azione di tutto il corpo come nel lancio del disco dovrà fornire quelle dinamiche che partono dal basso e permettono l’accelerazione del braccio racchetta fino al rilascio, o nel caso del tennis al colpo sulla palla.

L’azione parte dai piedi. Il piede posteriore spinge in avanti e leggermente a destra o a sinistra nel caso del rovescio (nel mancino si ha la situazione opposta in relazione ai colpi) il piede davanti spinge più in avanzamento, sia in posizione affiancata che open, o semi open. Lo scopo dell’energia profusa dai piedi polpacci, gambe, glutei è quella di far iniziare la rotazione dell’anca che anticipa i movimenti del tronco, creando una torsione. In questa fase l’anca anticipa il movimento delle spalle e anche quello del braccio, il quale rimane arretrato. Qui si ha il massimo angolo di torsione di tutto il sistema tennista. Il peso del corpo, grazie a questa rotazione già tende a spostarsi verso avanti, limitando i casi di arretramento nel momento della collisione. Il giocatore tende a salire sulla punta dei piedi.

L’energia poi, come in una spirale passa ai dorsali e agli addominali fino alle spalle, le quali iniziano a ruotare per raggiungere la posizione delle anche, il braccio racchetta che in questa fase si è allungato il più possibile, per avere il massimo raggio disponibile e la massima massa all’impatto, rimane ancora arretrato, perché aumenta l’inerzia del sistema nella parte del braccio racchetta. Nel caso del lancio del disco l’arretramento del braccio che impugna l’attrezzo è veramente massimale, come si può vedere dalle fotografie, nel tennis è minore e soprattutto si estrinseca nell’arretramento della testa della racchetta e dell’attrezzo stesso che è un’estensione del braccio.

Momento del rilascio nel lancio del disco
Sono diversi anche gli scopi ultimi delle due attività sportive: nel lancio del disco si cerca la massima esplosività, mentre nel gioco del tennis esiste sempre un’attenzione al controllo. Vi è quindi un’attenzione alla gestione delle forze in gioco.

Il braccio non dominante, invece, che nella prima fase era allungato anche lui, per dare riferimento ed equilibrio, si piega sul gomito per diminuire l’inerzia e aumentare la velocità della parte sinistra in modo da favorire il riallineamento delle spalle con le anche.

A questo punto con il blocco delle forze rotazionali il braccio racchetta è pronto ad andare all’impatto sfruttando il trasferimento di tutte le energie accumulate nel sistema. Il ruolo del braccio non dominante è quello di bloccare l’extra rotazione per favorire appunto questo passaggio. Ciò avviene in modo evidente sia nel dritto che nel rovescio a una mano. In questa fase tutti i momenti lineari ed angolari si trasferiscono sul braccio racchetta, come se una scarica elettrica avesse percorso l’intero corpo sino all’ultima sua estensione (mano e racchetta). L’impatto avviene quando spalle e anche sono allineate e parallele alla rete, condizione che garantisce anche la migliore visuale possibile del campo e del punto di collisione. È opportuno in questa fase, a mio giudizio, cercare di evitare il rilascio anticipato della racchetta sull’asse di rotazione dell’avambraccio perché si rischierebbe di colpire nel momento in cui il braccio già tende a chiudersi su se stesso perché non può andare più in avanti e in alto con un asse di rotazione il più vicino possibile alla spalla.

sabato 23 marzo 2019

Perché i rossi di capelli sono così forti a tennis? Mani, braccia, pesi e pendoli. Da Rod Laver e Don Budge fino a Murray e Jannik Sinner

Jannik Sinner, all'età di 17 anni
Articolo scritto il 23 marzo 2019. La scienza permette di fare previsioni.

Ce ne sono molti nella storia del tennis di grandi giocatori con i capelli rossi Rod Laver e Donald Budge sono stati i primi e finora gli unici a completare il Grande Slam, ne sono seguiti di fortissimi. Jim Curier, John McEnroe, il più giovane vincitore di Wimbledon Boris Becker, Andy Murray ha riportato il titolo dei Championships in Inghilterra dopo che Fred Perry lo aveva conquistato 77 anni prima. Questi sono solo i più forti e non dobbiamo dimenticare Bobby Riggs, vincitore di un torneo di Wimbledon (1939) e di due US Open (1939, 1941).

Ce ne sono altri: il doppista Mark Wooodforde, Ernest Gulbis, Kyle Edmund, il francese David Goffin, vira sul rosso anche la chioma di Alexander Zverev. Ma il gene MC1R potrebbe essere presente anche in altri giocatori se si osservano efelidi e occhi chiari, anche se non ci sono certezze in merito a questa correlazione. Si tratta di un gene recessivo che è considerato in via di estinzione.

Il giovane altoatesino Jannik Sinner è uscito vincitore dai tornei di Bergamo e Trento, con la vittoria bergamasca è diventato il più giovane italiano vincitore di un torneo Challenger.

Le sue vittorie in giovane età sono il sintomo della presenza di un buon talento tennistico. Questo sembra fuori di dubbio.

Potrebbe trattarsi di una semplice coincidenza, in fondo a livello scientifico non ci sono studi in merito, non ancora. Potremmo esser costretti a brancolare nel buio, affidarsi al concetto di mistero, oggi tanto acclamato. Darsi una spiegazione in forma religiosa, sospendere l’attività del pensiero e vivere felici affidandoci al fato. Allegria.

Ma cercare di comprendere le cause dei fenomeni è una necessità della mente umana anche se non di tutte, quindi smettere di formulare ipotesi è innaturale, sintomo di poca curiosità. Ipotizziamo, rischiamo.

Un’associazione non è necessariamente una correlazione. Le correlazioni vanno dimostrate, perciò la situazione nei tempi moderni dell’esaltazione dell’opinione, della doxa, diviene alquanto difficoltosa, considerato che si riesce a contestare anche teorie ormai accreditate come l’evoluzione; il dibattito sul clima ha assunto ormai i connotati del commento da bar dopo la partita della domenica. Prima di trovare una qualunque correlazione è necessario formulare un’ipotesi che dovrà essere vagliata. Ciò che si trova in rete non aiuta molto in questo caso: siamo sempre nel campo del non correlato, almeno non pienamente. Questo non impedisce però di mettere insieme indizi, notare particolari e valutare le ipotetiche conseguenze.

Jannik Sinner
Il più giovane italiano a vincere un torneo Challenger
Non sappiamo con precisione se il numero di tennisti professionisti rispecchia le proporzioni del numero della popolazione dai capelli rossi che è all'incirca il 2% del totale, o se sono di più in proporzione, ci si riferisce solo a coloro che hanno il carattere manifesto, in quanto il gene è recessivo. Però di bravi ce ne sono diversi e ce ne sono stati, anche se il carattere sembra essere sulla via della scomparsa, come evidenziano recenti studi. Cosa ci si può aspettare da un carattere recessivo?

In più, non si colpisce la palla con i capelli, questo è chiaro, credo, a tutti i maestri di tennis, quindi dovremmo vedere se tale fenotipo è indice di caratteristiche che aiutano ad avere dei vantaggi quando si colpisce una palla,  o quantomeno se, con una buona frequenza, è associabile ad altre peculiarità fisiche utili nel gioco del tennis. Un ulteriore passaggio che sembra complicare le cose ancora di più, ma forse solo a prima vista. L’ipotesi va valutata con attenzione e sottoposta, nel senso inteso dal filosofo Karl Popper, a prove di confutazione, ma prima va formulata in modo razionale.

La condizione che un elemento sia indice di un altro non implica che esista un rapporto di esclusività tra l’elemento indice e quello indicato, ovvero certe caratteristiche possono essere presenti anche in altre persone, indipendentemente, in questo caso, dal colore dei capelli. Si tratta di un’informazione indicativa: con la presenza di un determinato elemento aumentano le probabilità della presenza anche di un’altra caratteristica. Siamo ormai nella scienza delle probabilità, da molto tempo.

Pertanto avere i capelli rossi dovrebbe aumentare le probabilità che le persone abbiamo anche una o più caratteristiche fisiche che conferiscono dei vantaggi nel colpire una pallina da tennis.

La domanda successiva è quella di chiedersi quali caratteristiche fisiche conferiscono dei vantaggi nel gioco del tennis.

Ci sono alcune indicazioni che vengono in soccorso: Vita e costumi di Giulio Agricola è l’opera che fu scritta dallo storico romano Tacito nella quale descrisse la conquista della Britannia e nella quale descrisse anche le popolazioni del posto. Un particolare riferimento alle persone dai capelli rossi lascia traccia delle osservazioni dello storico, il quale costatò che le persone con rutilismo avevano anche dei grandi arti. “Rossi di capelli dai grandi arti”. Sembra anche che fossero venduti come schiavi a un prezzo maggiore, perché ritenuti più forti.

Qui alcune informazioni scientifiche più moderne possono inserirsi fornendo quella che sembra essere una conferma delle acute osservazioni dello storico. I capelli rossi, associati ad una pelle chiara consentono una migliore sintetizzazione della vitamina D anche in condizione di poca luce solare come accade nelle aree del nord. Si tratterebbe di una coevoluzione avvenuta nelle aree del nord con l’effetto di prevenzione del rachitismo. La vitamina D è responsabile della costituzione ossea. Arti più grandi, più pesanti, più lunghi. Con un peso specifico maggiore!?

Dal lato del tennis quello che è utile e non poco nel colpire la palla è il “momentum”. Il momento d’inerzia all’impatto, il quale è strettamente correlato alla massa (il peso) e alla velocità. Nel momento angolare è anche importante la lunghezza del raggio, in questo caso il braccio, nelle formule è calcolato al quadrato.

Un braccio più lungo, più pesante, magari  a causa di un maggiore peso specifico osseo, a parità di velocità con uno più leggero, più corto, possiede un maggiore momento di inerzia all’impatto.
Ma anche con una velocità ridotta in modo non eccessivo può eguagliare il momento di inerzia di un braccio con maggiore velocità ma più leggero e/o più corto. Una riduzione di velocità che mantiene la stessa efficienza di impatto consente una maggiore accuratezza dei colpi riducendo gli errori, si veda la teoria del chiodo e del martello in questo blog. Il vantaggio del braccio pesante sarebbe duplice: maggiore impatto a velocità uguali e stesso impatto a velocità ridotta.

Ma la potenza non è niente senza il controllo. Un braccio più grande però di solito è composto anche da una mano più grossa, la quale quando impugna una racchetta, come abbiamo visto in un post precedente, ha degli effetti sulla racchetta perché di fatto aggiunge peso al manico. Uno di questi effetti è quello di spostare il baricentro rendendo l’attrezzo più bilanciato verso il manico, più head light come si usa dire in inglese. Una racchetta più bilanciata verso il manico è più maneggevole.

Maneggevolezza, potenza, consistenza dei colpi a velocità ridotte sono tutte condizioni che consento lo sviluppo progressivo di un tennis efficace e vincente. Maggiori rotazioni, maggiore velocità, cambi di ritmo. Sembra che sussistano molteplici condizioni per coloro che possiedono determinate caratteristiche per sviluppare un tennis solido ed efficace.

Condizioni che Jannik Sinner sembra proprio avere. Perciò se seguito con attenzione e cura, senza ansia, apprensione o isteriche aspettative, come sembra proprio che sia da Piatti e Sartori, il suo sviluppo tennistico dovrebbe essere lineare. Sarebbe anche giunta l’ora, perché i record e i ricordi di Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta iniziano a essere un po’ vecchiotti.

Il fatto che Federer, Nadal e Djokovic siano mori non è tecnicamente una prova a confutazione. Se avessero un braccio corto, leggero e piccolo correlato da una mano minuscola questa sì sarebbe una prova a confutazione.

Per coloro che hanno un bimbo o una bimba con i capelli rossi: regalategli una racchetta, iscrivetelo a un corso di tennis, assicuratevi che il maestro sia bravo. Non si sa mai. Avesse ragione Publio Cornelio Tacito.

P.s. Anche tra le ragazze ce ne sono diverse (Stosur, Sandra Cecchini, credo Monica Seles) però non ho avuto modo di fare una ricerca più accurata e potrebbero esserci altri fattori che influiscono sparigliando un po’ le carte.

martedì 19 febbraio 2019

Il dritto di John McEnroe, perché pagò dazio a Ivan Lendl. Agassi tira troppo forte

John McEnroe la posizione del polso
nell'esecuzione del dritto
John McEnroe è stato uno dei più giocatori più talentuosi del circuito. Con sette titoli  dello slam vinti tra Londra e New York non può essere considerato oggi tra i più vincenti, considerato che sia Federer, Nadal che Djokovic hanno tutti superato la seconda cifra, però è da ritenere sicuramente tra i più talentuosi giocatori che abbiano mai preso una racchetta in mano.
Il talento non è facile da definire. E’ un insieme di molti aspetti e a seconda del punto di vista che usiamo per osservarlo ce ne possono essere di diverse tipologie. In linea generale possiamo stabilire che il talento rappresenti un insieme caratteristiche fisiche, tecniche e mentali che permettono a un individuo di eseguire determinati compiti meglio della maggioranza degli individui.
John è stato sicuramente un maestro nel gioco di volo, le sue abilità nel gestire volée complicatissime rimarranno forse ineguagliabili. Il gioco di volo è un insieme di prontezza di riflessi, sensibilità e intuizione delle traiettorie. Da questo punto di vista non c’è molto da dire sulle sue qualità di John McEnroe.

Può essere utile invece, ai fini di approfondire l'analisi dell’esecuzione dei colpi da fondocampo, prendere in esame di diritto di McEnroe, perché anche in questo caso dimostrò un talento particolare: quello di riuscire ad essere estremamente competitivo nonostante un’esecuzione che evidenzia alcune criticità. Analizzarle può aiutare ad osservare meglio alcune peculiarità esecutive che sono utili per comprendere meglio i concetti di doppio pendolo e pendolo singolo, l’acquisizione di energia gravitazionale potenziale, l'accelerazione in discesa della racchetta e la posizione del polso.
Il fatto che a un certo punto della sua carriera il suo gioco da fondocampo divenne debole, in senso relativo e nei confronti di altri giocatori come Ivan Lendl, e non in grado di sostenere scambi prolungati a velocità più sostenute fu dovuto credo ad alcuni aspetti tecnici dell'esecuzione.

Apertura ed esecuzione con oscillazione
pendolare
Dopo la finale del 1984 al Roland Garros persa contro Ivan Lendl dopo essere stato in vantaggio per 63, 62,, forse anche a causa di una condizione psicologica diversa, l’evidenza di una maggiore precarietà dei colpi da fondo di John McEnroe divenne più palese. Il tutto risalta maggiormente sulla terra battuta perché su questa superficie, ed in generale su quelle più lente, una mancanza di incisività e spinta nei colpi da fondo campo diventa più evidente perché non si può sfruttare a pieno la velocità di palla dell’avversario che tende a rallentare e alzarsi dopo il rimbalzo. Va trovata più energia con la propria esecuzione e lo statunitense con la sua esecuzione non riusciva sempre a trovarla.

L’apertura dal basso e minore accelerazione.
Fondamentalmente McEnroe nella preparazione del dritto usava un movimento pendolare all'indietro molto simile a quello del golf e che è chiamato back swing. Non aveva una preparazione che andava il prima possibile verso l’alto, come accadeva con Ivan Lendl, Bjorn Borg, Andre Agassi o Roger Federer per tornare ai tempi di oggi, bensì portava la racchetta bassa facendola risalire mentre andava all'indietro, percorrendo con il braccio l’intero arco. Questa azione comporta sostanzialmente due problemi principali e una serie di conseguenze.

Occorre più tempo per portare la racchetta in alto per poi farla ricadere sfruttando la gravità. Finché c’è tempo sufficiente il movimento si fermerà naturalmente risalendo, proprio come un pendolo che si ferma quando risale per poi tornare giù, ma nelle occasioni di gioco in cui c’è poco tempo a disposizione il giocatore è costretto a fermare il braccio per poi riportarlo in avanti per colpire prima che raggiunga il punto in cui si ferma naturalmente senza contrazione muscolare. In questo modo lo sforzo per fermare il braccio rischia di rendere il colpo aritmico aumentando i margini di errore, inoltre, nella fase di accelerazione, siccome l’ascesa della racchetta è stata fermata prima dell’apice il sistema racchetta braccio accumula meno energia potenziale gravitazionale di quella che avrebbe acquisito partendo da un punto più alto. In fase di discesa pertanto l’energia cinetica è minore. Il colpo rischia di essere più un colpo di opposizione piuttosto che un’esecuzione che conferisce energia, la quale pertanto dovrà essere ricercata con una più marcata azione muscolare di accelerazione in avanti.

Si potrebbe obiettare che sull'erba che si ha meno tempo per gestire questo tipo di apertura ed è vero, però è altrettanto acclarato che sull'erba anche un colpo di pura opposizione, con poca accelerazione, addirittura bloccato, giocato di precisione, sfruttando la velocità della palla in arrivo e i rimbalzi bassi può essere molto insidioso. Queste condizioni non si verificano sulla terra battuta, dove è necessario imprimere più energia alla palla affinché questa abbia velocità e rotazioni sufficienti per un gioco in grado di mettere in difficoltà il proprio avversario, soprattutto ad alti livelli.

Alla lunga una serie di colpi giocati con poca accelerazione mettono in una condizione di svantaggio il giocatore che li esegue, il quale è sempre costretto a giocare quasi in recupero, schiacciato dalla pressione del gioco del proprio avversario. La sensazione che John McEnroe giocasse sempre sul filo del rasoio dalla linea di fondo con una precarietà palpabile, sui campi lenti, è dovuta, ritengo, anche queste caratteristiche intrinseche di esecuzione.

Se osserviamo le immagini del video in cui l’americano colpisce alcuni dritti possiamo notare con chiarezza che l’azione del braccio è a un singolo pendolo, sia in fase di preparazione che di esecuzione in avanti. Rimane ancora più facile osservarlo perché la tecnica degli anni ‘60 e ‘70 non prevedeva l’uso del polso al novanta gradi. In questo modo vi è una minore necessità di rilascio delle articolazioni e della rotazione dell’avambraccio in chiusura del colpo, movimenti che a velocità naturale potrebbero trarre in inganno un osservatore. Infatti il polso di John è in linea con l’avambraccio, non si vede nessun grado di angolo, e il braccio viene mosso dall'altezza della spalla come se fosse un unico elemento racchetta compresa.

Questo consente all'americano di mantenere un alto livello di efficacia dei colpi e ridurre il numero degli errori,  perché utilizza la massa del braccio racchetta e tutto il raggio disponibile.
Con il polso in linea, però,  McEnroe perde la possibilità di impattare la palla un po’ più avanti rispetto al corpo, anche se conserva comunque ampi margini per esecuzioni efficaci, perché l’arco che compie il braccio rimane comunque molto ampio.

Roger Federer
Apertura più alta. Carica di energia gravitazionale potenziale.
Il dritto di John McErnoe è comunque un ottimo colpo, colpito a un pendolo, con l’esecuzione del polso in linea con l'avambraccio come nella “vecchia” scuola. Ha permesso allo statunitense di raccogliere molti successi ma alcune sue criticità hanno precluso al giocatore di essere competitivo sulle superfici più lente e soprattutto gli hanno impedito di avere un gioco da fondo campo che potesse meglio sostenere il suo gioco al volo. Le abilità di impatto e di coordinazione del giocatore hanno sopperito agli aspetti tecnici meno efficaci ma non hanno potuto fare tutto. Questo è stato uno dei motivi per cui John pagò dazio davanti al gioco più solido da fondo campo del suo rivale Ivan Lendl, che ha chiuso la sua carriera con otto vittorie slam, una in più dello statunitense.

Le parole di John riferite ad Andre Agassi rivelano quello che, oltre a un passaggio generazionale è stato anche un passaggio tecnico esecutivo, prima solo intuito da alcuni giocatori, e poi forse definitivo.
“Non ho mai giocato contro nessun giocatore che colpisca la palla così forte, così spesso e in maniera così accurata”. Disse John del Kid di Las Vegas.

Le qualità coordinative, le abilità di gestione dei movimenti sul campo, la destrezza e la competenza tattica di McEnroe sono maggiormente esaltate se consideriamo che è riuscito a rimanere ad altissimi livelli nel passaggio tra due “ere” tennistiche in cui il cambio di attrezzatura, dalle racchette di legno a quelle in grafite, consentì il definitivo cambiamento tecnico esecutivo.

P.s. In merito al diritto di Ivan Lendl dal filmato si vede che nella fase iniziale dell’apertura anche lui tende a portare la racchetta verso il basso ma poi con la propria azione il cecoslovacco alza il braccio ed il gomito in modo da portare il prima possibile la racchetta in un punto più alto da cui poter ridiscendere.