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venerdì 24 marzo 2023

Il tennis sport del diavolo? Evitiamo il caos.


Il nostro braccio ha tre articolazioni: spalla, gomito, polso, in più c'è la possibilità di pronazione e supinazione dell'avambraccio. Se impugniamo un oggetto come una racchetta, l'utilizzo di queste articolazioni ha un effetto: quello di avvicinare il punto di rotazione al punto di impatto. Può capitare nel tennis di dover colpire in diversi modi ma più l'asse di rotazione è vicino all'impatto e maggiormente decresce l'inerzia, infatti il raggio dal punto di rotazione è calcolato al quadrato nella formula del momento di inerzia. Pertanto per compensare la riduzione del raggio sarà necessario aumentare notevolmente la velocità della racchetta sul punto di rotazione, perché la velocità non è calcolata al quadrato.

E' importante esserne consapevoli, ma c'è un inconveniente, in realtà sono più di uno ma ci soffermiamo su uno solo. Se oscilliamo liberamente utilizzando gli assi di rotazione naturali del nostro corpo (spalla, gomito, polso o pronazione) l'oscillazione del braccio racchetta è simile all'oscillazione di un doppio pendolo o di un triplo pendolo addirittura. Il moto del doppio pendolo è un moto caotico ad alte velocità, questo implica che è sensibile alle condizioni iniziali.

Ovvero l'oscillazione varia notevolmente al minimo cambiamento anche della velocità di esecuzione. Il rischio è che l'ovale della racchetta sia sempre in un punto diverso nel momento in cui ci aspettiamo la collisione. Questo può comportare notevoli problemi di timing, in quanto ci affidiamo a un moto caotico per svolgere un compito di precisione. Il motivo per cui molti giocatori a tutti i livelli indulgono nell'utilizzo degli assi di rotazione in fase di impatto (pronazione e polso) credo sia legato a una falsa sensazione dovuta al tempo di dimora della palla sul piatto corde. Nel momento della collisione la palla rimane qualche millisecondo sul piatto corde, qui si può avere la sensazione di utilizzare l'avambraccio o il polso anche quando l'oscillazione è avvenuta a un pendolo fino all'inizio dell'impatto.

Calcolo dello Swing Weight

Lo swing weigth è un dato importante. Viene calcolato fissando la racchetta a 5 cm dalla fine del manico. Fornisce l'inerzia della racchetta fatta oscillare su quel punto di rotazione. Perché fissata lì? E' uno standard di riferimento per fornire un dato tecnico (kg x cm2). Lo swing weight non è un'indicazione di gioco. Le case costruttrici non posso fornire dati con il braccio del giocatore: le braccia hanno diverse lunghezze, hanno differenti pesi. Se impugno una racchetta e la oscillo ad altezza spalla lo swing weight sarà dato dal mio braccio più la racchetta che impugno. Sarà sicuramente maggiore della racchetta che impugno da sola. Se la faccio oscillare sul gomito lo swing weight sarà dato dall'avambraccio più la racchetta.

Perché dovrei ridurre l'inerzia di un oggetto che collide spostando il punto di rotazione nelle vicinanze del manico con la pronazione o usando il polso? Lo s.w. si ridurrebbe a valori molto vicini a quelli della racchetta da sola e in una collisione serve inerzia. Si potrebbe obiettare che l'oscillazione di più pendoli serva per passare energia cinetica alla racchetta via via su assi successivi (braccio, avambraccio, racchetta), ma in questo caso il moto diviene quello del doppio pendolo, che come abbiamo visto è un moto caotico.

Perché utilizzare un moto caotico per un lavoro di precisione e poi dare la colpa al diavolo?


lunedì 12 dicembre 2022

La definizione di Tennis. Dal semplice al complesso


Cos'è il Tennis? La migliore definizione che mi viene in mente è: 

l'abilità di indirizzare o reindirizzare una pallina per mezzo di una collisione. 

E' tutto qui e da qui inizia un percorso verso la complessità.

Ma tornare alla semplicità di una definizione aiuta ad avere le idee chiare su quello che è il lavoro da svolgere. Il passo successivo è quello di chiedersi cosa serve per svolgere al meglio questo tipo di lavoro. Si possono scrivere su un foglio una serie di cose, così come vengono in mente, alcune saranno strettamente collegate altre meno: "correre, visione e intuizione della traiettoria" sono indubbiamente necessarie. Non possiamo colpire una pallina se non arriviamo nelle vicinanze, non possiamo avvicinarci se non vediamo bene la traiettoria o se non la vediamo affatto. Però ad essere scrupolosi queste caratteristiche non sono strettamente collegate alla definizione esposta in precedenza.

Sono condizioni necessarie in molte circostanze di gioco ma non sono sufficienti, infatti leggere la traiettoria in anticipo ed arrivare bene potrebbe risultare inutile se non si posseggono dei buoni colpi. Più il livello sale e più diviene evidente che occorre sviluppare una tecnica adatta a reindirizzare un oggetto attraverso una collisione.

Cosa serve, allora, per reindirizzare un oggetto per mezzo di una collisione? Cerchiamo di darci la risposta più semplice, la più semplice possibile.

E' necessario avere un oggetto che collide con un'inerzia maggiore di quello che vogliamo spostare.

Abbiamo una risposta semplice, la più semplice possibile al problema, ma il bello viene ora, perché esistono diversi modi per incrementare l'inerzia di un oggetto, specialmente se siamo su un campo da tennis e possiamo utilizzare una modello tecnico di riferimento.

L'inerzia dipende:

1. dalla massa dell'oggetto:

2. dalla sua velocità;

3. dal punto in cui l'oggetto ruota e la distanza di un determinato punto di massa dal punto di rotazione è calcolato al quadrato, con un incremento enorme dell'inerzia se la massa è posizionata lontano dall'asse di rotazione.

Nel tennis poi abbiamo la tecnica esecutiva. A cosa serve la tecnica partendo dalla definizione di Tennis e dalla descrizione dell'inerzia?

Anche in questo caso la risposta è semplice.

La tecnica esecutiva ha come scopo quello di aumentare o diminuire l'inerzia dell'oggetto che collide a seconda delle necessità e del colpo da eseguire.

In sostanza con la tecnica si riesce a gestire l'inerzia, perché la tecnica esecutiva permettere di agire direttamente o indirettamente su tutte e tre le variabili indicate:

1. massa;

2. velocità;

3. raggio.

Per troppo tempo nel tennis c'è stata un'eccessiva considerazione della variabile velocità, che è indubbiamente importante ma non è la sola da prendere in considerazione.

Per mezzo della tecnica possiamo influenzare tutte tre le variabili, anche massa e raggio. Vi siete mai chiesti perché Roger Federer, Rafael Nadal colpiscono con il braccio disteso? Perché Diego Schwartzman usa una racchetta più lunga, come faceva anche Michael Chang?

Per aumentare il raggio esecutivo e di conseguenza l'inerzia all'impatto, sfruttando il quadrato della distanza.

Pertanto la tecnica permette di usare una racchetta più lunga o di sviluppare soluzioni, gesti, con cui si aumenta il raggio esecutivo del braccio racchetta. Di fatto influisce sull'inerzia dell'oggetto che collide.

Ma grazie alla tecnica possiamo influire indirettamente anche sulla massa. Qualunque soluzione tecnica non aumenta direttamente il peso dell'oggetto ma può consentire di mantenere la stessa velocità esecutiva con una racchetta più pesante e a parità di velocità un oggetto più pesante ha più inerzia.

La tecnica permette di gestire l'inerzia anche durante le fasi di gioco e quando serve meno inerzia, palle corte e volée, è sufficiente diminuire la velocità, o accorciare il raggio.

Quello che per troppi anni si è verificato è che per aumentare l'inerzia si è cercato di aumentare solo la velocità. Il tentativo è divenuto quasi un'ossessione, a tal punto che per aumentare la velocità è stato tolto peso alle racchette costringendo gli atleti a cercare ancora maggiore velocità esecutiva. Se si aumenta la velocità ma si toglie peso si rischia che l'inerzia rimanga la stessa o addirittura diminuisca, perché credo ci sia comunque un limite alla velocità raggiungibile da ciascuno, anche se soggettivo.

In realtà le variabili su cui si può agire sono tre, come abbiamo visto. Il problema si presenta con maggiore evidenza nei colpi da fondo campo e con velocità della palla elevate, quindi è meno presente in situazioni di gioco da circolo. Ma se sentite di essere arrivati al limite, di non riuscire ad eseguire quello che avete in mente è opportuno che teniate presente raggio e massa le due variabili dimenticate.

La tecnica e la gestione del proprio corpo, come sono esposte in questo manuale, posso consentire di lavorare molto bene su questi due aspetti, aprendo la porta a possibilità di sviluppo che potevano sembrare precluse.

La definizione di tennis è semplice, dopo tutto, e le implicazioni sono chiare.

venerdì 28 ottobre 2022

Tennis, infortuni, leve, epicondilite

Braccio potenza e resistenza. La mano è il punto in cui la racchetta è fissata.

Nell'impatto l'unica leva vantaggiosa è quella della pallina, perché alla collisione si applica una forza sul piatto corde che tende a far ruotare la racchetta sul punto in cui è fissata e questo punto è la mano del giocatore. La distanza tra punto di impatto e mano, punto di rotazione, è il braccio potenza. Mentre per impedire la rotazione noi applichiamo una forza contraria, cerchiamo di far ruotare in senso inverso la racchetta. La forza applicata, però, è sul punto di rotazione, la mano, o il gomito o la spalla, quindi la distanza dalla mano, dal gomito o spalla, al baricentro della racchetta è il braccio resistenza di una leva svantaggiosa. Tutto sforzo muscolare senza aiuto perché la forza è applicata sul punto di rotazione e non lontano da esso. Racchetta head light, baricentro vicino alla mano, in modo da ridurre il braccio resistenza, e con alta inerzia, in modo che la racchetta passi oltre, attraverso l'impatto, con molto follow through. Questa è la scelta migliore per evitare problemi al polso, al gomito e alla spalla.

Da questo punto di vista si tratta di una forza che cerca di contrastarne un'altra. Una utilizza una leva vantaggiosa e l'altra una leva svantaggiosa. Anche se la pallina è più leggera del braccio racchetta l'alta velocità e lo sfruttamento del braccio potenza all'impatto possono essere problematici a lungo andare. Quello che si può fare è aumentare l'inerzia ma rimane il problema della leva svantaggiosa, perché anche solo per accelerare il nostro braccio racchetta la muscolatura agisce sul punto di rotazione dei nostri arti. Non siamo creature perfette, forse quasi perfette. Per sopperire a questa difficolta è necessario acquisire una tecnica di accelerazione che consenta di essere il meno muscolari possibile e gestire inerzie più elevate dell'oggetto (la racchetta da tennis) che utilizziamo.

Per aumentare l'inerzia di un oggetto possiamo agire su due variabili: il peso e la velocità. L'inerzia di un oggetto è data dalla massa per la velocità. Se l'oggetto ruota su un punto, com'è il caso della racchetta da tennis, la quale può ruotare all'altezza del polso (mano), gomito o spalla, possiamo intervenire anche sulla distribuzione del peso, perché il raggio dal punto di rotazione è considerato al quadrato nelle formule (inerzia rotazionale). Quindi lo stesso peso avrà un valore molto maggiore se posizionato lontano dal punto di rotazione (in punta all'ovale della racchetta per esempio) rispetto a quando è posizionato vicino al manico.

Metterlo in punta alla racchetta aumenterà maggiormente il momento d'inerzia ma sposterà anche il baricentro aumentando il braccio resistenza della leva, condizione che al momento dell'impatto, può creare ulteriori problemi quando c'è il contrasto della collisione.

Inoltre aumentare l''inerzia, come è stato già ampiamente valutato, è un vantaggio nel momento della collisione ma uno svantaggio nella manovrabilità della racchetta e nella sua accelerazione.

Fondamentale diventa l'abilità tecnica nel saper gestire il trasferimento rotazionale dell'energia cinetica, quella che viene chiamata "catena cinetica" anche se il termine rappresenta più il tradizionale trasferimento lineare che è molto meno efficace. Se si alleggeriscono le racchette e si diminuisce l'inerzia del sistema braccio racchetta si elimina il problema dell'accelerazione ma rimane il problema dell'impatto. Quando una forza tende spostare indietro la racchetta lo sforzo per mantenere velocità e direzione sarà muscolare se la velocità "non è sufficientemente alta". Anche in questo caso si rimane strettamente vincolati alla velocità del braccio racchetta. Problema di cui soffrono i giocatori di corporatura più piccola, i quali sono costretti ad un'azione iper veloce per mantenere competitività. In dinamica di gioco non è sempre possibile avere lo spazio e il tempo per un'accelerazione massima e completa. Inoltre la velocità non di rado va a scapito della precisione.

Come accade spesso, nella vita non si può avere tutto. La personalizzazione della racchetta sulla base delle caratteristiche fisiche, tecniche e di gioco diviene un aspetto importante anche per la prevenzione degli infortuni. In linea generale se si aumenta il peso nell'ovale si può controbilanciare con del peso al manico per avvicinare il baricentro alla mano. Il peso al manico aumenta l'inerzia, ma non così tanto come quello in testa.

sabato 22 ottobre 2022

I tennisti sono cresciuti, ma non si muovono come i giocatori di basket


L’altezza mediana è cresciuta di 2 cm tra gli uomini e 3.8 tra le donne tra il 1990 e il 2016. E’ cresciuto anche il numero dei giocatori molto alti. L’altezza è un vantaggio competitivo specialmente sulla prima di servizio anche se il vantaggio diminuisce in modo abbastanza evidente sulla seconda.

Anche nel tennis giovanile si è verificato questo cambiamento, con i giocatori alti che hanno raggiunto posizioni di metà classifica con più costanza.

Però se osserviamo il rendimento non sono i giocatori altissimi che vincono il maggior numero di Slam e mantengono un rendimento di gioco continuo. Roger Federer e Rafael Nadal sono  1,85m, Novak Djokovic è poco più alto (1,88), non raggiungono i picchi di Isner, Karlovic e Opelka. 

Inoltre “dal 1985 al 2016, l’altezza mediana dei primi 10 e dei giocatori tra la posizione 11 e la 100 era la stessa, 185 cm., ma negli stessi 32 anni, solo 3 titoli Slam (il 2.4%) sono stati vinti da giocatori alti almeno 196 cm (uno a testa tra Richard Krajicek, Juan Martin Del Potro e Marin Cilic), rappresentando solo il 7.7% dei primi 100 nel periodo preso in considerazione”. Wiley Schubert Reed.

Nelle donne le differenze si sentono maggiormente e le giocatrici più alte vincono di più al contrario di quello che accade nel circuito maschile. Come se ci fosse un range di rendimento ideale al di fuori del quale c’è un decadimento della prestazione ed essendo le donne generalmente più basse degli uomini il limite superiore è meno evidente di quello inferiore. Qui trovate un articolo dettagliato di cui ho riportato solo alcuni aspetti.

I vantaggi dell’altezza rimangono però evidenti fino a un certo punto e dovremmo cercare i motivi tecnici dei benefici e delle cause che sembrano imporre dei limiti, rendendo i vantaggi non lineari con il crescere dell’altezza stessa. Dobbiamo considerare almeno tre aspetti tecnici:

1. L’angolo di incidenza del servizio;

2. Il momento del braccio racchetta;

3. L’inerzia di tutto il giocatore. Perché anche il giocatore ha una propria inerzia che dipende dalla propria stazza, dal proprio peso. Quello di una guardia del football americano sarà sicuramente maggiore di quello di un mezzo fondista.

Mentre il primo punto è un vantaggio che sembra non presentare controindicazioni il secondo potrebbe avere dei pro e dei contro, con svantaggi che si evidenziano nelle fasi di gioco e non connessi all’esecuzione del gesto del servizio. Potrebbero esserci delle criticità su cui i giocatori molto alti devono porre attenzione in fase di allenamento e gestione tecnica dei colpi.

Infine il terzo, punto potrebbe rappresentare uno svantaggio negli spostamenti del giocatore, almeno nel tennis.

La considerazione principale che dovremmo tenere presente è che il servizio è l’unico colpo in cui il giocatore ha ogni variabile sotto controllo. Se si tolgono gli elementi atmosferici e ambientali, vento, sole e il comportamento del pubblico, il giocatore ha sotto controllo ogni variabile, compresa quella del tempo necessario per eseguire il servizio. Partiamo dal presupposto che l’introduzione relativamente recente dei 20 secondi sia un tempo sufficiente per i giocatori, affinché possano trovare la concentrazione necessaria per servire. Sono fermi, racchetta e pallina sono nelle loro mani.

L’angolo del servizio.

Lo ha sicuramente spiegato meglio di me Wiley Schubert Reed nell’articolo citato. Aggiungerei che nonostante non ci sia praticamente luce per schiacciare la pallina nel rettangolo del servizio, ovvero anche mettendo gli occhi nel punto di impatto il rettangolo non sarebbe visibile, ai giocatori alti e soprattutto a quelli altissimi si apre questa possibilità.

Ovvero c’è un’area in cui potrebbero, in teoria, schiacciare direttamente il loro servizio senza essere costretti ad utilizzare una parabola. Per avere lo stesso angolo “visuale” i giocatori più bassi dovrebbero posizionarsi molto all’interno del campo da gioco. 

"Tralasciando l’eventuale rotazione imposta alla pallina, affinché un giocatore di 183 cm serva a 193 km/h con lo stesso angolo di un giocatore di 196 cm, dovrebbe posizionarsi all’interno del campo a più di 90 cm dalla linea di fondo” W. S, Reed.

Il vantaggio è evidente anche se diminuisce sulla seconda palla, facendo emergere maggiormente le abilità nella risposta degli avversari, a causa della delicatezza del punto i giocatori sono più conservativi e si prendono meno rischi al servizio.

Il momento del braccio racchetta.

Quello che è un vantaggio all’impatto è uno svantaggio in preparazione. Nel momento della collisione è un vantaggio, perché significa che il braccio racchetta tenderà a mantenere il movimento che abbiamo deciso di dargli, imprimendo alla pallina la rotazione e la direzione volute.

Ma un braccio racchetta con alta inerzia tenderà a mantenere anche il proprio stato di quiete, pertanto sarà più difficile da accelerare. Questa difficoltà nel servizio è annullata, o molto limitata, perché il giocatore può prendersi il tempo e lo spazio per gestire il proprio gesto e trovare l'accelerazione che ritiene necessaria.

I problemi sono maggiori durante gli scambi e in risposta, quando si è costretti a correre, cambiare direzione e organizzare i colpi in tempi brevi. In queste situazioni un giocatore meno alto e, relativamente più brevilineo, potrebbe trovare il giusto compromesso che gli consente di essere competitivo in ogni fase del gioco, perdendo poco al servizio, o comunque meno di quanto perde un giocatore molto alto negli scambi e in risposta quando i tempi di gioco sono influenzati anche dagli avversari. Non si può avere tutto.

L’inerzia del giocatore.

I cestisti sono molto alti e molto agili. Fanno della destrezza e della fluidità dei propri movimenti non solo bellezza di gioco ma anche efficacia. Brad Gilbert sostiene che se un giocatore molto alto imparasse a muoversi come uno meno alto diventerebbe estremamente competitivo come non accade oggi.

Nel tennis non c’è ancora stato un giocatore alto 198 o 201 o 203 cm in grado di muoversi come un giocatore NBA, se ne arriva uno, allora siamo di fronte a un possibile vincitore di diversi Slam”.  Dichiarò Brad Gilbert.

Anche in questo caso, però, il paragone con il basket dovrebbe tenere conto del ritmo e della varietà di gioco che l’avversario può imporre in relazione all’inerzia del giocatore, nonché della natura stessa del gioco del tennis.

E’ incontestabile che un giocatore di basket sia molto alto, pesate, ma, al tempo stesso, armonioso nei movimenti; però è sempre lui quando gioca che decide come muoversi, dove muoversi e quando cambiare direzione.

Può gestire il proprio peso con più armoniosità perché può limitare fermate e ripartenze continue. Avendo la possibilità di scegliere dove cambiare direzione può gestire lo spostamento senza soste completi, senza “stop and go”, o, almeno riducendoli al minimo. Inoltre le fermate e le ripartenze nel tennis soffrono dell'incertezza della direzione di ripartenza, perché non è scelta dal giocatore ma dall'avversario. Un cestista ha in mente il percorso da fare un tennista invece dovrà attendere di vedere la direzione del colpo dell'avversario.

Nel tennis i giocatori sono condizionati molto di più negli spostamenti dalle scelte di gioco degli avversari, perché devono correre dove l’avversario ha indirizzato la palla e non, come nel basket, verso un punto fisso del campo, il canestro.

In queste condizioni la fluidità è difficilmente mantenibile perché si è chiamati, non di rado, a bruschi cambi di direzione sul posto. Un’alta inerzia è il nemico numero uno per coloro che devono fermarsi e ripartire. Anche un tir con rimorchio può sembrare fluido se può gestire i cambi di direzione senza soste, avendo lo spazio per mantenere una certa velocità, ma sembrerà lento e impacciato se costretto a fermarsi e riprendere velocità più volte in spazi brevi.

Nel tennis mantenere fluidità di movimento è molto più difficile a causa del ritmo e della natura del gioco, spesso non si può fare la strada più lunga tra un colpo e l’altro. Inoltre per colpire tutti i maestri suggeriscono di fermarsi per ridurre gli errori, sin da piccoli.

Soluzioni nei limiti del possibile.

All’inizio dell’oscillazione posteriore (backswing):

1. Sfruttare l’energia gravitazionale potenziale (caduta verso il basso).

2. Accelerare in successione gli assi corti: mano racchetta, avambraccio racchetta e poi braccio avambraccio racchetta. In modo che l’inerzia maggiore che possiede l’intero braccio con la racchetta possa agganciarsi alla velocità che la racchetta ha già preso.

Spostamenti:

utilizzare il più possibile un trasferimento del peso rotazionale e non lineare, in modo da mantenere una certa velocità in uscita dal colpo verso il centro del campo e in avanti, condizione che agevola la ripartenza ed evita di essere costretti a “stop and go” completi. Almeno per quanto possibile poiché per un passaggio dell’energia dal corpo al braccio-racchetta la rotazione va fermata. Un tipico esempio di come un trend evolutivo possa trovare dei limiti di sviluppo nelle condizioni ambientali di gioco.