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mercoledì 2 settembre 2026

Il margine dell’1%: la fisica che separa un campione Slam da un buon professionista



Nel tennis si tende spesso a cedere al fascino del mito. Davanti alla regolarità disumana di certi campioni nei momenti di massima pressione e nei risultati, davanti all’incostanza di altri o ai cambiamenti repentini di una partita, la narrazione sportiva si rifugia in spiegazioni quasi metafisiche, arrivando a definire il tennis “l’opera del Diavolo”, per la sua capacità di punire il minimo sbandamento emotivo, ogni piccola distrazione e ogni minima disattenzione. La realtà, tuttavia, è meno diabolica e molto più affascinante: laddove la percezione vede la magia, la scienza applicata ai sistemi complessi rivela principi di fisica, neurologia e biomeccanica.


A decidere la traiettoria di una carriera non è un patto faustiano, ma una vera e propria biforcazione evolutiva guidata da un margine impercettibile: l’1% di errore.


La fisica della divergenza: pendolo Semplice vs triplo Pendolo


Per capire come nasce questa forbice, occorre osservare la biomeccanica dell'impatto. Ho già scritto in altri articoli di questo aspetto, quindi non mi dilungherò nella spiegazione e cercherò di evidenziare gli effetti sulle partite e sulla carriera di un tennista. Quando un tennista impatta la palla, il sistema braccio-racchetta può strutturarsi secondo due modelli dinamici:


  1. Il modello ad asse dominante sulla spalla (Pendolo Semplice): Gomito e polso mantengono vincoli stabili all'impatto. L'oscillazione ha un solo grado di libertà principale: il movimento è geometricamente pulito, prevedibile e facilmente calcolabile dal sistema nervoso.

  2. Il modello a rilascio anticipato (Triplo Pendolo): Gomito e polso (o avambraccio in pronazione supinazione), si sbloccano prima del contatto con la palla alla ricerca di una "frustata" con l’ultimo pendolo (la racchetta). Il sistema diventa a più gradi di libertà, trasformandosi in un classico sistema caotico.


Nei sistemi caotici vige la sensibilità estrema alle condizioni iniziali: una variazione infinitesimale nella posizione del corpo o nella spinta delle gambe produce traiettorie finali dell’ultimo pendolo oscillante (nel nostro caso della racchetta) drammaticamente divergenti. Poiché l'impatto dura appena 4-5 millisecondi e il segnale nervoso impiega tempi nettamente superiori per viaggiare, il cervello non può correggere il colpo "in corsa" (controllo feedforward). Su questo aspetto in futuro scriveremo della differenza tra lancio e colpo.


Ora ipotizziamo che questa instabilità caotica generi appena l'1% di errore marginale in più ogni 100 colpi. E’ una stima prudente che prende in considerazione che i pendoli (braccio, avambraccio e racchetta) non sono completamente liberi ma comunque vincolati dalla mobilità articolare. A prima vista potrebbe sembrare un'inezia, ma applicata ai numeri del circuito ATP produce un effetto valanga.


La matematica della biforcazione: i numeri nel circuito ATP


Analizzando le metriche ufficiali del tennis professionistico, emergono tre dati fondamentali:

  • Lunghezza media degli scambi: circa 4 colpi per punto (3,8 - 4,2).

  • Volume di colpi per match: tra i 300 e i 400 colpi attivi in un match al meglio dei 3 set, che superano i 600-700 colpi in uno Slam al meglio dei 5 set.

  • La regola del 54%: I dati statistici mostrano che la differenza tra vincere e perdere un match al massimo livello risiede in un margine ridottissimo. Chi vince la partita porta a casa mediamente solo il 53%-55% dei punti totali. In un match da 200 punti, la vittoria si decide su una forbice di appena 6-10 punti.




I Punti Chiave e il destino agonistico


I 4 o 7 punti persi in più a causa del "caos articolare" non si distribuiscono però in modo uniforme. Nel sistema di punteggio del tennis, non tutti i punti pesano allo stesso modo, pertanto cedere un 30-40 o un minibreak nel tie-break a causa di un piatto corde aperto o chiuso di mezzo grado, di un lieve ritardo o anticipo dell’oscillazione modifica drasticamente l'inerzia del match.


È qui che si compie la biforcazione evolutiva del tennista:


  • L'Atleta d'Élite (Vincitore di Slam): riducendo i gradi di libertà del braccio, mantiene un'oscillazione prevedibile. Anche sotto stress o dopo tre ore di partita, il suo margine d'errore rimane minimo. Quei 4-5 punti critici a match è più probbile che girano a suo favore, consentendogli di vincere i tornei e scalare la top 5 mondiale.

  • Il Giocatore di Medio Livello (Top 100): affidandosi all'illusione della frustata di polso o avambracio, introduce un fattore caotico che emerge immancabilmente nei momenti di stanchezza o pressione. Quei 4-5 punti persi per imperfezione geometrica intrinseca all’oscillazione trasformano una potenziale vittoria in una sconfitta, magari al secondo turno.


La scienza oltre il mito


Il tennis non è dominato da forze oscure né da un'imperscrutabile sorte divina. Non ci sono ritratti che invecchiano in soffitta con lo scopo di mantenere giovane il tennis di un giocatore. La differenza tra alzare un trofeo Slam e rimanere un ottimo giocatore da tabellone secondario sta nella capacità di governare la complessità.


Ridurre il caos e affidarsi alla geometria di un'oscillazione guidata non è un compromesso al ribasso, ma la scelta biomeccanica più lucida per trasformare la precisione in un vantaggio statistico costante e inoppugnabile, specialmente nei momenti cruciali di una partita e di una carriera.


giovedì 1 dicembre 2022

La fortuna nel tennis e il cambio del punteggio


Tutti gli sport sono influenzati dalla sfortuna o dalla fortuna. Un episodio a volte può decidere una partita, può influenzare altri episodi o addirittura anche un'intera competizione. Il ruolo della fortuna non è strettamente legato a un singolo episodio sul campo da gioco. 

Ci possono essere sport che sono più o meno influenzati dal ruolo della fortuna. Possiamo provare a definire sfortunati tutti quegli episodi che vengono decisi da fattori imponderabili o imprevedibili e che non dipendono dalle abilità tecniche e atletiche.

C'è poi un altro aspetto quello del limite delle abilità tecniche, anche il migliore giocatore non può controllare la palla oltre un certo limite. Anche in questo caso credo che si possa affermare che una palla che esce per qualche millimetro o per un centimetro possa rientrare nella categoria di un colpo sfortunato. Così come i colpi in cui la pallina sfiora o pizzica appena la riga che delimita un'area di gioco. Nelle partite di tennis situazioni di questo tipo sono tutt'altro che rare, pertanto il fattore fortuna è una variabile con cui si devono fare i conti.

Il sorteggio dei tabelloni può rendere la strada più o meno facile a un giocatore, il quale potrebbe trovarsi la strada chiusa da una testa di serie o al contrario avere un percorso relativamente più facile. Perfino una testa di serie può avere dei vantaggi dal sorteggio di un tabellone se trova davanti a sé partite sulla carta relativamente più facili o se qualche suo avversario più ostico finisce dall'altra parte. Queste condizioni possono addirittura influenza l'andamento dell'intero torneo. In alcuni casi, come fa notare Jeff Sackmann, possono incidere anche su un anno di gioco o un'intera carriera. Situazioni in cui uno o più eventi fortunati si ripercuotono sul lungo periodo. Si vince una partita in modo fortunoso e si prendono quei pochi punti che servivano per essere teste di serie nel torneo successivo con un vantaggio di tabellone, mentre lo sconfitto sfortunato potrebbe trovare subito una testa di serie. Un giocatore si ritroverebbe con un vantaggio molto più consistente di quello che possono essere un paio di punti fortunati presi singolarmente. Si potrebbero aprire più possibilità addirittura per una carriere decisamente migliore.

Altri fattori fortunati sono rappresentati dalle wild card che consentono a un giocatore di avere accesso a un torneo e come minimo al premio economico del primo turno. Nella storia di un giocatore gli allenatori avuti in gioventù o le possibilità di allenamento possono influire in modo determinato sul futuro sviluppo delle proprie abilità tecniche ed agonistiche.

Il tennis è però particolare anche per un altro aspetto. Mentre in tutti gli sport chi realizza più punti vince la gara nel tennis può capitare il contrario. Ci possono essere situazioni in cui il giocatore che ha realizzato meno punti finisca per essere il vincitore. Questo è dovuto alla particolarità del punteggio in cui non c'è un conteggio continuo ma a blocchi. Una volta chiuso un blocco si riparte da zero con un nuovo blocco. Questo vale sia per i game che per i set.

Le conseguenze sono che: 

"Più del 5% delle partite della stagione in corso sono state vinte da un giocatore che non è riuscito a vincere più della metà dei punti giocati. Un altro 25% è stato vinto da un giocatore che non è riuscito a raccogliere più del 53% dei punti, un livello che non garantisce automaticamente la vittoria."

Se i punti fossero stati sommati singolarmente il vincitore in questi casi sarebbe stato un altro, semplicemente quello che aveva realizzato più punti. Questo modo di contare rende la percentuale del 53% dei punti vinti non sempre sufficiente per portare a casa la vittoria.

Un'analisi più approfondita suggerisce che per avere la sicurezza di vincere un incontro è necessario vincere tra il 53% e il 54% dei punti giocati. E non è una sicurezza schiacciante nello specifico, la percentuale di vittoria sale al 99,1% al meglio dei tre set e al 100% al meglio dei cinque set.

La tabella elaborata da impredictable.com mostra che c'è sempre qualche decimale di incertezza e per essere sicuri al 100% della vittoria è necessario vincere almeno il 55% dei punti giocati.

Un'altra peculiarità del tennis, oltre al punteggio a blocchi, è che se un punto non viene vinto da un giocatore viene assegnato all'altro nel senso che gli errori esecutivi sono punti per l'avversario. Questo non accade nel basket, nel calcio o in altri sport di questo tipo. Se si sbaglia un tiro a canestro il punteggio non viene assegnato all'avversario. Se Cristiano Ronaldo sbaglia un rigore le squadre rimangono sullo zero a zero.

Il tennis è da considerare uno sport dove la sfortuna gioca un ruolo maggiore o minore rispetto agli altri sport? la struttura del punteggio riduce o aumenta la casualità?

E' sicuramente uno sport in cui il livello tecnico è molto importante ma la sfortuna gioca sicuramente un ruolo non trascurabile. Quello che ne riduce l'incidenza è la lunghezza delle partite, infatti come si può notare quando le partite sono al meglio dei cinque set già fare il 51% o il 52% dei punti garantisce il 90,7% delle probabilità di vittoria contro l' 86,7% delle partite che si giocano su tre set.

Con 52% al 53% dei punti vinti si ha il 95,8% di probabilità di vittoria nei match 2 su 3 ed il 97,4% nei match 3 su 5. Oltre queste percentuali non ci sono molte differenze.

Si potrebbe obiettare che riuscire a giocare bene i punti importanti sia una delle qualità dei giocatori di vertice e molto probabilmente è un'affermazione che ha qualcosa di vero, ma è altrettanto indubitabile che nessun tennista potrà impostare una carriera vincendo il 48% o il 49% dei punti a partita.

Un altro fattore che limita l'incidenza della fortuna è la presenza dei vantaggi. Se c'è bisogno di due punti consecutivi per vincere un game o un tie break questo elimina la possibilità che uno o più colpi fortunati possono fare la differenza.

Da questo punto di vista la riduzione dei set a 4 e l'eliminazione dei vantaggi in alcune competizioni giovanili, nonché il numero minore di partite che si giocano al meglio dei cinque set (a livello professionistico sono rimasti praticamente solo i tornei degli slam) permettono al fattore fortuna di avere un'influenza maggiore le cui ripercussioni sono meno prevedibili.

domenica 23 ottobre 2022

Tre sono i modi con cui finisce il punto a tennis. Avete bisogno di tre velocità?


La distinzione tra i diversi modi di vincere o perdere un punto nel gioco del tennis fornisce molte indicazioni statistiche sul giocatore e sull’andamento delle partite, ma la classificazione tra vincenti, errori forzati ed errori non forzati presenta dei problemi poiché è soggetta all’interpretazione dell’uomo e non ci sono criteri oggettivi che possano distinguere chiaramente tra errori forzati ed errori non forzati. La situazione è chiara per i vincenti ma anche in questo caso il fatto che i colpi al servizio vengano conteggiati può distorcere la percezione degli aspetti tattici e tecnici quando lo scambio inizia e si allunga, per fortuna non è difficile separare le statistiche del servizio da quelle di gioco e comunicarle sia in modo separato che cumulato. “Siamo in grado di separare gli ace dai vincenti e i doppi falli dagli errori non forzati, ma non gli errori forzati alla risposta dagli errori forzati”. Jeff Sackmann.

Il problema degli errori forzati e non forzati è un problema di cui si parla e si scrive da molto tempo, ma con l’aggiunta dell’elemento “lunghezza dello scambio” e l’utilizzo dei dati raccolti con il Match Charting Project è possibile avere delle informazioni che ritengo utili per portare avanti alcune considerazioni. Naturalmente spunti e osservazioni non possono prescindere dall’occhio di un buon osservatore o di buon allenatore.

La possibilità, aggiuntiva, di distinguere tra errori forzati alla risposta ed errori forzati durante lo scambio, nonché l’eliminazione dalle statistiche dei doppi falli, ace ed errori forzati in risposta, sono fondamentali per impostare alcune considerazioni tecniche e tattiche relative al gioco. Si tratta di una classica situazione in cui la statistica può essere di supporto ad allenatori e giocatori.

Togliendo i dati del servizio quello che era un sostanziale equilibrio tra vincenti, errori non forzati ed errori forzati mostra un sostanziale sbilanciamento verso gli errori non forzati. Ovvero la maggior parte delle volte il punto di uno scambio termina con un errore non forzato. Per l’esattezza 45,8% delle volte. Gli errori forzati si riducono al 21,7% e i punti conclusi con un vincente rimangono costanti intorno con il 32,5%.

Per le donne ci sono alcune differenze: gli errori non forzati crescono fino al 49,4% i forzati scendono al 18,2% e i vincenti sono pressoché simili alle statistiche degli uomini attestandosi al 32,4%. Trovate le statistiche complete qui.

La maggior parte delle volte lo scambio si conclude con un errore non forzato è un dato incontrovertibile e accade anche tra i giocatori professionisti, ma questo non chiarisce le cause del fenomeno. Quali sono le modalità che inducono un errore non forzato? Ovvero perché i giocatori sbagliano colpi che sono considerati relativamente facili da eseguire? Ritengo che possiamo ridurre le cause a due principali:

1. Cercano di eseguire un vincente o indurre l’avversario a un errore forzato, aumentando il livello di rischio della propria esecuzione.

2. Hanno delle carenze tecniche.

Tra i giocatori di alto livello trascurerei il secondo fattore e mi concentrerei sul primo, perché non hanno, in linea generale, difetti macroscopici. Per quanto riguarda i giocatori di livello ricreativo sarà necessario agire sulla tecnica di base.

Il primo aspetto è strettamente legato al ritmo di gioco in sicurezza ed è in relazione con le caratteristiche dell’atleta e alla velocità di esecuzione. Ci soffermeremo sulla velocità di esecuzione. Possedere più velocità esecutive dei colpi è fondamentale per trarre giovamento agonistico dalle statistiche proposte.  Infatti se durante il palleggio siamo già vicini al limite massimo della nostra velocità controllabile ogni tentativo di accelerazione ulteriore, alla ricerca di un vincente, aumenterà le probabilità di incorrere in un errore. Non solo, ma essere troppo vicini ai propri limiti esecutivi aumenterà anche il numero di errori commessi durante il palleggio, i quali andranno ad aumentare il monte degli errori non forzati.

D'altro canto se il nostro avversario possiede più ritmi di gioco ed ha una palla relativamente veloce e consistente con una esecuzione che gli consente di accedere anche a velocità maggiori avrà un ritmo di scambio con meno margini di errore del nostro e nell’esecuzione dei vincenti potrà accedere ad un’accelerazione al di sotto del suo limite massimo. Questa condizione si traduce in una riduzione degli errori non forzati sia nello scambio sia quando c’è la ricerca di un colpo vincente.

Nell’allenamento è fondamentale ricercare ed allenare più ritmi di gioco, i quali, in teoria, possono essere infiniti e dovranno essere proporzionati al proprio livello.

Per ogni livello di gioco penso che si possano indicare tre ritmi di riferimento relativi.

Uno di attesa, che consente di aspettare l’errore non forzato dell’avversario con la massima sicurezza.

Un secondo con più di pressione, in modo da cercare di mandare l’avversario sovra ritmo nello scambio. Modalità di gioco in cui si ricerca un’intersezione tra gli insiemi dell’errore non forzato e di quello forzato. Non di rado di difficile classificazione. Ma anche in questa situazione si mantiene un buon margine di controllo esecutivo.

Un terzo, infine, di ricerca del vincente, condizione nella quale si alza il livello di rischio del proprio colpo.

E’ evidente che il ritmo di attesa di un professionista sarà più alto di quello di un giocatore di circolo e di conseguenza saranno più alti anche i ritmi esecutivi successivi.

Se il punto può terminare in tre modi diversi forse abbiamo bisogno di avere nel nostro bagaglio tecnico tattico almeno tre modi diversi di giocarlo.

Se la maggior parte dei punti termina con un errore non forzato dovremmo avere un ritmo di scambio, su cui fare affidamento, in cui il nostro margine di errore è inferiore a quello dell’avversario.

Quattro sono le variabili che influenzano l’acquisizione progressiva di questo tipo di abilità a tutti i livelli:

1. la struttura fisica connaturata;

2. il grado di preparazione atletica;

3. l’acquisizione e il miglioramento della tecnica esecutiva;

4. l’utilizzo di un’attrezzatura adeguata (la giusta racchetta da tennis).