Il bivio terapeutico del campione
Le recenti indiscrezioni sull’infortunio che ha costretto Alcaraz a rinunciare persino al Masters 1000 di Cincinnati a causa del persistente infortunio al polso destro, hanno sollevato un velo sui singolari metodi di riabilitazione adottati dal suo staff. Nei video che sono stati diffusi dal suo centro d'allenamento, lo spagnolo è stato visto impugnare una racchetta priva di corde, la quale parrebbe essere mancante di una porzione superiore dell'ovale. Praticamente si tratterebbe, quasi, di una racchetta "fantasma", il cui peso sarebbe di 30 grammi inferiore rispetto allo suo standard da competizione.
Una stampella che non esiste e la fisica cinetica dietro l’approccio.
Dal punto di vista medico in relazione alla riabilitazione la scelta è oculata e inattaccabile. Togliere le corde e tagliare il telaio serve a ridurre drasticamente il momento torcente (la coppia di forze) che si applica sul polso quando questo deve ruotare la racchetta.
Se il momento d'inerzia (I) è molto più basso e crolla a causa dell'alleggerimento periferico, lo sforzo muscolare richiesto per muovere il braccio e la racchetta si riduce a una frazione rispetto a quello necessario per una racchetta integra. C’è inoltre da aggiungere che in questo caso l'assenza totale dell'impatto con la pallina azzera le onde d'urto che si trasferiscono sulla guaina del tendine infortunata.
Niente però è gratis in natura e c’è un prezzo tecnico collegato a questa scelta.
Qui ci troviamo davanti a quello che può essere definito un paradosso biomeccanico. Un alleggerimento di questa portata della racchetta ha come conseguenza quella di alterare la percezione sensoriale dell'inerzia dell’attrezzo. Quando l’ovale è privato di molto peso e quindi la testa della racchetta diventa estremamente leggera, il corpo dell'atleta perde il riferimento intuitivo della "caduta gravitazionale" dello strumento nel backswing. Questa fase di preparazione del colpo è fatta con la massima decontrazione muscolare perché si sfrutta la forza di gravità in una discesa (dall’alto verso il basso). Pertanto il sistema nervoso, che non avverte la massa cadere, cerca di compensare questa sensazione di mancata caduta e accelerazione attivando precocemente e volontariamente la muscolatura dell'avambraccio per forzare l'accelerazione che percepisce non avvenire.
Qual è il rischio reale per Alcaraz dopo aver sostenuto questo tipo di allenamenti? Non è illogico pensare che, una volta tornato alla sua racchetta normale, si troverà con un timing e dei tempi di accelerazione interamente da ricostruire, nonché con un’abitudine ad agire muscolarmente troppo presto, forzando l’accelerazione di fatto con un gesto più contratto. Questa condizione nelle prime competizioni ad alta intensità potrebbe rappresentare vizio latente che si potrebbe manifestare nei momenti decisivi di una partita inducendo lo spagnolo ad essere meno fluido nell'architettura cinetica dei colpi.
Fabrizio Brascugli
