La problematica è vecchia e risale ai tempi del maestro Vic Braden il quale dopo aver osservato campioni in ultra slow motion arrivò alla conclusione che non c'è uso effettivo del polso. Il video di Agassi è esemplificativo. Il rilascio avviene dopo che la palla ha lasciato il piatto corde. Ma la divisione tra maestri non è stata sanata nemmeno davanti all'evidenza e i giocatori hanno continuato, non di rado, a descrivere la loro sensazione di gioco associata a un uso del polso. Agassi compreso, se non vado errato. Qui sotto l'analisi di Braden, il quale credo avrebbe apprezzato l'introduzione del concetto di doppio e triplo pendolo caotico e del buio dei 5 mms ad integrare la sua visione e ottima analisi dei colpi fondamentali (dritto e rovescio).
Si tratta di un punto nevralgico della neuro-fisiologia applicata allo sport dove il ruolo dei 5 millisecondi dell'impatto è alla base di una realtà scientifica nota come illusione senso-motoria, dalla quale nessuno sembra immune.
La discrepanza tra ciò che i giocatori di alto livello (anche campioni Slam) sentono e ciò che fanno realmente dipende da tre fattori: la fisica dei corpi rigidi, l'anatomia della spalla e i tempi di reazione del cervello.
1. Il concetto di "Traslazione Frustrata" e lo snodo naturale
L'uso del temine "traslare" è forse improprio ma descrive bene una dinamica reale: fino al momento dell'impatto il braccio-racchetta si muove su un asse talmente arretrato (la spalla) e con un raggio così lungo da descrivere un arco di cerchio molto ampio. A livello di sensazione percepita in questo modo nel brevissimo segmento finale prima dell'impatto, il giocatore sente la racchetta muoversi quasi in linea retta verso la palla, ovvero c'è una pseudo-traslazione in avanti spinta dal busto.
Dopo l'impatto però l'energia cinetica residua è enorme. Il braccio non può continuare a "traslare" in avanti all'infinito proprio perché è vincolato all'articolazione della spalla e del busto. A questo punto, per non strappare i legamenti della spalla, il sistema deve dissipare l'energia e Il braccio è costretto a collassare lungo i suoi snodi naturali più deboli, cioè il gomito e il polso.
A questo punto la forza centrifuga fa ruotare e "frustare" il polso e il gomito verso l'alto o verso la spalla opposta nel classico movimento di follow-through. La prosecuzione naturale del colpo non può che essere questa.
2. Il "Buio Sensoriale" dei 5 millisecondi
Ma perché allora il giocatore giura di aver usato il polso durante l'impatto se questo è avvenuto sull'asse della spalla? La colpa è del sistema nervoso centrale e ci sono due motivi principali:
1. La durata dell'impatto: la pallina resta sulle corde per circa 4-5 millisecondi non di più.
2. La conduzione nervosa: Il segnale tattile e propriocettivo (i recettori nel polso che dicono "abbiamo colpito la palla") deve viaggiare lungo il braccio per arrivare al midollo spinale e raggiungere la corteccia cerebrale. Questo processo richiede circa 30-50 millisecondi.
Le due tempistiche differiscono enormemente anche se si tratta di millesimi di secondo e la nostra mente è costretta a fare un'approssimazione di ciò che è realmente accaduto.
Quando il cervello del tennista riceve la notifica dell'impatto la pallina ha già lasciato la racchetta ed è già molto avanti forse già vicino alla rete. Pertanto il momento in cui il cervello elabora il feedback dell'impatto, coincide temporalmente, non con la fase di impatto reale, ma con la fase in cui il braccio sta piegando il polso e il gomito per dissipare l'energia. Ed è qui che il cervello unisce i due stimoli in un unico sensazione che diviene un ricordo distorto: "Ho colpito la palla frustando di polso".
3. L'inganno dei manuali e il "Ceco Biomeccanico"
Questo spiega perché i tennisti professionisti siano spesso pessimi maestri di teoria: loro descrivono la sensazione finale ("usa il polso"), non la meccanica d'impatto ("mantieni l'asse sulla spalla"), come suggerirebbe Vic Braden e le analisi in ultra slow motion.
Chi prova a imitarli consciamente esegue la frustata a 0 millisecondi, nel momento esatto dell'impatto o addirittura un po' prima per essere sicuro di attivare il polso/avambraccio. in questo modo distruggendo il raggio della leva (lo accorcia fino al gomito o polso), innesca un'oscillazione a doppio pendolo caotica (seppur vincolata), perde il controllo della palla e non di rado infiamma i tendini.
I campioni hanno imparato ad usare l'asse della spalla per puro istinto e predisposizione motoria forse genetica e per selezione naturale sul campo di gioco.
I tennisti che da giovani non trovavano l'asse della spalla si sono fermati molto prima a causa di un gioco incostante e non redditizio o di dolori cronici. Non sono riusciti a fare il salto di qualità.
