sabato 6 giugno 2026

Oltre l'acido lattico: la scienza invisibile dietro il recupero dei campioni di tennis



Domenica pomeriggio nella finale del torneo. Dopo tre ore di scatti laceranti, frenate al limite dell’impossibile e una tensione mentale che si taglia con il coltello, l'ultimo dritto si spegne in rete. Stringi la mano al tuo avversario, alzi il trofeo oppure mastichi amaro per la sconfitta e l'unica cosa che vorresti fare è sprofondare sul divano per una settimana.

Ma il circuito professionistico non aspetta: per i campioni della racchetta, non di rado, il martedì successivo c'è già il primo turno di un altro torneo.

Come fanno a resettare il corpo e la mente in sole 48 ore? La risposta non sta nella "genetica miracolosa", ma nel monitoraggio di una serie di spie luminose che si accendono all'interno del corpo: i marker della fatica.

Il mito da sfatare: l'acido lattico non c'entra

Se dopo un match intenso ti svegli il giorno dopo con le gambe di legno e le spalle doloranti, non dare la colpa all'acido lattico. Questo metabolita viene smaltito dal corpo già nelle prime due ore dopo la fine dell'incontro.

Il vero "responsabile" del dolore è il danno strutturale causato dalle contrazioni eccentriche. Ogni volta che corri verso una palla e freni bruscamente sulla terra o sul cemento per ritrovare l'equilibrio, i tuoi muscoli compiono uno sforzo immane per decelerare il corpo. Questa azione crea delle microscopiche lesioni nelle fibre muscolari.

Per capire l'entità di questo danno, i medici dei top player si affidano alla chimica.

Le "spie" nel sangue: Creatina Chinasi e Infiammazione

Immagina le cellule muscolari come dei piccoli mattoncini. Quando si rompono a causa delle frenate violente, rilasciano nel sangue una sostanza chiamata Creatina Chinasi (CK).

Se un medico fa un prelievo a un tennista 24 ore dopo una finale, troverà i livelli di CK alle stelle (spesso cinque o sei volte superiori al normale). Insieme alla CK sale la Proteina C-Reattiva, il termometro dell'infiammazione del corpo. Finché questi valori non scendono, i muscoli non hanno la forza strutturale per spingere al massimo. Correre un rischio in questa fase significa andare incontro a  infortuni, strappi o contratture.

Cortisolo e Testosterone: La bilancia dello stress

Il tennis è uno sport unico: sei solo contro un avversario, non puoi "andare in panchina" a rifiatare e non sai mai quanto durerà la partita. Questo stress psicologico manda il sistema ormonale in tilt.

Durante una finale, le ghiandole surrenali producono quantità massicce di cortisolo, l'ormone dello stress. Il cortisolo è un "demolitore": distrugge i tessuti per recuperare energia rapida. per contrastare questo effetto il corpo ha bisogno di testosterone, l'ormone "costruttore" che ripara i muscoli.

I preparatori dei professionisti calcolano il rapporto tra questi due ormoni. Se il testosterone scende troppo rispetto al cortisolo, significa che la bilancia pende verso la distruzione (catabolismo). Traduzione: l'atleta è esausto e il suo sistema immunitario è vulnerabile.

Il Cervello è stanco? Ce lo dice il cuore (e un salto)

La fatica più difficile da diagnosticare è quella del sistema nervoso centrale. A volte i muscoli stanno bene, ma il cervello non riesce a inviare gli impulsi elettrici alla velocità corretta, causando risposte pigre e colpi decentrati. Per misurarla, oggi si usano due trucchi tecnologici:

L'HRV (Variabilità della Frequenza Cardiaca): Tramite anelli o smartwatch flessibili, i tennisti misurano il micro-ritmo del cuore appena svegli. Se il battito è troppo regolare, significa che il sistema nervoso è ancora sotto shock. Se c'è grande variabilità, il corpo è rilassato e pronto a combattere.

Il Test del Salto: Semplice ma micidiale ed efficace. Saltare su una pedana speciale la mattina post-match. Se l'altezza del salto cala anche solo del 5%, significa che il sistema neuro-muscolare non sta rispondendo a pieno regime.

Dal laboratorio al campo: Il protocollo dei campioni

Cosa fanno i professionisti quando queste "spie" sono accese e il tempo stringe? Attivano una strategia d'emergenza in tre mosse:

La Finestra Metabolica: Entro 45 minuti dalla finale, ingurgitano un mix preciso di carboidrati e proteine per fermare l'azione distruttiva del cortisolo.

Shock Termico: Immersioni in vasche piene di ghiaccio a 10°C per spegnere l'infiammazione muscolare (e abbassare la Proteina C-Reattiva).

Recupero Attivo e Sonno: Niente divano totale. Il lunedì mattina si fa una pedalata leggera in cyclette per far circolare il sangue e "ripulire" i muscoli, seguita da almeno 9-10 ore di sonno profondo, l'unico momento in cui il corpo produce l'ormone della crescita per riparare i danni da CK.

Ma cosa succede se gli impegni sono molto ravvicinati per mesi?

Non è illogico nè improbabile che si entri una zona di incertezza del proprio recupero psico fisico con la conseguenza che si è esposti maggiormente a cali immunitari e di prestazione. L'impossibilità pratica di recuperare pienamente nel tennis è anche figlia delle vittorie e potrebbe affliggere i campioni più vincenti, i quali arrivano non di rado in fondo ai tornei anche in modo consecutivo.

E' quello che è capitato a Jannik Sinner? Jannik, dopo mesi di vittorie, da Indian Wells fino a Roma, giocando tutti i tornei Master 1000 fino alla vittoria finale come non era mai riuscito a nessun altro, ha avuto un calo fisico evidente che lo ha portato alla sconfitta contro Cerundolo al Roland Garros.

E' il contraltare dei campioni: più vinci meno recuperi, più vinci più aumentano le probabilità di sconfitta.

Il consiglio per gli amatori

Anche se non abbiamo un team di medici a bordo campo, la lezione dei professionisti è chiara: ascolta il tuo corpo. Se dopo un torneo di club ti senti svuotato mentalmente, i tuoi riflessi sono lenti o avverti dolori profondi, non è pigrizia. È la tua "Creatina Chinasi" che ti sta chiedendo riposo, una buona idratazione e una notte di sonno profondo, anche due,  prima di rimettere i piedi in campo.