venerdì 14 ottobre 2022

Tips and tricks: come evitare il caos del doppio pendolo nel tennis

La personalizzazione del manico secondo Richard Gasquet

Anche un minimo margine di errore in più può essere fatale, pertanto affidarsi a un moto caotico per colpire non sembra essere la migliore scelta da fare, sia che stiate giocando a Wimbledon o che cerchiate di vincere una partita di circolo con il vostro collega di lavoro.

Alcuni semplici trucchi possono permettere di limitare il numero di volte che l’ovale della racchetta  oscilli con un moto intrinsecamente imprevedibile. L’obiettivo è quello di cercare, nel momento dell’impatto, un’oscillazione a un pendolo con un asse di rotazione il più lontano possibile dal punto di impatto in modo da aumentare l’inerzia del braccio racchetta.

1. Cercare uno swing di spalla.

2. Ruotare le spalle fino all’impatto.

3. Cercare di limitare, nella presa, l’uso delle dita indice e medio, e cercare, maggiormente, una presa di anulare e mignolo. Questo, da intendere come esercizio, evita di innescare un movimento di chiusura anticipato dell’avambraccio ed agevola la traslazione del manico in avanti in direzione dell’impatto; questo accade perché l’azione di forza della mano è limitata da un’impugnatura più lasca nella parte anteriore.

4. Cercate di mirare con il tappo della racchetta. L’intento dovrà essere quello di cercare di indirizzare la pallina non con la testa della racchetta ma prendendo come riferimento il manico nella sua parte finale.

Questi accorgimenti evitano l’innesco anticipato del doppio moto pendolare, infatti l’oscillazione rimarrà per più tempo un movimento di braccio-racchetta nel suo insieme e non una successione di avambraccio e poi racchetta. La riduzione degli errori è strettamente correlata a un gesto che è per natura fisica lineare e prevedibile, al contrario di un gesto la cui l’oscillazione è soggetta a macroscopici cambiamenti, con la conseguenza diretta di rendere molto più difficoltoso trovare il timinig giusto sulla palla.

I risultati nel cercare di utilizzare l’oscillazione a un pendolo possono essere riscontrati a tutti i livelli agonistici. Consentono pertanto l'innalzamento del livello di gioco di tutti i giocatori, spostando verso l’alto il livello di competitività.

Dal punto di vista matematico è difficile dire di quanto venga ridotto il margine di errore. Ritengo che sia abbastanza consistente, ma anche se fosse di un valore al di sotto dell’unità percentuale, non sarebbe assolutamente da trascurare. Sbagliare anche 0,5% di colpi in meno nell’arco di una carriera potrebbe aprire prospettive inaspettate a un giocatore. Sarebbero 2 errori in meno ogni 100 colpi, magari in una situazione decisiva, in un momento di svolta di una partita, senza considerare le eventuali ripercussioni psicologiche di un errore o due in una situazione cruciale.

Riguardo all'impugnatura di Richard Gaquet nella foto sarebbe opportuno chiedere al giocatore i motivi per cui ingrossa il tappo o pomello della fine della racchetta, ma è possibile prendere in considerazione il fatto che tale modifica possa prevenire la doppia oscillazione del braccio e della racchetta, cambiando il modo stringere l'attrezzo. Potrebbero però anche esserci altre motivazioni personali del giocatore: come quella di consentire una presa più spostata verso la fine del manico aumentando la lunghezza del braccio-racchetta e conseguentemente la sua inerzia all'impatto, sfruttando il quadrato della distanza dall'asse di rotazione dello swing. Rimane possibile, inoltre,  che i due aspetti coesistano, o che ce ne siano altri connaturati alla morfologia di Richard Gasquet.

mercoledì 12 ottobre 2022

Il rovescio di Federer, Lendl e Edberg: equilibrio, catena cinetica e rotazione delle spalle


Nessuna rotazione? Fermi con il busto? Se sono le prime volte che giocate a Tennis un uso esclusivo del braccio può andar bene, ma a livelli agonistici non è un gesto che possa definirsi competitivo, è opportuno imparare a gestire uno swing più complesso.

Dopo i primi palleggi per prendere dimestichezza con il campo e la propria coordinazione occhio mano è necessario dedicarsi senza indugio a un gesto più articolato che prevedere la gestione di più parti del corpo.

Il breve filmato è tagliato all'altezza del busto, ma occorre tenere presente che l'energia di rotazione parte dalla spinta di gambe.

In particolar modo prenderemo in esame la rotazione delle spalle perché questo è un nodo cruciale dello swing, dove si può incorrere in fraintendimenti o incongruenze esecutive.

La rotazione delle spalle è necessaria in tutti i colpi fondamentali: dritto, rovescio e servizio. In questo caso prenderemo in esame il rovescio di Roger Federer, ma la dinamica principale si adatta anche agli altri colpi, compreso il rovescio a due mani.

L'elemento fondamenta è che per non interrompere la successione del trasferimento dell'energia cinetica al braccio quest'ultimo non deve anticipare la rotazione delle spalle. Deve rimanere "indietro" guidato dalle spalle nell'avanzamento.

Infatti se il braccio accelerasse muscolarmente anticipando le spalle la forza applicata al movimento del braccio racchetta dovrà, anche, in parte, essere utilizzata per far ruotare le spalle che sono rimaste ferme, o si muovono troppo lentamente. Questa condizione innesca un blocco di quella che viene chiamata "catena cinetica", perché il braccio anticipando la successione del trasferimento dell'energia, creerebbe una sorta di "catena cinetica inversa" che torna verso il busto in contrasto con quella che ha la sua origine dalla gambe e segue la successione gambe, tronco, braccio.

Una delle principali cause della perdita di equilibrio durante il colpo è proprio dovuta a questo aspetto. Infatti l'accelerazione di un braccio racchetta che non prende energia dal tronco, tenderà a trascinare il giocatore fuori equilibrio, in quanto l'energia che torna indietro dal braccio verso il corpo avrà come conseguenza quella di minare la solidità dei punti di appoggio (gambe e piedi).

Con la corretta gestione della catena cinetica, invece, nel momento in cui le rotazioni tendono a fermarsi non ci saranno forze disequilibranti da contrastare, perché l'energia sarà profusa nell'accelerazione del braccio racchetta.

Come si può vedere dal filmato Roger Federer è veramente un maestro in questo. In un primo momento si gira con il busto fino a rivolgersi verso gli spettatori sul fondo del campo. Il petto è quasi completamente rivolto verso di loro. Questo gli consente di avere molti gradi di rotazione del busto che gli permettono di avere un arco ampio per condurre il braccio all'impatto guidato dal tronco.
Ivan Lendl e Stefan Edberg


Quando la velocità di rotazione diminuisce e tende a fermarsi il braccio mantiene o prende (comunque si voglia dire in un linguaggio non tecnico) la velocità del busto. Come un oggetto o una persona che continua ad avanzare all'interno di un'auto durante la frenata. Il braccio racchetta è carico di energia cinetica che proviene dalla rotazione del giocatore, il quale a fine colpo si ritrova con le spalle che danno sugli stessi spettatori che prima potevano leggere la scritta sul davanti della sua maglietta.

La completezza, la fluidità e l'unità di questa esecuzione permettono al giocatore di avere un finale in cui è già pronto per la preparazione del colpo successivo.

In conclusione è opportuno iniziare il prima possibile a imparare a gestire questo tipo di dinamica esecutiva, perché ciò che si impara da ragazzi e da bambini possiede margini di miglioramento molto più ampi nel futuro.

In tutti i giocatori di alto livello questa rotazione è evidente, perché è una condizione necessaria per raggiungere determinati picchi di rendimento.

martedì 14 giugno 2022

Gambe, gambe, gambe, il timing e un guscio di noce


Guscio di noce
Nell’allenamento di oggi qualcosa sembrava sfuggire. Il braccio racchetta tendeva a chiudere in prossimità dell’impatto con la conseguenza che la pallina tendeva ad andare in rete. Le successive correzioni non avevano effetto. L'istinto in questo caso suggerisce di aprire il piatto corde verso il cielo con la conseguenza inevitabile di sbagliare in  lunghezza, se si mantiene la stessa velocità di esecuzione. Non sempre l’istinto porta buoni consigli. Rallentare la velocità del braccio racchetta non era quello che cercavamo stamani, anche se, in determinate situazioni di gioco può funzionare per portare a cassa una partita per i capelli.

Alla fine è stato l’occhio di mio figlio che ha suggerito quello che accadeva. “Babbo la prendi troppo avanti”.  Sì, colpivo troppo davanti con la conseguenza che il braccio iniziava già a chiudere per il semplice fatto che non può essere traslato in avanti, ma ruota su un punto; la rotazione più ampia è quella che avviene sull’asse della spalla, ma tentare di colpire troppo in avanti, senza essere arrivati bene con le gambe, comporterà che il braccio tenderà a chiudere e la pallina ad andare in rete. La successiva correzione comporterà il disastro in una competizione se non si hanno le idee chiare...

Sharapova fuori dal guscio

In questi casi è opportuno tornare al modello di riferimento. Il modello che abbiamo cercato di sviluppare in questi anni prevede un trasferimento dell’energia in fase di rotazione del corpo. La spinta rotazionale che parte dalle gambe si trasferisce al tronco che guida il braccio all’impatto.

Se accettiamo il modello come valido quattro sono le conseguenze: 1. Le gambe servono per arrivare bene sulla palla con una ricerca metodica;  2. Le gambe spingono in rotazione, non in avanti; 3. La spinta in rotazione non può prescindere da una spinta verso l’alto. Un po’ verso l’alto per ruotare. Si spinge per ruotare non tanto per avanzare. 4. Non c’è un vero e proprio trasferimento del peso in avanti, inteso in senso classico.

Una conseguenza è che la ricerca della palla deve essere ancora migliore, perché mancando una pura spinta in avanzamento al momento del colpo, l’assenza di uno spostamento in avanti fa sì che, nel caso in cui si è lontani dalla pallina, tenderemo a mandare il braccio in avanti per colpirla, ma il piatto corde chiuderà perché il braccio racchetta non può che ruotare sull’asse spalla e la spalla sta ruotando con il corpo. 

C’è un’altra soluzione che si può prendere in considerazione: quella di non avere troppa fretta nel colpire e aspettare che la palla si avvicini un po' di più a noi, in modo da evitare questa eccessiva ricerca in avanzamento. Come se un giocatore di baseball aspettasse un po’ la palla nella propria area di strike.

Questa è una delle maggiori difficoltà che un giocatore può trovare nei cambi di superficie, perché la velocità e il tipo di rimbalzo cambiano notevolmente e di conseguenza cambia il tempo di avvicinamento della pallina verso il giocatore. Timing!


Il cilindro
Se un tennista tende a ruotare sull’asse centrale del proprio corpo la propria area ideale di impatto è data dal cilindro che ha come raggio l’estensione del proprio braccio racchetta. Fuori da questo cilindro sarà necessaria una ricerca in avanzamento con il rischio aggiuntivo della perdita dell'equilibrio. Cercate di giocare nel vostro guscio di noce, perché la noce rappresenta l’area circolare di impatto ideale di ogni giocatore (credit powerfleil). Non forzate il vostro gioco, rimanete nel vostro guscio di noce.


venerdì 13 maggio 2022

La differenza del campione: fidati del modello, dimentica gli errori


Carlos Alcaraz lo abbiamo visto vincere in successione sul connazionale Nadal e Novak Djocovic nel Master 1000 di Madrid, ma soprattutto è stato possibile notare la sicurezza tecnica con cui ha affrontato i momenti delicati di due partite combattute ed incerte nel risultato.  Quest’anno ha già vinto quattro tornei di cui due sono Master 1000 (Rio De Janeiro, Miami, Barcellona e Madrid). Il salto di qualità rispetto agli anni precedenti è notevole, infatti nel 2021 i successi erano limitati al Challenger  di Oreiras, al torneo di Umago e alle Next Gen Finals, che, in questo caso sembrano essere state predittive.  Nel 2020 era uscito vittorioso dai tre Challenger di Alicante, Barcellona e Trieste; in più aveva inanellato due vittorie negli ITF di Manacor.  A cosa è dovuta la notevole differenza e la crescita così evidente del giocatore di El Palmar?

La scioltezza, la sicurezza delle esecuzioni e la continuità di gioco anche nei momenti delicati delle partite sono una caratteristica preziosa di questo atleta, il quale riesce a far sembrare i punti e i colpi che li compongono come un unico elemento. Non, quindi, una serie di esecuzioni in successione, ma un insieme atletico e armonico di colpi e spostamenti senza interruzioni apparenti, senza soluzioni di continuità.

Come si raggiunge tale sicurezza? Qual’ è il segreto di questa fluidità? Un aspetto da non sottovalutare, una volta acquisita la tecnica, è quello psicologico di riuscire  a dimenticare gli errori per continuare a rimanere concentrati sul gioco. Gli errori capitano, accadono, è opportuno dimenticarsene e rimanere focalizzati sulla partita. Recriminare su ciò che è accaduto ed è andato storto, è controproducente, drena risorse, induce distrazione, fa perdere il focus. Bisogna risalire in sella senza indugiare.

Ma l’aspetto mentale non è il solo a cui prestare attenzione, c’è un aspetto tecnico connesso ed essenziale che è mutuabile dagli sport ad alta velocità come la Formula 1.  Ad alte velocità il cervello umano non ha un chiaro feedback sull’errore commesso. Non riusciamo a capire con certezza cosa è andato storto. Un pilota che fa un’incidente a 200 chilometri orari non si rende conto con chiarezza di cosa è accaduto nello specifico, è quindi opportuno dimenticarsi dell’incidente per tornare a correre. Ripensare all’accaduto per cercare di capirne le cause non solo è inutile ma rischia di essere controproducente al fine di ritrovare sicurezza e scioltezza di guida.  Anche nella vita comune l’attimo in cui perdiamo il controllo, in un banale incidente, rimane quasi imperscrutabile. Cos’è accaduto? Cosa è successo? Attimi. 

La situazione non è diversa nel tennis se consideriamo che quasi ogni impatto, in situazioni di competizione ad alti livelli avviene a velocità superiori a 200 chilometri orari. Infatti per calcolare la velocità a cui avviene la collisione di un dritto o un rovescio dobbiamo sommare la velocità della pallina alla velocità del braccio racchetta, la quale supera i 90 chilometri orari anche in atleti non di livello internazionale. A queste velocità è inutile interrogarsi sulle cause dell’errore, la nostra mente non si rende conto di cosa è accaduto con precisione.  Dobbiamo dimenticare l’accaduto e continuare fidarci del modello esecutivo acquisito negli anni di allenamento. Si tratta di una capacità che si acquisisce con il tempo e che Carlos Alcaraz sembra avere interiorizzato con un’abilità non comune quando lo vediamo muoversi tra uno swing e l’altro psicologicamente impermeabile agli eventuali errori che si possono commettere. L’oblio per l’errore e la fiducia nel modello esecutivo è l’approccio mentale del campione.

Naturalmente per raggiungere certi livelli di sicurezza occorre allenamento ma anche la sicurezza tecnica che il modello esecutivo di riferimento acquisito poggi su fondamenta scientifiche e quindi certe. La fiducia nei colpi e la consapevolezza che quello che si andrà ad eseguire sarà il gesto migliore che si può fare in determinate circostanze derivano da un lungo processo di feedback in allenamento e da una visione razionale del modello esecutivo.

Il dubbio e l’incertezza saranno, al contrario, fonte di limitazioni, insicurezze ed errori che mineranno alla base ogni fluidità e scioltezza di gioco.  Imparare a fidarsi del modello esecutivo e dimenticare gli errori è una grande abilità dei campioni e degli atleti di alto livello; abilità che va curata e migliorata con il tempo e che deve poggiare su di una tecnica cristallina. Lo spagnolo sembra avere sviluppato una granitica sicurezza in questo senso, si vede dal suo atteggiamento in campo, dal modo in cui si muove, dalla prossemica, dalla morbidezza del gesto, che non è strappato ma deciso, sicuro.

lunedì 14 febbraio 2022

Come non giocare a tennis contro il caos

Doppio pendolo. Fonte Wikipedia

Conversazioni con Ale sul movimento del doppio pendolo:

- vedi non è preciso come il moto di un pendolo singolo.

- babbo, all'inizio insomma, poi impazzisce.

- come certi tennisti che lo giocano.

Se stringete la racchetta e accelerate di forza, giocate di forza. Se rilasciate prima dell'impatto si tratta di doppio moto pendolare. Moto caotico ad alte velocità. L'asse di rotazione è troppo vicino alla mano, il raggio rischia di essere corto, l'inezia di impatto diminuisce. Con il rilascio dell'ultimo pendolo la racchetta seguirà oscillazioni imprevedibili e soggette a cambiamenti macroscopici come evidenziato dalla gif di Wikipedia. Liberissimi di continuare a battere la testa nei muri, ma non cercate di trascinare gli altri con voi. E auguri per un'ottima scalata del ranking.

Se invece allenate uno swing a un pendolo state allenando un movimento prevedibile in ogni fase dell'oscillazione. Se allenate un gesto a doppio pendolo l'oscillazione della racchetta è soggetta a cambiamenti evidenti in relazione ad ogni minimo cambiamento della velocità di esecuzione e/o della distribuzione del peso nei pendoli. Cercare la precisione della collisione diviene molto più difficile nel secondo caso ed i margini di errore aumentano. Si diventa bravi in ciò che si allena quindi è meglio allenare il gesto con il minore margine di errore.

Il problema è che i fisici temono che rubi loro il lavoro e i maestri di tennis pensano la stessa cosa. Però qualcuno doveva provare a mettere insieme le due cose anche se non si vive bene su una linea di confine (vedasi Ucraina). Ora la prima domanda è: dove posso avere un movimento libero, un'accelerazione disordinata, al limite del caotico, per prendere velocità pura? La risposta è nel backswing. In questa fase posso accelerare senza curarmi troppo della posizione della racchetta.

Dove ho invece bisogno di maggior controllo? Nel momento dell'impatto e negli attimi precedenti ad esso. Ora noi conosciamo due moti: il primo disordinato (doppio pendolo); il secondo ordinato (pendolo singolo). Quale scegliereste per le due operazioni? Caotico nel backswing cercando poi di unire il movimento in un singolo pendolo all'impatto (meglio con asse spalla, ma va bene tutto in dinamica di gioco). Così a occhio. Non è un gesto atletico facile. No.

Inoltre ci sono due modi principali per giocare un pendolo: il primo prevede un'accelerazione muscolare stringendo la racchetta ma senza il rilascio per cercare un colpo di frustra al momento dell'impatto; il secondo è quello descritto sopra ed è il più difficile perché sfrutta la libertà di accelerazione in decontrazione nella fase posteriore dello swing. Ma nel momento dell'impatto una presa salda dovrà evitare l'oscillazione libera della racchetta. Il momento del rilascio avviene dopo la collisione o nel momento della collisione. Il suggerimento dei maestri vecchia scuola torna sempre utile (accompagna, pensa di colpire non una ma tre palline). Questo chiarisce come l'esperienza cinestetica di pratica di gioco si accompagna con conoscenze tecniche e teoriche. Se due strumenti diversi ci forniscono la stessa descrizione della realtà saremo molto più sicuri della realtà stessa. L'indicazione è valida per i tre fondamentali: dritto, rovescio, servizio.

Il miglior modo per unire i pendoli è utilizzare la rotazione del busto per guidare il braccio all'impatto.

C'è già un'avversario dall'altra parte della rete, evitiamo, non diamogli un altro alleato.

martedì 21 settembre 2021

Ancora Agassi, Vic Braden e la falsa sensazione dovuta al tempo e allo spazio di dimora della palla sul piatto corde

Rublev entrata dell'impatto

In inglese è Dwell Time ovvero tempo di dimora. Si tratta del tempo che la pallina rimane sul piatto corde nel momento in cui viene colpita. È relativamente breve, anzi brevissimo. Pochi millisecondi: da cinque a sette a seconda della tensione delle corde. Si tratta del tempo, ma se abbiamo il tempo e la velocità possiamo calcolare lo spazio, perché la velocità è data dallo spazio diviso il tempo e quindi lo spazio si può trovare moltiplicando il tempo per la velocità.

Ho più che un sospetto che il grande dibattito sull’uso del polso e della pronazione, in modo attivo, al momento dell’impatto sia dovuto a una falsa sensazione del giocatore. Affidarsi solo alle sensazioni può essere controproducente, è quindi opportuno valutare questo aspetto secondo i principi del tennis scientifico per avere un impatto più efficiente coniugando massa, raggio e velocità del braccio racchetta.

Il dubbio viene anche perché sovente gli stessi giocatori professionisti nel mimare il gesto a vuoto del colpo di dritto, soprattutto dopo un errore, si soffermano sulla fase di rilascio dell’avambraccio, mimando una pronazione, quasi esasperata, per chiudere la faccia della racchetta verso il basso.

Tsitsipas, entrata dell'impatto, con palla già uscita.

È il vero modo con cui iniziano l’impatto? È utile dal punto di vista biomeccanico ridurre il raggio dell’oggetto che collide, diminuendone anche la massa e aumentando, forse, solo la velocità di un oggetto ridotto? Molto probabilmente no, per non dire sicuramente no. Ma è molto probabile che i giocatori non inizino l’impatto con questo gesto, nonostante possano avere la sensazione di farlo. L’azione è molto probabilmente posticipata nella fase immediatamente successiva della collisione: durante il tempo di dimora, che è anche uno spazio di dimora della pallina sul piatto corde. Perché se 5 ms possono sembrare pochi 15 cm possono sembrare sufficienti. Infatti se il nostro braccio racchetta procede a una velocità 100 km/h, dato il tempo di dimora di circa 5 o 7 ms, è molto semplice calcolare lo spazio durante il quale la pallina rimane sul piatto corde nell’esecuzione dello swing. Infatti essendo 100 km/h circa 27,7 m/s è facile osservare che il tempo percorso in 5 ms è di circa 0,13 m, poco più di 1 dm. Ovviamente maggiore sarà la velocità più lungo sarà lo spazio percorso durante un determinato periodo di tempo, ecco che 13 cm possono essere uno spazio sufficiente affinché un giocatore abbia la sensazione di passare sopra la palla con pronazione attiva, confondendo l’attimo della collisione con la durata brevissima della stessa. 

In questo caso la collisione avverrebbe con il massimo raggio, ad altezza spalla, e nel corso del tempo e dello spazio di dimora l’asse di rotazione tenderebbe a ridursi in virtù del rilascio dell’avambraccio e della pronazione lo stesso. L’entrata dell’impatto però è avvenuta con tutto il braccio racchetta che passa dal basso verso l’alto imprimendo rotazione alla palla e solo successivamente avviene la pronazione dell’avambraccio come bene evidenziato al maestro Vic Braden nella video analisi di André Agassi che abbiamo commentato anche su questo blog.

Non credo che il nostro cervello sia in grado di distinguere tra pochi millisecondi, la sensazione dell’impatto sarà quindi complessiva, un tutt’uno, e proprio per questo motivo rischia di essere fuorviante dal punto di vista esecutivo e tecnico. L’aspetto cinestetico non aiuta, a mio parere, in questo caso, perché non può esserci una manipolazione dell’impatto c’è solo la sensazione di averla.

Djokovic. Palla già uscita.

Questa condizione può portare con sé come conseguenza una serie di errori gratuiti ed una inconsistenza del nostro colpo, perché si cerca di riprodurre una sensazione distorta della realtà cercando di imprimere la rotazione alla pallina, o in alcuni casi la direzione, con una pronazione attiva dell’avambraccio, con un uso attivo del polso, tentando di manipolare l’impatto. Ovvero il giocatore cerca di colpire pronando con la conseguenza che anticipa il movimento dell’avambraccio ad una frazione di secondo prima della collisione o nell’attimo stesso della collisione e con questo poco tempo è pressoché difficilissimo, se non impossibile, controllare l’angolazione della faccia della racchetta. Il risultato nei casi migliori è un colpo debole, corto, senza energia. 

Per questo è fondamentale avere una visione razionale e scientifica estremamente chiara del dettaglio dell’esecuzione, andando ad indagare ogni singolo aspetto con un metodo analitico. Se la massima efficienza del colpo si ha coniugando la massa, il raggio e la velocità del braccio racchetta, indipendentemente dalla nostra sensazione di gioco, ogni giocatore dovrà ricercare l’impatto con la maggiore massa possibile, il maggior raggio possibile di esecuzione e la maggiore velocità di tale massa in relazione al raggio prescelto.

L’allenamento e gli ambiti di personalizzazione tecnica dovranno tenere conto di questi fattori in relazione alla comodità del gesto dell’atleta e al numero di errori commessi, ovvero la consistenza nel tempo dei propri colpi.

Giocate con l’intero corpo. Non tentate di manipolare l’impatto, non c’è tempo e lo spazio è poco per un’effettiva manipolazione, è sufficiente solo per una sensazione equivoca.


venerdì 19 marzo 2021

Educare Mouratoglou. Come evitare il doppio moto pendolare e migliorare il proprio tennis

 


Mouratoglou nel filmato in fondo alla pagina sostiene che lo spin viene dato dall'azione della mano. In realtà si tratta di un grande malinteso nel tennis. Un errore di impostazione che rischia di innescare una serie di conseguenze che rallentano la crescita e precludono il miglioramento. Purtroppo questo approccio e certi fraintendimenti sono molto diffusi tra i maestri e i coach, questa condizione crea un blocco all'apprendimento che con il tempo si radica e su cui è poi difficile intervenire in futuro, perché viene automatizzata un'abitudine che ha dei limiti. Come si può vedere invece dal primo filmato, molto esplicativo, la rotazione alla palla e il tipo di colpo sono dati solo dall'angolo di rotazione del braccio e dall'orientamento della superficie che collide. Il back, il top spin, il servizio in kick, lo slice, la palla da sotto, il colpo piatto, il lungo linea, l'incrociato tutti i colpi sono riproducibili agendo su questi due fattori soltanto. La macchina infatti è priva di altre variabili che possono essere utilizzate come il polso, l'avambraccio o la mano i quali possono essere usati nell'immediatezza della collisione. Passare ore ad allenare un gesto sbagliato ci renderà bravissimi nell'eseguirlo ma i limiti tecnici del gesto diverranno i nostri limiti in futuro, impedendo altri miglioramenti. Interrogarsi sul perché dei 58 slam in tre (Federer, Nadal, Djokovic e pochi altri) significa anche chiedersi quanto sia diffuso e radicato un metodo che si basa su un evidente malinteso. Grazie a powerflail.com.

Ahi! Ahi! Ahi! Se mi dite cosa vendete magari evito di acquistarlo.



giovedì 4 marzo 2021

Il dritto di Roger Federer nei canoni della scienza

Comprendere lo swing e il servizio del tennis



Ogni swing nel tennis è l'insieme di una rotazione e di una oscillazione. E' fondamentale cercare di non contrastare la risultanza delle forze messe in atto dal nostro corpo. Questo per avere un movimento il più possibile fluido o decontratto. Ogni azione muscolare che tende a modificare la direzione del movimento rispetto alla risultanza delle forze non solo dovrà contrastare la pallina, che arriva ad una certa velocità, ma anche le forze azionate da noi stessi per accelerare il braccio racchetta. Un doppio sforzo, con un minimo risultato. L'intento di dirigere il colpo all'impatto è da evitare. L'impatto infatti dura pochi millisecondi. Non c'è tempo. Inoltre questo tentativo ci indurrà a modificare il movimento che avevamo preparato in precedenza con conseguente ricerca di una modifica in corso dello swing e quindi di contrasto rispetto a tutto ciò che avevamo fatto in precedenza. L'azione muscolare dovrà essere il più possibile in direzione del "naturale" senso dello swing per l'aggiunta di ulteriore velocità.

Le forze rotazionali, lo sfruttamento dell'oscillazione, ci consentono di svolgere lavori altrimenti impensabili, ma non possiamo ostacolarle. Sarebbe impensabile modificare la direzione della ruota da 40 libbre del filmato (quasi 20 chili) una volta sollevata con un solo braccio con minimo s sforzo muscolare. La ruota nella seconda parte tiene sollevati due chili solo con la propria rotazione, oltre a se stessa. Agire in modo diverso rischia di mettere in pericolo le parti più fragili del nostro corpo: le articolazioni. Polso. gomito, spalla. Pronazione e uso del polso sono da evitare se non seguono in scioltezza l'azione messa in moto dall'intero corpo, quando ormai l'azione di colpire è stata messa in atto con un asse di rotazione (appunto) il più centrale possibile rispetto al nostro corpo. Massimo raggio.

Anche questa è un'abilità che si allena con il tempo.

sabato 27 febbraio 2021

Dritto e rovescio accelerare in decontrazione muscolare

 

In questo video si vede chiaramente, come il braccio racchetta possa essere accelerato in decontrazione muscolare sfruttando la rotazione del corpo. Infatti il manichino non ha muscoli ma solo giunture e snodi. La condizione è quella di un oggetto più pesante, il corpo appunto, che ruota e trasferisce l'energia ad un oggetto più leggero come il braccio racchetta. Riuscire nel massimo trasferimento energetico non è semplice ma si può allenare come tutti gli aspetti atletici e sportivi. Questo consente l'accelerazione in decontrazione muscolare anche nei bambini i quali proprio per la loro natura non hanno ancora una muscolatura sviluppata. Questo permette uno sviluppo armonico di tutto il corpo (gambe, addominali, dorsali) evitando un'azione muscolare unilaterale. Negli adulti l'acquisizione di questo tipo di meccanica permette di avere un gesto più efficiente, una vita agonistica prolungata e meno dispendiosa.

In un gesto più agonistico è importante tenere in considerazione l'accelerazione in discesa nell'ovalizzazione del braccio racchetta. Il braccio quindi non è fermo ma ha già una sua velocità iniziale acquisita per forza di gravita all'inizio dell'oscillazione. Il corpo quindi per aumentare questa velocità deve avere una rotazione superiore in velocità a quella del braccio, in modo da trasferire questo surpllus al braccio racchetta nel momento in cui la rotazione si ferma. Se il braccio dovesse essere più veloce della rotazione del corpo il trasferimento non avverrebbe in modo completo e pieno, perché verrebbe contrastato dall'energia del braccio racchetta che tende andare verso l'interno. Saremo difronte a due forze contrastanti. Inoltre la rotazione del corpo permette di avere una postura che facilita l'anticipo del colpo in quanto al momento dell'impatto saremo rivolti verso la rete di metà campo.