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mercoledì 10 aprile 2019

Lo smash. È il momento di non esitare e distruggere

Roger Federer sale
con il dorso della mano verso l'alto
Se siete arrivati a giocare questo colpo significa che avete giocato bene il punto e avete raggiunto una posizione di vantaggio nello scambio. Avete messo in difficoltà il vostro avversario da fondo campo, siete entrati con i piedi dentro la riga o siete addirittura scesi a rete per cercare di chiudere il punto con una volée o un vincente da giocare al rimbalzo. Il vostro avversario, in ritardo, in allungo, messo male con il corpo e fuori equilibrio alza un pallonetto nel tentativo di recuperare.

Questo non è il momento di esitare. Lo smash è un colpo che va giocato con decisione. Lasciate al vostro avversario la necessità di giocare un pallonetto vincente. Non indietreggiate per ricominciare lo scambio con i colpi da fondo campo. Cercate lo smash con determinazione. Rinunciate a schiacciare solo se siete superati irrimediabilmente dal pallonetto. In questo modo darete un messaggio chiaro al vostro avversario: “se alzi il pallonetto io schiaccio”. "Distruggo".

Infatti con questo colpo si può veramente schiacciare la palla nel campo dell’avversario. Smash significa distruggere. Avete luce anche se giocate la schiacciata a rimbalzo dalla riga di fondo. Come abbiamo visto con l’articolo sul servizio, infatti, la rete copre solamente i rettangoli del servizio. La rimanente parte del campo è visibile e più si avanza più abbiamo campo a disposizione per schiacciare.

La schiacciata è un colpo molto simile al servizio ma ne differisce per alcuni aspetti, di cui è opportuno tenere conto. Si tratta di un’esecuzione dall’alto come nel servizio, ma la palla va cercata nel campo perché non siamo noi a lanciarla come vogliamo per colpirla al meglio. Questa condizione implica una sostanziale modifica esecutiva. Nello smash manca l’esecuzione senza soluzione di continuità del movimento armonico delle braccia che salgono verso l’alto fino alla posizione trofeo per poi andare a colpire. È opportuno infatti interrompere il movimento per andare a ricercare la palla, perciò si sale fino alla posizione a trofeo e poi ci si ferma per andare a cercare la palla proprio in questa posizione.

Il braccio racchetta è pronto per ridiscendere ed acquisire velocità, il braccio non dominante sale in alto senza lanciare, ma punta la palla come se fosse un mirino (condizione che avviene per qualche momento anche nel servizio dopo il lancio) in modo che il punto di impatto sia davanti al vostro corpo e leggermente spostato verso il braccio dominante. Ricordate avete luce, potete schiacciare.
Il braccio dominante sale, verso la posizione a trofeo, con il dorso della mano rivolto leggermente verso l’alto. Non deve salire con il palmo della mano rivolto verso l’alto (questo vale anche nel servizio). Il palmo della mano rivolto verso l’alto, con la faccia della racchetta che andrà a colpire anch'essa rivolta verso l’alto, impedisce la corretta esecuzione del mulinello dietro la schiena o comunque lo rende più macchinoso e ne rallenta l’esecuzione. Quindi il braccio racchetta sale con il dorso verso l’alto poi si ferma in attesa che la palla sia all'altezza giusta per colpire, con la faccia della racchetta che a questo punto è di taglio rispetto al terreno per eseguire il mulinello dietro la schiena. La palla va colpita con il braccio disteso come nel servizio, davanti al corpo.
Justine Henin. Posizione a trofeo.
La racchetta ora è di taglio,
per accelerare dietro la schiena

Da questa posizione parte l’ultima ricerca della palla con movimenti laterali, avanti o indietro, sempre mantenendo la posizione a trofeo e mirando con il braccio non dominante. Un ruolo fondamentale lo svolgono anche i riferimenti: è importante rendersi sempre conto dove ci si trova nel campo, se si è più vicini o più lontani dalla rete. Infatti anche se avete sempre la luce sufficiente per poter schiacciare, questo spazio utile diminuisce più ci si allontana dalla rete, mentre nelle vicinanze di questa i margini saranno via via più ampi. Cerchiamo di non perdere l’orientamento, cosa che potrebbe accadere muovendosi guardando in alto. Anche questo è un aspetto da allenare con cura.

Il timing nella schiacciata è vitale. La funzione di mirino del braccio non dominante serve anche a questo. La palla cade da molto in alto e mentre scende a causa dell’accelerazione di gravità aumenta la sua velocità. Quindi più cade dall'alto e maggiore sarà la sua velocità nel momento in cui è nella zona di impatto ideale. Se si considera che il piatto corde di una racchetta è lungo poco più di 30 centimetri, e varia non di molto in relazione alle dimensioni dell’ovale, più la palla cade dall’alto e minore sarà il tempo a disposizione per prenderla correttamente nel centro della racchetta e quindi maggiori dovranno essere le abilità nello scegliere il giusto timing.

Nei pallonetti molto alti, i candelotti il cui rimbalzo tende a rimanere su se stesso, è bene far rimbalzare la palla e schiacciare al rimbalzo, perché la velocità di ricaduta è troppo elevata. Il rimbalzo, con la palla che risale, permetterà di gestire in modo più efficiente il tempo del proprio colpo.

La presa consigliata da utilizzare è la continental, con lievi aggiustamenti in relazione alle preferenze e caratteristiche di ciascuno.
Area visibile utile (verde) dalla riga di fondo campo altezza 2,90 metri.
L'area va comunque considerata ridotta in quanto la forza di gravità
tenderà a far scendere la palla.
E' impossibile giocare una linea retta.
Gambe, gambe e ancora gambe. È di fondamentale importanza essere subito reattivi con le gambe quando vediamo che il piatto corde del nostro avversario punta verso l’alto, il movimento del braccio rallenta o il giocatore è in allungo, portato fuori dal campo. Sono tutti segnali che indicano che, con molta probabilità, il prossimo colpo sarà un pallonetto.
Prendiamo uno split step con le gambe nel momento in cui la racchetta del nostro avversario sta per colpire la pallina e stiamo pronti ad arretrare. Questo servirà ad essere subito reattivi per scegliere la direzione di movimento, laterale, avanti o indietro, la più probabile a meno che il pallonetto dell’avversario non esca dalla racchetta. Assumere la posizione a trofeo; da questo momento in poi la palla va cercata con molta attività dei piedi delle gambe e passi laterali anche in arretramento o avanzamento, perché siamo ormai affiancati alla rete. Il movimento di esecuzione da questo momento è come quello del servizio.

Lo smash è un colpo che va giocato con soddisfazione. Quando vediamo un pallonetto dobbiamo essere contenti di giocare lo smash. Insieme alle volée alte è l’unico colpo in cui abbiamo un po’ di luce per schiacciare la pallina nel campo dell’avversario. Ovviamente dobbiamo prestare attenzione a non schiacciarla troppo, perché colpiremmo ugualmente la rete: rimaniamo pertanto dritti con il busto e la testa evitando di piegarli in avanti. La forza di gravità è potente e ineliminabile farà comunque cadere la palla, più ci si allontana dalla rete e maggiormente dovremmo schiacciare con un certo margine cercando la profondità. L'area utile infatti si riduce perché è impossibile giocare un colpo che percorra una linea retta. La palla cadrà di fatto riducendo i margini del colpo.

La schiacciata va allenata. In genere negli allenamenti è troppo trascurata. Bisognerebbe dedicare almeno cinque minuti allo smash per ogni allenamento, in modo che i meccanismi di reazione e ricerca attiva della palla siano facilmente richiamabili in partita.

Il resto è divertimento.

venerdì 15 febbraio 2019

Gli effetti della mano e della presa sulla racchetta: baricentro, centro di percussione, esecuzione dei colpi

Magritte. Ombrello impugnato.
È fuori di dubbio che per giocare a tennis la racchetta vada impugnata, è una realtà ovvia ma forse è meno ovvio quanto vada stretta durante l’esecuzione dei colpi. La forza da esercitare sul manico dipende anche dal tipo di colpo che intendiamo eseguire e varia anche in base alle fasi dei singoli colpi.

Partiamo dalla constatazione che gli estremi sono da evitare. Stringere troppo il manico è da escludere per quasi ogni colpo perché renderebbe le articolazioni  e i tendini del braccio completamente bloccate in un esercizio di forza muscolare. Viceversa con una presa troppo blanda la racchetta rischierebbe di cadere di mano a ogni colpo un po’ più energico. Appare anche chiaro che il nostro corpo si regolerà in modo inconscio e automatico a seconda delle varie situazioni di gioco, ma nonostante questo comprendere alcuni aspetti di come la presa può influenzare i colpi può risultare utile.

Sarà utile anche capire, in linea generale, quali sono gli effetti che provoca una mano quando impugna una racchetta. Questi effetti dipenderanno anche dalla nostra mano, perché le mani non sono tutte uguali e fondamentalmente quando impugnano una racchetta aggiungiamo peso sul manico. Un studio del professor Rod Cross ha analizzato dal punto di vista fisico tutte le conseguenze e le modifiche che una mano media apporta a una racchetta quando questa viene impugnata. I cambiamenti saranno anche proporzionali alla stretta che viene utilizzata, perché il peso aggiunto aumenterà in relazione alla forza utilizzata per stringere il manico, se impugnano con due dita o con una presa molto blanda il peso aggiunto sarà minore rispetto a quello di quando afferriamo la racchetta in modo energico.

Fondamentalmente quando una racchetta viene impugnata alcuni degli effetti sono: spostare il nodo vibratorio del manico e il centro di percussione il cui acronimo è COP (Center of Percussion). Il centro di percussione è il luogo in cui traslazione e rotazione della racchetta, al momento dell’impatto, sono di uguale intensità ma di direzione opposta in un determinato punto perciò si annullano e nessuna sensazione di impatto viene trasmessa alla mano, si ha una percezione attutita delle conseguenze del colpo.
I nodi vibratori sono i luoghi in cui in una racchetta la frequenza delle vibrazioni è di circa 100Hz; (180hz per un telaio rigido) uno è posizionato nella zona del piatto corde e l’altro è nel manico. È da sottolineare che colpire nel centro di percussione non riduce le vibrazioni della racchetta.

“ Se si considera una racchetta che è sospesa liberamente su un lungo filo [... ]Se una palla colpisce il centro della massa (CM), la racchetta andrà indietro a una velocità V. Tutte le parti della racchetta andranno indietro alla stessa velocità V. Se la palla colpisce in qualsiasi altro punto delle corde, la racchetta avrà un rinculo e ruoterà anche attorno al suo CM (centro di massa). L'intera racchetta si allontana quindi dalla palla con una velocità V1 a causa del rinculo, ma il manico si muoverà simultaneamente verso la palla con la velocità V2 a causa della rotazione della racchetta. Se c'è un punto nel manico dove V1 = V2, allora quel punto rimarrà fermo e il resto della racchetta ruoterà attorno a quel punto […]. Tuttavia, la mano si estende su una lunghezza abbastanza ampia dell'impugnatura e ogni punto dell'impugnatura avrà un diverso centro di percussione sulle corde.
Sembra che non sia importante dove la palla colpisca le corde,  ci sarà un punto sotto la mano dove la forza è zero, ma ci saranno sempre altri punti in cui la forza non è zero. L'impatto fa rinculare la testa della racchetta, quindi l'intera racchetta ruota nella mano, esercitando una forza sulla parte superiore della mano e una forza nella direzione opposta nella parte inferiore della mano. La coppia  di forze fa ruotare la mano attorno ad un asse attraverso il polso. Tuttavia, se l'impatto  avviene al COP per la rotazione attorno alla fine del manico, allora la forza sulla parte superiore della mano è uguale e opposta alla forza sulla parte inferiore della mano, quindi non c'è forza netta sul mano o l'avambraccio. Pertanto, l'avambraccio non subirà una scossa improvvisa se la palla colpisce questo COP, ovvero quello in relazione alla fine del manico.”  Qui gli approndimenti.
Centro di percussione. Rod Cross.
http://www.physics.usyd.edu.au/~cross/
La massa di una mano quando impugna la racchetta ha come effetto anche quello di spostare il baricentro, o centro di massa, della racchetta in una zona più vicina al manico, la conseguenza è che anche il centro di percussione viene spostato dalla zona delle corde in una zona più vicino alla gola della racchetta.
“L'effetto della massa della mano è quello di spostare sia il centro di massa e il COP del sistema mano e racchetta più vicino la manico, spostando così il COP da un punto vicino il centro delle corde in un’area vicina alla gola di una racchetta.” Rod Cross.
Non entreremo ulteriormente nel merito degli studi del professor Cross quello che è opportuno notare è che l'indicazione del centro di percussione di una racchetta non impugnata (libera) non ha molta rilevanza in sé, perché l’effetto del peso della mano modifica sostanzialmente le caratteristiche dell’attrezzo e ovviamente la modifica dipende anche dal peso della mano del giocatore. Però è opportuno osservare che il mutare delle sensazioni di gioco quando prendiamo una racchetta diversa da quella con cui siamo abituati a giocare dipende sostanzialmente dalle caratteristiche dell’attrezzo (bilanciamento, inerzia, localizzazione del COP) modificate dalla nostra mano che la impugna.

Pertanto, considerato che la nostra mano rimane sostanzialmente invariata, per ritrovare le stesse sensazioni è opportuno non discostarsi troppo dalle caratteristiche del modello con cui siamo abituati a giocare, le quali forniscono le indicazioni di riferimento di peso, bilanciamento e inerzia (non sarebbe inutile se le case costruttrici iniziassero a indicare nelle specifiche anche il COP sul punto alla fine del manico). Questo è importante non tanto per il modello in sé ma per ritrovare il sistema con cui siamo abituati a giocare quando impugniamo la racchetta.

Un’altra conclusione da trarre è che, considerato che il centro di percussione si sposta in una regione vicino alla gola non riusciremo mai a colpire in questo punto con qualunque racchetta decidessimo di giocare escluse forse quelle molto bilanciate verso il piatto corde (head heavy) nelle quali l’effetto dell’impugnatura potrebbe far scivolare il COP in una zona ancora nei pressi del piatto corde.

Effetto nullo sulla mano. ( R. Cross)
http://www.physics.usyd.edu.au/~cross/
Quello che rimane da fare durante il gioco è concentrarsi nel cercare di allungare il sistema e cercare di giocare più di spalla e con l’intero braccio. Prepararsi a una presa maggiormente solida all’impatto affinché le forze della collisione vengano contrastate e permettano di mantenere solidamente la racchetta in mano, trasferendo in questo modo l’intera inerzia del sistema sulla palla senza perdere fermezza nella presa, condizione che potrebbe far girare la racchetta nella mano con perdita di precisione e potenza nei colpi.

Nei colpi del dritto, rovescio, servizio e smash durante la preparazione la presa deve essere morbida, leggera, in modo da non irrigidire il braccio che deve trovare le proprie accelerazioni in modo il più possibile decontratto. All’impatto la presa dovrà essere più solida ma non dovrà essere una morsa eccessiva la quale avrebbe come conseguenza, anche in questo caso, il blocco dell’azione fluida ricercata in precedenza.

Soprattutto l’intento dovrà essere quello di non ostacolare la forza centrifuga generata con lo swing in funzione di un allungamento del gesto. La massima attenzione dovrà quindi essere focalizzata sulla parte finale del palmo, mignolo, anulare e medio quando la racchetta inizia a tirare verso l’esterno con un’azione che permette lo sviluppo della velocità ma al tempo stesso di parziale contenimento, in modo che la racchetta non scivoli di mano. L’indice può essere usato con meno incisività in modo da non contrastare lo sviluppo dell’accelerazione.
Nel rovescio a due mani questa accuratezza dovrà incentrarsi sulla mano non dominante, quella più vicina al cuore della racchetta. La sinistra per i destri e la destra per i mancini.

Nei colpi al volo non è richiesta l’accelerazione dei colpi fondamentali, la presa pertanto dovrà essere ferma, ben solida e distribuita su tutta la mano in modo uniforme al momento dell’impatto, così da contrastare i passanti potenti. Ma al tempo stesso dovrà permettere un minimo movimento dell’avambraccio (ulna e radio) in modo da consentire un corretto posizionamento della testa della racchetta e favorire una rotazione all’indietro della pallina (back spin).  Non è il momento di usare la violenza è il momento di prendere una farfalla con un retino.
Nei colpi al volo alti, sopra la rete, vi sarà un minimo di movimento in più rispetto alle volée basse, ma sarà sempre limitato a poche decine di centimetri, privo di apertura, con presa sempre uniforme. E’ opportuno prendere la farfalla prima che scappi.

martedì 22 gennaio 2019

La forza centrifuga e quella centripeta per un modello scientifico dello swing nel tennis

Lo swing a un pendolo di Rafael Nadal
Al fine di rendere il più possibile completa l'analisi delle forze in gioco nel tennis non dobbiamo trascurare il ruolo svolto dalla forza centrifuga. Questa è una forza apparente in quanto si manifesta solo per coloro che sono all'interno di un sistema in moto rotazionale, coloro che sono all'esterno del sistema non percepiscono questa forza. L'osservatore che guarda dall'esterno un atleta che lancia il martello vede solamente le forze centripete ovvero l'atleta che vincola l'oggetto in un moto rotazionale tenendolo con le braccia, ma il lanciatore, che è all'interno del sistema, sente la forza centrifuga che tende a fare uscire l'oggetto in un moto lineare sui punti tangenti della circonferenza.

La forza centrifuga è una forza che si manifesta nei moti rotazionali e nel tennis i moti rotazionali non mancano. Tutte le forze in gioco tenterebbero a dare un moto lineare alla racchetta, ma essendo questa impugnata è vincolata al braccio che rende rotazionale il suo moto. La forza di gravità la farebbe cadere in terra come la mela di Newton, ma il moto lineare diviene rotazionale perché l'oggetto è attaccato al braccio il quale può ruotare su un asse a nostra scelta, avambraccio, gomito o spalla.

Lo stesso avviene quando si inserisce la rotazione del busto e delle spalle in fase di esecuzione finale del colpo, proprio con alcune similitudini con il lanciatore del martello. Pertanto essendo il giocatore di tennis all'interno del sistema in moto rotazionale percepisce le forze centrifughe che farebbero partire la racchetta per la tangente della circonferenza di rotazione. È ovvio che non possiamo lasciare andare la racchetta come se fossimo su un campo di atletica, in più qualora riuscissimo comunque a colpire la pallina il punto non sarebbe valido per regolamento, però la forza centrifuga può comunque tornare utile per diversi propositi nel gioco tennis.

Per quattro obiettivi principali la forza centrifuga viene in aiuto:
1. La ricerca di uno swing con arco più ampio o più lineare possibile.
2. Agire in modo non muscolare, in fluidità.
3. Ricercare una migliore armonia del movimento in tutte le sue fasi.
4. Evitare di chiudere il movimento su assi di rotazione più vicini alla racchetta ed evitare l'innesco anticipato di doppi moti pendolari.

Le forze in gioco nello swing.
Dall'alto: centrifuga in giallo, centripeta in verde scuro
Una volta innescati i moti della racchetta il giocatore, in quanto parte del sistema rotante, percepirà la forza centrifuga e non quella centripeta, la sensazione sarà quella di una racchetta che tenderà a uscire verso l'esterno.

Tale forza non potrà essere assecondata totalmente come nei lanci dell'atletica, ma il tennista dovrà cercare di agevolarla. Dovrà sentire la tensione sul braccio ma senza cadere nella tentazione di trattenere l'attrezzo muscolarmente, senza cercare di "tirarlo" a sé. Questa azione infatti avrebbe come effetto quello di frammentare o bloccare il moto rotazionale innescato, chiuderlo su assi più corti riducendo il raggio della circonferenza da percorrere e rendendo meno efficace il colpo. È un'azione controproducente: diminuisce i margini di tolleranza all'impatto, ha l'effetto di disinnescare il processo di accelerazione in fluidità.

Sentire, invece, la forza centrifuga permette di allungare il proprio braccio verso l'esterno in un movimento ampio e fluido, in cui si passa gradualmente da circonferenze più piccole con raggi più corti a circonferenze più ampie con raggi che si allungano in progressione dello swing.

Per sviluppare la corretta progressione esecutiva che passa dalla circonferenza più piccola racchetta polso (per mezzo della supinazione nel dritto e nel rovescio a due mani), a quella racchetta avambraccio con centro sul gomito, a quella racchetta spalla fino a quella più ampia di tutte innescata dalla rotazione delle spalle è opportuno agevolare la forza centrifuga che spinge verso l'esterno.

È come se si dovesse permettere alla forze centrifughe che si manifestano in successione di lanciare il segmento successivo del nostro corpo fino a trascinare tutto il nostro corpo all'impatto.
È una forza che va sfruttata fino alla fase finale del trasferimento del peso sulla pallina.
Nell'impossibilità di lanciare la racchetta l'accumulo di questa forza sarà un elemento in più che aiuta nel trasferimento del peso in avanti, come se fossimo trascinati.

La forma finale di una racchetta da tennis
Soprattutto nella fase terminale del colpo, quella di accompagnamento (il follow through) sviluppare la sensibilità per agevolare le forze centrifughe in gioco permette un allungamento del finale con una riduzione dei margini di errore, una maggiore solidità del colpo e un ritardo del rilascio della testa della racchetta, il quale avrebbe come effetto quello chiudere il colpo su una circonferenza più stretta, quando avviene con la pronazione nel dritto e nel rovescio a due mani e con la supinazione nel rovescio a una mano.

Se inneschiamo dei movimenti rotazionali la risultante delle forze in gioco, che in questo caso è la forza centrifuga, va sfruttata e non annullata, altrimenti non avrebbe più senso il lavoro svolto in precedenza. In questo compito la forma della racchetta aiuta e non poco. La conformazione del tappo, infatti, allarga il profilo ed il volume finale dell'attrezzo consentendo una presa ferma ed evitando che la racchetta scivoli per la tangente quando è soggetta alla forza centrifuga. Al tempo stesso consente il controllo senza dover stringere il manico in modo eccessivo condizione che irrigidirebbe la muscolatura del braccio di fatto influendo in modo negativo sulle rotazioni sia di braccio che di corpo tendendo a bloccarle.

Anche in questo caso l'utilizzo della forza centrifuga è riscontrabile in tutti i colpi fondamentali: dritto, rovescio sia a una mano che a due mani, e nel servizio.

Occorre fare una precisazione per quello che riguarda il servizio. In questo colpo infatti la penultima rotazione innescata è quella della pronazione dell'avambraccio, la quale è successiva al mulinello ed è in sincronia con la rotazione delle spalle. La pronazione ha lo scopo di fornire un'ulteriore accelerazione e portare l'interezza del braccio all'impatto. Agevolare la forza centrifuga in questo caso avrà come conseguenza diretta quella di evitare di "spezzare" il polso prima o durante l'impatto. Spezzare il polso con lo "snap" chiuderebbe la circonferenza sull'asse di rotazione polso, inficiando la complessa preparazione avvenuta in precedenza con la conseguenza diretta della dispersione di molte energie.

Non di rado sui campi da tennis si sentono suggerimenti che invitano a spezzare il polso, se preso alla lettera, e non come indicazione verbale errata che vuole indicare la pronazione, questa indicazione induce a commettere un errore. Anche in questo caso è opportuno agevolare la forza centrifuga della pronazione e della rotazione del busto per arrivare all'impatto con la circonferenza più ampia possibile e coinvolgere nella collisione tutta la massa disponibile.

sabato 19 gennaio 2019

Verso lo swing perfetto nel tennis: torque, leve svantaggiose e la coppia di spalle ed anche

Momento meccanico
Quando prendiamo una racchetta in mano e proviamo a girarla se ci capita di sentire delle differenze rispetto ad una di un altro modello questa sensazione è dovuta alla forze necessaria per “applicare” un diverso momento meccanico, torcente o torque, che dobbiamo esercitare per ruotare la racchetta. Possiamo ruotare all’altezza del polso solo la racchetta, considerare il sistema avambraccio-racchetta o l’intero sistema racchetta-braccio ma per effettuare una rotazione, intorno ad un punto chiamato polo, dobbiamo esercitare una forza in modo che l’oggetto o l’insieme di più oggetti ruotino. Ora il momento torcente è dato dalla forza moltiplicata per la distanza dal polo, tale distanza è chiamata braccio.

Pertanto a parità di forza il momento torcente sarà maggiore se il braccio è più lungo, ovvero se si desidera avere un momento torcente maggiore si può allungare il braccio invece che aumentare la forza. Il braccio della forza è la distanza tra il polo e la retta della forza. Tali principi sono alla base delle leve. Questo è il motivo per cui per svitare un bullone invece di aumentare la forza è possibile aumentare la lunghezza della chiave inglese e fare meno sforzo quando sostituiamo una ruota con una gomma bucata.

Ora quello che accade nel tennis nel momento in cui muoviamo la racchetta è che la forza agisce e si applica sempre in prossimità del polo, ovvero nel punto di riferimento in cui si ha la rotazione. Tornando all’esempio della chiave inglese è come se cercassimo di ruotare chiave e bullone facendo forza sulla parte della chiave che agganciata al bullone. Questo accade in tutte le tipologie di rotazioni del tennis: se ruotiamo all’altezza del polso la forza si esercita in quel punto, se “proniamo” o “supinamo” l’avambraccio l’asse di rotazione si colloca a metà mano (5 cm dalla fine del manico) anche in questo caso molto vicino a dove si applica la forza, se pieghiamo il gomito l’asse di rotazione è il gomito stesso, anche in questo caso il braccio potenza è molto ridotto se non addirittura coincidente al polo. La situazione non cambia se si considera il movimento all’altezza della spalla: muscoli di spalla e braccio innescano una rotazione con polo alla spalla anche in questo caso il braccio potenza della leva è minimo. Si tratta quindi a ben guardare di leve svantaggiose perché non sfruttano la lunghezza del braccio potenza in quanto la forza è sempre applicata in prossimità del polo. Per evitare fraintendimenti quando si parla di braccio potenza della forza, in questo caso, non ci riferiamo alla lunghezza del nostro braccio ma alla distanza (nella leva) tra il polo (il punto di rotazione) e il punto di applicazione della forza, quando questi due punti coincidono la leva è svantaggiosa perché il braccio resistenza è più lungo e di fatto la rotazione avviene solo per mezzo della forza applicata.

Il braccio potenza è ridottissimo, si ha solo braccio resistenza,
poichè la forza è sempre esecitata in prossimità del polo.
Nei colpi del tennis la lunghezza dei nostri arti, con l’applicazione della forza sul polo, rappresenta la lunghezza del braccio resistenza. Ora i nostri muscoli per muovere un oggetto che impugniamo agiscono sulle nostre articolazioni le quali sono poste prima, poco dopo, o in prossimità dei muscoli a seconda di quelli che utilizziamo biomeccanicamente ma il braccio potenza rischia di essere molto corto rispetto al braccio resistenza. Si tratta di leve svantaggiose dove di fatto il braccio potenza non c’è perché la forza è esercitata direttamente sul fulcro. Di fatto lo swing di una racchetta da questo punto di vista è prettamente muscolare quindi non meravigliamoci se il tennis lo è sempre di più. Di fatto quando muoviamo la racchetta con moto rotazionale utilizziamo leve svantaggiose, a tale proposito si può vedere come anche su Wikipedia la leva braccio venga classificata come svantaggiosa (qui).

Ora siamo davanti a delle leve svantaggiose su tutti gli assi di rotazione e un moto teoricamente imprevedibile quando c’è un rilascio degli assi finali (avambraccio, polso, gomito) in un moto pendolare doppio. Se vogliamo complicarci la vita tennistica potremmo solo andare avanti a testa bassa “swingando” muscolarmente nel caos.

Ma forse abbiamo altre opzioni che possono semplificare il nostro compito. Intanto se siamo davanti a leve svantaggiose è meglio utilizzare i muscoli più forti che abbiamo e un movimento a livello di spalla richiama l’utilizzo di più muscoli e più forti, dorsale, gran dorsale, pettorale, trapezio deltoide, cuffia dei rotatori, in più possono entrare in gioco bicipite e tricipite, ma lasciamo questi aspetti ad analisi biomeccaniche e le loro sinergie muscolari agli esperti del settore. Quello che cerchiamo di capire qui è se esistono soluzioni per rendere meno faticoso il lavoro necessario per far ruotare la racchetta.

Abbiamo già visto come utilizzare l’energia gravitazionale potenziale nella parte posteriore dello swing e trasformarla in energia cinetica. In questa fase la forza di gravità agisce sul baricentro del sistema come momento torcente facendolo ruotare intorno a un asse che può essere scelto volontariamente e non escludo che se ne possano scegliere tre in successione: avambraccio, gomito spalla. In questo caso c’è un braccio potenza ed è dato dalla distanza tra il punto in cui si esercita la forza di gravità e l’asse di rotazione scelto. Il nostro pendolo quindi accelera senza fatica, il lavoro lo abbiamo già svolto sollevandolo.

C’è un momento però in cui il nostro pendolo (racchetta-braccio) deve iniziare a risalire, ed anche se arriverà all’altezza da cui è partito (attriti esclusi), inizierà a perdere velocità. In questa fase, se l’intento è quello di non limitarsi a un palleggio in scioltezza, si rende necessario cercare di mantenere la velocità acquisita o cercare di addirittura di aumentarla. In questa fase esiste però un rischio ed è quello di andare ad agire muscolarmente in modo eccessivo e perdere il vantaggio acquisito in fase iniziale.

Andare ad esercitare una forza torcente con una leva svantaggiosa, stringendo la racchetta, ed irrigidendo la muscolatura ed tutto il sistema racchetta-braccio, limiterebbe o addirittura potrebbe fermare la velocità del pendolo avvenuta in scioltezza.

Anche in questa fase però c’è una condizione, esterna al sistema, che può soccorrerci ed è anch’essa correlatala al torque. Il sistema braccio racchetta è infatti attaccato al nostro corpo sarà pertanto costretto a seguirne i movimenti. Proprio nel momento della risalita possiamo infatti andare a ruotare noi stessi verso la rete del campo. Questa torsione delle anche e delle spalle nasce da un’azione esercitata sulle estremità del nostro corpo innescando una rotazione su un polo che è identificabile sull’asse centrale del nostro corpo, il quale lo taglia idealmente in due parti: naso, spalle, passa per lo sterno e il bacino separandoli in due parti uguali. È pertanto una leva migliore in cui agiscono una coppia di forze: quella esercitata dalla spalla sinistra e quella messa in atto dalla spalla destra.
(Lasciamo ai biomeccanici valutare come si sviluppa il sincronismo dei movimenti tra anche e spalle. Prendiamo in esame solo la rotazione delle spalle per semplicità).

Spalla sinistra e destra innescano forze di rotazione sull’asse centrale del corpo. Il raggio di questo cerchio sarà dato dalla distanza tra il punto in cui agisce la forza sulla spalla e il centro dello sterno. Il corpo va visto come un disco che vigliamo far girare e su cui agiscono due forze, una coppia appunto, il braccio racchetta seguirà quindi tale movimento di rotazione. Se tale rotazione avvenisse da fermo sarebbe necessario vincere l’inerzia del sistema racchetta-braccio, ma in questo caso il movimento della racchetta è già avvenuto sarà quindi abbastanza semplice mantenerne la velocità o vincere l’inerzia relativa qualora volessimo accelerarla ulteriormente.

Il rischio tal punto di vista tecnico esecutivo, come già scritto, è quello di andare in trazione muscolare e perdere i vantaggi di queste realtà fisiche finendo per svolgere più volte un lavoro inefficiente. La fluidità del movimento che sfrutta tutte le circostanze utili verrebbe meno se subisse rallentamenti e ripartenze, frenate ed accelerazioni o addirittura brusche fermate.

In tutti i colpi fondamentali del tennis possiamo utilizzare questo tipo di soluzioni: servizio, dritto e rovescio. Ci possono essere alcune differenza specifiche tra un colpo l’altro, per esempio tra il rovescio e due mani e quello a una mano, oppure nel servizio, ma in linea generale queste indicazioni consentono uno swing fluido e armonico.

mercoledì 5 dicembre 2018

Combinare le variabili: teoria e cinestesia dello swing nel tennis


Al fine di essere sicuri di un nostro progetto e del suo funzionamento la migliore opzione è quella di fare riferimento a principi scientifici consolidati. Nel mondo del tennis non di rado assistiamo a una varietà di metodi d’insegnamento che rimandano a scuole particolari. Sembra mancare però una visione uniforme e chiara degli aspetti essenziali che vanno a comporre i colpi del tennis che rappresenti la base da cui poi diramare varie interpretazioni particolari. Tale visione uniforme per essere codificata non può che partire da evidenze scientifiche, in caso contrario si rischia di fare confusione e di non riuscire ad integrare, all’interno di un unico modello, le varie peculiarità delle singole scuole, o singoli suggerimenti. Si tratta di una necessità perché, come abbiamo visto, i dubbi del giocatore e dell’allenatore non devono ricadere sulla correttezza del modello che cerca di applicare ma solo sulla comunicazione e sull’esecuzione, infatti mettere in dubbio il modello richiederebbe un lavoro di crescita notevolmente più lungo. Al fine di raggiungere questo obiettivo non c’è miglior modo di quello di fare riferimento a indicazioni di carattere scientifico le quali concorreranno a chiarire i motivi per cui un gesto tecnico sia più efficiente di un altro.

Una traccia razionale ed oggettiva formerà un reticolo all’interno del quale ogni aspetto tecnico troverà la sua valenza relativa. In questo modo si eviterà di fare confusione attribuendo maggiore o minore importanza ad un aspetto invece che a un altro. Ritengo che sia il modo migliore di procedere per integrare la varietà culturale che esiste nell’insegnamento del gioco del tennis.

C’è chi dà più importanza all’aspetto mentale, ma abbiamo visto che abbiamo necessità di definire in modo più chiaro che cosa si intenda con questo aggettivo. Alcuni pongono la propria attenzione sul gioco di gambe, su quella che viene chiamata “spinta di gambe”. Anche in questo caso siamo davanti alla necessità di capire l’importanza e il ruolo di questo elemento. La velocità del braccio è un altro aspetto. Ma quanto è importante? Ha un valore assoluto? Può essere compensata con altri accorgimenti tecnici? Colpire la palla il più possibile davanti è un’altra abilità valida. Ma come possiamo riuscirci? Ci sono accorgimenti tecnici che ci vincolano biomeccanicamente ad un impatto più avanzato? Che margine di tolleranza abbiamo all’impatto? Queste sono tutte domande a cui è possibile dare una risposta il più possibile esaustiva se prendiamo in considerazione la natura fisica di questo sport.

Ci sono aspetti fondamentali dei quali dobbiamo capire l’interazione nel momento in cui colpiamo una pallina. Inoltre questi aspetti possono variare il loro modo di interagire a seconda di come portiamo il nostro colpo.

L’energia cinetica è sicuramente un aspetto da non trascurare, ma in uno sport come il tennis non è da sola, perché questo è uno sport di collisioni quindi il momento d’inerzia ha anche esso la sua importanza. C’è poi il momento meccanico o torque. Dopotutto dobbiamo applicare una forza per far ruotare un oggetto quando questa non è esercitata sul suo centro di massa. Abbiamo visto che per svolgere quest’operazione possiamo sfruttare l’energia gravitazionale potenziale. Infine è opportuno prendere in considerazione gli studi che riguardano il doppio moto pendolare, i quali ci suggeriranno diversi modi di far interagire energia cinetica e momento d’inerzia.

Il tennis non è uno sport di lancio, dove l’oggetto da lanciare è nella nostra mano, in questo caso l’energia cinetica avrebbe un valore pressoché assoluto. Con una collisione invece il momento d’inerzia trova il suo spazio e considerato che la sua formula ci dice che esso è dato dalla sommatoria di tutti i punti di massa data per la loro distanza dall’asse di rotazione al quadrato.
Non solo la quantità di massa all’impatto assume valore ma il suo valore è strettamente correlato alla posizione. Se è più vicina all’asse di rotazione avrà un’influenza minore, se invece è più lontana sfrutterà il quadrato della propria distanza dall’asse e quindi avrà una valenza maggiore nel momento dell’impatto. Rappresenterà però uno svantaggio nel momento in cui decidiamo di accelerare la racchetta, anche se abbiamo già visto come aggirare in parte il problema.

Il nostro corpo ha degli snodi: il polso, il gomito, la spalla, la stessa possibilità di pronazione o supinazione dell’avambraccio rappresenta un asse di rotazione. Abbiamo quindi la possibilità di scegliere con quale asse di rotazione portare il nostro colpo. La conseguenza principale è che a seconda dell’asse di rotazione possiamo modificare il momento d’inerzia: sia in fase di accelerazione che in fase d’impatto. È quindi essenziale avere presenti gli aspetti scientifici che ho elencato perché ci aprono la porta verso diversi modi di colpire e di preparare il colpo il quali ci trasmetteranno sensazioni cinestetiche differenti, perché variano grandezze e valori all’impatto.

Avere chiaro in mente il motivo da cui dipendono le nostre sensazioni cinestetiche di gioco ritengo che faciliti l’apprendimento, in quanto permette di fare considerazioni oggettive sui vantaggi e gli svantaggi di determinate soluzioni tecniche avendo la conferma anche in riferimento alle proprie sensazioni di gioco e non solo su base teorica. Le sensazioni cinestetiche forniscono quindi conferme sulla correttezza razionale dei principi scientifici su cui si basa il modello. Permettono quindi di scegliere con più consapevolezza le modalità con cui intendiamo colpire.

Infatti anche solo questi cinque aspetti (energia cinetica, momento d’inerzia, doppio moto pendolare, torque, forza gravitazionale) combinati tra di loro, con valori differenti, di velocità, peso, distanza dall’asse di rotazione forniscono un numero elevatissimo di combinazioni per colpire la palla e sono anche in relazione anche con le caratteristiche fisiche individuali (lunghezza e pesantezza del braccio) nonché con la propria tecnica. Viviamo sulla Terra dopotutto…

Il nostro intento dovrà essere pertanto quello di scoprire se esista e quale sia dal punto di vista fisico la combinazione che rappresenta il gesto migliore, più efficace ed efficiente, e di allenarlo con costanza e una maggiore consapevolezza sia teorica che cinestetica.

Questo è lo scopo principale di questo blog.

Stay tuned.

lunedì 3 dicembre 2018

Timing, ritmo, idee chiare, modelli certi. La scienza funziona

Novak Djokovic pronto per la discesa
Torniamo ancora a parlare del movimento uniforme dei nostri colpi. Abbiamo visto quali sono i vantaggi se si acquisisce l’abilità di utilizzare l’energia potenziale gravitazionale trasformandola in energia cinetica (risparmio energetico, meno lavoro, maggiore energia all’impatto). Ci sono anche altri aspetti che vale la pena sottolineare che aprono il ventaglio dei benefici con un angolo più ampio. Due di questi sono il ritmo e il tempo sulla palla. Un gesto continuo permette di migliorare il nostro tempo sulla palla e di far crescere il nostro ritmo di gioco limitando gli errori dovuti a movimenti irregolari, fenetici, bruschi e strappati. Ritmo e danza in musica sono coordinati e forse non è un caso se con una buona musica di sottofondo si gioca meglio a tennis. La musica predispone a movimenti uniformi, limita gli scatti, i blocchi, frenate e ripartenze. Nessuno balla muovendosi come C3-PO, forse solo qualche pessimo ballerino.

Ritmo, timing e fluidità sono strettamente collegati fra di loro. La frequenza di colpi giocati in un arco di tempo e la ricerca del punto ideale di impatto sono elementi che si possono allenare solo se si migliora la fluidità del gesto (non prendiamo qui in considerazione l’aspetto atletico anch’esso importante). Se aumenta la frequenza dei colpi da giocare ogni indecisione impedisce la corretta esecuzione del colpo e questa non permette di colpire la palla nel punto ideale.

Non sempre però ciò che è corretto è anche intuitivo. Se guardiamo il cielo verrebbe da supporre che sia il sole a muoversi rispetto alla terra, ma Copernico ha chiarito le ragioni di una realtà diversa.
Non di rado il nostro istinto suggerisce comportamenti apparentemente utili ma che non portano reali benefici. Nello sci davanti a un pedio molto ripido la reazione immediata è quella di arretrare con il peso del corpo perché cerchiamo di evitare di cadere in avanti avvicinandoci al terreno indietro, ma questo non è il miglior modo di controllare gli sci, anzi è proprio il peggiore. In questo modo non li controlliamo affatto. Ecco che imparare la tecnica richiede un impegno per eseguire dei movimenti che non sono immediati e non sono i primi suggeriti dal nostro istinto; possono addirittura essere contro intuitivi. L’esatto opposto di quello che viene immediatamente suggerito da un impulso naturale o da un’impressione.

Quando scendiamo su un campo da tennis il nostro tempo è prezioso e limitato. Abbiamo pagato il campo perciò sapere cosa allenare diviene fondamentale per ottimizzare il tempo a disposizione. Dobbiamo anche essere sicuri che quello che stiamo allenando porterà dei vantaggi, quindi il nostro modello di riferimento deve essere certo, affinché questo avvenga è bene avere delle conferme scientifiche che ci rassicurano sulla correttezza del modello. Su questo non penso ci siano dubbi.
Un movimento a singhiozzo come quello di un’auto che ha problemi alle candele, di carburazione, elettrico o agli iniettori impedisce di trovare il giusto tempo di impatto con la pallina e la giusta velocità, la conseguenza principale è che il nostro ritmo di gioco ne risente negativamente e si trova nell’impossibilità di crescere.

La prima cosa su cui riporre la nostra attenzione è quella di cercare un movimento fluido armonico, senza interruzioni. Non dobbiamo cedere all’istinto di portare indietro il braccio per poi avanzarlo verso l’impatto. Il movimento di esecuzione dei colpi non è quello di caricare il nostro braccio come se si trattasse di una fionda. Uno o più momenti “morti” sono l’opposto di quello che ci serve per arrivare in tempo all’impatto con la palla nel punto ideale e con la velocità desiderata.

Nel momento in cui il nostro modello di colpo si basa su certezze scientifiche non abbiamo motivo di dubitare di quello che cerchiamo di fare e anche se all’inizio commettiamo degli errori saremo certi che abbiamo cercato di fare la cosa giusta che si basa su evidenze oggettive. Avremmo quindi le idee chiare su quello che è il  gesto esecutivo da allenare.

Economia energetica del gesto, maggiore velocità e decontrazione muscolare in accelerazione, migliori aspettative per un tempo d’impatto e ritmo migliore sono tutti vantaggi che derivano dalla trasformazione dell’energia potenziale gravitazionale in energia cinetica. Non c’è motivo di dubitarne.

Scendere in campo e allenare qualcosa di poco utile o addirittura controproducente non permette di ottimizzare il tempo a nostra disposizione. Sarebbe come sciare cercando di curvare a sci paralleli con il peso indietro. Potremmo spendere una vita senza vedere i miglioramenti di coloro che invece si allenano diversamente.

Frustrazione, ansia, preoccupazioni e timori non devono coinvolgerci troppo in caso di difficoltà iniziali ed errori, se siamo certi di allenare un gesto efficiente. Quando il nostro braccio racchetta inizia a percorrere la discesa, non è il momento di esitare. E una discesa c’è sempre, in ogni colpo del tennis. Se vi fermate rischiate di arrivare in ritardo.

venerdì 30 novembre 2018

Verso lo swing perfetto: convertire l’energia gravitazionale potenziale in energia cinetica


Il gioco del tennis richiede molte tipologie di abilità. È importante avere un gesto accurato e preciso al fine di colpire il più possibile centralmente la pallina; è richiesta una certa prontezza di riflessi nella preparazione del colpo che vogliamo eseguire; è altresì importante acquisire la capacità di leggere la traiettoria della pallina affinché si possa intuire dove andrà a cadere e di conseguenza riuscire a partire con un po’ di anticipo. Sono necessarie doti atletiche e una certa forza muscolare. Ma una delle abilità che vale la pena migliorare e comprendere maggiormente è quella che consente di trasformare l’energia gravitazionale potenziale di un oggetto in energia cinetica, ovvero in energia di movimento.

L’energia gravitazionale potenziale è l’energia relativa alla forza di attrazione gravitazionale fra masse quindi un oggetto quando viene sollevato da terra possiede una certa energia gravitazionale potenziale tale energia è in correlazione con il peso dell’oggetto stesso e con lo spostamento da un punto A ad un punto C. L’energia cinetica è l’energia di movimento, ovvero l’energia che possiede un corpo quando si muove ad una determinata velocità ed è data dalla metà del prodotto della sua massa per la velocità al quadrato secondo la seguente formula:
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In tutti colpi del tennis dobbiamo sollevare un oggetto che nel caso specifico è una racchetta. Questo accade nei colpi fondamentali: dritto e rovescio, perché in fase di apertura la testa della racchetta viene sollevata verso l’alto. Accade nel servizio: perché nel momento del lancio di palla il braccio con la racchetta solleva l’attrezzo verso l’alto. Accade nelle volèe: in quanto la testa della racchetta è già alta con la mano non dominante che la sostiene nel cuore. Accade nella schiacciata per le stesse ragioni del servizio.

Nel momento in cui svolgiamo il lavoro di sollevare la racchetta essa acquisisce energia gravitazionale potenziale pertanto la scelta più economica ed utile a questo punto è quella di lasciarla cadere insieme al proprio braccio trasformando quest’energia in energia di movimento. In tutti i colpi. Tecnicamente potremmo non fare nessuno sforzo aggiuntivo al fine di aumentare la sua velocità. In questo caso ci limiteremo a colpire esclusivamente grazie alla velocità acquisita dovuta al trasferimento dell’energia. In linea teorica quest’energia dovrebbe rimanere costante e ritrasformarsi in energia potenziale gravitazionale quando il sistema racchetta-braccio è risalito alla fine del movimento pendolare. Questo non accade, in pratica, perché c’è dell’attrito, ma qualora volessimo mantenere la velocità costante potremmo sempre limitarci a un lavoro minimo che consente di compensare esclusivamente la perdita di velocità dovuta all’attrito. In fase di palleggio potremmo limitarci a questo tipo di colpo e apprezzare il piacere di colpire in contrazione.
Ma anche qualora volessimo aumentare la velocità che il sistema racchetta braccio acquisisce grazie alla trasformazione dell’energia questo sforzo, questo lavoro, sarebbe limitato al surplus necessario per raggiungere la velocità desiderata che non può essere acquisita dalla sola trasformazione dell’energia gravitazionale potenziale in quella cinetica.

Avremmo in questo modo uno swing continuo, uniforme, senza interruzioni. Se invece come accade spesso dovessimo fermarci o rallentare una volta che l’accelerazione dall’alto è stata avviata saremo chiamati a fare lavori aggiuntivi strettamente muscolari. Fermare del tutto o rallentare la velocità acquisita del racchetta braccio è già un lavoro in più e poi tornare ad accelerare per riprendere tutta la velocità o solo la velocità perduta nel caso in cui ci sia stato un rallentamento diventa necessario. Nel caso in cui si dovesse fermare la racchetta non solo sprechiamo energie per fargli acquisire energia gravitazionale potenziale, all’inizio, ma poi ne utilizziamo altrettante per fermare l’energia cinetica acquisita e poi saremo chiamati a un ulteriore sforzo di trazione per far riprendere l’energia cinetica persa al nostro sistema braccio racchetta. Inoltre l’ultimo sforzo sarebbe anche in contrasto con la forza di gravità.

È quindi importante sin da subito cercare di allenare un movimento razionale, perfettamente consapevole, che consente di utilizzare tutte le risorse fisiche e scientifiche che abbiamo davanti quando decidiamo di giocare una partita di tennis. L’accelerazione senza contrazioni muscolari limitando al minimo necessario, a seconda della tipologia di colpo, il lavoro della spalla per accelerare dal basso verso l’altro è un’abilità che va insegnata e perseguita sin da subito e deve essere presente nella nostra mente in ogni momento. Non è da escludere che si tratti di un’attività non immediata, non naturale, perché forse siamo connaturati ad aspettare fino all’ultimo per essere sicuri di colpire bene l’oggetto che abbiamo davanti in questo caso una pallina da tennis. Però dobbiamo cercare di comprendere che quest’istinto non è il migliore da seguire per riuscire ad avere dei colpi efficaci ed efficienti.

In inglese il significato del verbo swing è “oscillare”, “dondolare”. In italiano non mi sovviene un termine che viene comunemente utilizzato e che renda bene l’idea del fatto che la racchetta va oscillata, dondolata. Si tratta di un movimento pendolare che dobbiamo cercare di eseguire con il massimo risparmio energetico sfruttando le risorse naturali e fisiche a nostra disposizione. Quindi non si tratta di un dondolio con la mano completamente serrata sul manico, condizione muscolare che impedirebbe la trasformazione dell’energia di cui abbiamo scritto anzi impedirebbe di fatto proprio il dondolio. Ma di un’azione decontratta, almeno nella prima fase, in agevolazione e sostegno alla trasformazione dell’energia gravitazionale potenziale in quella cinetica, perché il lavoro per sollevare la racchetta lo abbiamo già svolto nella prima fase, quella di apertura.

Acquisire sin da subito, meglio se da bambini, dimestichezza e sensibilità in questo approccio ai colpi è fondamentale al fine di poter raggiungere un’ottima capacità tecnica per giocare un tennis efficace e divertente a tutti i livelli, sia che si tratti di attività ricreazionali sia che si tratti di impegni agonistici.

Si tratta forse della prima vera abilità del tennis: quella da cui partire e costruire il proprio gioco.