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mercoledì 15 luglio 2026

La Mano di Jannik Sinner: La Fisica Inerziale e l'Origine Emergente del Talento nel Tennis



Dalla variazione di massa sistemica di Rod Cross alla "Società della Mente" di Minsky: come la complessità del gioco nasce dalla modulazione di parametri fisici microscopici. (Da "La mano di Rod" Laver a quella di Jannik).

Biomeccanica e Sistemi Complessi. Analisi Scientifica e Divulgativa

Nel tennis contemporaneo, l’espressione "tocco di palla" viene spesso trattata come una categoria mistica, un attributo innato non quantificabile che separa i fuoriclasse dai puri esecutori. Tuttavia, grattando la superficie della biomeccanica classica, emerge una realtà differente: il talento tennistico altro non è che un fenomeno emergente. Si tratta della capacità di governare parametri fisici di base attraverso micro-regolazioni dinamiche.

Ispirandoci alle analisi del fisico australiano Rod Cross, a nostre attente osservazioni, e incrociando i suoi dati con la cibernetica di Marvin Minsky e la fisica dei sistemi complessi, possiamo formulare un'ipotesi affascinante: i colpi più complessi ed eleganti del gioco non nascono da calcoli astrusi, ma dalla modulazione istantanea del momento angolare e della pressione d'impugnatura.

1. L'equazione di base: il braccio pesante come modulatore d'onda

Per comprendere l'origine fisica del colpo, occorre partire dalla dinamica rotazionale. Quando un tennista colpisce la pallina, il trasferimento di energia è regolato dal momento angolare (L), espresso come il prodotto del momento d'inerzia (I) per la velocità angolare (\omega):

L = I \cdot \omega



Un braccio biologicamente dotato di maggiore massa (o con una densità muscolare e scheletrica che ne incrementa il momento d'inerzia originario) possiede un potenziale di trasferimento energetico intrinsecamente superiore. Ma il vero vantaggio competitivo non risiede nella pura forza bruta, bensì nella capacità di modulazione.




Un sistema caratterizzato da una massa inerziale elevata mette a disposizione una "banda passante" di modulazione enormemente più vasta. Controllando la velocità del braccio, un giocatore dotato di leve pesanti può variare lo spettro del momento angolare finale in modo estremamente progressivo e preciso, offrendo alla pallina traiettorie, rotazioni e pesi d'impatto preclusi a chi possiede una massa biologica ridotta e deve compensare unicamente con la velocità grezza del gesto.

2. L'interruttore dinamico di Rod Cross

L'intuizione fisica decisiva si deve a Rod Cross, emerito studioso della fisica applicata al tennis. Cross ha dimostrato che la racchetta, nel momento dell'impatto, non si comporta come un corpo rigido e isolato, bensì si fonde con l'arto del tennista a seconda della forza esercitata sul manico. Infatti è proprio la mano l'elemento che permette di fare sistema con la racchetta.

È proprio qui che si compie la transizione da fisica lineare a sistema complesso:

  • A presa decontratta (allentata): la racchetta reagisce in modo quasi indipendente. Il punto di perno rimane avanzato, l'inerzia è limitata e l'impatto risente di una frazione minima della massa del braccio.
  • A presa serrata (stretta): la racchetta e l'avambraccio si fondono istantaneamente in un'unica entità sistemica. La massa del braccio si somma a quella del telaio, spostando indietro il centro di percussione (lo sweet spot) e aumentando drammaticamente l'energia cinetica restituita alla palla.
  • Tra le due prese estreme (massima stretta e massima rilassatezza) ci sono molteplici forme intermedie

Il modulatore di massa sistemico

Il tennista d'élite dotato di una mano pesante agisce come un vero e proprio modulatore di massa in tempo reale. Variando la pressione delle dita sulla frazione di secondo che precede l'impatto, egli può letteralmente "aggiungere" o "sottrarre" peso strutturale al punto dell'impugnatura. Il risultato è la capacità di generare spin estremi, drop-shot millimetrici, volée accarezzate o accelerazioni improvvise partendo dalla medesima preparazione visiva del colpo.

3. La "Società della Mente" e l'emergenza biologica

Questa straordinaria modulazione cinetica ci riporta direttamente a Marvin Minsky e alla sua teoria della Società della Mente. Come può il cervello umano gestire calcoli di tale precisione millimetrica in poche frazioni di secondo?

La risposta è che non li gestisce centralmente. Non esiste un "supercomputer" nella testa del tennista che calcola equazioni differenziali in tempo reale. L'azione finale è, al contrario, il risultato di una moltitudine di micro-agenti stupidi coordinati localmente:

  • Un agente si occupa unicamente della pressione delle falangi sul grip.
  • Un altro valuta la velocità periferica della testa della racchetta.
  • Un terzo monitora l'equilibrio del busto e lo spostamento del baricentro.

Nessuno di questi agenti sa cosa sia un "passante incrociato" o una "stop volley". Eppure, la loro interazione genera l'intelligenza motoria emergente.

Esattamente come nel volo degli storni, dove figure aeree di sublime complessità nascono da tre semplici regole di vicinato, o nell'evoluzione biologica, dove la selezione naturale ottimizza i corpi partendo da semplici mutazioni casuali del codice genetico, il colpo magistrale del tennista emerge dalla combinazione armonica di micro-regole fisiche locali.

Conclusioni: l'arte che rispetta la fisica

Il "talento puro" è, in ultima analisi, la capacità di sfruttare le leggi della fisica per creare alternative di gioco. Chi governa la modulazione della massa dispone di un vocabolario dinamico infinitamente più ricco.

Le soluzioni balistiche che ne derivano non sono il frutto di una dote soprannaturale, ma la spettacolare dimostrazione di come la natura, attraverso regole microscopiche incredibilmente semplici, ami plasmare le sue forme più complesse e affascinanti: in un cielo d'autunno, in una catena di DNA o sul campo centrale di Wimbledon.

Fabrizio Brascugli

lunedì 13 luglio 2026

La risposta bloccata scomparsa: perché il servizio domina sempre di più nel tennis moderno



Analisi della finale Wimbledon 2026 Sinner-Zverev e l’impatto dell’attrezzatura sulla tecnica

Nella finale di Wimbledon 2026, Jannik Sinner ha difeso il titolo battendo Alexander Zverev con il punteggio di 6-7(7-9), 7-6(7-2), 6-3, 6-4.

Sinner non ha perso il servizio per tutta la partita, ha ribaltato il match con un tie-break dominante nel secondo set e ha chiuso con due break nei set finali. Il servizio è stato protagonista assoluto, ma il vero tema tattico e tecnico va oltre la potenza del servizio: è la quasi totale scomparsa della “risposta bloccata” (compact/blocked return), un colpo un tempo fondamentale e oggi quasi estinto ai massimi livelli.

Il servizio non è il solo colpevole

Zverev ha servito con grande efficacia (alto numero di ace e punti vinti sul primo servizio), ma Sinner ha risposto in modo solido quando ha potuto. Il problema più profondo è strutturale: con i servizi odierni (velocità elevate, angolazioni estreme e profondità), i giocatori hanno pochissimo tempo per preparare un colpo. La risposta “bloccata”, backswing ridotto, impatto davanti al corpo, uso della velocità avversaria per neutralizzare e restituire traiettoria bassa e profonda, richiede precisione, timing e una certa inerzia della racchetta. Oggi questa soluzione è rara perché l’attrezzatura moderna la rende meno efficace.

Evoluzione dell’attrezzatura: racchette più leggere

Le racchette da tennis si sono alleggerite notevolmente nel corso dei decenni:

  • Era del legno (fino agli anni ’70-’80): spesso 350-450 g. - Transizione a grafite e compositi: calo progressivo.
  • Oggi (pro): media ridotta di circa 18 g rispetto alla generazione precedente, con swingweight in diminuzione di oltre 20 punti. Le racchette pro si aggirano tipicamente tra 300-340 g incordate (a seconda del setup personalizzato).
  • Pete Sampras, maestro della risposta compatta, usava una Wilson Pro Staff 85 personalizzata che arrivava a circa 384 g incordata (con lead tape e impugnatura in pelle). Era un telaio pesante, con alto momento d’inerzia, che forniva grande stabilità.

Le racchette più leggere permettono swing più veloci e maggiore maneggevolezza nei colpi da fondo campo aggressivi, ma penalizzano i colpi “bloccati” o difensivi, dove conta di più la massa che la velocità della testa della racchetta.

Approfondimento fisico: meno massa = meno momentum

Il concetto chiave è il momento lineare (momentum) della racchetta: [ p = m \cdot v ] dove ( m ) è la massa della testa della racchetta e ( v ) la sua velocità al momento dell’impatto. Nella risposta bloccata si usa un backswing molto ridotto e una velocità della racchetta relativamente bassa (( v ) ridotta). Con una racchetta pesante (alta ( m )), anche a bassa ( v ) si ottiene un momentum sufficiente per assorbire e reindirizzare il momentum della palla in arrivo (( m_b \cdot v_b ), dove ( v_b ) è alta sul servizio).

Con una racchetta leggera (bassa ( m )): - A parità di ( v ), il momentum ( p ) è inferiore.

  • Per compensare e generare un impulso efficace (( J = \Delta p = F \cdot \Delta t )), il giocatore deve aumentare ( v ) (quindi un backswing più ampio e più tempo di preparazione).
  • La racchetta leggera “recede” di più all’impatto (maggiore rinculo), rendendo più difficile mantenere il controllo e la traiettoria desiderata senza aggiungere swing proprio. In pratica: non c’è tempo per quel backswing più ampio contro un servizio potente. Il risultato è una risposta più passiva, più alta o più corta, che regala tempo all’avversario. L’impulso durante il contatto è cruciale. Una racchetta più massiccia fornisce una piattaforma più stabile per trasferire forza alla palla in un tempo di contatto breve, ideale per il “blocco”.

Il contributo delle corde in poliestere

  • Le corde in poliestere (ormai standard tra i top player) hanno bassa elasticità e ridotto “dwell time” (tempo di contatto corda-palla). Offrono meno effetto trampolino e restituiscono meno energia “gratuita” rispetto alle corde naturali o ibride del passato. Il giocatore deve quindi generare più potenza con il proprio movimento. Questo spinge ulteriormente verso preparazioni più ampie e veloci, penalizzando ulteriormente la risposta compatta.

Sampras: l’ultimo grande maestro della risposta bloccata

  • Pete Sampras era un esperto nell’usare la velocità del servizio avversario. La sua risposta bloccata era compatta, precisa e spesso restituiva la palla bassa e profonda, togliendo tempo al rivale. Con una racchetta pesante e corde naturali (più elastiche), poteva “bloccare” efficacemente anche contro servizi molto potenti. Oggi quel colpo è quasi scomparso: i migliori lo usano sporadicamente, perchè il gioco moderno premia soluzioni più aggressive o difensive estreme.

Dati statistici e tendenze

  • Nei tornei moderni (soprattutto su erba e hard veloci), la percentuale di punti vinti sul primo servizio dai top player spesso supera il 70-75% in partite chiave.
  • Le percentuali di ritorno sul primo servizio si aggirano tipicamente intorno al 30-35% per i migliori del mondo.
  • Storicamente (dati ATP dal 1991 in poi), il dominio del servizio è aumentato: negli anni ’90 più giocatori mantenevano percentuali altissime di game vinti sul servizio; oggi il divario tra servizio e risposta si è accentuato con l’evoluzione dell’attrezzatura.
  • Nella finale Wimbledon 2026, Sinner ha mantenuto il servizio per l’intera partita e ha convertito break points in modo decisivo nei set finali, confermando il trend. Queste cifre non sono solo merito dei giocatori: riflettono anche un ambiente in cui l’attrezzatura favorisce chi serve forte e chi riesce a generare potenza dai propri swing anche se spesso molti giocatori sono costretti a indietreggiare fino ai teloni di fono campo.

Conclusioni: verso un nuovo equilibrio?

La scomparsa della risposta bloccata non è solo una questione di stile: è anche una conseguenza fisica e tecnologica. Racchette più leggere e corde rigide hanno reso il tennis più spettacolare nei rally da fondo, ma hanno ridotto gli strumenti difensivi/neutralizzanti efficaci contro il servizio.
Forse è il momento di riflettere su:

  • Regolamentazioni sull’attrezzatura (peso minimo, rigidità delle corde)?
  • insieme a un ritorno all’insegnamento più sistematico della tecnica compatta nelle accademie?

Il tennis di alto livello ha bisogno di un equilibrio tra potenza del servizio e capacità di risposta efficace. Altrimenti, il “big serve” continuerà a dominare in modo sempre più unilaterale. Fonti principali: statistiche ATP/Wimbledon, analisi storiche sull’evoluzione delle racchette, principi di fisica applicati al tennis (momentum e impulso). Il dibattito sull’attrezzatura è aperto da anni tra coach, giocatori e produttori.
Cosa ne pensi? La risposta bloccata può tornare o è destinata a rimanere un ricordo dell’era pre-poliestere?

domenica 5 luglio 2026

La falena rossa di Darwin: Sinner e la spirotromba invisibile



Immaginate Charles Darwin, nel 1862, che riceve dal Madagascar un’orchidea dalle corolle candide e stellate. La chiama Angraecum sesquipedale, ma ciò che lo colpisce davvero è lo sperone di nettare, un tubo sottile e profondo che si allunga per oltre trenta centimetri. Nessuna falena conosciuta possiede una proboscide abbastanza lunga da raggiungerne il fondo.

Darwin non si limita a stupirsi: osserva, misura, ragiona. Se quel nettare esiste, deve esistere anche un insetto in grado di raggiungerlo. Predice l’esistenza di una falena ancora ignota, dotata di una “spirotromba” eccezionalmente lunga, modellata dall’evoluzione proprio per impollinare quel fiore. Chiama quella creatura immaginaria Xanthopan morganii praedicta, la falena predetta.

Quarantun anni dopo la sua morte, nel 1903, la falena viene scoperta nel Madagascar. Ha una proboscide che può superare i venticinque centimetri, arrotolata come una molla quando non è in uso e distesa come una sottile lancia quando deve bere. La predizione di Darwin si rivela esatta. L’osservazione attenta di una struttura, lo sperone dell’orchidea, aveva permesso di anticipare l’esistenza di un adattamento complementare nella natura.

Quell’episodio resta uno dei più eleganti esempi di come la scienza proceda: non con salti nel buio, ma con un’osservazione precisa che genera un’ipotesi e, spesso, una scoperta. Darwin non vide mai la falena. Vide solo la forma del fiore e capì che quella forma implicava un’altra forma, un’altra funzione, un altro essere vivente.

Oggi, sul campo da tennis, assistiamo a un fenomeno che richiama lo stesso meccanismo di precisione e complementarità. Jannik Sinner, il campione italiano dai capelli rossi, domina i grandi tornei con una fluidità e una potenza che sembrano quasi scontate. Ha vinto Slam, ha completato il Golden Masters in carriera da giovanissimo, ha imposto un ritmo che pochi riescono a contrastare. Dietro quella fluidità c’è un dettaglio biomeccanico che ricorda, per analogia, la spirotromba della falena darwiniana.

Quando Sinner carica il diritto o il rovescio, le sue braccia, il suo braccio destro e la racchetta formano un sistema unificato. La massa distribuita lungo quell’asse (avambraccio, polso, impugnatura, telaio) genera un momento di inerzia particolare.

Il momento angolare che ne deriva (L = I omega), dove (I) è il momento di inerzia e (omega) la velocità angolare, permette di trasferire energia alla palla con un’efficienza notevole. Non è solo forza muscolare. È la geometria del movimento, la distribuzione della massa che amplifica la velocità della testa della racchetta nel punto d’impatto e ne controlla la direzione.

Come la lunga proboscide della Xanthopan è fatta apposta per lo sperone dell’orchidea, né troppo corta né troppo rigida, così il braccio-racchetta di Sinner sembra calibrato per le esigenze estreme del tennis moderno: velocità di racchetta altissima, controllo millimetrico, ripetibilità sotto fatica. Piccole differenze nella struttura scheletrica, nella densità ossea o nella proporzione degli arti possono tradursi in un vantaggio misurabile nel momento di inerzia di quel sistema.

Non è magia. È fisica applicata al corpo umano, selezionata nel tempo dalle richieste del gioco. Qui entra in azione l’osservazione, ancora una volta. Darwin non aveva bisogno di vedere la falena per prevederla: bastava studiare con cura la forma del fiore e capire la logica dell’adattamento. Allo stesso modo, chi osserva attentamente il tennis di Sinner nota non solo il risultato, i punti vinti, i tornei conquistati, ma il modo in cui il corpo genera quel risultato.

Il movimento non è solo potente: è efficiente. L’energia non si disperde. Il polso e l’avambraccio lavorano come un’estensione naturale della racchetta e la racchetta è un'estensione naturale del braccio, non un attrezzo separato da muovere con sforzo.

Nel romanzo (La mano di Rod) che immagina un vantaggio biomeccanico legato a certi tratti fisici, tra cui quelli più frequenti in individui con capelli rossi, Sinner diventa l’esempio vivente di quella “predizione”. Come la falena che Darwin non vide ma seppe immaginare, Sinner incarna un adattamento che permette di raggiungere e superare i picchi di rendimento richiesti dai tornei dello Slam. Non è l’unico fattore, ovviamente. Tecnica, tattica, mente, preparazione fisica generale contano enormemente. Ma quel dettaglio del momento angolare del braccio-racchetta funziona come la spirotromba: rende possibile ciò che altrimenti sarebbe ai limiti delle capacità umane.

L’evoluzione, nel senso darwiniano, non agisce solo nelle foreste del Madagascar. Agisce anche nei campi da tennis, dove le pressioni selettive sono diverse (velocità, precisione, resistenza alla fatica ripetuta) ma il principio resta lo stesso: piccole variazioni nella forma possono produrre grandi differenze nella funzione. Chi osserva con attenzione, come fece Darwin con l’orchidea, può cogliere quei dettagli e capire perché alcuni atleti eccellono in modo così netto. Jannik Sinner, con il suo diritto che fende l’aria e la racchetta che sembra prolungare il braccio in un unico gesto fluido, ci ricorda che la scienza, quella dell’evoluzione come quella dello sport, inizia sempre dallo stesso atto semplice e profondo: guardare con cura. E, a volte, da quell’osservazione nasce la capacità di prevedere, di spiegare e, infine, di ammirare la precisione con cui la natura, con l’allenamento, e la selezione risolve i suoi problemi più difficili. La falena predetta vola ancora, invisibile fino a quando qualcuno non impara a cercarla.

E Sinner continua a giocare, realizzando ogni giorno, colpo dopo colpo, una profezia di efficienza che Darwin avrebbe riconosciuto all’istante.

martedì 30 gennaio 2024

Jannik Sinner il predestinato di Darwin e Wallace


Il modo di ragionare è semplice lo devo a Charles Darwin e Wallace. Quando il naturalista inglese si imbatté nell'orchidea cometa si chiese quale falena sarebbe stata in grado di impollinare un fiore simile. Ipotizzò che esistesse una falena con una spirotromba molto lunga.

Solo 41 anni dopo una farfalla con quelle caratteristiche fu trovata in Madagascar. La conferma definitiva arrivò addirittura più tardi con foto e filmati (1997, 2004). Si tratta della Sfinge di Morgan, la Xanthopan Morganii Praedicta.

Questo modo di ragionare può essere applicato a tutto anche agli sport. Se consideriamo il #tennis un ambiente di riferimento (grandezza del campo, palline, racchette, altezza della rete) ci sarà un giocatore con delle caratteristiche fisiche tali da avere un gioco di eccellenza.

Un giocatore con un peso dell'oscillazione tale e un momento angolare sufficiente da metterlo in condizione di vincere i tornei di più alto livello. Sviluppando un gioco complesso, vario e potente quando è necessario.

#Jannik #Sinner è la nostra Sfinge di Morgan, la nostra Xanthopan Morganii. Trovato dopo molti anni: 48 dopo lo Slam di Adriano Panatta e la prima Coppa Davis. #AO2024 #SinnerMedvedev #AO24.

Questo tipo di ragionamento va bene per ogni disciplina sportiva considerando che l'ambiente muta per ogni disciplina in quanto la disciplina stessa è l'ambiente. Da qui nasce la diversità e la complessità.

martedì 23 gennaio 2024

Allenare il momento angolare nel tennis


Jannik Sinner (momento angolare)

Allenamento con Ale:

-Proviamo il momento angolare. Ruotiamo e lasciamo salire il braccio racchetta in scioltezza. Curiamo solo l'impatto senza dare forza.

-Ok.

Dopo un'ora di gioco.

-Babbo. Fichissimo. Sembra di essere sui calci in culo al Luna Park. #tennisnnis #AO20244 #sinner

Se scomponiamo il colpo in due parti principali:

Un'oscillazione e una rotazione il momento angolare consente di mantenere la velocità del pendolo (braccio racchetta) quando va in salita, o di mantenere più alta l'oscillazione del pendolo.

Questo permette di avere una maggiore efficienza ed evita di essere muscolari. #tennis #sinner

Questo aspetto è presente in ogni colpo fondamentale, compreso il servizio. E' opportuno imparare a utilizzarlo in ogni situazione di gioco. Si migliora solo ciò che si allena.

lunedì 22 gennaio 2024

Foster Wallace, il tennis, il new York Times e Einaudi

1. Foster Wallace si sbagliava i campioni non trascendono la fisica. I campioni la applicano.

2. Il New York Times e Einaudi hanno sbagliato il titolo.

3. Il peso serve se è vicino all'impatto. In tasca è inutile, se non come zavorra.

4. Il peso serve se "dentro" l'asse di rotazione.  Ovvero il punto di oscillazione del braccio racchetta, avambraccio-racchetta, o polso (mano) racchetta. Al di fuori è inutile,  se non come zavorra.

5. Per questo è conveniente avere un'oscillazione sul punto spalla al momento dell'impatto.

6. Qualunque utilizzo di gomito, polso, avambraccio riduce il raggio dell'oscillazione, che è un valore al quadrato.

7. Alcuni giocatori molto bravi nel servizio riescono ad avere un punto di rotazione ad altezza petto ed entrano nella collisione quasi anche col pettorale. (vedere ultra slow motion).

8. Il trasferimento di energia con un movimento a doppio pendolo sfrutta un'oscillazione caotica ad alte velocità. Traete le vostre conseguenze.

9. Ognuno può giocare come vuole, ma questo non cambia la realtà fisica delle cose.

10. Queste indicazioni sono valide per tutti: campioni #ATP, tecnici nazionali, maestri, istruttori, giocatori di circolo, bambini, giornalisti sportivi e #NovakDjokovic.

11. Mio figlio le ha comprese alle scuole medie.

12. Qualunque giocatore che conosce queste cose è un giocatore migliore, perchè conosce pro e contro di ogni tipologia di colpo, di ogni tipo di oscillazione. Non perchè trascende la fisica ma perchè la conosce e sa cosa fa.

13. Sono maremmano non di Compton, qui ci sono i cinghiali. Hic sunt apros.

giovedì 4 marzo 2021

Comprendere lo swing e il servizio del tennis



Ogni swing nel tennis è l'insieme di una rotazione e di una oscillazione. E' fondamentale cercare di non contrastare la risultanza delle forze messe in atto dal nostro corpo. Questo per avere un movimento il più possibile fluido o decontratto. Ogni azione muscolare che tende a modificare la direzione del movimento rispetto alla risultanza delle forze non solo dovrà contrastare la pallina, che arriva ad una certa velocità, ma anche le forze azionate da noi stessi per accelerare il braccio racchetta. Un doppio sforzo, con un minimo risultato. L'intento di dirigere il colpo all'impatto è da evitare. L'impatto infatti dura pochi millisecondi. Non c'è tempo. Inoltre questo tentativo ci indurrà a modificare il movimento che avevamo preparato in precedenza con conseguente ricerca di una modifica in corso dello swing e quindi di contrasto rispetto a tutto ciò che avevamo fatto in precedenza. L'azione muscolare dovrà essere il più possibile in direzione del "naturale" senso dello swing per l'aggiunta di ulteriore velocità.

Le forze rotazionali, lo sfruttamento dell'oscillazione, ci consentono di svolgere lavori altrimenti impensabili, ma non possiamo ostacolarle. Sarebbe impensabile modificare la direzione della ruota da 40 libbre del filmato (quasi 20 chili) una volta sollevata con un solo braccio con minimo s sforzo muscolare. La ruota nella seconda parte tiene sollevati due chili solo con la propria rotazione, oltre a se stessa. Agire in modo diverso rischia di mettere in pericolo le parti più fragili del nostro corpo: le articolazioni. Polso. gomito, spalla. Pronazione e uso del polso sono da evitare se non seguono in scioltezza l'azione messa in moto dall'intero corpo, quando ormai l'azione di colpire è stata messa in atto con un asse di rotazione (appunto) il più centrale possibile rispetto al nostro corpo. Massimo raggio.

Anche questa è un'abilità che si allena con il tempo.

sabato 23 marzo 2019

Perché i rossi di capelli sono così forti a tennis? Mani, braccia, pesi e pendoli. Da Rod Laver e Don Budge fino a Murray e Jannik Sinner

Jannik Sinner, all'età di 17 anni
Articolo scritto il 23 marzo 2019. La scienza permette di fare previsioni.

Ce ne sono molti nella storia del tennis di grandi giocatori con i capelli rossi Rod Laver e Donald Budge sono stati i primi e finora gli unici a completare il Grande Slam, ne sono seguiti di fortissimi. Jim Curier, John McEnroe, il più giovane vincitore di Wimbledon Boris Becker, Andy Murray ha riportato il titolo dei Championships in Inghilterra dopo che Fred Perry lo aveva conquistato 77 anni prima. Questi sono solo i più forti e non dobbiamo dimenticare Bobby Riggs, vincitore di un torneo di Wimbledon (1939) e di due US Open (1939, 1941).

Ce ne sono altri: il doppista Mark Wooodforde, Ernest Gulbis, Kyle Edmund, il francese David Goffin, vira sul rosso anche la chioma di Alexander Zverev. Ma il gene MC1R potrebbe essere presente anche in altri giocatori se si osservano efelidi e occhi chiari, anche se non ci sono certezze in merito a questa correlazione. Si tratta di un gene recessivo che è considerato in via di estinzione.

Il giovane altoatesino Jannik Sinner è uscito vincitore dai tornei di Bergamo e Trento, con la vittoria bergamasca è diventato il più giovane italiano vincitore di un torneo Challenger.

Le sue vittorie in giovane età sono il sintomo della presenza di un buon talento tennistico. Questo sembra fuori di dubbio.

Potrebbe trattarsi di una semplice coincidenza, in fondo a livello scientifico non ci sono studi in merito, non ancora. Potremmo esser costretti a brancolare nel buio, affidarsi al concetto di mistero, oggi tanto acclamato. Darsi una spiegazione in forma religiosa, sospendere l’attività del pensiero e vivere felici affidandoci al fato. Allegria.

Ma cercare di comprendere le cause dei fenomeni è una necessità della mente umana anche se non di tutte, quindi smettere di formulare ipotesi è innaturale, sintomo di poca curiosità. Ipotizziamo, rischiamo.

Un’associazione non è necessariamente una correlazione. Le correlazioni vanno dimostrate, perciò la situazione nei tempi moderni dell’esaltazione dell’opinione, della doxa, diviene alquanto difficoltosa, considerato che si riesce a contestare anche teorie ormai accreditate come l’evoluzione; il dibattito sul clima ha assunto ormai i connotati del commento da bar dopo la partita della domenica. Prima di trovare una qualunque correlazione è necessario formulare un’ipotesi che dovrà essere vagliata. Ciò che si trova in rete non aiuta molto in questo caso: siamo sempre nel campo del non correlato, almeno non pienamente. Questo non impedisce però di mettere insieme indizi, notare particolari e valutare le ipotetiche conseguenze.

Jannik Sinner
Il più giovane italiano a vincere un torneo Challenger
Non sappiamo con precisione se il numero di tennisti professionisti rispecchia le proporzioni del numero della popolazione dai capelli rossi che è all'incirca il 2% del totale, o se sono di più in proporzione, ci si riferisce solo a coloro che hanno il carattere manifesto, in quanto il gene è recessivo. Però di bravi ce ne sono diversi e ce ne sono stati, anche se il carattere sembra essere sulla via della scomparsa, come evidenziano recenti studi. Cosa ci si può aspettare da un carattere recessivo?

In più, non si colpisce la palla con i capelli, questo è chiaro, credo, a tutti i maestri di tennis, quindi dovremmo vedere se tale fenotipo è indice di caratteristiche che aiutano ad avere dei vantaggi quando si colpisce una palla,  o quantomeno se, con una buona frequenza, è associabile ad altre peculiarità fisiche utili nel gioco del tennis. Un ulteriore passaggio che sembra complicare le cose ancora di più, ma forse solo a prima vista. L’ipotesi va valutata con attenzione e sottoposta, nel senso inteso dal filosofo Karl Popper, a prove di confutazione, ma prima va formulata in modo razionale.

La condizione che un elemento sia indice di un altro non implica che esista un rapporto di esclusività tra l’elemento indice e quello indicato, ovvero certe caratteristiche possono essere presenti anche in altre persone, indipendentemente, in questo caso, dal colore dei capelli. Si tratta di un’informazione indicativa: con la presenza di un determinato elemento aumentano le probabilità della presenza anche di un’altra caratteristica. Siamo ormai nella scienza delle probabilità, da molto tempo.

Pertanto avere i capelli rossi dovrebbe aumentare le probabilità che le persone abbiamo anche una o più caratteristiche fisiche che conferiscono dei vantaggi nel colpire una pallina da tennis.

La domanda successiva è quella di chiedersi quali caratteristiche fisiche conferiscono dei vantaggi nel gioco del tennis.

Ci sono alcune indicazioni che vengono in soccorso: Vita e costumi di Giulio Agricola è l’opera che fu scritta dallo storico romano Tacito nella quale descrisse la conquista della Britannia e nella quale descrisse anche le popolazioni del posto. Un particolare riferimento alle persone dai capelli rossi lascia traccia delle osservazioni dello storico, il quale costatò che le persone con rutilismo avevano anche dei grandi arti. “Rossi di capelli dai grandi arti”. Sembra anche che fossero venduti come schiavi a un prezzo maggiore, perché ritenuti più forti.

Qui alcune informazioni scientifiche più moderne possono inserirsi fornendo quella che sembra essere una conferma delle acute osservazioni dello storico. I capelli rossi, associati ad una pelle chiara consentono una migliore sintetizzazione della vitamina D anche in condizione di poca luce solare come accade nelle aree del nord. Si tratterebbe di una coevoluzione avvenuta nelle aree del nord con l’effetto di prevenzione del rachitismo. La vitamina D è responsabile della costituzione ossea. Arti più grandi, più pesanti, più lunghi. Con un peso specifico maggiore!?

Dal lato del tennis quello che è utile e non poco nel colpire la palla è il “momentum”. Il momento d’inerzia all’impatto, il quale è strettamente correlato alla massa (il peso) e alla velocità. Nel momento angolare è anche importante la lunghezza del raggio, in questo caso il braccio, nelle formule è calcolato al quadrato.

Un braccio più lungo, più pesante, magari  a causa di un maggiore peso specifico osseo, a parità di velocità con uno più leggero, più corto, possiede un maggiore momento di inerzia all’impatto.
Ma anche con una velocità ridotta in modo non eccessivo può eguagliare il momento di inerzia di un braccio con maggiore velocità ma più leggero e/o più corto. Una riduzione di velocità che mantiene la stessa efficienza di impatto consente una maggiore accuratezza dei colpi riducendo gli errori, si veda la teoria del chiodo e del martello in questo blog. Il vantaggio del braccio pesante sarebbe duplice: maggiore impatto a velocità uguali e stesso impatto a velocità ridotta.

Ma la potenza non è niente senza il controllo. Un braccio più grande però di solito è composto anche da una mano più grossa, la quale quando impugna una racchetta, come abbiamo visto in un post precedente, ha degli effetti sulla racchetta perché di fatto aggiunge peso al manico. Uno di questi effetti è quello di spostare il baricentro rendendo l’attrezzo più bilanciato verso il manico, più head light come si usa dire in inglese. Una racchetta più bilanciata verso il manico è più maneggevole.

Maneggevolezza, potenza, consistenza dei colpi a velocità ridotte sono tutte condizioni che consento lo sviluppo progressivo di un tennis efficace e vincente. Maggiori rotazioni, maggiore velocità, cambi di ritmo. Sembra che sussistano molteplici condizioni per coloro che possiedono determinate caratteristiche per sviluppare un tennis solido ed efficace.

Condizioni che Jannik Sinner sembra proprio avere. Perciò se seguito con attenzione e cura, senza ansia, apprensione o isteriche aspettative, come sembra proprio che sia da Piatti e Sartori, il suo sviluppo tennistico dovrebbe essere lineare. Sarebbe anche giunta l’ora, perché i record e i ricordi di Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta iniziano a essere un po’ vecchiotti.

Il fatto che Federer, Nadal e Djokovic siano mori non è tecnicamente una prova a confutazione. Se avessero un braccio corto, leggero e piccolo correlato da una mano minuscola questa sì sarebbe una prova a confutazione.

Per coloro che hanno un bimbo o una bimba con i capelli rossi: regalategli una racchetta, iscrivetelo a un corso di tennis, assicuratevi che il maestro sia bravo. Non si sa mai. Avesse ragione Publio Cornelio Tacito.

P.s. Anche tra le ragazze ce ne sono diverse (Stosur, Sandra Cecchini, credo Monica Seles) però non ho avuto modo di fare una ricerca più accurata e potrebbero esserci altri fattori che influiscono sparigliando un po’ le carte.

giovedì 31 gennaio 2019

La velocità non è tutto nel tennis: massa e raggio nel momento angolare

Velocità angolare e tangenziale
Abbiamo esaminato alcuni aspetti di quelli che sono i due modi fondamentali di colpire la pallina: 1. cercando di mantenere un pendolo singolo; 2. attivando un doppio moto pendolare.

Per cercare di elencare i vantaggi e gli svantaggi dell’uno e dell’altro modo di colpire è opportuno inserire nel ragionamento il concetto di momento angolare. Abbiamo visto che un oggetto che si muove con un moto rettilineo ha una quantità di moto pari alla sua massa per la sua velocità. Se invece il moto dell’oggetto è curvo, ovvero si muove su una traiettoria circolare con un raggio ideale r, la sua “quantità di moto” è chiamata momento angolare e per ottenerla bisogna sostituire la massa con il momento d’inerzia e la velocità con la velocità angolare, la quale è definita come il rapporto tra l’angolo percorso o descritto e il tempo impiegato a descriverlo. Essendo la velocità lineare data dallo spazio percorso diviso il tempo impiegato quella angolare è una sua logica conseguenza.
Da questa misura possiamo ricavare la velocità tangenziale la quale è diversa dalla velocità angolare perchè dipende anche dalla lunghezza del raggio, ovvero dalla distanza, nel nostro caso, della racchetta dal polo, cioè dall’asse di rotazione da noi scelto quando colpiamo.

Velocità angolare
Seguendo i vari passaggi che potete trovare on line qui e qui e su qualunque libro delle scuole superiori la velocità tangenziale è data dal prodotto del raggio, nella sua lunghezza, cioè dalla lunghezza del raggio, per la velocità angolare.

E’ quindi una conseguenza che per calcolare il momento angolare di un corpo, per semplicità puntiforme, è opportuno sapere la velocità angolare a cui fare riferimento per avere la velocità tangenziale in relazione al raggio, perché il movimento potrebbe svilupparsi su raggi diversi a seconda di come muoviamo il nostro braccio racchetta. Servono entrambe le misure.

Due oggetti possono avere stesse velocità angolari ma diverse velocità tangenziali è sufficiente allungare il raggio mantenendo la stessa velocità angolare. Forse questo richiama alla mente i problemi di Rafael Nadal che in certe circostanze di gioco quando tende a chiudere troppo presto i propri colpi di fatto riducendo il raggio d’azione e quindi la velocità tangenziale.
Formula della velocita tangenziale

Il momento angolare va quindi sempre considerato in relazione a un polo, ovvero il punto intorno al quale l’oggetto ruota ad una certa distanza che rappresenta il raggio. Abbiamo già visto che a tennis, quando colpiamo possiamo scegliere poli diversi su cui far ruotare la nostra racchetta: polso, gomito, spalla, asse centrale del corpo.

In questo approccio logico entra anche in gioco il momento d’inerzia e con lui la distribuzione delle masse ed anche sotto questo aspetto abbiamo sempre a che fare con l’asse di rotazione, ovvero il raggio (dal polo alla fine dell’oggetto) che nel calcolo dell’inerzia va preso al quadrato. Ad un'analisi anche superficiale il raggio e quindi la distanza dal punto su cui ruota una racchetta è molto importante. Nel momento di inerzia la distanza è al quadrato e nel calcolo momento angolare il quadrato si elide nelle formule ma è sempre presente, e in ultima analisi massa e raggio non hanno una valenza inferiore alla velocità, anzi se presi insieme anche maggiore.

Momento angolare
Il momento angolare è quindi dato dal prodotto del raggio per la massa e per la velocità. Ora osservando bene la situazione quando qualcuno ci chiede di imprimere maggiore velocità come spesso accade sui campi da tennis dovremmo chiederci se chi ci invita a fare questo ha chiaro in mente come si organizzano queste realtà scientifiche. Intanto su quale asse di rotazione dovremmo cercare maggiore velocità? E non ultimo con quale massa dovremmo cercarla questa maggiore velocità? Perchè accelerare su un polo molto vicino alla racchetta farebbe diminuire la lunghezza del raggio. Aumenteremo una variabile ma ne diminuirebbe un’altra, anzi due perché molta massa in gioco non sarebbe più calcolabile dal momento che verrebbe a trovarsi prima del polo di rotazione. Ammesso e non concesso che riuscissimo ad accelerare mantenendo la stessa precisione all’impatto i vantaggi di una maggiore velocità sarebbero vanificati da una riduzione della massa e del raggio. Dopo tutto il tennis è uno sport di collisioni quello che conta è il momentum che abbiamo all’impatto non l’energia cinetica di un punto ideale del sistema.

Ora il momento di inerzia ci dice che una cosa lunga e pesante è difficile da accelerare perché tende a mantenere il proprio stato qualunque esso sia, ma è quindi altrettanto vero che una volta accelerata tenderà a mantenere il proprio stato di moto.

Lo svantaggio che abbiamo quando colpiamo con l’anticipo del doppio moto pendolare è che aumentiamo, è vero, la velocità della racchetta ma con un raggio più corto e una massa in gioco minore, perciò questo vantaggio viene vanificato e potrebbe essere compensato solo da un'accelerazione di grandi dimensioni ma che finisce per andare a discapito della precisione.

Colpendo a pendolo singolo anche se riducessimo la variabile velocità, perchè è più difficile accelerare una massa maggiore su un raggio più lungo, le variabili di massa e di raggio crescerebbero nella nostra equazione, riuscendo a compensare e magari superare la riduzione della variabile velocità nella collisione. Magari, poi, andando più piano si riesce ad essere anche più precisi.

L’ideale sarebbe quindi cercare di incrementare la velocità della racchetta utilizzando il polo più lontano da essa (almeno al momento dell’impatto) in modo da incrementare anche i valori del raggio e della massa. I vantaggi del singolo pendolo si limitano sostanzialmente a un passaggio di energia da un pendolo all’altro ma le condizioni del totale trasferimento sono condizionate da aspetti di proporzionalità tra i pendoli e dal peso della pallina (Rod Cross), inoltre vengono esclusi gli incrementi delle variabili di raggio e peso che entrerebbero in gioco qualora qualora la distanza tra la racchetta e l’asse di rotazione fosse più lunga.

Abbiamo visto in precedenza come la forza di gravità ci consenta all’inizio dello swing di accelerare la racchetta per poi allungare l’intero sistema braccio racchetta verso l’impatto grazie alla rotazione delle spalle, che agiscono come una leva vantaggiosa per la lunghezza del braccio potenza, questo aiuta a vincere più facilmente l’inerzia del sistema racchetta braccio molto esteso verso l’esterno del proprio corpo nella fase finale.

In conclusione anche prendendo in analisi questi ulteriori aspetti scientifici basilari non si evincono, a mio giudizio, sostanziali vantaggi nel cercare di colpire o nell’insegnare a colpire con doppio moto pendolare. Ovvero chiudendo il movimento su assi di rotazione molto vicini alla racchetta come può essere l’uso della rotazione dell’avambraccio prima dell'impatto (o del polso, o del gomito).

L'accelerazione dei segmenti del proprio corpo dovrà partire dal più corto per estendersi verso il più lungo in successione (racchetta-polso-avambraccio-gomito-spalle) fino all’impatto in modo da acquisire la maggiore velocità per la maggiore massa disponibile associata al raggio più lungo. In una estensione progressiva in direzione dell’impatto di tutto il nostro braccio fino a comprendere le spalle e il peso del corpo.