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sabato 22 ottobre 2022

I tennisti sono cresciuti, ma non si muovono come i giocatori di basket


L’altezza mediana è cresciuta di 2 cm tra gli uomini e 3.8 tra le donne tra il 1990 e il 2016. E’ cresciuto anche il numero dei giocatori molto alti. L’altezza è un vantaggio competitivo specialmente sulla prima di servizio anche se il vantaggio diminuisce in modo abbastanza evidente sulla seconda.

Anche nel tennis giovanile si è verificato questo cambiamento, con i giocatori alti che hanno raggiunto posizioni di metà classifica con più costanza.

Però se osserviamo il rendimento non sono i giocatori altissimi che vincono il maggior numero di Slam e mantengono un rendimento di gioco continuo. Roger Federer e Rafael Nadal sono  1,85m, Novak Djokovic è poco più alto (1,88), non raggiungono i picchi di Isner, Karlovic e Opelka. 

Inoltre “dal 1985 al 2016, l’altezza mediana dei primi 10 e dei giocatori tra la posizione 11 e la 100 era la stessa, 185 cm., ma negli stessi 32 anni, solo 3 titoli Slam (il 2.4%) sono stati vinti da giocatori alti almeno 196 cm (uno a testa tra Richard Krajicek, Juan Martin Del Potro e Marin Cilic), rappresentando solo il 7.7% dei primi 100 nel periodo preso in considerazione”. Wiley Schubert Reed.

Nelle donne le differenze si sentono maggiormente e le giocatrici più alte vincono di più al contrario di quello che accade nel circuito maschile. Come se ci fosse un range di rendimento ideale al di fuori del quale c’è un decadimento della prestazione ed essendo le donne generalmente più basse degli uomini il limite superiore è meno evidente di quello inferiore. Qui trovate un articolo dettagliato di cui ho riportato solo alcuni aspetti.

I vantaggi dell’altezza rimangono però evidenti fino a un certo punto e dovremmo cercare i motivi tecnici dei benefici e delle cause che sembrano imporre dei limiti, rendendo i vantaggi non lineari con il crescere dell’altezza stessa. Dobbiamo considerare almeno tre aspetti tecnici:

1. L’angolo di incidenza del servizio;

2. Il momento del braccio racchetta;

3. L’inerzia di tutto il giocatore. Perché anche il giocatore ha una propria inerzia che dipende dalla propria stazza, dal proprio peso. Quello di una guardia del football americano sarà sicuramente maggiore di quello di un mezzo fondista.

Mentre il primo punto è un vantaggio che sembra non presentare controindicazioni il secondo potrebbe avere dei pro e dei contro, con svantaggi che si evidenziano nelle fasi di gioco e non connessi all’esecuzione del gesto del servizio. Potrebbero esserci delle criticità su cui i giocatori molto alti devono porre attenzione in fase di allenamento e gestione tecnica dei colpi.

Infine il terzo, punto potrebbe rappresentare uno svantaggio negli spostamenti del giocatore, almeno nel tennis.

La considerazione principale che dovremmo tenere presente è che il servizio è l’unico colpo in cui il giocatore ha ogni variabile sotto controllo. Se si tolgono gli elementi atmosferici e ambientali, vento, sole e il comportamento del pubblico, il giocatore ha sotto controllo ogni variabile, compresa quella del tempo necessario per eseguire il servizio. Partiamo dal presupposto che l’introduzione relativamente recente dei 20 secondi sia un tempo sufficiente per i giocatori, affinché possano trovare la concentrazione necessaria per servire. Sono fermi, racchetta e pallina sono nelle loro mani.

L’angolo del servizio.

Lo ha sicuramente spiegato meglio di me Wiley Schubert Reed nell’articolo citato. Aggiungerei che nonostante non ci sia praticamente luce per schiacciare la pallina nel rettangolo del servizio, ovvero anche mettendo gli occhi nel punto di impatto il rettangolo non sarebbe visibile, ai giocatori alti e soprattutto a quelli altissimi si apre questa possibilità.

Ovvero c’è un’area in cui potrebbero, in teoria, schiacciare direttamente il loro servizio senza essere costretti ad utilizzare una parabola. Per avere lo stesso angolo “visuale” i giocatori più bassi dovrebbero posizionarsi molto all’interno del campo da gioco. 

"Tralasciando l’eventuale rotazione imposta alla pallina, affinché un giocatore di 183 cm serva a 193 km/h con lo stesso angolo di un giocatore di 196 cm, dovrebbe posizionarsi all’interno del campo a più di 90 cm dalla linea di fondo” W. S, Reed.

Il vantaggio è evidente anche se diminuisce sulla seconda palla, facendo emergere maggiormente le abilità nella risposta degli avversari, a causa della delicatezza del punto i giocatori sono più conservativi e si prendono meno rischi al servizio.

Il momento del braccio racchetta.

Quello che è un vantaggio all’impatto è uno svantaggio in preparazione. Nel momento della collisione è un vantaggio, perché significa che il braccio racchetta tenderà a mantenere il movimento che abbiamo deciso di dargli, imprimendo alla pallina la rotazione e la direzione volute.

Ma un braccio racchetta con alta inerzia tenderà a mantenere anche il proprio stato di quiete, pertanto sarà più difficile da accelerare. Questa difficoltà nel servizio è annullata, o molto limitata, perché il giocatore può prendersi il tempo e lo spazio per gestire il proprio gesto e trovare l'accelerazione che ritiene necessaria.

I problemi sono maggiori durante gli scambi e in risposta, quando si è costretti a correre, cambiare direzione e organizzare i colpi in tempi brevi. In queste situazioni un giocatore meno alto e, relativamente più brevilineo, potrebbe trovare il giusto compromesso che gli consente di essere competitivo in ogni fase del gioco, perdendo poco al servizio, o comunque meno di quanto perde un giocatore molto alto negli scambi e in risposta quando i tempi di gioco sono influenzati anche dagli avversari. Non si può avere tutto.

L’inerzia del giocatore.

I cestisti sono molto alti e molto agili. Fanno della destrezza e della fluidità dei propri movimenti non solo bellezza di gioco ma anche efficacia. Brad Gilbert sostiene che se un giocatore molto alto imparasse a muoversi come uno meno alto diventerebbe estremamente competitivo come non accade oggi.

Nel tennis non c’è ancora stato un giocatore alto 198 o 201 o 203 cm in grado di muoversi come un giocatore NBA, se ne arriva uno, allora siamo di fronte a un possibile vincitore di diversi Slam”.  Dichiarò Brad Gilbert.

Anche in questo caso, però, il paragone con il basket dovrebbe tenere conto del ritmo e della varietà di gioco che l’avversario può imporre in relazione all’inerzia del giocatore, nonché della natura stessa del gioco del tennis.

E’ incontestabile che un giocatore di basket sia molto alto, pesate, ma, al tempo stesso, armonioso nei movimenti; però è sempre lui quando gioca che decide come muoversi, dove muoversi e quando cambiare direzione.

Può gestire il proprio peso con più armoniosità perché può limitare fermate e ripartenze continue. Avendo la possibilità di scegliere dove cambiare direzione può gestire lo spostamento senza soste completi, senza “stop and go”, o, almeno riducendoli al minimo. Inoltre le fermate e le ripartenze nel tennis soffrono dell'incertezza della direzione di ripartenza, perché non è scelta dal giocatore ma dall'avversario. Un cestista ha in mente il percorso da fare un tennista invece dovrà attendere di vedere la direzione del colpo dell'avversario.

Nel tennis i giocatori sono condizionati molto di più negli spostamenti dalle scelte di gioco degli avversari, perché devono correre dove l’avversario ha indirizzato la palla e non, come nel basket, verso un punto fisso del campo, il canestro.

In queste condizioni la fluidità è difficilmente mantenibile perché si è chiamati, non di rado, a bruschi cambi di direzione sul posto. Un’alta inerzia è il nemico numero uno per coloro che devono fermarsi e ripartire. Anche un tir con rimorchio può sembrare fluido se può gestire i cambi di direzione senza soste, avendo lo spazio per mantenere una certa velocità, ma sembrerà lento e impacciato se costretto a fermarsi e riprendere velocità più volte in spazi brevi.

Nel tennis mantenere fluidità di movimento è molto più difficile a causa del ritmo e della natura del gioco, spesso non si può fare la strada più lunga tra un colpo e l’altro. Inoltre per colpire tutti i maestri suggeriscono di fermarsi per ridurre gli errori, sin da piccoli.

Soluzioni nei limiti del possibile.

All’inizio dell’oscillazione posteriore (backswing):

1. Sfruttare l’energia gravitazionale potenziale (caduta verso il basso).

2. Accelerare in successione gli assi corti: mano racchetta, avambraccio racchetta e poi braccio avambraccio racchetta. In modo che l’inerzia maggiore che possiede l’intero braccio con la racchetta possa agganciarsi alla velocità che la racchetta ha già preso.

Spostamenti:

utilizzare il più possibile un trasferimento del peso rotazionale e non lineare, in modo da mantenere una certa velocità in uscita dal colpo verso il centro del campo e in avanti, condizione che agevola la ripartenza ed evita di essere costretti a “stop and go” completi. Almeno per quanto possibile poiché per un passaggio dell’energia dal corpo al braccio-racchetta la rotazione va fermata. Un tipico esempio di come un trend evolutivo possa trovare dei limiti di sviluppo nelle condizioni ambientali di gioco.

sabato 23 marzo 2019

Perché i rossi di capelli sono così forti a tennis? Mani, braccia, pesi e pendoli. Da Rod Laver e Don Budge fino a Murray e Jannik Sinner

Jannik Sinner, all'età di 17 anni
Articolo scritto il 23 marzo 2019. La scienza permette di fare previsioni.

Ce ne sono molti nella storia del tennis di grandi giocatori con i capelli rossi Rod Laver e Donald Budge sono stati i primi e finora gli unici a completare il Grande Slam, ne sono seguiti di fortissimi. Jim Curier, John McEnroe, il più giovane vincitore di Wimbledon Boris Becker, Andy Murray ha riportato il titolo dei Championships in Inghilterra dopo che Fred Perry lo aveva conquistato 77 anni prima. Questi sono solo i più forti e non dobbiamo dimenticare Bobby Riggs, vincitore di un torneo di Wimbledon (1939) e di due US Open (1939, 1941).

Ce ne sono altri: il doppista Mark Wooodforde, Ernest Gulbis, Kyle Edmund, il francese David Goffin, vira sul rosso anche la chioma di Alexander Zverev. Ma il gene MC1R potrebbe essere presente anche in altri giocatori se si osservano efelidi e occhi chiari, anche se non ci sono certezze in merito a questa correlazione. Si tratta di un gene recessivo che è considerato in via di estinzione.

Il giovane altoatesino Jannik Sinner è uscito vincitore dai tornei di Bergamo e Trento, con la vittoria bergamasca è diventato il più giovane italiano vincitore di un torneo Challenger.

Le sue vittorie in giovane età sono il sintomo della presenza di un buon talento tennistico. Questo sembra fuori di dubbio.

Potrebbe trattarsi di una semplice coincidenza, in fondo a livello scientifico non ci sono studi in merito, non ancora. Potremmo esser costretti a brancolare nel buio, affidarsi al concetto di mistero, oggi tanto acclamato. Darsi una spiegazione in forma religiosa, sospendere l’attività del pensiero e vivere felici affidandoci al fato. Allegria.

Ma cercare di comprendere le cause dei fenomeni è una necessità della mente umana anche se non di tutte, quindi smettere di formulare ipotesi è innaturale, sintomo di poca curiosità. Ipotizziamo, rischiamo.

Un’associazione non è necessariamente una correlazione. Le correlazioni vanno dimostrate, perciò la situazione nei tempi moderni dell’esaltazione dell’opinione, della doxa, diviene alquanto difficoltosa, considerato che si riesce a contestare anche teorie ormai accreditate come l’evoluzione; il dibattito sul clima ha assunto ormai i connotati del commento da bar dopo la partita della domenica. Prima di trovare una qualunque correlazione è necessario formulare un’ipotesi che dovrà essere vagliata. Ciò che si trova in rete non aiuta molto in questo caso: siamo sempre nel campo del non correlato, almeno non pienamente. Questo non impedisce però di mettere insieme indizi, notare particolari e valutare le ipotetiche conseguenze.

Jannik Sinner
Il più giovane italiano a vincere un torneo Challenger
Non sappiamo con precisione se il numero di tennisti professionisti rispecchia le proporzioni del numero della popolazione dai capelli rossi che è all'incirca il 2% del totale, o se sono di più in proporzione, ci si riferisce solo a coloro che hanno il carattere manifesto, in quanto il gene è recessivo. Però di bravi ce ne sono diversi e ce ne sono stati, anche se il carattere sembra essere sulla via della scomparsa, come evidenziano recenti studi. Cosa ci si può aspettare da un carattere recessivo?

In più, non si colpisce la palla con i capelli, questo è chiaro, credo, a tutti i maestri di tennis, quindi dovremmo vedere se tale fenotipo è indice di caratteristiche che aiutano ad avere dei vantaggi quando si colpisce una palla,  o quantomeno se, con una buona frequenza, è associabile ad altre peculiarità fisiche utili nel gioco del tennis. Un ulteriore passaggio che sembra complicare le cose ancora di più, ma forse solo a prima vista. L’ipotesi va valutata con attenzione e sottoposta, nel senso inteso dal filosofo Karl Popper, a prove di confutazione, ma prima va formulata in modo razionale.

La condizione che un elemento sia indice di un altro non implica che esista un rapporto di esclusività tra l’elemento indice e quello indicato, ovvero certe caratteristiche possono essere presenti anche in altre persone, indipendentemente, in questo caso, dal colore dei capelli. Si tratta di un’informazione indicativa: con la presenza di un determinato elemento aumentano le probabilità della presenza anche di un’altra caratteristica. Siamo ormai nella scienza delle probabilità, da molto tempo.

Pertanto avere i capelli rossi dovrebbe aumentare le probabilità che le persone abbiamo anche una o più caratteristiche fisiche che conferiscono dei vantaggi nel colpire una pallina da tennis.

La domanda successiva è quella di chiedersi quali caratteristiche fisiche conferiscono dei vantaggi nel gioco del tennis.

Ci sono alcune indicazioni che vengono in soccorso: Vita e costumi di Giulio Agricola è l’opera che fu scritta dallo storico romano Tacito nella quale descrisse la conquista della Britannia e nella quale descrisse anche le popolazioni del posto. Un particolare riferimento alle persone dai capelli rossi lascia traccia delle osservazioni dello storico, il quale costatò che le persone con rutilismo avevano anche dei grandi arti. “Rossi di capelli dai grandi arti”. Sembra anche che fossero venduti come schiavi a un prezzo maggiore, perché ritenuti più forti.

Qui alcune informazioni scientifiche più moderne possono inserirsi fornendo quella che sembra essere una conferma delle acute osservazioni dello storico. I capelli rossi, associati ad una pelle chiara consentono una migliore sintetizzazione della vitamina D anche in condizione di poca luce solare come accade nelle aree del nord. Si tratterebbe di una coevoluzione avvenuta nelle aree del nord con l’effetto di prevenzione del rachitismo. La vitamina D è responsabile della costituzione ossea. Arti più grandi, più pesanti, più lunghi. Con un peso specifico maggiore!?

Dal lato del tennis quello che è utile e non poco nel colpire la palla è il “momentum”. Il momento d’inerzia all’impatto, il quale è strettamente correlato alla massa (il peso) e alla velocità. Nel momento angolare è anche importante la lunghezza del raggio, in questo caso il braccio, nelle formule è calcolato al quadrato.

Un braccio più lungo, più pesante, magari  a causa di un maggiore peso specifico osseo, a parità di velocità con uno più leggero, più corto, possiede un maggiore momento di inerzia all’impatto.
Ma anche con una velocità ridotta in modo non eccessivo può eguagliare il momento di inerzia di un braccio con maggiore velocità ma più leggero e/o più corto. Una riduzione di velocità che mantiene la stessa efficienza di impatto consente una maggiore accuratezza dei colpi riducendo gli errori, si veda la teoria del chiodo e del martello in questo blog. Il vantaggio del braccio pesante sarebbe duplice: maggiore impatto a velocità uguali e stesso impatto a velocità ridotta.

Ma la potenza non è niente senza il controllo. Un braccio più grande però di solito è composto anche da una mano più grossa, la quale quando impugna una racchetta, come abbiamo visto in un post precedente, ha degli effetti sulla racchetta perché di fatto aggiunge peso al manico. Uno di questi effetti è quello di spostare il baricentro rendendo l’attrezzo più bilanciato verso il manico, più head light come si usa dire in inglese. Una racchetta più bilanciata verso il manico è più maneggevole.

Maneggevolezza, potenza, consistenza dei colpi a velocità ridotte sono tutte condizioni che consento lo sviluppo progressivo di un tennis efficace e vincente. Maggiori rotazioni, maggiore velocità, cambi di ritmo. Sembra che sussistano molteplici condizioni per coloro che possiedono determinate caratteristiche per sviluppare un tennis solido ed efficace.

Condizioni che Jannik Sinner sembra proprio avere. Perciò se seguito con attenzione e cura, senza ansia, apprensione o isteriche aspettative, come sembra proprio che sia da Piatti e Sartori, il suo sviluppo tennistico dovrebbe essere lineare. Sarebbe anche giunta l’ora, perché i record e i ricordi di Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta iniziano a essere un po’ vecchiotti.

Il fatto che Federer, Nadal e Djokovic siano mori non è tecnicamente una prova a confutazione. Se avessero un braccio corto, leggero e piccolo correlato da una mano minuscola questa sì sarebbe una prova a confutazione.

Per coloro che hanno un bimbo o una bimba con i capelli rossi: regalategli una racchetta, iscrivetelo a un corso di tennis, assicuratevi che il maestro sia bravo. Non si sa mai. Avesse ragione Publio Cornelio Tacito.

P.s. Anche tra le ragazze ce ne sono diverse (Stosur, Sandra Cecchini, credo Monica Seles) però non ho avuto modo di fare una ricerca più accurata e potrebbero esserci altri fattori che influiscono sparigliando un po’ le carte.

sabato 19 gennaio 2019

Verso lo swing perfetto nel tennis: torque, leve svantaggiose e la coppia di spalle ed anche

Momento meccanico
Quando prendiamo una racchetta in mano e proviamo a girarla se ci capita di sentire delle differenze rispetto ad una di un altro modello questa sensazione è dovuta alla forze necessaria per “applicare” un diverso momento meccanico, torcente o torque, che dobbiamo esercitare per ruotare la racchetta. Possiamo ruotare all’altezza del polso solo la racchetta, considerare il sistema avambraccio-racchetta o l’intero sistema racchetta-braccio ma per effettuare una rotazione, intorno ad un punto chiamato polo, dobbiamo esercitare una forza in modo che l’oggetto o l’insieme di più oggetti ruotino. Ora il momento torcente è dato dalla forza moltiplicata per la distanza dal polo, tale distanza è chiamata braccio.

Pertanto a parità di forza il momento torcente sarà maggiore se il braccio è più lungo, ovvero se si desidera avere un momento torcente maggiore si può allungare il braccio invece che aumentare la forza. Il braccio della forza è la distanza tra il polo e la retta della forza. Tali principi sono alla base delle leve. Questo è il motivo per cui per svitare un bullone invece di aumentare la forza è possibile aumentare la lunghezza della chiave inglese e fare meno sforzo quando sostituiamo una ruota con una gomma bucata.

Ora quello che accade nel tennis nel momento in cui muoviamo la racchetta è che la forza agisce e si applica sempre in prossimità del polo, ovvero nel punto di riferimento in cui si ha la rotazione. Tornando all’esempio della chiave inglese è come se cercassimo di ruotare chiave e bullone facendo forza sulla parte della chiave che agganciata al bullone. Questo accade in tutte le tipologie di rotazioni del tennis: se ruotiamo all’altezza del polso la forza si esercita in quel punto, se “proniamo” o “supinamo” l’avambraccio l’asse di rotazione si colloca a metà mano (5 cm dalla fine del manico) anche in questo caso molto vicino a dove si applica la forza, se pieghiamo il gomito l’asse di rotazione è il gomito stesso, anche in questo caso il braccio potenza è molto ridotto se non addirittura coincidente al polo. La situazione non cambia se si considera il movimento all’altezza della spalla: muscoli di spalla e braccio innescano una rotazione con polo alla spalla anche in questo caso il braccio potenza della leva è minimo. Si tratta quindi a ben guardare di leve svantaggiose perché non sfruttano la lunghezza del braccio potenza in quanto la forza è sempre applicata in prossimità del polo. Per evitare fraintendimenti quando si parla di braccio potenza della forza, in questo caso, non ci riferiamo alla lunghezza del nostro braccio ma alla distanza (nella leva) tra il polo (il punto di rotazione) e il punto di applicazione della forza, quando questi due punti coincidono la leva è svantaggiosa perché il braccio resistenza è più lungo e di fatto la rotazione avviene solo per mezzo della forza applicata.

Il braccio potenza è ridottissimo, si ha solo braccio resistenza,
poichè la forza è sempre esecitata in prossimità del polo.
Nei colpi del tennis la lunghezza dei nostri arti, con l’applicazione della forza sul polo, rappresenta la lunghezza del braccio resistenza. Ora i nostri muscoli per muovere un oggetto che impugniamo agiscono sulle nostre articolazioni le quali sono poste prima, poco dopo, o in prossimità dei muscoli a seconda di quelli che utilizziamo biomeccanicamente ma il braccio potenza rischia di essere molto corto rispetto al braccio resistenza. Si tratta di leve svantaggiose dove di fatto il braccio potenza non c’è perché la forza è esercitata direttamente sul fulcro. Di fatto lo swing di una racchetta da questo punto di vista è prettamente muscolare quindi non meravigliamoci se il tennis lo è sempre di più. Di fatto quando muoviamo la racchetta con moto rotazionale utilizziamo leve svantaggiose, a tale proposito si può vedere come anche su Wikipedia la leva braccio venga classificata come svantaggiosa (qui).

Ora siamo davanti a delle leve svantaggiose su tutti gli assi di rotazione e un moto teoricamente imprevedibile quando c’è un rilascio degli assi finali (avambraccio, polso, gomito) in un moto pendolare doppio. Se vogliamo complicarci la vita tennistica potremmo solo andare avanti a testa bassa “swingando” muscolarmente nel caos.

Ma forse abbiamo altre opzioni che possono semplificare il nostro compito. Intanto se siamo davanti a leve svantaggiose è meglio utilizzare i muscoli più forti che abbiamo e un movimento a livello di spalla richiama l’utilizzo di più muscoli e più forti, dorsale, gran dorsale, pettorale, trapezio deltoide, cuffia dei rotatori, in più possono entrare in gioco bicipite e tricipite, ma lasciamo questi aspetti ad analisi biomeccaniche e le loro sinergie muscolari agli esperti del settore. Quello che cerchiamo di capire qui è se esistono soluzioni per rendere meno faticoso il lavoro necessario per far ruotare la racchetta.

Abbiamo già visto come utilizzare l’energia gravitazionale potenziale nella parte posteriore dello swing e trasformarla in energia cinetica. In questa fase la forza di gravità agisce sul baricentro del sistema come momento torcente facendolo ruotare intorno a un asse che può essere scelto volontariamente e non escludo che se ne possano scegliere tre in successione: avambraccio, gomito spalla. In questo caso c’è un braccio potenza ed è dato dalla distanza tra il punto in cui si esercita la forza di gravità e l’asse di rotazione scelto. Il nostro pendolo quindi accelera senza fatica, il lavoro lo abbiamo già svolto sollevandolo.

C’è un momento però in cui il nostro pendolo (racchetta-braccio) deve iniziare a risalire, ed anche se arriverà all’altezza da cui è partito (attriti esclusi), inizierà a perdere velocità. In questa fase, se l’intento è quello di non limitarsi a un palleggio in scioltezza, si rende necessario cercare di mantenere la velocità acquisita o cercare di addirittura di aumentarla. In questa fase esiste però un rischio ed è quello di andare ad agire muscolarmente in modo eccessivo e perdere il vantaggio acquisito in fase iniziale.

Andare ad esercitare una forza torcente con una leva svantaggiosa, stringendo la racchetta, ed irrigidendo la muscolatura ed tutto il sistema racchetta-braccio, limiterebbe o addirittura potrebbe fermare la velocità del pendolo avvenuta in scioltezza.

Anche in questa fase però c’è una condizione, esterna al sistema, che può soccorrerci ed è anch’essa correlatala al torque. Il sistema braccio racchetta è infatti attaccato al nostro corpo sarà pertanto costretto a seguirne i movimenti. Proprio nel momento della risalita possiamo infatti andare a ruotare noi stessi verso la rete del campo. Questa torsione delle anche e delle spalle nasce da un’azione esercitata sulle estremità del nostro corpo innescando una rotazione su un polo che è identificabile sull’asse centrale del nostro corpo, il quale lo taglia idealmente in due parti: naso, spalle, passa per lo sterno e il bacino separandoli in due parti uguali. È pertanto una leva migliore in cui agiscono una coppia di forze: quella esercitata dalla spalla sinistra e quella messa in atto dalla spalla destra.
(Lasciamo ai biomeccanici valutare come si sviluppa il sincronismo dei movimenti tra anche e spalle. Prendiamo in esame solo la rotazione delle spalle per semplicità).

Spalla sinistra e destra innescano forze di rotazione sull’asse centrale del corpo. Il raggio di questo cerchio sarà dato dalla distanza tra il punto in cui agisce la forza sulla spalla e il centro dello sterno. Il corpo va visto come un disco che vigliamo far girare e su cui agiscono due forze, una coppia appunto, il braccio racchetta seguirà quindi tale movimento di rotazione. Se tale rotazione avvenisse da fermo sarebbe necessario vincere l’inerzia del sistema racchetta-braccio, ma in questo caso il movimento della racchetta è già avvenuto sarà quindi abbastanza semplice mantenerne la velocità o vincere l’inerzia relativa qualora volessimo accelerarla ulteriormente.

Il rischio tal punto di vista tecnico esecutivo, come già scritto, è quello di andare in trazione muscolare e perdere i vantaggi di queste realtà fisiche finendo per svolgere più volte un lavoro inefficiente. La fluidità del movimento che sfrutta tutte le circostanze utili verrebbe meno se subisse rallentamenti e ripartenze, frenate ed accelerazioni o addirittura brusche fermate.

In tutti i colpi fondamentali del tennis possiamo utilizzare questo tipo di soluzioni: servizio, dritto e rovescio. Ci possono essere alcune differenza specifiche tra un colpo l’altro, per esempio tra il rovescio e due mani e quello a una mano, oppure nel servizio, ma in linea generale queste indicazioni consentono uno swing fluido e armonico.