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giovedì 17 novembre 2022

Le aperture di dritto e rovescio

Non in senso classico.

Ampie, brevi, lineari o ovalizzate? Non parleremo di aperture in senso classico, ma dell'uso del braccio non dominate. Lasciamo alla personalizzazione e alla gestione tattica certe le scelte importanti ma non fondamentali come l'ampiezza e l'ovalizzazione.
Ci concentreremo sulla funzione del braccio sinistro per i destri e del destro per i mancini, la quale (funzione) rimane costante anche se l'intensità e la modalità del suo utilizzo possono variare. Alta, più bassa, breve, più lunga, amplissima ma è il braccio che non impugna la racchetta che partecipa attivamente per svolgere l'azione di apertura nel tennis. Almeno dovrebbe, perché non di rado molti si dimenticano di averlo e non lo usano sarebbe utile e funzionale.

Novak Djokovic. Dietro e in alto.

Oscillazione e rotazione.

Come è stato già ampiamente discusso possiamo ridurre ogni swing del tennis a due gesti fondamentali: un'oscillazione e una rotazione. Oscillazione del braccio racchetta dall'alto verso il basso e una rotazione del copro nella direzione della rete e del campo avversario. La mano che va sul cuore della racchetta o spara l'altra mano nei rovesci bimani svolge un ruolo preliminare essenziale per stabilire l'entità sia dell'oscillazione che della rotazione del busto.
Più il braccio è attivo maggiore sarà la su influenza. Nel rovescio tira un po' verso l'alto e all'indietro la racchetta e nel dritto spinge un po' verso l'alto e indietro.

Justin Henin

Questa azione consente di sfruttare maggiormente la discesa della racchetta e la rotazione del busto. Più la racchetta sarà in alto e maggiore sarà l'energia potenziale gravitazionale da sfruttare. Maggiore sarà la spinta indietro nel dritto e la trazione nel rovescio e maggiormente le spalle ruoteranno verso il fondo del campo, permettendo di avere un maggiore spazio per l'accelerazione della racchetta in successione alla rotazione del corpo in avanti.
Non dimentichiamo il braccio non dominate svolge un ruolo importante. Push back. Pull back. Spinge indietro e tira indietro dal cuore o dal manico come nel caso di Djokovic o di coloro che giocano il rovescio a due mani.

Roger Federer. Dietro e in alto.

Questa azione è comune a tutti i colpi; rovescio a una mano e a due, dritto e rovescio in back spin. In sostanza tutti i fondamentali da fondo campo. Ma svolge un'azione significativa anche nell'esecuzione delle volée seppur di minore rilevanza.
Consente di gestire l'ampiezza dell'oscillazione e della rotazione in avanti. Di conseguenza consente, in qualche modo, se saputa gestire, di gradualizzare la velocità del braccio racchetta con una gestualità dell'intero corpo e in decontrazione muscolare. Ogni giocatore troverà la propria personalizzazione del gesto cercano la comodità di esecuzione in base alle proprie caratteristiche.

sabato 25 aprile 2020

Giocare e divertirsi a tennis fino a 100 anni di età


L’attività fisica è fondamentale per mantenersi in salute e in forma. Una buona vascolarizzazione e una buona ossigenazione di tutto il corpo sono aspetti che aiutano a rimanere sani e a reagire meglio anche alle malattie.
Ma non tutti gli sport si prestano ad essere praticati a tutte le età. Ce ne sono alcuni che si adattano male a coloro che iniziano ad essere avanti con gli anni. Movimenti bruschi, poco fluidi, possono provocare infortuni per i quali è necessario molto tempo per recuperare se non si è più giovani.

Il tennis, se ben interpretato, può essere uno sport allenante e divertente che può permettere alle persone di tutte le età di scendere in campo per il piacere di palleggiare con un amico o per mettersi in gioco in un torneo sociale.
E’ opportuno però avere degli accorgimenti atletici e tecnici da tenere ben presenti. Fondamentale è conoscere il proprio corpo in base agli infortuni avuti e metterne al corrente il proprio maestro. Le ginocchia, le anche, le spalle, la schiena sono i punti nevralgici e  più sollecitati del copro. Un buon riscaldamento, senza stretching o con un stretching molto lieve è altamente consigliato. Durante il gioco è bene avere in mente l’idea di non effettuare scatti troppo repentini per raggiungere una palla corta o un colpo molto angolato. L’obiettivo principale sarà quello di gestire un palleggio il più possibile prolungato per cercare una fase aerobica di gioco. Un aspetto tattico vecchio come il mondo è quello di lasciare che sia il nostro avversario a sbagliare mentre cerca di fare il punto.

Nel caso di un incontro agonistico il singolo punto va valutato con la prospettiva dell’intera partita e la sua gestione complessiva. Si può anche non rincorrere una singola palla, un quindici. Nell'eventualità di un avversario ostinato a giocare palle corte è più opportuno cercare di trovare soluzioni tattiche piuttosto che cercare di arrivare su tutti i drop shot. Per esempio cercare di allungare il proprio gioco da fondo campo in modo da costringere l’avversario ben oltre la riga di fondo, una posizione da cui è difficile la soluzione della palla corta. Questa condizione consente inoltre di avere più tempo per raggiungerla, perché la pallina deve percorrere più metri prima di arrivare nella nostra metà di campo. Guadagnare tempo è essenziale.
Per avere soluzioni tattiche è però necessario aver acquisito le abilità tecniche. Queste ultime sono fondamentali per un gioco morbido, fluido, efficiente, a risparmio energetico. Un gioco che si adatta a tutte le età. Una tecnica più naturale possibile, meno brusca, meno muscolare è utilizzabile da tutti e a maggior ragione è preziosa per chi non è più giovanissimo.

Quattro sono gli aspetti principali da prendere in considerazione nei fondamentali (dritto e rovescio):
  1. Stance o posizione. Rotazione iniziale delle spalle e delle anche. Testa della racchetta alta. In modo che le spalle assumano una posizione affiancata rispetto alla rete. Questo va effettuato sia che si colpisca in posizione semi open, open o square stance (affiancati anche con le gambe). Per le persone anziane con problemi alle anche o alla schiena può andar bene la posizione open stance, ovvero con il petto rivolto verso la rete. Va bene anche un minino affiancamento delle spalle.  In questo modo verrà utilizzata solo l’oscillazione del braccio racchetta senza la rotazione delle spalle e delle anche in agevolazione del colpo, ma si eviteranno sollecitazioni torsionali della schiena e del bacino.
  2. Partenza alta e sfruttare la forza di gravità in discesa. Il braccio racchetta inizia l’oscillazione. Rimanere rilassati.
  3. Lasciar oscillare il braccio racchetta senza voler colpire in modo muscolare. Siccome non stiamo cercando un tennis agonistico di alto livello l’importante è concentrarsi su un movimento il più possibile fluido che consenta di avere un buon colpo di palleggio e una buona direzionalità di palla, senza cerca un’eccessiva aggressività di azione.
  4. Assecondare l’oscillazione con il corpo. Rotazione di ritorno delle spalle e della anche. Specialmente nel dritto la rotazione di ritorno delle anche e delle spalle permette che l’oscillazione del proprio braccio racchetta segua una direzione il più possibile indirizzata verso l’altra metà del campo, ovvero la direzione in cui vogliamo mandare la palla. Permette inoltre  lo sfruttamento, come già descritto, di una coppia di leve positive. L’azione di oscillazione del braccio racchetta perderà di efficacia in modo proporzionale alla  rotazione effettuata.  Minore è la rotazione minore sarà l’efficacia, ma anche senza rotazioni avremo comunque un colpo effettuato solo di braccio. La gestione di un palleggio in direzione e profondità potrà essere conservata lo stesso. L’obiettivo principale per giocatori senior sarà infatti quello di cercare continuità e variazione del palleggio mantenendo rilassatezza e un gesto morbido, accompagnando l’oscillazione con il corpo senza strappi.
Acquisite queste quattro abilità principali la via per giocare fino a cento anni sarà dritta davanti a noi.

Anche gli spostamenti dovranno essere curati, ma anche in questo caso il tennis è uno sport che offre dei vantaggi, perché la larghezza del campo non è eccessiva. In singolo è di 8,23 metri, in doppio di 10,97 metri. La lunghezza totale di mezzo campo dalla linea di fondo alla rete è di 11,88 metri. Distanze facilmente copribili a ritmo di gioco non eccessivamente veloce, condizione che varia in relazione anche all'età dei giocatori, pertanto il ritmo tenderà a diminuire più si alza la fascia di età.
Per le volée un consiglio semplice: non cercate di imprimere forza, di colpire con violenza, ma sfruttate il piatto corde, il quale è di fatto un tappeto elastico che restituisce energia alla pallina.  L’intento dovrà essere quello di essere delicati come se si cercasse di prendere una farfalla con un retino. Posizionate il piatto corde per dare direzione ai vostri colpi al volo, a meno che non si tratti di un colpo da eseguire vicini alla rete e molto sopra di essa.

Coordinazione, gestione dello sforzo, uso di tutto il corpo nel colpi, ricerca di una fase aerobica nella ricerca di un palleggio prolungato, magari con esercizi vincolati al numero di scambi, utilizzo delle leggi della fisica, sono tutti i lati positivi di uno sport praticabile a tutte le età. 

mercoledì 10 aprile 2019

Lo smash. È il momento di non esitare e distruggere

Roger Federer sale
con il dorso della mano verso l'alto
Se siete arrivati a giocare questo colpo significa che avete giocato bene il punto e avete raggiunto una posizione di vantaggio nello scambio. Avete messo in difficoltà il vostro avversario da fondo campo, siete entrati con i piedi dentro la riga o siete addirittura scesi a rete per cercare di chiudere il punto con una volée o un vincente da giocare al rimbalzo. Il vostro avversario, in ritardo, in allungo, messo male con il corpo e fuori equilibrio alza un pallonetto nel tentativo di recuperare.

Questo non è il momento di esitare. Lo smash è un colpo che va giocato con decisione. Lasciate al vostro avversario la necessità di giocare un pallonetto vincente. Non indietreggiate per ricominciare lo scambio con i colpi da fondo campo. Cercate lo smash con determinazione. Rinunciate a schiacciare solo se siete superati irrimediabilmente dal pallonetto. In questo modo darete un messaggio chiaro al vostro avversario: “se alzi il pallonetto io schiaccio”. "Distruggo".

Infatti con questo colpo si può veramente schiacciare la palla nel campo dell’avversario. Smash significa distruggere. Avete luce anche se giocate la schiacciata a rimbalzo dalla riga di fondo. Come abbiamo visto con l’articolo sul servizio, infatti, la rete copre solamente i rettangoli del servizio. La rimanente parte del campo è visibile e più si avanza più abbiamo campo a disposizione per schiacciare.

La schiacciata è un colpo molto simile al servizio ma ne differisce per alcuni aspetti, di cui è opportuno tenere conto. Si tratta di un’esecuzione dall’alto come nel servizio, ma la palla va cercata nel campo perché non siamo noi a lanciarla come vogliamo per colpirla al meglio. Questa condizione implica una sostanziale modifica esecutiva. Nello smash manca l’esecuzione senza soluzione di continuità del movimento armonico delle braccia che salgono verso l’alto fino alla posizione trofeo per poi andare a colpire. È opportuno infatti interrompere il movimento per andare a ricercare la palla, perciò si sale fino alla posizione a trofeo e poi ci si ferma per andare a cercare la palla proprio in questa posizione.

Il braccio racchetta è pronto per ridiscendere ed acquisire velocità, il braccio non dominante sale in alto senza lanciare, ma punta la palla come se fosse un mirino (condizione che avviene per qualche momento anche nel servizio dopo il lancio) in modo che il punto di impatto sia davanti al vostro corpo e leggermente spostato verso il braccio dominante. Ricordate avete luce, potete schiacciare.
Il braccio dominante sale, verso la posizione a trofeo, con il dorso della mano rivolto leggermente verso l’alto. Non deve salire con il palmo della mano rivolto verso l’alto (questo vale anche nel servizio). Il palmo della mano rivolto verso l’alto, con la faccia della racchetta che andrà a colpire anch'essa rivolta verso l’alto, impedisce la corretta esecuzione del mulinello dietro la schiena o comunque lo rende più macchinoso e ne rallenta l’esecuzione. Quindi il braccio racchetta sale con il dorso verso l’alto poi si ferma in attesa che la palla sia all'altezza giusta per colpire, con la faccia della racchetta che a questo punto è di taglio rispetto al terreno per eseguire il mulinello dietro la schiena. La palla va colpita con il braccio disteso come nel servizio, davanti al corpo.
Justine Henin. Posizione a trofeo.
La racchetta ora è di taglio,
per accelerare dietro la schiena

Da questa posizione parte l’ultima ricerca della palla con movimenti laterali, avanti o indietro, sempre mantenendo la posizione a trofeo e mirando con il braccio non dominante. Un ruolo fondamentale lo svolgono anche i riferimenti: è importante rendersi sempre conto dove ci si trova nel campo, se si è più vicini o più lontani dalla rete. Infatti anche se avete sempre la luce sufficiente per poter schiacciare, questo spazio utile diminuisce più ci si allontana dalla rete, mentre nelle vicinanze di questa i margini saranno via via più ampi. Cerchiamo di non perdere l’orientamento, cosa che potrebbe accadere muovendosi guardando in alto. Anche questo è un aspetto da allenare con cura.

Il timing nella schiacciata è vitale. La funzione di mirino del braccio non dominante serve anche a questo. La palla cade da molto in alto e mentre scende a causa dell’accelerazione di gravità aumenta la sua velocità. Quindi più cade dall'alto e maggiore sarà la sua velocità nel momento in cui è nella zona di impatto ideale. Se si considera che il piatto corde di una racchetta è lungo poco più di 30 centimetri, e varia non di molto in relazione alle dimensioni dell’ovale, più la palla cade dall’alto e minore sarà il tempo a disposizione per prenderla correttamente nel centro della racchetta e quindi maggiori dovranno essere le abilità nello scegliere il giusto timing.

Nei pallonetti molto alti, i candelotti il cui rimbalzo tende a rimanere su se stesso, è bene far rimbalzare la palla e schiacciare al rimbalzo, perché la velocità di ricaduta è troppo elevata. Il rimbalzo, con la palla che risale, permetterà di gestire in modo più efficiente il tempo del proprio colpo.

La presa consigliata da utilizzare è la continental, con lievi aggiustamenti in relazione alle preferenze e caratteristiche di ciascuno.
Area visibile utile (verde) dalla riga di fondo campo altezza 2,90 metri.
L'area va comunque considerata ridotta in quanto la forza di gravità
tenderà a far scendere la palla.
E' impossibile giocare una linea retta.
Gambe, gambe e ancora gambe. È di fondamentale importanza essere subito reattivi con le gambe quando vediamo che il piatto corde del nostro avversario punta verso l’alto, il movimento del braccio rallenta o il giocatore è in allungo, portato fuori dal campo. Sono tutti segnali che indicano che, con molta probabilità, il prossimo colpo sarà un pallonetto.
Prendiamo uno split step con le gambe nel momento in cui la racchetta del nostro avversario sta per colpire la pallina e stiamo pronti ad arretrare. Questo servirà ad essere subito reattivi per scegliere la direzione di movimento, laterale, avanti o indietro, la più probabile a meno che il pallonetto dell’avversario non esca dalla racchetta. Assumere la posizione a trofeo; da questo momento in poi la palla va cercata con molta attività dei piedi delle gambe e passi laterali anche in arretramento o avanzamento, perché siamo ormai affiancati alla rete. Il movimento di esecuzione da questo momento è come quello del servizio.

Lo smash è un colpo che va giocato con soddisfazione. Quando vediamo un pallonetto dobbiamo essere contenti di giocare lo smash. Insieme alle volée alte è l’unico colpo in cui abbiamo un po’ di luce per schiacciare la pallina nel campo dell’avversario. Ovviamente dobbiamo prestare attenzione a non schiacciarla troppo, perché colpiremmo ugualmente la rete: rimaniamo pertanto dritti con il busto e la testa evitando di piegarli in avanti. La forza di gravità è potente e ineliminabile farà comunque cadere la palla, più ci si allontana dalla rete e maggiormente dovremmo schiacciare con un certo margine cercando la profondità. L'area utile infatti si riduce perché è impossibile giocare un colpo che percorra una linea retta. La palla cadrà di fatto riducendo i margini del colpo.

La schiacciata va allenata. In genere negli allenamenti è troppo trascurata. Bisognerebbe dedicare almeno cinque minuti allo smash per ogni allenamento, in modo che i meccanismi di reazione e ricerca attiva della palla siano facilmente richiamabili in partita.

Il resto è divertimento.

martedì 19 febbraio 2019

Il dritto di John McEnroe, perché pagò dazio a Ivan Lendl. Agassi tira troppo forte

John McEnroe la posizione del polso
nell'esecuzione del dritto
John McEnroe è stato uno dei più giocatori più talentuosi del circuito. Con sette titoli  dello slam vinti tra Londra e New York non può essere considerato oggi tra i più vincenti, considerato che sia Federer, Nadal che Djokovic hanno tutti superato la seconda cifra, però è da ritenere sicuramente tra i più talentuosi giocatori che abbiano mai preso una racchetta in mano.
Il talento non è facile da definire. E’ un insieme di molti aspetti e a seconda del punto di vista che usiamo per osservarlo ce ne possono essere di diverse tipologie. In linea generale possiamo stabilire che il talento rappresenti un insieme caratteristiche fisiche, tecniche e mentali che permettono a un individuo di eseguire determinati compiti meglio della maggioranza degli individui.
John è stato sicuramente un maestro nel gioco di volo, le sue abilità nel gestire volée complicatissime rimarranno forse ineguagliabili. Il gioco di volo è un insieme di prontezza di riflessi, sensibilità e intuizione delle traiettorie. Da questo punto di vista non c’è molto da dire sulle sue qualità di John McEnroe.

Può essere utile invece, ai fini di approfondire l'analisi dell’esecuzione dei colpi da fondocampo, prendere in esame di diritto di McEnroe, perché anche in questo caso dimostrò un talento particolare: quello di riuscire ad essere estremamente competitivo nonostante un’esecuzione che evidenzia alcune criticità. Analizzarle può aiutare ad osservare meglio alcune peculiarità esecutive che sono utili per comprendere meglio i concetti di doppio pendolo e pendolo singolo, l’acquisizione di energia gravitazionale potenziale, l'accelerazione in discesa della racchetta e la posizione del polso.
Il fatto che a un certo punto della sua carriera il suo gioco da fondocampo divenne debole, in senso relativo e nei confronti di altri giocatori come Ivan Lendl, e non in grado di sostenere scambi prolungati a velocità più sostenute fu dovuto credo ad alcuni aspetti tecnici dell'esecuzione.

Apertura ed esecuzione con oscillazione
pendolare
Dopo la finale del 1984 al Roland Garros persa contro Ivan Lendl dopo essere stato in vantaggio per 63, 62,, forse anche a causa di una condizione psicologica diversa, l’evidenza di una maggiore precarietà dei colpi da fondo di John McEnroe divenne più palese. Il tutto risalta maggiormente sulla terra battuta perché su questa superficie, ed in generale su quelle più lente, una mancanza di incisività e spinta nei colpi da fondo campo diventa più evidente perché non si può sfruttare a pieno la velocità di palla dell’avversario che tende a rallentare e alzarsi dopo il rimbalzo. Va trovata più energia con la propria esecuzione e lo statunitense con la sua esecuzione non riusciva sempre a trovarla.

L’apertura dal basso e minore accelerazione.
Fondamentalmente McEnroe nella preparazione del dritto usava un movimento pendolare all'indietro molto simile a quello del golf e che è chiamato back swing. Non aveva una preparazione che andava il prima possibile verso l’alto, come accadeva con Ivan Lendl, Bjorn Borg, Andre Agassi o Roger Federer per tornare ai tempi di oggi, bensì portava la racchetta bassa facendola risalire mentre andava all'indietro, percorrendo con il braccio l’intero arco. Questa azione comporta sostanzialmente due problemi principali e una serie di conseguenze.

Occorre più tempo per portare la racchetta in alto per poi farla ricadere sfruttando la gravità. Finché c’è tempo sufficiente il movimento si fermerà naturalmente risalendo, proprio come un pendolo che si ferma quando risale per poi tornare giù, ma nelle occasioni di gioco in cui c’è poco tempo a disposizione il giocatore è costretto a fermare il braccio per poi riportarlo in avanti per colpire prima che raggiunga il punto in cui si ferma naturalmente senza contrazione muscolare. In questo modo lo sforzo per fermare il braccio rischia di rendere il colpo aritmico aumentando i margini di errore, inoltre, nella fase di accelerazione, siccome l’ascesa della racchetta è stata fermata prima dell’apice il sistema racchetta braccio accumula meno energia potenziale gravitazionale di quella che avrebbe acquisito partendo da un punto più alto. In fase di discesa pertanto l’energia cinetica è minore. Il colpo rischia di essere più un colpo di opposizione piuttosto che un’esecuzione che conferisce energia, la quale pertanto dovrà essere ricercata con una più marcata azione muscolare di accelerazione in avanti.

Si potrebbe obiettare che sull'erba che si ha meno tempo per gestire questo tipo di apertura ed è vero, però è altrettanto acclarato che sull'erba anche un colpo di pura opposizione, con poca accelerazione, addirittura bloccato, giocato di precisione, sfruttando la velocità della palla in arrivo e i rimbalzi bassi può essere molto insidioso. Queste condizioni non si verificano sulla terra battuta, dove è necessario imprimere più energia alla palla affinché questa abbia velocità e rotazioni sufficienti per un gioco in grado di mettere in difficoltà il proprio avversario, soprattutto ad alti livelli.

Alla lunga una serie di colpi giocati con poca accelerazione mettono in una condizione di svantaggio il giocatore che li esegue, il quale è sempre costretto a giocare quasi in recupero, schiacciato dalla pressione del gioco del proprio avversario. La sensazione che John McEnroe giocasse sempre sul filo del rasoio dalla linea di fondo con una precarietà palpabile, sui campi lenti, è dovuta, ritengo, anche queste caratteristiche intrinseche di esecuzione.

Se osserviamo le immagini del video in cui l’americano colpisce alcuni dritti possiamo notare con chiarezza che l’azione del braccio è a un singolo pendolo, sia in fase di preparazione che di esecuzione in avanti. Rimane ancora più facile osservarlo perché la tecnica degli anni ‘60 e ‘70 non prevedeva l’uso del polso al novanta gradi. In questo modo vi è una minore necessità di rilascio delle articolazioni e della rotazione dell’avambraccio in chiusura del colpo, movimenti che a velocità naturale potrebbero trarre in inganno un osservatore. Infatti il polso di John è in linea con l’avambraccio, non si vede nessun grado di angolo, e il braccio viene mosso dall'altezza della spalla come se fosse un unico elemento racchetta compresa.

Questo consente all'americano di mantenere un alto livello di efficacia dei colpi e ridurre il numero degli errori,  perché utilizza la massa del braccio racchetta e tutto il raggio disponibile.
Con il polso in linea, però,  McEnroe perde la possibilità di impattare la palla un po’ più avanti rispetto al corpo, anche se conserva comunque ampi margini per esecuzioni efficaci, perché l’arco che compie il braccio rimane comunque molto ampio.

Roger Federer
Apertura più alta. Carica di energia gravitazionale potenziale.
Il dritto di John McErnoe è comunque un ottimo colpo, colpito a un pendolo, con l’esecuzione del polso in linea con l'avambraccio come nella “vecchia” scuola. Ha permesso allo statunitense di raccogliere molti successi ma alcune sue criticità hanno precluso al giocatore di essere competitivo sulle superfici più lente e soprattutto gli hanno impedito di avere un gioco da fondo campo che potesse meglio sostenere il suo gioco al volo. Le abilità di impatto e di coordinazione del giocatore hanno sopperito agli aspetti tecnici meno efficaci ma non hanno potuto fare tutto. Questo è stato uno dei motivi per cui John pagò dazio davanti al gioco più solido da fondo campo del suo rivale Ivan Lendl, che ha chiuso la sua carriera con otto vittorie slam, una in più dello statunitense.

Le parole di John riferite ad Andre Agassi rivelano quello che, oltre a un passaggio generazionale è stato anche un passaggio tecnico esecutivo, prima solo intuito da alcuni giocatori, e poi forse definitivo.
“Non ho mai giocato contro nessun giocatore che colpisca la palla così forte, così spesso e in maniera così accurata”. Disse John del Kid di Las Vegas.

Le qualità coordinative, le abilità di gestione dei movimenti sul campo, la destrezza e la competenza tattica di McEnroe sono maggiormente esaltate se consideriamo che è riuscito a rimanere ad altissimi livelli nel passaggio tra due “ere” tennistiche in cui il cambio di attrezzatura, dalle racchette di legno a quelle in grafite, consentì il definitivo cambiamento tecnico esecutivo.

P.s. In merito al diritto di Ivan Lendl dal filmato si vede che nella fase iniziale dell’apertura anche lui tende a portare la racchetta verso il basso ma poi con la propria azione il cecoslovacco alza il braccio ed il gomito in modo da portare il prima possibile la racchetta in un punto più alto da cui poter ridiscendere.

sabato 5 gennaio 2019

Dove inizia la rivoluzione: rendere lineare il moto caotico dello swing nel tennis

https://www.myphysicslab.com
Non di rado sono i dettegli che innescano cambiamenti significativi. Soprattutto nel modo di oggi, altamente interconnesso da ogni punto di vista, sia sociale che economico e culturale, è opportuno predisporre la nostra mente ad analizzare i problemi seguendo un approccio il più possibile complesso. Questo implica che dobbiamo aspettarci che piccole differenze, in alcuni casi, siano l’innesco di cambiamenti macroscopici e in alcuni casi addirittura imprevedibili. Quando questo accade ci troviamo davanti a un sistema caotico. Al contrario un sistema lineare è prevedibile: se viene modificato un fattore il suo comportamento subisce delle modifiche che sono calcolabili e seguono determinati andamenti in relazioni a precise funzioni. Ora un sistema lineare può essere complesso, ovvero condizionabile o condizionato da più variabili, anche in gran numero, che interagiscono in più modi, ma non necessariamente caotico.

Per avere maggiore intellegibilità dei fenomeni è opportuno studiare la complessità delle interazioni ma soprattutto cercare di comprendere se ci sono o meno degli aspetti caotici. Solo così possiamo avere una maggiore comprensione e possibilità di controllo del sistema ed utilizzarlo, eventualmente, per scopi determinati. Un processo di riduzione di complessità consente di eliminare da un sistema un determinato numero di variabili, in questo modo possiamo studiarlo meglio e trovare dei campi di applicazione. Eliminare variabili essenziali o un grande numero di esse potrebbe anche modificare la natura del sistema stesso. In modo particolare, se si riesce a scoprire cosa innesca processi caotici e imprevedibili un sistema caotico potrebbe essere ricondotto a un sistema lineare pienamente intellegibile e funzionale a scopi prefissati. Non è questa la sede in cui tratteremo le conseguenze epistemologiche relative alla piena conoscenza deterministica dei sistemi caotici. Qui ci occuperemo di tennis ma alcune indicazioni sono necessarie.

Un classico pendolo singolo
Edward Lorenz il teorico dei sistemi caotici e dell'effetto farfalla capì la rilevanza di questi concetti studiando i sistemi meteorologici. Comprese che piccole variazioni potevano innescare cambiamenti imponenti. Per scatenare uragani potrebbe essere sufficiente il battito d'ali di una farfalla. Oggi le previsioni meteorologiche sono affidabili entro tre giorni perché anche la riduzione della variabile tempo permette di diminuire la complessità del sistema escludendone gli aspetti imprevedibili (caotici). Con il progressivo allungamento della variabile tempo le previsioni divengono probabilisticamente meno attendibili, perché gli effetti caotici non sono più "esclusi" ma divengono via via più evidenti e sostanziali. Ridurre la complessità di un sistema permette quindi di avere una maggiore intelligibilità dei fenomeni. Aumenta il margine di previsione e anche le possibilità di controllo di un sistema.

Anche sistemi relativamente semplici possono avere intrinseche condizioni caotiche che ne condizionano il comportamento in modo imprevedibile. Dovremmo chiederci, pertanto, se nel gioco del tennis esistono movimenti che, data la loro struttura, hanno dei risvolti imprevedibili che il nostro corpo è chiamato a controllare con uno sforzo volontario.

Il professor Rod Cross è stato, come già scritto, con i suoi studi, una fonte fondamentale per approfondire certi argomenti. Gli studi consultabili alla Tennis Warehouse University lo sono stati altrettanto. Inoltre il loro invito a utilizzare le analisi per scopi di allenamento e approfondimento della tecnica di gioco è stata un'opportunità che ho colto con interesse e piacere.
La correttezza scientifica di questi studi ci pone davanti ad alcuni aspetti da valutare con attenzione per sapere se è conveniente o meno utilizzare un certo tipo di tecnica per colpire. La base da cui partire è quella che analizza il moto di un doppio pendolo. Come evidenziato da analisi di tipo generale di Erik Neumann (https://www.myphysicslab.com/pendulum/double-pendulum-en.html) per movimenti di piccola entità si stratta di un sistema lineare mentre per movimenti più ampi siamo davanti a un sistema caotico. E' un'aspetto iniziale da non sottovalutare.

Questo vuol dire che quando siamo in presenza di swing di breve ampiezza e velocità moderata il movimento dei due pendoli è prevedibile mentre con swing più ampi e velocità maggiori il comportamento è caotico. Si fermano e ripartono improvvisamente, scambiandosi energia in oscillazioni molto varie e dinamiche. Come si può vedere dalla simulazione interattiva che trovate qui, corredata di grafico di riferimento. Se trascinate uno dei due pendoli in modo che l'oscillazione sia più ampia il loro movimento diviene divertente ma fuori da ogni aspettativa intuitiva. In questo esperimento i due pendoli sono collegati l'uno all'altro in modo da avere la maggiore libertà di movimento.

Per la similitudine con il tennis c’è da notare che il nostro braccio e il nostro avambraccio non hanno questa libertà di movimento: il gomito permette di flettere l'avambraccio solo in un senso e questo riduce la complessità del sistema braccio, avambraccio. Il polso però permette alla mano un'ampia libertà di movimento e l'avambraccio può ruotare in senso orario e antiorario l'ulna e il radio (pronazione e supinazione). Inoltre il sistema dell'uomo comprensivo di braccio, avambraccio e racchetta è più simile a un triplo pendolo. Ma anche rimanendo, per comodità di analisi, al doppio pendolo e ammettendo che l'articolazione del gomito riduca il numero degli spostamenti, impedendone una cospicua quantità (tutti quelli all'indietro), credo che i margini di imprevedibilità di un doppio pendolo composto da avambraccio e racchetta rimangano comunque molto ampi ad alte velocità, soprattutto in relazione alla funzione da svolgere, che nel tennis è quella di colpire una pallina con precisione per farla ricadere all'interno del campo. La realtà del triplo pendolo e la possibilità di rotazione dell'avambraccio complicano le cose forse addirittura aumentando il grado di complessità.

Lo swing verso l'alto a un pendolo di Rafael Nadal
Ma la domanda rimarrebbe comunque la stessa. Perché affidarci a un sistema che ha intrinseche caratteristiche caotiche per svolgere un lavoro di precisione? Saremmo stupiti se un giorno le cose andassero bene e magari il giorno successivo no? Personalmente non credo. L'utilizzo di un sistema di questo tipo è estremamente influenzabile e influenzato dal cambiamento di ogni piccola variabile: una spinta maggiore di gambe, un'accelerazione maggiore o minore del braccio, un disequilibrio, una rotazione dell'anca più o meno accentuata, un diverso rimbalzo, un campo più o memo veloce, una racchetta dal bilanciamento diverso. Ogni piccola differenza, si ripercuoterebbe, attraverso il trasferimento dell'energia dall'interno verso l'esterno, sulla velocità, sulle traiettorie e sull’angolazione della racchetta al momento dell'impatto. Il nostro giorno di forma e quello in cui siamo "fuori palla" sarebbero dipendenti da minimi cambiamenti contingenti, sia interni che esterni al sitema  (anche ambientali), perché ci affidiamo a un sistema intrinsecamente caotico per colpire la palla. Un sistema che è altamente sensibile alle condizioni iniziali ed ai loro cambiamenti.

Se ipoteticamente potessimo ridurre la complessità e affidarci a un sistema lineare tutto sarebbe più prevedibile, meno soggetto a cambiamenti macroscopici e repentini, più controllabile.
Ora un sistema lineare è il pendolo singolo: se ne può prevedere velocità e traiettoria ed anche in caso di modifica delle variabili iniziali il suo comportamento rimane prevedibile. Per rendere il nostro sistema braccio, avambraccio, racchetta un unico pendolo è necessario controllare e ridurre l’uso delle articolazioni. Il modo migliore per farlo è quello di usare tutto il braccio racchetta con l’asse di rotazione all’altezza della spalla. Evitare l’uso di polso e gomito ed anche cercare di sottrarsi alla rotazione dell’avambraccio al momento dell’impatto. Non è ovviamente di un compito semplice, perché si tratta cercare di scongiurare movimenti naturali delle articolazioni, le quali però innescano duplici o triplici moti pendolari aumentando il rischio di perdere il controllo dello swing e di conseguenza dei nostri colpi.

Questo tipo di swing è inoltre contro intuitivo ed ha degli aspetti dinamici che lo rendono opposto al modo classico di concepire lo swing quando lo si descrive in termini di trasferimento di energia dall’interno verso l’esterno, energia che partendo dal basso (gambe, anche, tronco, spalla, braccio, avambraccio) vien trasferita alla racchetta per fargli acquisire maggiore velocità. Con la soluzione ad un pendolo le ultime fasi di trasferimento, dalla spalla in poi, vanno consciamente eluse, o lameno controllate il più possibile per evitare l'innesco del sitema a doppio pendolo.

Inoltre sarebbe impossibile accelerare tutto il braccio racchetta da fermo sembreremmo ingessati e innaturali, ma se guardiamo i migliori tennisti in televisione questo non accade perché entra in gioco la forza di gravita sfruttata e utilizzata per accelerare gradualmente i segmenti più brevi in successione (racchetta, avambraccio, braccio) e portare in movimento l’intero braccio racchetta (il pendolo unico). Con queste dinamiche le anche e il busto intervengo per coadiuvare la velocità acquisita dal braccio e permettere di affacciarsi alla rete per una migliore visione.

Si tratta di un modo diverso di analizzare lo swing nelle sue parti che rivede il ruolo di tutte le componenti all’interno di un sistema in cui la catena cinetica parte prima dall’esterno e va verso l’interno, viene poi agevolata, in senso classico, dall’interno ma in funzione di mantenere o incrementare la velocità dell’intero sistema braccio racchetta nell’ottica di evitare doppi o tripli moti pendolari.

Personalmente credo che ci siano chiari vantaggi in questa soluzione. Due dei più grandi tennisti di sempre Rafael Nadal e Roger Federer, se osservati con attenzione al rallentatore, utilizzano questo modo di giocare nei propri colpi fondamentali. Ci sono stati anche precursori bravi e longevi di cui parleremo e che analizzeremo.

Semplifichiamo tutto. Giochiamo a un pendolo. L’alternativa potrebbe essere quella di rassegnarsi a non comprende i motivi di molti cali di rendimento e ritrovarsi a spiegare “il tennis come un’esperienza religiosa”, mentre la scelta migliore è quello di vederlo come un’esperienza scientifica.

Stay tuned

mercoledì 19 dicembre 2018

Aperture newtoniane: Federer, Nadal, Agassi. Caduta del braccio, avambraccio e polso

Velocità dritto André Agassi (testa della racchetta)
Torniamo a parlare di aperture perché l’argomento merita un approfondimento. Come abbiamo visto in precedenza nel momento in cui portiamo racchetta in alto girando le spalle ci prepariamo a sfruttare la forza di gravità in caduta dell’attrezzo e del nostro braccio. Ma ci sono diversi tipi di aperture e diverse modalità per sfruttare l’energia naturale a nostra disposizione.

Aperture più ampie e aperture più brevi hanno propri vantaggi e svantaggi. Riuscire a comprenderle ci permette di poterle utilizzare a nostro piacimento a seconda delle condizioni di gioco. Dovremmo riuscire ad averle bene chiare in mente tutte e visualizzarle in modo appropriato come sosterrebbe Fiona May.

Apertura di Roger con il polso che assume
la posizione a 90 gradi
Aperture più ampie consentono un maggiore spazio di caduta al sistema racchetta braccio e quindi una possibilità di accelerazione in decontrazione maggiore, hanno però come lato negativo quello di richiedere più tempo per la loro esecuzione e quindi in circostanze particolari, come la risposta servizio o dei colpi molto veloci, il rischio è quello di colpire in ritardo.
Dall’altro lato però aperture eccessivamente brevi, se utilizzate sempre, rischiano di condizionare i nostri colpi in senso negativo per quanto riguarda la potenza e le rotazioni per minuto della pallina. Infatti qualora avessimo il tempo necessario per eseguire un’apertura più ampia e quindi un’accelerazione iniziale maggiore questa possibilità andrebbe sfruttata il più possibile. È ovvio sottolineare che riuscire a trovare tempi d’impatto con vari tipi di aperture è una capacità che va allenata con esercizi specifici sul campo. È però altrettanto rilevante possedere un’idea chiara degli aspetti tecnici che ne sono alla base.

Nel momento in cui il nostro braccio inizia la discesa ci sono diversi modi per farlo. Possiamo far cadere l’intero braccio verso il basso dall’altezza della spalla e questo può essere un esercizio che ci abitua alla sensazione di questo tipo di movimento. Ma il nostro braccio ha delle articolazioni e in fase di preparazione generalmente il nostro gomito è flesso, ovvero l’avambraccio è piegato verso il braccio con un angolo che può variare ma che è intorno a 90°. Inoltre per colpire con il polso in iper estensione abbiamo necessità di portarlo in posizione insieme alla racchetta impugnata.
Quindi oltre alla caduta (in realtà parziale caduta) dell’intero braccio dall’altezza della spalla c’è una caduta dell’avambraccio, nonché la messa posizione del polso, che nel caso del diritto avviene una rotazione dell’avambraccio stesso per mezzo della supinazione. Anche in questo caso la caduta della testa della racchetta agevola il movimento. Nel rovescio lo scendere verso il basso della testa della racchetta agevola la pronazione in preparazione.

Ancora Federer con posizionamento del polso durante la discesa
Ovviamente più massa lasceremo cadere dall’alto con maggiore spazio a disposizione e maggiore sarà la sua accelerazione, ma avremo bisogno di più tempo per eseguire il nostro colpo.
L’ampiezza della caduta dipenderà anche dall’altezza a cui colpiamo la palla. La situazione estrema di rimbalzi molto alti sopra la spalla implica che questo tipo di movimenti sono quasi del tutto preclusi. Non è un caso che il rovescio di Roger Federer sulla terra battuta, contro gli alti rimbalzi della palla di Rafael Nadal, sia storicamente andato incontro a un numero di errori elevato.
Possiamo in questo modo vedere una scala di accelerazione progressiva in caduta che parte dalla caduta della testa la racchetta con supinazione nel dritto e leggera pronazione nel rovescio dell’avambraccio, prosegue con la caduta dell’avambraccio e poi con la parziale caduta dell’intero braccio anche a seconda dell’altezza in cui colpiamo una pallina.

Questa catena di accelerazione avrà degli estremi e potrà essere modulata nell’arco della propria ampiezza. Potremmo limitarci a una caduta della testa della racchetta con supinazione o pronazione e cercare l’impatto quando abbiamo meno tempo a disposizione. Potremmo avere situazioni in cui possiamo far scendere anche l’avambraccio e poi avanzare per colpire. Addirittura ci possono essere situazioni in cui, con la palla in arrivo molto bassa, c’è quasi un’intera discesa dell’intero braccio che poi risale verso il punto d’impatto.

I margini limite sono dati da quello che può essere considerato il box di battuta ideale, il quale in altezza va dalla linea delle spalle fino alla linea delle ginocchia. Sopra le spalle questi movimenti sono preclusi a meno che non si utilizzi la tecnica dello smash o della battuta. Sotto le ginocchia, considerato che non possiamo abbassare troppo la testa della racchetta, saremo costretti per quanto possibile a piegare le gambe in modo che questa catena di accelerazione cinetica, che avviene grazie alla forza di gravità, sia possibile senza dover colpire con la racchetta in una posizione simile a quella del cucchiaio utilizzato per prendere il brodo.

Per quanto riguarda il box ideale di battuta sia in altezza che in lateralità credo non ci sia molto da dire ma ce ne occuperemo in un altro articolo. Qui c’è da sottolineare che se osserviamo i giocatori professionisti al rallentatore (e si possono trovare molti filmati su YouTube) possiamo osservare queste dinamiche anche a seconda delle caratteristiche del giocatore. Giocatori più muscolari come Davide Ferrer osservati attentamente rendono chiaro come utilizzino solo parzialmente questa prima fase ideale del colpo. Il loro gesto è molto stretto, molto chiuso, non ha circolarità, e quindi utilizzano molto di più la loro forza di trazione muscolare per colpire la palla.

André Agassi quando è bene in posizione riesce ad alzare bene il braccio racchetta, quindi anche la spalla, e a trovare quindi tutta l’accelerazione possibile iniziale. Mi sembra evidente che gesti più efficienti da questo punto di vista consentano al giocatore che li esegue un maggiore risparmio energetico che si concretizza in un minore sforzo e quindi in un rendimento prolungato nel tempo.

Tale rendimento non è solo da ricercare all’interno della singola partita o del singolo torneo ma anche nell’arco dell’intera carriera. L’immagine di Agassi con i successivi fotogrammi e le velocità del braccio racchetta sono state trovate su Internet e ritenute di libero contributo e divulgazione, come del resto è questo blog. Evidenziano in modo chiaro come la velocità massima venga raggiunta grazie alla discesa del braccio racchetta e a uno sforzo muscolare di accelerazione che ha una valenza contributiva e non assoluta. Le velocità maggiori raggiunte circa all’impatto è dopo l’impatto sono dovute al rilascio dell’energia del braccio verso la racchetta quando il braccio tende a fermarsi.

Nei filmati che riguardano Roger Federer possiamo chiaramente osservare la caduta dell’avambraccio e la distensione al livello del gomito condizione che gli garantisce un’accelerazione in quasi completo rilassamento. Questa tipologia di gesto tecnico è presente anche nei colpi di Rafael Nadal, i quali, anche se possono sembrare più muscolari e forse lo sono in qualche misura, non prescindono da questa condizione che utilizza le risorse fisiche che esistono nell’ambiente e nel pianeta Terra.

Potrete trovare molti video su YouTube in merito a questo argomento quindi non mi metto a lasciare qui links che poi potrebbero essere cancellati in futuro. Inserisco solo alcune immagini di riferimento.

Stay tuned.



lunedì 3 dicembre 2018

Timing, ritmo, idee chiare, modelli certi. La scienza funziona

Novak Djokovic pronto per la discesa
Torniamo ancora a parlare del movimento uniforme dei nostri colpi. Abbiamo visto quali sono i vantaggi se si acquisisce l’abilità di utilizzare l’energia potenziale gravitazionale trasformandola in energia cinetica (risparmio energetico, meno lavoro, maggiore energia all’impatto). Ci sono anche altri aspetti che vale la pena sottolineare che aprono il ventaglio dei benefici con un angolo più ampio. Due di questi sono il ritmo e il tempo sulla palla. Un gesto continuo permette di migliorare il nostro tempo sulla palla e di far crescere il nostro ritmo di gioco limitando gli errori dovuti a movimenti irregolari, fenetici, bruschi e strappati. Ritmo e danza in musica sono coordinati e forse non è un caso se con una buona musica di sottofondo si gioca meglio a tennis. La musica predispone a movimenti uniformi, limita gli scatti, i blocchi, frenate e ripartenze. Nessuno balla muovendosi come C3-PO, forse solo qualche pessimo ballerino.

Ritmo, timing e fluidità sono strettamente collegati fra di loro. La frequenza di colpi giocati in un arco di tempo e la ricerca del punto ideale di impatto sono elementi che si possono allenare solo se si migliora la fluidità del gesto (non prendiamo qui in considerazione l’aspetto atletico anch’esso importante). Se aumenta la frequenza dei colpi da giocare ogni indecisione impedisce la corretta esecuzione del colpo e questa non permette di colpire la palla nel punto ideale.

Non sempre però ciò che è corretto è anche intuitivo. Se guardiamo il cielo verrebbe da supporre che sia il sole a muoversi rispetto alla terra, ma Copernico ha chiarito le ragioni di una realtà diversa.
Non di rado il nostro istinto suggerisce comportamenti apparentemente utili ma che non portano reali benefici. Nello sci davanti a un pedio molto ripido la reazione immediata è quella di arretrare con il peso del corpo perché cerchiamo di evitare di cadere in avanti avvicinandoci al terreno indietro, ma questo non è il miglior modo di controllare gli sci, anzi è proprio il peggiore. In questo modo non li controlliamo affatto. Ecco che imparare la tecnica richiede un impegno per eseguire dei movimenti che non sono immediati e non sono i primi suggeriti dal nostro istinto; possono addirittura essere contro intuitivi. L’esatto opposto di quello che viene immediatamente suggerito da un impulso naturale o da un’impressione.

Quando scendiamo su un campo da tennis il nostro tempo è prezioso e limitato. Abbiamo pagato il campo perciò sapere cosa allenare diviene fondamentale per ottimizzare il tempo a disposizione. Dobbiamo anche essere sicuri che quello che stiamo allenando porterà dei vantaggi, quindi il nostro modello di riferimento deve essere certo, affinché questo avvenga è bene avere delle conferme scientifiche che ci rassicurano sulla correttezza del modello. Su questo non penso ci siano dubbi.
Un movimento a singhiozzo come quello di un’auto che ha problemi alle candele, di carburazione, elettrico o agli iniettori impedisce di trovare il giusto tempo di impatto con la pallina e la giusta velocità, la conseguenza principale è che il nostro ritmo di gioco ne risente negativamente e si trova nell’impossibilità di crescere.

La prima cosa su cui riporre la nostra attenzione è quella di cercare un movimento fluido armonico, senza interruzioni. Non dobbiamo cedere all’istinto di portare indietro il braccio per poi avanzarlo verso l’impatto. Il movimento di esecuzione dei colpi non è quello di caricare il nostro braccio come se si trattasse di una fionda. Uno o più momenti “morti” sono l’opposto di quello che ci serve per arrivare in tempo all’impatto con la palla nel punto ideale e con la velocità desiderata.

Nel momento in cui il nostro modello di colpo si basa su certezze scientifiche non abbiamo motivo di dubitare di quello che cerchiamo di fare e anche se all’inizio commettiamo degli errori saremo certi che abbiamo cercato di fare la cosa giusta che si basa su evidenze oggettive. Avremmo quindi le idee chiare su quello che è il  gesto esecutivo da allenare.

Economia energetica del gesto, maggiore velocità e decontrazione muscolare in accelerazione, migliori aspettative per un tempo d’impatto e ritmo migliore sono tutti vantaggi che derivano dalla trasformazione dell’energia potenziale gravitazionale in energia cinetica. Non c’è motivo di dubitarne.

Scendere in campo e allenare qualcosa di poco utile o addirittura controproducente non permette di ottimizzare il tempo a nostra disposizione. Sarebbe come sciare cercando di curvare a sci paralleli con il peso indietro. Potremmo spendere una vita senza vedere i miglioramenti di coloro che invece si allenano diversamente.

Frustrazione, ansia, preoccupazioni e timori non devono coinvolgerci troppo in caso di difficoltà iniziali ed errori, se siamo certi di allenare un gesto efficiente. Quando il nostro braccio racchetta inizia a percorrere la discesa, non è il momento di esitare. E una discesa c’è sempre, in ogni colpo del tennis. Se vi fermate rischiate di arrivare in ritardo.

venerdì 30 novembre 2018

Verso lo swing perfetto: convertire l’energia gravitazionale potenziale in energia cinetica


Il gioco del tennis richiede molte tipologie di abilità. È importante avere un gesto accurato e preciso al fine di colpire il più possibile centralmente la pallina; è richiesta una certa prontezza di riflessi nella preparazione del colpo che vogliamo eseguire; è altresì importante acquisire la capacità di leggere la traiettoria della pallina affinché si possa intuire dove andrà a cadere e di conseguenza riuscire a partire con un po’ di anticipo. Sono necessarie doti atletiche e una certa forza muscolare. Ma una delle abilità che vale la pena migliorare e comprendere maggiormente è quella che consente di trasformare l’energia gravitazionale potenziale di un oggetto in energia cinetica, ovvero in energia di movimento.

L’energia gravitazionale potenziale è l’energia relativa alla forza di attrazione gravitazionale fra masse quindi un oggetto quando viene sollevato da terra possiede una certa energia gravitazionale potenziale tale energia è in correlazione con il peso dell’oggetto stesso e con lo spostamento da un punto A ad un punto C. L’energia cinetica è l’energia di movimento, ovvero l’energia che possiede un corpo quando si muove ad una determinata velocità ed è data dalla metà del prodotto della sua massa per la velocità al quadrato secondo la seguente formula:
.
In tutti colpi del tennis dobbiamo sollevare un oggetto che nel caso specifico è una racchetta. Questo accade nei colpi fondamentali: dritto e rovescio, perché in fase di apertura la testa della racchetta viene sollevata verso l’alto. Accade nel servizio: perché nel momento del lancio di palla il braccio con la racchetta solleva l’attrezzo verso l’alto. Accade nelle volèe: in quanto la testa della racchetta è già alta con la mano non dominante che la sostiene nel cuore. Accade nella schiacciata per le stesse ragioni del servizio.

Nel momento in cui svolgiamo il lavoro di sollevare la racchetta essa acquisisce energia gravitazionale potenziale pertanto la scelta più economica ed utile a questo punto è quella di lasciarla cadere insieme al proprio braccio trasformando quest’energia in energia di movimento. In tutti i colpi. Tecnicamente potremmo non fare nessuno sforzo aggiuntivo al fine di aumentare la sua velocità. In questo caso ci limiteremo a colpire esclusivamente grazie alla velocità acquisita dovuta al trasferimento dell’energia. In linea teorica quest’energia dovrebbe rimanere costante e ritrasformarsi in energia potenziale gravitazionale quando il sistema racchetta-braccio è risalito alla fine del movimento pendolare. Questo non accade, in pratica, perché c’è dell’attrito, ma qualora volessimo mantenere la velocità costante potremmo sempre limitarci a un lavoro minimo che consente di compensare esclusivamente la perdita di velocità dovuta all’attrito. In fase di palleggio potremmo limitarci a questo tipo di colpo e apprezzare il piacere di colpire in contrazione.
Ma anche qualora volessimo aumentare la velocità che il sistema racchetta braccio acquisisce grazie alla trasformazione dell’energia questo sforzo, questo lavoro, sarebbe limitato al surplus necessario per raggiungere la velocità desiderata che non può essere acquisita dalla sola trasformazione dell’energia gravitazionale potenziale in quella cinetica.

Avremmo in questo modo uno swing continuo, uniforme, senza interruzioni. Se invece come accade spesso dovessimo fermarci o rallentare una volta che l’accelerazione dall’alto è stata avviata saremo chiamati a fare lavori aggiuntivi strettamente muscolari. Fermare del tutto o rallentare la velocità acquisita del racchetta braccio è già un lavoro in più e poi tornare ad accelerare per riprendere tutta la velocità o solo la velocità perduta nel caso in cui ci sia stato un rallentamento diventa necessario. Nel caso in cui si dovesse fermare la racchetta non solo sprechiamo energie per fargli acquisire energia gravitazionale potenziale, all’inizio, ma poi ne utilizziamo altrettante per fermare l’energia cinetica acquisita e poi saremo chiamati a un ulteriore sforzo di trazione per far riprendere l’energia cinetica persa al nostro sistema braccio racchetta. Inoltre l’ultimo sforzo sarebbe anche in contrasto con la forza di gravità.

È quindi importante sin da subito cercare di allenare un movimento razionale, perfettamente consapevole, che consente di utilizzare tutte le risorse fisiche e scientifiche che abbiamo davanti quando decidiamo di giocare una partita di tennis. L’accelerazione senza contrazioni muscolari limitando al minimo necessario, a seconda della tipologia di colpo, il lavoro della spalla per accelerare dal basso verso l’altro è un’abilità che va insegnata e perseguita sin da subito e deve essere presente nella nostra mente in ogni momento. Non è da escludere che si tratti di un’attività non immediata, non naturale, perché forse siamo connaturati ad aspettare fino all’ultimo per essere sicuri di colpire bene l’oggetto che abbiamo davanti in questo caso una pallina da tennis. Però dobbiamo cercare di comprendere che quest’istinto non è il migliore da seguire per riuscire ad avere dei colpi efficaci ed efficienti.

In inglese il significato del verbo swing è “oscillare”, “dondolare”. In italiano non mi sovviene un termine che viene comunemente utilizzato e che renda bene l’idea del fatto che la racchetta va oscillata, dondolata. Si tratta di un movimento pendolare che dobbiamo cercare di eseguire con il massimo risparmio energetico sfruttando le risorse naturali e fisiche a nostra disposizione. Quindi non si tratta di un dondolio con la mano completamente serrata sul manico, condizione muscolare che impedirebbe la trasformazione dell’energia di cui abbiamo scritto anzi impedirebbe di fatto proprio il dondolio. Ma di un’azione decontratta, almeno nella prima fase, in agevolazione e sostegno alla trasformazione dell’energia gravitazionale potenziale in quella cinetica, perché il lavoro per sollevare la racchetta lo abbiamo già svolto nella prima fase, quella di apertura.

Acquisire sin da subito, meglio se da bambini, dimestichezza e sensibilità in questo approccio ai colpi è fondamentale al fine di poter raggiungere un’ottima capacità tecnica per giocare un tennis efficace e divertente a tutti i livelli, sia che si tratti di attività ricreazionali sia che si tratti di impegni agonistici.

Si tratta forse della prima vera abilità del tennis: quella da cui partire e costruire il proprio gioco.


domenica 18 novembre 2018

Isaac Newton e l'accelerazione della racchetta nel tennis: dritto, rovescio, servizio

La forza di gravità è una realtà che non possiamo eliminare dalla natura in sé e nemmeno sul campo da tennis, è necessario confrontarsi con questa evidenza. Rappresenta un problema ma spesso un problema è anche un'opportunità, sono due lati della stessa medaglia. Sembra che la frase sia attribuibile a Galileo Galilei e non possiamo non dargli ragione nemmeno quando gli obiettivi prefissati hanno un valore più prosaico di quello nobile della scienza. A noi non interessa scoprire la verità ma sfruttarla per scopi tennistici, condizione che è una conseguenza dell'aver scoperto la verità.

La forza di gravità tenderà sempre a far ricadere la pallina verso terra e se questo accade prima che abbia superato la rete il punto è inesorabilmente perso. Le leggi della fisica giocano contro di noi, ma considerato che non cambiano e non ce l'hanno con qualcuno in modo particolare con un alcune accortezze possiamo cercare di usarle a nostro vantaggio per l'attività che intendiamo svolgere. Gravità, gravità, gravità, stesso problema visto da angolazioni diverse all'interno di uno spazio in cui muoversi.

Queste indicazioni sono utili in tutti i colpi fondamentali: dritto, rovescio (anche a due mani) e servizio. Fanno eccezione i colpi con la rotazione all'indietro (back spin) rovescio in back ed il quasi ormai dimenticato dritto in chop, ma li analizzeremo in un'altra sezione. La condizione principale comune ai colpi da fondo è che la distanza dalla rete è elevata: dodici metri o più. Se vogliamo avere un colpo profondo i metri diventano circa 24. Quindi per dare incisività ai colpi è necessario avere una sufficiente accelerazione del sistema braccio racchetta e affinché la si ottenga è opportuno considerare che il nostro corpo si muove in uno spazio in tre dimensioni. C'è sempre quindi un movimento che va verso il basso, che non contrasta la forza di gravità, in discesa per essere semplici; è presente in tutti colpi presi in considerazione e, più in generale, in tutti i colpi del tennis.. In questa fase agevolare la forza di gravità è essenziale, perché permette al braccio racchetta di acquisire velocità d'esecuzione, caratteristica preziosa sia per il timing d'impatto che per la "forza" esercitata all'impatto sulla pallina.

Agevolare questo movimento permette inoltre di predisporsi a colpire la palla dal basso verso l'alto sia nel dritto che nel rovescio. Nel servizio fornisce un'accelerazione necessaria per imprimere velocità e rotazioni alla palla, nonché l'inerzia per scaricare il peso del corpo sul colpo.

Quando è il momento di accelerare? In discesa ovviamente, si fa meno fatica. In fase di preparazione dopo avere girato le spalle e le anche all'indietro c'è un momento in cui la testa della racchetta è in alto, la mano sinistra (destra nel caso dei mancini) è ancora sul cuore della racchetta. Nel rovescio a due mani la seconda mano è sul manico ma la testa della racchetta è sempre direzionata verso l'alto.

Da questo momento in poi la racchetta deve iniziare la sua discesa verso il basso. Nei colpi a una mano questo coincide con le frazioni di tempo immediatamente successive a quando stacchiamo la mano che è sul cuore della racchetta.

Che cosa dobbiamo fare in questo momento? Non molto se non sfruttare la gravità per poi vincere la gravità stessa nel momento in cui il sistema braccio racchetta dovrà tornare verso l'alto. E' opportuno rimanere "decontratti", rilassasti perché la discesa va agevolata cercando di accelerare.

Stringere troppo la racchetta in questa fase ha come effetto quello di contrarre tutta la muscolatura innescando una resistenza alla velocizzazione verso il basso e impedendoci di utilizzare a pieno o del tutto una risorsa naturale che in questa fase dei colpi gioca a nostro vantaggio.

Nel servizio il momento dell'accelerazione si ha quando, dopo il lancio della palla, la posizione raggiunta è quella definita a trofeo: il braccio che ha lanciato la pallina è ancora disteso in aria; il braccio racchetta è invece in aria leggermente flesso, la testa della racchetta è verso l'alto pronta a scendere. Si tratta del classico mulinello dietro la schiena. In questa fase non bisogna avere timori, perché la prerogativa è accelerare sfruttando il prezioso aiuto della fisica: la gravità.

Una differenza tra il servizio e gli altri fondamentali la riscontriamo nella posizione del braccio. Nel servizio il braccio è leggermente flesso e accelera dietro la schiena continuando la flessione per poi distendersi per arrivare all'impatto. Nei fondamentali invece l'accelerazione avviene con la distensione del braccio o delle braccia. Inoltre nel servizio il braccio racchetta quando risale deve andare in verticale mentre nei fondamentali non c'è questa estremizzazione nella risalita.

Un'altra differenza su cui vale la pena soffermarsi riguarda la posizione della testa della racchetta nel momento in cui raggiunge la massima accelerazione prima di tornare a salire. Nel servizio è rivolta verso il terreno mentre nei colpi fondamentali, se questo accade, è da considerare un errore. Nel dritto e nel rovescio la racchetta deve rimanere parallela al terreno di gioco, può essere accettabile una variazione di pochi gradi verso il basso ma non di più. Questi, nei colpi presi in esame, sono i momenti in cui è necessario sfruttare la velocità acquisita per portare il braccio racchetta all'impatto. Si tratta anche delle ragioni principali per cui esistono l'ovalizzazione in apertura e il mulinello dietro la schiena nel servizio.

Naturalmente anche questa parte del gesto tecnico va allenata cercando di non dare eccessiva importanza agli errori che si commettono all'inizio, quando si cerca di impararlo o di migliorarlo nella sua esecuzione, perché un colpo più efficace sia in velocità che in rotazioni non può prescindere da una corretta accelerazione del braccio racchetta in questa fase. Utilizzare le leggi della fisica a nostro vantaggio consente un risparmio energetico nell'esecuzione del colpo e avrete dei fondamentali più economici e sotinenibili nel tempo.





giovedì 15 novembre 2018

Ritorno alle basi: il pianeta terra e il campo da tennis

A volte sono le cose più semplici che finiamo per considerare scontate. Le guardiamo talmente tanto spesso che ci dimentichiamo di osservarle con l'attenzione che meriterebbero. Se parliamo di tennis allora non bisognerebbe trascurare il fatto che questo sport viene giocato all'interno di una zona di gioco delimitata in modo convenzionale e chiaro. Se inoltre facciamo un passo indietro non possiamo non prendere in considerazione che tale zona viene delimitata sovente, se non sempre, sul pianeta Terra, (mi sentirei di escludere probabilisticamente campi da tennis su altri pianeti). La Terra è dotata di massa, condizione che implica la presenza della forza di gravità.

Una conseguenza è che la pallina gialla, una volta lanciata in aria, tenderà a ricadere verso il basso, con una velocità che non è costante, accelerando. L' accelerazione di gravità sul pianeta terra varia a seconda del luogo, il suo valore medio è comunque di 9,80665 metri al secondo quadrato. Come riporta Wikipedia. La nostra pallina tenderà quindi a cadere inesorabilmente. Avremmo sempre a che fare con il campo gravitazionale della terra quando decidiamo di giocare a tennis: a volte sarà un vantaggio altre uno svantaggio. L'atteggiamento più intelligente è quello di sfruttarlo per i nostri scopi tennistici.

Il campo però ci pone davanti alcune difficoltà. Intanto non è corto come appare quando siamo al suo interno. E' lungo quasi ventiquattro metri. L'area di rigore di un campo da calcio dista dalla porta 16,50 metri e una punizione calciata da 24 metri è una bella punizione. E' vero la pallina da tennis è più leggera ed abbiamo la racchetta ma credo sia pur sempre una distanza da non sottovalutare, perché c'è una rete nel mezzo da superare e la forza di gravità non ci aiuta in questa prima fase, anzi tenderà a far ricadere la pallina prima della rete. Nei primi 11,89 metri dobbiamo contrastare la forza di gravità per superare la rete. Se si considera che non tutti giocano proprio sulla riga di fondo ma un po' più dietro i metri che la pallina deve compiere per arrivare dall'altra parte del campo sono 12, in alcuni casi 13 e più.

Si aggiunge un'altra difficoltà: dalla riga di fondo non avete angolo di schiacciata con dritto e rovescio. Non potete schiacciare perché non avete luce, la rete copre tutto il campo compresa la riga di fondo e di un bel po'! Mettetevi con i piedi sulla riga di fondo. Guardate il nastro e noterete che la riga dell'altro campo appare al disotto del nastro della rete. Ora io sono alto circa un metro e ottanta, i miei occhi saranno circa cinque, dieci centimetri più in basso quindi da circa 175 cm di altezza non c'è possibilità di schiacciata. Per due punti passa una e una sola retta, quindi la retta che va dai vostri occhi alla riga di fondo non è una traiettoria percorribile, perché passa sotto il nastro.
Non sarebbe percorribile nemmeno se non ci fosse la forza di gravità  che però non possiamo eliminare e che quindi tenderà ad abbassare ancora di più una traiettoria già di per sé disastrosa. Scriverò in un' latra occasione dei punti luce sullo smash e sul servizio. Se il significato di smash è "distruggere", "rompere" forse un motivo c'è...

Per il momento, data la crudele realtà, non rimane che mettersi l'animo in pace e cercare di colpire per superare la rete, quindi con un movimento dal basso verso l'alto. Un movimento parallelo al terreno non va bene perché c'è sempre la forza di gravità che fa perdere velocità alla pallina e tende a farla ricadere.

La rete al centro è alta 0,915 metri, più o meno è l'altezza del bacino di una persona alta 1,80 metri. Se siamo sulla riga di fondo dovremmo imprimere una forza tale alla palla da farla viaggiare parallelamente al terreno per quasi 12 metri senza risentire della forza di gravità. Il tennis è uno sport di parabole. Colpire dal basso verso l'alto permette di superare il primo ostacolo che è la rete. La forza di gravità che siamo stati costretti a vincere tornerà utile successivamente, quando permetterà di far ricadere la palla in campo, all'interno della riga di fondo, nella metà campo del nostro avversario.

Altre due considerazioni. La rete al centro è considerevolmente più bassa e il campo in diagonale è più lungo di oltre un metro perché è l'ipotenusa di un triangolo rettangolo. Per questo motivo giocare incrociato riduce il numero degli errori: si supera meglio la rete e c'è più spazio per far ricadere la palla in campo. Il lungo linea è un colpo più difficile e andrebbe giocato solo quando il giocatore ha più tempo per la sua preparazione condizione che dipende anche dalle abilità acquisite dal giocatore stesso nel tempo. In un gioco di parabole l'incrociato è il miglior modo per vincere e sfruttare la forza di gravità.

Con il tempo analizzeremo la tecnica di tutti i colpi, alcuni aspetti di tattica anche di doppio e le racchette, con l'intento di poter scendere in campo con una consapevolezza maggiore sia a livello junior, di circolo, che agonistico.

Rimanete sintonizzati.