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mercoledì 2 settembre 2026

Il margine dell’1%: la fisica che separa un campione Slam da un buon professionista



Nel tennis si tende spesso a cedere al fascino del mito. Davanti alla regolarità disumana di certi campioni nei momenti di massima pressione e nei risultati, davanti all’incostanza di altri o ai cambiamenti repentini di una partita, la narrazione sportiva si rifugia in spiegazioni quasi metafisiche, arrivando a definire il tennis “l’opera del Diavolo”, per la sua capacità di punire il minimo sbandamento emotivo, ogni piccola distrazione e ogni minima disattenzione. La realtà, tuttavia, è meno diabolica e molto più affascinante: laddove la percezione vede la magia, la scienza applicata ai sistemi complessi rivela principi di fisica, neurologia e biomeccanica.


A decidere la traiettoria di una carriera non è un patto faustiano, ma una vera e propria biforcazione evolutiva guidata da un margine impercettibile: l’1% di errore.


La fisica della divergenza: pendolo Semplice vs triplo Pendolo


Per capire come nasce questa forbice, occorre osservare la biomeccanica dell'impatto. Ho già scritto in altri articoli di questo aspetto, quindi non mi dilungherò nella spiegazione e cercherò di evidenziare gli effetti sulle partite e sulla carriera di un tennista. Quando un tennista impatta la palla, il sistema braccio-racchetta può strutturarsi secondo due modelli dinamici:


  1. Il modello ad asse dominante sulla spalla (Pendolo Semplice): Gomito e polso mantengono vincoli stabili all'impatto. L'oscillazione ha un solo grado di libertà principale: il movimento è geometricamente pulito, prevedibile e facilmente calcolabile dal sistema nervoso.

  2. Il modello a rilascio anticipato (Triplo Pendolo): Gomito e polso (o avambraccio in pronazione supinazione), si sbloccano prima del contatto con la palla alla ricerca di una "frustata" con l’ultimo pendolo (la racchetta). Il sistema diventa a più gradi di libertà, trasformandosi in un classico sistema caotico.


Nei sistemi caotici vige la sensibilità estrema alle condizioni iniziali: una variazione infinitesimale nella posizione del corpo o nella spinta delle gambe produce traiettorie finali dell’ultimo pendolo oscillante (nel nostro caso della racchetta) drammaticamente divergenti. Poiché l'impatto dura appena 4-5 millisecondi e il segnale nervoso impiega tempi nettamente superiori per viaggiare, il cervello non può correggere il colpo "in corsa" (controllo feedforward). Su questo aspetto in futuro scriveremo della differenza tra lancio e colpo.


Ora ipotizziamo che questa instabilità caotica generi appena l'1% di errore marginale in più ogni 100 colpi. E’ una stima prudente che prende in considerazione che i pendoli (braccio, avambraccio e racchetta) non sono completamente liberi ma comunque vincolati dalla mobilità articolare. A prima vista potrebbe sembrare un'inezia, ma applicata ai numeri del circuito ATP produce un effetto valanga.


La matematica della biforcazione: i numeri nel circuito ATP


Analizzando le metriche ufficiali del tennis professionistico, emergono tre dati fondamentali:

  • Lunghezza media degli scambi: circa 4 colpi per punto (3,8 - 4,2).

  • Volume di colpi per match: tra i 300 e i 400 colpi attivi in un match al meglio dei 3 set, che superano i 600-700 colpi in uno Slam al meglio dei 5 set.

  • La regola del 54%: I dati statistici mostrano che la differenza tra vincere e perdere un match al massimo livello risiede in un margine ridottissimo. Chi vince la partita porta a casa mediamente solo il 53%-55% dei punti totali. In un match da 200 punti, la vittoria si decide su una forbice di appena 6-10 punti.




I Punti Chiave e il destino agonistico


I 4 o 7 punti persi in più a causa del "caos articolare" non si distribuiscono però in modo uniforme. Nel sistema di punteggio del tennis, non tutti i punti pesano allo stesso modo, pertanto cedere un 30-40 o un minibreak nel tie-break a causa di un piatto corde aperto o chiuso di mezzo grado, di un lieve ritardo o anticipo dell’oscillazione modifica drasticamente l'inerzia del match.


È qui che si compie la biforcazione evolutiva del tennista:


  • L'Atleta d'Élite (Vincitore di Slam): riducendo i gradi di libertà del braccio, mantiene un'oscillazione prevedibile. Anche sotto stress o dopo tre ore di partita, il suo margine d'errore rimane minimo. Quei 4-5 punti critici a match è più probbile che girano a suo favore, consentendogli di vincere i tornei e scalare la top 5 mondiale.

  • Il Giocatore di Medio Livello (Top 100): affidandosi all'illusione della frustata di polso o avambracio, introduce un fattore caotico che emerge immancabilmente nei momenti di stanchezza o pressione. Quei 4-5 punti persi per imperfezione geometrica intrinseca all’oscillazione trasformano una potenziale vittoria in una sconfitta, magari al secondo turno.


La scienza oltre il mito


Il tennis non è dominato da forze oscure né da un'imperscrutabile sorte divina. Non ci sono ritratti che invecchiano in soffitta con lo scopo di mantenere giovane il tennis di un giocatore. La differenza tra alzare un trofeo Slam e rimanere un ottimo giocatore da tabellone secondario sta nella capacità di governare la complessità.


Ridurre il caos e affidarsi alla geometria di un'oscillazione guidata non è un compromesso al ribasso, ma la scelta biomeccanica più lucida per trasformare la precisione in un vantaggio statistico costante e inoppugnabile, specialmente nei momenti cruciali di una partita e di una carriera.


domenica 16 agosto 2026

Il teorema del caos nel tennis: perché la "frustata" distrugge il timing e diamo la colpa al Diavolo

 Il miraggio del polso sciolto

Nella didattica del tennis moderno, il mantra del "polso sciolto" che frusta la palla all'impatto viene insegnato come il segreto per generare velocità e rotazione. Utilizzare l'ultimo snodo del polso per generare più velocità della testa della racchetta è un'idea intuitiva. Lo stesso Rod Cross professore di fisica presso l'Università di Sidney lo prende in considerazione per il suo modello di doppio pendolo e ottimizzazione dell'energia all'impatto. 

I campioni mimano spesso il gesto a vuoto del dritto, quando cercano il timing nella loro mente, eseguendo l'azione di polso e avambraccio. I giocatori di circolo o i ragazzi delle scuole imitano visivamente i gesti dei campioni, in quanto sono convinti che attivare precocemente gli snodi del braccio sia la chiave del successo. 

Tuttavia, la fisica e la matematica dei sistemi dinamici dimostrano l'esatto contrario per diversi motivi: cercare la frustata anticipata significa condannare il proprio tennis all'instabilità cronica.


La matematica del disastro: dal pendolo semplice al sistema caotico

Per comprendere l'errore e dove ci conduce, dobbiamo analizzare il braccio-racchetta come un sistema di pendoli collegati tra loro.


  1. Il modello cinematico corretto (Asse di rotazione sulla Spalla): quando il giocatore blocca temporaneamente il polso e il gomito prima dell'impatto, l'intera catena (braccio + racchetta) si comporta come un pendolo semplice. Il fulcro è unico (la spalla), il raggio è massimo. Il moto di un pendolo semplice è lineare, prevedibile e facilmente calcolabile dal cervello. Il _timing_ d'impatto diventa geometrico e costante.
  2. Il modello della frustata anticipata: Se il giocatore rilascia anticipatamente le articolazioni di gomito e polso prima dell'impatto, trasforma istantaneamente il braccio in un triplo pendolo composto (Spalla $\rightarrow$ Gomito $\rightarrow$ Polso(pronazione)/Racchetta).


In fisica teorica, mentre il pendolo singolo è regolare, il doppio pendolo e, in misura ancora più estrema, il triplo pendolo sono l'esempio da manuale dei sistemi caotici.

Perché il triplo pendolo distrugge il timing

Un sistema si definisce caotico quando mostra una _sensibilità estrema alle condizioni iniziali_. Significa che una variazione millimetrica o infinitesimale nella spinta delle gambe o nella posizione del corpo all'inizio del colpo, un live cambiamento in corsa dell'oscillazione, una diversa altezza di partenza dell'oscillazione, producono traiettorie finali della testa della racchetta completamente diverse e imprevedibili.

Nel triplo pendolo ad articolazioni rilasciate le oscillazioni del gomito influenzano quelle del polso, che a loro volta retroagiscono sulla spalla, un sistema di feed back retroattivi che implicano cambiamenti finali macroscopici. All'interno dei 5 millisecondi in cui avviene l'impatto con la palla, le variabili dinamiche diventano troppe e interconnesse in modo sensibile:

1. Bastano poche frazioni di secondo di ritardo nell'estensione del gomito per cambiare l'angolo di inclinazione del polso e di conseguenza quella della testa della racchetta.

2. La testa della racchetta di conseguenza non si muove più su un arco prevedibile, ma subisce fluttuazioni millimetriche della velocità tangenziale e dell'orientamento del piatto corde.

Il cervello umano, per quanto allenato, non possiede la capacità di calcolo neurale per correggere in tempo reale le fluttuazioni di un triplo pendolo caotico. Pertanto affidarsi a questo tipo di oscillazione per controllare i colpi diviene un'impresa titanica e destinata spesso al fallimento o ad una incostanza di gioco strutturale.

L'illusione dei campioni e la fatica degli amatori

A questo punto, però, dobbiamo porci una domanda: se questo sistema è caotico, come fanno i professionisti a mettere la palla in campo con tanta precisione e costanza? Come abbiamo analizzato e come emerge dai molti filmati in ultra slow mototion di Federer, Nadal, ma anche Sinner, Djokovic ed altri loro non usano il triplo pendolo all'impatto. I campioni bloccano l'asse sulla spalla e rilasciano i punti di snodo naturali (gomito e polso) solo _dopo_ che la palla è già decollata dalle corde, per pura esigenza di dissipazione dell'energia centrifuga.

Il dramma sia del tennista amatoriale che del professionista bloccato in un'involuzione tecnica o dallo scoglio dell'incostanza del proprio gioco, risiede molto spesso nel fatto che applica il modello caotico consciamente prima dell'impatto. Lo attiva perché crede sia la cosa giusta da fare. Per compensare il caos intrinseco e matematico del triplo pendolo e trovare il timing, l'atleta è costretto a uno sforzo di allenamento e a una azione muscolare inefficiente.

Dovrà colpire migliaia di cesti a settimana nel tentativo disperato di "calibrare" statisticamente l'errore. Attività che risulterà per altro vana in quanto il minimo cambiamento delle condizioni di gioco (temperatura, superficie, palle) e delle proprie condizioni atletiche influiranno sulla modifica del suo gesto e quindi sulla calibrazione del gesto stesso. Sopratutto se si considera che ogni oscillazioni parte da condizioni iniziali diverse. Nessuna giocatore arriva sempre nello stesso modo sulla palla o prepara il colpo in dinamica di gioco sempre nello stesso modo. Siccome questo tipo di caos e sensibile a minimi cambiamenti cercare il timing diviene un rebus impossibile da risolvere.

Il giocatore inoltre, quando sente di non essere in palla, quando vede che accumula errori di sincronizzazione dell'impatto, potrebbe essere portato a irrigidire la muscolatura all'ultimo millisecondo per "frenare" il caos, vanificando la decontrazione, infiammando i tendini e rischiando infortuni.

Il tennis efficiente non flirta con la teoria del caos, ma la evita. Non cerca di controllare i sistemi sensibili a minimi cambiamenti in una ambiente di gioco in cui i minimi cambiamenti sono ovunque, anche nel movimento del proprio corpo e nell'approccio dinamico, mai uguale, all'esecuzione dei colpi.

Sfruttare la caduta gravitazionale e spostare la catena cinetica sull'asse della spalla trasforma il colpo in un pendolo semplice, solido e riproducibile all'infinito. La nostra mente riesce a prevederne l'oscillazione e a calcolare meglio i tempi di impatto anche al variare di molte condizioni sia dell'atleta che dell'ambiente di gioco. Una palla con un rimbalzo più basso e più veloce o con un rimbalzo più alto costringe il tennista a modificare il proprio movimento di oscillazione e in un sistema a un singolo pendolo l'adattamento avviene più velocemente e con minori margini di errore.

La frustata, che tutti sembrano vedere è un effetto finale e passivo, un'illusione visiva a velocità normale, non è un'azione cosciente. Chi insegna il contrario non sta insegnando il tennis ma sta cercando di insegnare a gestire il caos. Non meravigliamoci se poi ci si appella al Diavolo per cercare una spiegazione alla complessità di questo gioco.

Aggiungerei che questo disguido nasce spesso anche dalla descrizione che alcuni campioni fanno delle loro sensazioni di gioco. Spesso descrivono un uso del polso o dell'avambraccio nel momento dell'impatto, ma anche qui le probabilità che si tratti di un'illusione sensoriale sono alte, perché l'impatto dura dai 4 ai 5 millisecondi e la trasmissione nervosa dalla mano al cervello dai 30 ai 50 millisecondi, quindi il nostro cervello interpreta come sensazione di impatto quello che avviene quando l'impatto è già avvenuto. Ma approfondirò la questione in un'altro articolo.


Oscillazione di un pendo singolo e di un triplo pendolo

Fig. 1 – Geometria dell'impatto vs Teoria del Caos.

A sinistra, la traiettoria pulita e geometricamente perfetta di un pendolo semplice: muovendo il braccio-racchetta con l'asse ancorato unicamente alla spalla, il percorso della testa della racchetta è un arco di cerchio costante, prevedibile dal cervello al millisecondo.

A destra, la simulazione fisica della traiettoria di un pendolo multiplo ad articolazioni rilasciate (spalla-gomito-polso). Le linee si sovrappongono in modo aggrovigliato e asimmetrico: basta una variazione infinitesimale all'inizio del movimento (la spinta del piede, una partenze leggermente più alta o più bassa o l'inclinazione diversa del busto) per far compiere alla punta della racchetta una traiettoria finale completamente diversa. È l'evidenza visiva del perché la frustata anticipata distrugga il timing e costringa il giocatore a colpire all'interno di un sistema caotico.

Fig. 1 – Scomposizione geometrica dello spazio di oscillazione della testa della racchetta.

- Asse delle Ascisse (Asse Orizzontale X): Rappresenta lo spostamento lineare avanti-indietro della testa della racchetta nello spazio aereo (misurato in metri, ponendo lo zero in corrispondenza del baricentro del corpo dell'atleta). Descrive la profondità e l'avanzamento del colpo prima e dopo l'impatto.

- Asse delle Ordinate (Asse Verticale Y): Rappresenta l'altezza geometrica della testa della racchetta rispetto al terreno (misurata in metri). Descrive la parabola del colpo, ovvero la fase di discesa (_backswing_) e la fase di risalita (_follow-through_).



Osservando i due modelli a confronto, la fisica geometrica svela l'inganno del tennis muscolare con rilascio anticipato di polso o avambraccio. 

Nel grafico di sinistra, il Pendolo Semplice (Asse Spalla) vincola le coordinate X e Y a una relazione trigonometrica rigida e perfetta. Ad ogni coordinata di avanzamento (X) corrisponde una e una sola altezza geometrica (Y) della racchetta. Il cervello del tennista deve calcolare una sola traiettoria prevedibile: il timing all'impatto (_) diventa nativo e matematicamente riproducibile.*

Nel grafico di destra, il Triplo Pendolo Caotico (Frustata Anticipata) spezza questo legame. A causa dei micro-rilasci di gomito e polso prima del colpo, la testa della racchetta si muove in una ragnatela di traiettorie asimmetriche. Nello stesso punto di avanzamento (X), la racchetta può trovarsi ad altezze (Y) e con inclinazioni del piatto corde totalmente differenti a ogni esecuzione. La sovrapposizione aggrovigliata delle linee dimostra graficamente l'impossibilità di stabilizzare il colpo: l'atleta non sta giocando a tennis, sta sfidando la teoria del caos.

Fabrizio Brascugli

mercoledì 15 luglio 2026

La Mano di Jannik Sinner: La Fisica Inerziale e l'Origine Emergente del Talento nel Tennis



Dalla variazione di massa sistemica di Rod Cross alla "Società della Mente" di Minsky: come la complessità del gioco nasce dalla modulazione di parametri fisici microscopici. (Da "La mano di Rod" Laver a quella di Jannik).

Biomeccanica e Sistemi Complessi. Analisi Scientifica e Divulgativa

Nel tennis contemporaneo, l’espressione "tocco di palla" viene spesso trattata come una categoria mistica, un attributo innato non quantificabile che separa i fuoriclasse dai puri esecutori. Tuttavia, grattando la superficie della biomeccanica classica, emerge una realtà differente: il talento tennistico altro non è che un fenomeno emergente. Si tratta della capacità di governare parametri fisici di base attraverso micro-regolazioni dinamiche.

Ispirandoci alle analisi del fisico australiano Rod Cross, a nostre attente osservazioni, e incrociando i suoi dati con la cibernetica di Marvin Minsky e la fisica dei sistemi complessi, possiamo formulare un'ipotesi affascinante: i colpi più complessi ed eleganti del gioco non nascono da calcoli astrusi, ma dalla modulazione istantanea del momento angolare e della pressione d'impugnatura.

1. L'equazione di base: il braccio pesante come modulatore d'onda

Per comprendere l'origine fisica del colpo, occorre partire dalla dinamica rotazionale. Quando un tennista colpisce la pallina, il trasferimento di energia è regolato dal momento angolare (L), espresso come il prodotto del momento d'inerzia (I) per la velocità angolare (\omega):

L = I \cdot \omega



Un braccio biologicamente dotato di maggiore massa (o con una densità muscolare e scheletrica che ne incrementa il momento d'inerzia originario) possiede un potenziale di trasferimento energetico intrinsecamente superiore. Ma il vero vantaggio competitivo non risiede nella pura forza bruta, bensì nella capacità di modulazione.




Un sistema caratterizzato da una massa inerziale elevata mette a disposizione una "banda passante" di modulazione enormemente più vasta. Controllando la velocità del braccio, un giocatore dotato di leve pesanti può variare lo spettro del momento angolare finale in modo estremamente progressivo e preciso, offrendo alla pallina traiettorie, rotazioni e pesi d'impatto preclusi a chi possiede una massa biologica ridotta e deve compensare unicamente con la velocità grezza del gesto.

2. L'interruttore dinamico di Rod Cross

L'intuizione fisica decisiva si deve a Rod Cross, emerito studioso della fisica applicata al tennis. Cross ha dimostrato che la racchetta, nel momento dell'impatto, non si comporta come un corpo rigido e isolato, bensì si fonde con l'arto del tennista a seconda della forza esercitata sul manico. Infatti è proprio la mano l'elemento che permette di fare sistema con la racchetta.

È proprio qui che si compie la transizione da fisica lineare a sistema complesso:

  • A presa decontratta (allentata): la racchetta reagisce in modo quasi indipendente. Il punto di perno rimane avanzato, l'inerzia è limitata e l'impatto risente di una frazione minima della massa del braccio.
  • A presa serrata (stretta): la racchetta e l'avambraccio si fondono istantaneamente in un'unica entità sistemica. La massa del braccio si somma a quella del telaio, spostando indietro il centro di percussione (lo sweet spot) e aumentando drammaticamente l'energia cinetica restituita alla palla.
  • Tra le due prese estreme (massima stretta e massima rilassatezza) ci sono molteplici forme intermedie

Il modulatore di massa sistemico

Il tennista d'élite dotato di una mano pesante agisce come un vero e proprio modulatore di massa in tempo reale. Variando la pressione delle dita sulla frazione di secondo che precede l'impatto, egli può letteralmente "aggiungere" o "sottrarre" peso strutturale al punto dell'impugnatura. Il risultato è la capacità di generare spin estremi, drop-shot millimetrici, volée accarezzate o accelerazioni improvvise partendo dalla medesima preparazione visiva del colpo.

3. La "Società della Mente" e l'emergenza biologica

Questa straordinaria modulazione cinetica ci riporta direttamente a Marvin Minsky e alla sua teoria della Società della Mente. Come può il cervello umano gestire calcoli di tale precisione millimetrica in poche frazioni di secondo?

La risposta è che non li gestisce centralmente. Non esiste un "supercomputer" nella testa del tennista che calcola equazioni differenziali in tempo reale. L'azione finale è, al contrario, il risultato di una moltitudine di micro-agenti stupidi coordinati localmente:

  • Un agente si occupa unicamente della pressione delle falangi sul grip.
  • Un altro valuta la velocità periferica della testa della racchetta.
  • Un terzo monitora l'equilibrio del busto e lo spostamento del baricentro.

Nessuno di questi agenti sa cosa sia un "passante incrociato" o una "stop volley". Eppure, la loro interazione genera l'intelligenza motoria emergente.

Esattamente come nel volo degli storni, dove figure aeree di sublime complessità nascono da tre semplici regole di vicinato, o nell'evoluzione biologica, dove la selezione naturale ottimizza i corpi partendo da semplici mutazioni casuali del codice genetico, il colpo magistrale del tennista emerge dalla combinazione armonica di micro-regole fisiche locali.

Conclusioni: l'arte che rispetta la fisica

Il "talento puro" è, in ultima analisi, la capacità di sfruttare le leggi della fisica per creare alternative di gioco. Chi governa la modulazione della massa dispone di un vocabolario dinamico infinitamente più ricco.

Le soluzioni balistiche che ne derivano non sono il frutto di una dote soprannaturale, ma la spettacolare dimostrazione di come la natura, attraverso regole microscopiche incredibilmente semplici, ami plasmare le sue forme più complesse e affascinanti: in un cielo d'autunno, in una catena di DNA o sul campo centrale di Wimbledon.

Fabrizio Brascugli

lunedì 13 luglio 2026

La risposta bloccata scomparsa: perché il servizio domina sempre di più nel tennis moderno



Analisi della finale Wimbledon 2026 Sinner-Zverev e l’impatto dell’attrezzatura sulla tecnica

Nella finale di Wimbledon 2026, Jannik Sinner ha difeso il titolo battendo Alexander Zverev con il punteggio di 6-7(7-9), 7-6(7-2), 6-3, 6-4.

Sinner non ha perso il servizio per tutta la partita, ha ribaltato il match con un tie-break dominante nel secondo set e ha chiuso con due break nei set finali. Il servizio è stato protagonista assoluto, ma il vero tema tattico e tecnico va oltre la potenza del servizio: è la quasi totale scomparsa della “risposta bloccata” (compact/blocked return), un colpo un tempo fondamentale e oggi quasi estinto ai massimi livelli.

Il servizio non è il solo colpevole

Zverev ha servito con grande efficacia (alto numero di ace e punti vinti sul primo servizio), ma Sinner ha risposto in modo solido quando ha potuto. Il problema più profondo è strutturale: con i servizi odierni (velocità elevate, angolazioni estreme e profondità), i giocatori hanno pochissimo tempo per preparare un colpo. La risposta “bloccata”, backswing ridotto, impatto davanti al corpo, uso della velocità avversaria per neutralizzare e restituire traiettoria bassa e profonda, richiede precisione, timing e una certa inerzia della racchetta. Oggi questa soluzione è rara perché l’attrezzatura moderna la rende meno efficace.

Evoluzione dell’attrezzatura: racchette più leggere

Le racchette da tennis si sono alleggerite notevolmente nel corso dei decenni:

  • Era del legno (fino agli anni ’70-’80): spesso 350-450 g. - Transizione a grafite e compositi: calo progressivo.
  • Oggi (pro): media ridotta di circa 18 g rispetto alla generazione precedente, con swingweight in diminuzione di oltre 20 punti. Le racchette pro si aggirano tipicamente tra 300-340 g incordate (a seconda del setup personalizzato).
  • Pete Sampras, maestro della risposta compatta, usava una Wilson Pro Staff 85 personalizzata che arrivava a circa 384 g incordata (con lead tape e impugnatura in pelle). Era un telaio pesante, con alto momento d’inerzia, che forniva grande stabilità.

Le racchette più leggere permettono swing più veloci e maggiore maneggevolezza nei colpi da fondo campo aggressivi, ma penalizzano i colpi “bloccati” o difensivi, dove conta di più la massa che la velocità della testa della racchetta.

Approfondimento fisico: meno massa = meno momentum

Il concetto chiave è il momento lineare (momentum) della racchetta: [ p = m \cdot v ] dove ( m ) è la massa della testa della racchetta e ( v ) la sua velocità al momento dell’impatto. Nella risposta bloccata si usa un backswing molto ridotto e una velocità della racchetta relativamente bassa (( v ) ridotta). Con una racchetta pesante (alta ( m )), anche a bassa ( v ) si ottiene un momentum sufficiente per assorbire e reindirizzare il momentum della palla in arrivo (( m_b \cdot v_b ), dove ( v_b ) è alta sul servizio).

Con una racchetta leggera (bassa ( m )): - A parità di ( v ), il momentum ( p ) è inferiore.

  • Per compensare e generare un impulso efficace (( J = \Delta p = F \cdot \Delta t )), il giocatore deve aumentare ( v ) (quindi un backswing più ampio e più tempo di preparazione).
  • La racchetta leggera “recede” di più all’impatto (maggiore rinculo), rendendo più difficile mantenere il controllo e la traiettoria desiderata senza aggiungere swing proprio. In pratica: non c’è tempo per quel backswing più ampio contro un servizio potente. Il risultato è una risposta più passiva, più alta o più corta, che regala tempo all’avversario. L’impulso durante il contatto è cruciale. Una racchetta più massiccia fornisce una piattaforma più stabile per trasferire forza alla palla in un tempo di contatto breve, ideale per il “blocco”.

Il contributo delle corde in poliestere

  • Le corde in poliestere (ormai standard tra i top player) hanno bassa elasticità e ridotto “dwell time” (tempo di contatto corda-palla). Offrono meno effetto trampolino e restituiscono meno energia “gratuita” rispetto alle corde naturali o ibride del passato. Il giocatore deve quindi generare più potenza con il proprio movimento. Questo spinge ulteriormente verso preparazioni più ampie e veloci, penalizzando ulteriormente la risposta compatta.

Sampras: l’ultimo grande maestro della risposta bloccata

  • Pete Sampras era un esperto nell’usare la velocità del servizio avversario. La sua risposta bloccata era compatta, precisa e spesso restituiva la palla bassa e profonda, togliendo tempo al rivale. Con una racchetta pesante e corde naturali (più elastiche), poteva “bloccare” efficacemente anche contro servizi molto potenti. Oggi quel colpo è quasi scomparso: i migliori lo usano sporadicamente, perchè il gioco moderno premia soluzioni più aggressive o difensive estreme.

Dati statistici e tendenze

  • Nei tornei moderni (soprattutto su erba e hard veloci), la percentuale di punti vinti sul primo servizio dai top player spesso supera il 70-75% in partite chiave.
  • Le percentuali di ritorno sul primo servizio si aggirano tipicamente intorno al 30-35% per i migliori del mondo.
  • Storicamente (dati ATP dal 1991 in poi), il dominio del servizio è aumentato: negli anni ’90 più giocatori mantenevano percentuali altissime di game vinti sul servizio; oggi il divario tra servizio e risposta si è accentuato con l’evoluzione dell’attrezzatura.
  • Nella finale Wimbledon 2026, Sinner ha mantenuto il servizio per l’intera partita e ha convertito break points in modo decisivo nei set finali, confermando il trend. Queste cifre non sono solo merito dei giocatori: riflettono anche un ambiente in cui l’attrezzatura favorisce chi serve forte e chi riesce a generare potenza dai propri swing anche se spesso molti giocatori sono costretti a indietreggiare fino ai teloni di fono campo.

Conclusioni: verso un nuovo equilibrio?

La scomparsa della risposta bloccata non è solo una questione di stile: è anche una conseguenza fisica e tecnologica. Racchette più leggere e corde rigide hanno reso il tennis più spettacolare nei rally da fondo, ma hanno ridotto gli strumenti difensivi/neutralizzanti efficaci contro il servizio.
Forse è il momento di riflettere su:

  • Regolamentazioni sull’attrezzatura (peso minimo, rigidità delle corde)?
  • insieme a un ritorno all’insegnamento più sistematico della tecnica compatta nelle accademie?

Il tennis di alto livello ha bisogno di un equilibrio tra potenza del servizio e capacità di risposta efficace. Altrimenti, il “big serve” continuerà a dominare in modo sempre più unilaterale. Fonti principali: statistiche ATP/Wimbledon, analisi storiche sull’evoluzione delle racchette, principi di fisica applicati al tennis (momentum e impulso). Il dibattito sull’attrezzatura è aperto da anni tra coach, giocatori e produttori.
Cosa ne pensi? La risposta bloccata può tornare o è destinata a rimanere un ricordo dell’era pre-poliestere?

martedì 16 giugno 2026

Sinner, il tennista robot e l'estinzione del dubbio: perché il tennis moderno premia l'automazione





Il millisecondo rubato.

Nel tennis contemporaneo, il talento non si misura più sulla capacità di inventare una soluzione, ma sulla velocità con cui il cervello cancella il dubbio. Se negli anni '90 e nei primi anni 2000 il campo da tennis era una scacchiera su cui pianificare una strategia in frazioni di secondo, oggi quel tempo già limitato non c'è più, siamo in un acceleratore di particelle. Con velocità di palla che superano regolarmente i 130 km/h da fondo campo e rotazioni esasperate, il tempo di reazione si è ridotto talmente da arrivare sotto la soglia del pensiero conscio. Il tennis moderno non premia chi pensa meglio, chi sceglie una soluzione, ma chi esegue più velocemente un automatismo perfetto.

1. La parabola dei numeri: dalla scelta alla transizione obbligata

I dati storici sull'evoluzione delle discese a rete offrono la prova di questa mutazione genetica del gioco.

  • L’era della scelta è rimasta almeno fino a Pete Sampras: negli anni '90, Sampras scendeva a rete nel 35%-45% dei punti. Era ancora un tennis opzioni: potevi servire e scendere a rete con più frequenza, attaccare in contro tempo o scendere a rete su un passante basso con l'avversario costretto ad alzare la volée e chiude di volo. Edberg ha giocato perle di questa tattica. C'era lo spazio geometrico per decidere di interrompere il ritmo dello scambio, rallentare e accelerare, cambiare profondità e altezza dei rimbalzi.
  • Un'era ibrida si era già intravista ma con Roger Federer la strada è stata tracciata in modo netto: Federer con il 15%-22% di discese è stato l’ultimo romantico interprete di un tennis "pensato" e anche in lui ha iniziato a tirare i remi in barca e a pensare sempre meno. Il pensiero è un fardello inutile che porta via attimi preziosi. Lo svizzero usava la rete come una scelta tattica estemporanea, un cambio di ritmo improvviso per spezzare l'inerzia del palleggio ma sempre meno di Sampras. Alla fine lo scambio da fondo veniva privilegiato, perché più funzionale e meno rischioso.
  • L’era dell’automazione è iniziata Novak Djokovic e Jannik Sinner: Con Djokovic che scende a rete tra l' 8% e il 12% e Sinner tra 10% e il 5% (meno automa del serbo). La rete cessa di essere una scelta strategica e diventa una pura conseguenza matematica. Non si scende a rete per costruire il punto o per sorprendere, ma per raccogliere i cocci di un avversario già demolito dalla progressione da fondo. La discesa è automatica perché il colpo precedente ha già decretato, debole e lento costringe ad andare avanti nel campo per decretare la fine dello scambio.

2. Ritmi esasperati e l'illusione della tattica

Perché si è persa la varietà? La risposta risiede nella fisica del gioco moderno. L'evoluzione dei materiali (racchette in grafite leggera o carbonio, piatti corde più ampi e corde in monofilamento di poliestere) permette ai giocatori di colpire a tutta braccio da posizioni estreme, generando parabole che un tempo sarebbero state possibili.

Questo ha generato due conseguenze:

  1. Il fattore tempo: quando Jannik Sinner colpisce di dritto la palla viaggia a una velocità tale da lasciare all'avversario meno di 400 millisecondi per reagire. In questo lasso di tempo, il sistema nervoso umano non può "elaborare una strategia". Può solo attivare un pattern motorio pre-programmato in migliaia di ore di allenamento.
  2. L'omologazione del colpo: variare il gioco (usare lo slice, tentare una palla corta, cambiare angolo o profondità all'ultimo, tentare un attacco in controtempo) richiede una frazione di secondo per posizionare il corpo, modificare l'oscillazione, gestire l'angolo d'impatto, cambiare impugnatura e colpire la palla in modo diverso. Ma se si toglie quel millisecondo al giocatore, lo costringi a fare l'unica cosa biomeccanicamente sicura: colpire in topspin, con il modello esecutivo ormai interiorizzato. Anche i colpo piatto sta scomparendo perché debole in controllo.

L'effetto Formula 1: la dittatura del "Modello Pre-programmato"

Per capire fino a che punto il tennis attuale sia dominato dall'automazione, occorre fare un parallelo con la Formula 1. Quando una monoposto affronta una curva a 250 km/h, il pilota non sta "decidendo" come girare il volante millimetro per millimetro; sta applicando un modello di traiettoria memorizzato, fidandosi ciecamente degli input fisici che il suo corpo ha processato migliaia di volte al simulatore. Nel tennis di Sinner e Alcaraz accade esattamente lo stesso. I tennisti moderni vengono addestrati fin da giovanissimi a sviluppare un modello esecutivo ideale del colpo (una specifica biomeccanica di caricamento, oscillazione, impatto e finale) che dev'essere identico a se stesso, a prescindere dalle variabili che si possono incontrare in partita. E' il modello che riduce gli errori, abbrevia i tempi di gioco, da fiducia al giocatore, è semplice e facilmente ripetibile.

Questa cieca fiducia nell'automazione è una necessità neurologica dettata dalla fisica:

  1. L'assenza di autodiagnosi in tempo reale: se un dritto esce di venti centimetri, o va a rete per 2, alla velocità di gioco attule il tennista non ha modo di capire cosa sia andato storto in quel colpo a meno che l'errore non sia macroscopico. Lo spazio e il tempo sono così ridotti che analizzare l'errore (la posizione del polso, il baricentro, la chiusura o l'anticipo) interromperebbe il flusso del gioco, generando sfiducia e forse un secondo errore immediato.
  2. La fede cieca nella ripetizione: poiché non c'è tempo per comprendere l'errore e correggere il colpo, l'unica difesa del giocatore è resettare la mente e ripetere lo stesso identico modello esecutivo imparato in lunghe sessioni di allenamento e gioco. Nel punto successivo, confiderà nella statistica e nella memoria muscolare. Il pilota di F1 non può ridisegnare la curva mentre la percorre, il tennista non può correggere la biomeccanica del braccio a scambio in corso. L'errore viene trattato come un'anomalia temporanea del sistema, non come un invito a riflettere. L'allenamento moderno è diventato, di conseguenza, un immenso laboratorio di standardizzazione: si colpiscono milioni di palle non per imparare a gestire l'imprevisto, ma per fare in modo che il proprio modello esecutivo sia talmente radicato da resistere alla pressione della velocità più estrema e ai dubbi della mente.

3. La mente del tennista moderno: la vittoria del "Drive-Heavy"

Il successo di Sinner o l'egemonia di Djokovic dimostrano che il tennis d'élite oggi premia la resistenza mentale all'interno di un sistema rigido. Si parla di gioco "Drive-heavy" (oltre il 90% di colpi standard da fondo): un copione ripetuto all'infinito fino all'errore dell'avversario.

Se un giocatore si ferma a pensare a una soluzione alternativa (un chip and charge, una variazione insolita), rompe il flusso del proprio automatismo. Nel tennis a 140 all'ora, il dubbio equivale a un errore gratuito. I campioni moderni sono "computer balistici": hanno ridotto al minimo le variabili e massimizzato l'efficienza esecutiva dello schema standard.

La fine del genio, l'inizio del robot perfetto

Il passaggio dai mille voli acrobatici di Sampras, dalla fantasia di McEnroe e Edberg alla chirurgica transizione a colpo sicuro di Sinner non è una crisi di talento, ma un adattamento darwiniano. Il tennis moderno ha semplicemente eliminato il tempo necessario per essere creativi. Chi prova a essere "diverso" o a inventare soluzioni fuori dagli schemi viene travolto dal ritmo implacabile del computer dall'altra parte della rete. La bellezza del tennis oggi (se esiste) non risiede più nella fantasia del colpo, ma nella spaventosa, ipnotica perfezione della sua esecuzione automatica.

lunedì 8 giugno 2026

La rivoluzione silenziosa: come il poliestere ha legalizzato l’incordatura "Spaghetti"

 


Se oggi il tennis moderno si gioca a ritmi spaventosi da fondo campo, con traiettorie che sembrano sfidare le leggi della gravità, il merito non è solo della preparazione atletica dei giocatori. C’è un preciso momento in cui la geometria di questo sport è cambiata per sempre. Per capire questa mutazione, però, bisogna viaggiare indietro nel tempo fino al 1977, l'anno in cui il tennis scoprì, e poi bandì terrorizzato, l’incordatura "Spaghetti".


Ma, a distanza di decenni, la fisica ha dimostrato che quella rivoluzione non è mai stata davvero soffocata: è stata semplicemente miniaturizzata e legalizzata grazie a un materiale, il poliestere.


Il fantasma del 1977: il caos meccanico di Werner Fischer


Nel 1977, un estroso giocatore e  incordatore tedesco di nome Werner Fischer brevettò un sistema che sconvolse il circuito professionistico. Le corde verticali e orizzontali non erano intrecciate, ma viaggiavano su piani separati. Nei punti di contatto venivano inseriti tubicini di plastica e rullini.

Il risultato? L’attrito tra le corde era azzerato. All'impatto con la palla, le corde verticali si spostavano lateralmente di centimetri, accumulando energia per poi rilasciarla in un frustata violenta sulla palla. I giri al minuto della pallina raddoppiarono dall'oggi al domani. Giocatori solidissimi come Guillermo Vilas vennero mandati al manicomio da traiettorie impazzite e rimbalzi totalmente imprevedibili. L'incredibile serie di 53 vittorie consecutive su terra battuta di Guillermo Vilas fu interrotta bruscamente il 2 ottobre 1977 da Ilie Năstase, il quale utilizzò proprio la controversa racchetta con la cosiddetta incordatura "spaghetti".  L'International Tennis Federation (ITF) capì che il gioco stava cambiando natura e bandì l'incordatura spaghetti.

Il tennis era salvo, almeno fino all'avvento del co-poliestere, quando ciò che era stato buttato fuori dalla porta è rientrato silenziosamente dalla finestra.


La scoperta di Rod Cross: il microscopico "Snap-Back"


Per anni, il mondo del tennis ha creduto a un falso mito: che le corde in poliestere generassero più topspin perché "ruvide", capaci di “afferrare” la palla come i cingoli di un trattore la terra. A smontare questa credenza è stato il Professor Rod Cross, fisico della University of Sydney, perchè c’è un altro aspetto che fa la differenze sostanziale.

Attraverso riprese video ad altissima velocità e analisi cinematiche dell'impatto, Cross ha dimostrato che il segreto del poliestere è l'esatto contrario della rugosità. Si chiama Snap-Back (ritorno elastico), ed è la versione microscopica e legale del meccanismo di Werner Fischer.

I pilastri di questa fisica sono due:

Basso attrito corda-corda: Il poliestere è un materiale rigido e incredibilmente liscio. Quando la pallina colpisce il piatto corde, le corde verticali (main) scivolano sopra le orizzontali (cross) senza incontrare resistenza, proprio come facevano le corde sui rullini della racchetta spaghetti.

Alto attrito corda-palla: Mentre scivola sulla sua compagna, la corda di poliestere fa un "grip" feroce sul feltro della pallina.

Quando la racchetta impatta la palla dal basso verso l'alto, le corde verticali si deformano lateralmente. Un istante prima che la pallina lasci il piatto corde (l'impatto dura appena 5 millisecondi), le corde scattano indietro alla posizione originale a velocità altissima. Questo "schiaffo" invisibile imprime alla palla un momento angolare mai visto prima con il budello o il multifilamento.

Il poliestere ha fatto ciò che la "spaghetti" faceva macroscopicamente, ma lo ha fatto rispettando la regola cardine dell'ITF: le corde rimangono intrecciate.


Nei modelli d'impatto obliquo sviluppati da Rod Cross (2000), è stato dimostrato matematicamente che azzerando l'attrito tra le corde (la configurazione limite cercata dall'incordatura spaghetti) la palla esce dal piatto corde con una velocità angolare nettamente superiore a causa del rilascio istantaneo dell'energia tangenziale immagazzinata dal polimero. In particolare Cross ha testato l’impatto di corde in poliestere non intrecciate tra loro permettendo alle verticali (mains) di essere completamente libere su una faccia della racchetta. L’altra faccia era composta dalle orizzontali (cross) anche loro libere e non intrecciate sul lato opposto. 


Come lo Snap-Back ha ridisegnato il campo da gioco


L'introduzione del poliestere (aperta dalle leggendarie corde Luxilon Alu Power) ha innescato una reazione a catena lenta ma inesorabile che ha modificato radicalmente la tattica e i colpi del tennis moderno.


L'Effetto Magnus e la chiusura degli angoli

Più momento angolare significa una velocità di rotazione della palla vertiginosa. Per la fluidodinamica, una palla che ruota velocemente attiva l'Effetto Magnus: la rotazione trascina l'aria creando una differenza di pressione che "affonda" letteralmente la pallina verso il basso, nel caso del top spin e tende a farla galleggiare in aria nel caso del backspin.

Questo permette ai tennisti odierni di colpire a velocità d'impatto impensabili in passato, ma soprattutto, permette, con il top spin, la chiusura di angoli estremi. Una traiettoria stretta e incrociata (il cross stretto) colpita con la massima violenza, oggi ricade ampiamente dentro il campo  proprio grazie alla violenta correzione di rotta impressa dall'effetto Magnus.


Il passante "sotto la rete" e tra i piedi

In passato, passare un giocatore che scendeva a rete richiedeva precisione millimetrica e traiettorie radenti. Oggi, la fisica del poliestere offre una scorciatoia balistica. Un giocatore da fondo campo può colpire un passante violentissimo, con rotazione top spin, sopra l'altezza della rete: lo snap-back farà curvare la traiettoria verso il basso in modo così repentino da far morire la palla tra i piedi dell'avversario. Giocare una volée bassa su una palla così carica di effetto e pesantezza è diventato un incubo biomeccanico.


Rimbalzi esasperati

Quando la palla tocca terra, con questo surplus di rotazione, l'attrito con il suolo converte il momento angolare in spinta. La palla non si limita a rimbalzare, ma schizza verso l'alto e in avanti con una violenza che costringe l'avversario a impatti fuori dalla propria "comfort zone" (all'altezza delle spalle o del collo, sopra la testa) o a indietreggiare di metri oltre la linea di fondo per avere un colpo più agevole.


Conclusione: l'estinzione del Serve & Volley

La racchetta spaghetti fu bandita nel 1977 anche perché i giocatori di volo dissero che era impossibile controllare le volée contro palle che si comportavano in quel modo. Il poliestere ha ottenuto  lo stesso effetto, solo in modo più lento e inesorabile, specialmente quando ha incrociato piatti corde di dimensioni più ampie.


Diminuendo drasticamente il tempo di reazione di chi sta a rete, permettendo angoli fantascientifici e passanti che piombano sui piedi, il poliestere ha di fatto decretato la morte (o quasi) del Serve & Volley e del gioco di volo sistematico. Stefand Eberg e Path Cash sono solo dei ricordi. La rivoluzione delle "spaghetti" era troppo grezza, troppo evidente per sopravvivere; il poliestere è stato semplicemente il modo in cui la scienza dei materiali ha confezionato lo stesso identico miracolo fisico, cambiando il tennis sotto gli occhi di tutti, un millesimo di secondo alla volta, una rotazione alla volta.


Bibliografia e Fonti Scientifiche

Manuali e Libri di Riferimento

Brody, H., Cross, R., & Lindsey, C. (2002). The Physics and Technology of Tennis. Racquet Tech Publishing. La pietra miliare della fisica del tennis. Questo testo analizza nel dettaglio l'esperimento e la dinamica dell'incordatura Spaghetti del 1977, mettendone a nudo l'assenza di attrito.

Cross, R., & Lindsey, C. (2005). Technical Tennis: Racquets, Strings, Balls, Courts, Spin, and Bounce. Racquet Tech Publishing. Il manuale pratico che spiega ai tennisti e ai tecnici come la scienza dei materiali (tra cui i primi co-poliesteri) influenzi la traiettoria, l'angolo di uscita e la rotazione della pallina.

Paper Accademici e Ricerche (PDF Originali)

Cross, R. (2000). "Effects of friction between the ball and strings in tennis". Sports Engineering, 3, 85-97.

Leggi il PDF completo su University of Sydney

Questo è lo studio fondamentale citato nell'articolo: analizza matematicamente cosa succede variando l'attrito parallelo e tangenziale sul piatto corde e descrive come la riduzione dell'attrito inter-corda generi picchi di topspin imprevedibili.

Cross, R. (2003). "Oblique impact of a tennis ball on the strings of a tennis racket". Sports Engineering, 6, 235-246.

Leggi il PDF completo su University of Sydney

Studio incentrato sugli impatti obliqui (tipici del topspin moderno), in cui Cross mappa la deformazione laterale delle stringhe e introduce la cinematica del movimento che oggi chiamiamo "snap-back".

Cross, R., & Bower, R. (2001). "Measurements of string tension in a tennis racket". Sports Engineering, 4, 165-175.

Leggi il PDF completo su University of Sydney

Una ricerca che esamina come la perdita di tensione e l'attrito nei nodi d'incrocio (notching) blocchino lo scorrimento delle corde, spiegando perché i poliesteri "muoiano" meccanicamente prima di rompersi.


giovedì 21 maggio 2026

Jannik Sinner: Red-Headed Terror is back; il terrore rosso è tornato

Ho fatto una discussione con Gemini sul "gene dei capelli rossi" l'efficienza dell'impatto e i campioni di tennis. Oltre alla sovra rappresentazione dei giocatori dai capelli rossi di 10 volte considerata solo l'era Open. (Quindi vostro figlio, se ha i capelli rossi, ha 10 volte in più la possibilità di fare bene nel tennis). Gemini ha suggerito che la maggiore densità ossea influisca sulla rigidità dell'avambraccio consentendo un super efficiente trasferimento del momento angolare. Quindi non solo maggiore peso, ma anche rigidità per un super impatto e un trasferimento eccezionale del momento angolare del braccio racchetta. Ora il romanzo La mano di Rod (2010) è pronto per aggiustamenti che lo renderanno ancora più unico e irripetibile. Ma nel confronto con gli editori vedo l'intelligenza umana arrancare e non poco.






Tutto ciò visto come sono stato ignorato per decenni dagli addetti ai lavori, editori e colleghi pone un problema serio in relazione al test di Turing, il quale prevede di dialogare con un essere umano e una macchina senza sapere chi sia l'uno o l'altra. Se i due sono indistinguibili di fatto non c'è differenza tra macchina e uomo. Il problema è che dal confronto molti esseri umani sembrerebbero loro delle macchine e pure guaste. Detto questo, possiamo affermare che "The Red-Headed Terror" is back. Il terrore rosso è tornato. Così infatti era soprannominato il campione Donald Budge per via della sua chioma di capelli rossa.

giovedì 26 marzo 2026

La naturalezza e le forme dell’intelligenza: Jannik Sinner come un’esperienza scientifica.

  


Scritto per Livetennis.

    Vedere giocare Jannik è ormai sia un piacere che un’abitudine per tutti. In me il piacere si unisce a una soddisfazione personale per il tempo dedicato a questo sport e a quel mondo culturale e scientifico che mi ha permesso di intravedere le sue dinamiche di crescita e di sviluppo in ambito tennistico e sportivo. Comprendere lo sviluppo di un giocatore e vedere le sue abilità che crescono e si ramificano in forme complesse di gioco partendo da un principio semplice è qualcosa che da soddisfazione. Una soddisfazione che supera ogni forma metafisica di comprensione. Jannik Sinner non è un’esperienza religiosa, è il simbolo di come la cultura e determinati principi scientifici ci permettano di capire il mondo che ci circonda e forniscano le chiavi di interpretazione di come accadono le cose, come avvengono certi fenomeni. Perché sono fenomeni. Sinner è un fenomeno. La scienza spiega perché questo è accaduto a Sinner e non ad altri. Non starò qui a scrivere come certi colpi siano fuori dalle leggi fisiche, perché ne sono assolutamente compresi, ne fanno parte e la loro comprensione è nettamente più bella della loro ammirazione estatica.

    Sinner in questo inizio di stagione, dall'Australian Open, ha avuto qualche periodo di calo in cui il suo tennis non è stato all'altezza di quello espresso in passato ma la stagione è lunga e gli avversari molto ostici. Non è facile, forse addirittura impossibile, mantenere la stessa costanza di rendimento per l'intero anno. A Indian Wells lo abbiamo rivisto tonico, reattivo, determinato e lo stesso sta facendo nelle prime partite a Miami, al contrario di Alcaraz che è inciampato in due sconfitte sulla carta inaspettate, ma la stagione è lunga, gli avversari ostici, ed è difficile mantenersi costanti sul limite alto il rendimento, vale anche per lo spagnolo.

    Jannik sta anche mostrando un rinnovato gioco di volo e ottime capacità di tocco nelle volée e nelle palle corte, le quali sono il segno di un continuo apprendimento tecnico dell'italiano, che sembra seguire, con determinazione, un percorso di crescita e apprendimento che possiede qualcosa di bello in sé. Ormai non è più un potentissimo e solido giocatore di fondo, sta diventando un giocatore a tutto campo, inoltre il suo servizio è cresciuto con costanza nel tempo: maggiore percentuale di prime, più punti dal servizio.

    E' un fatto mentale che Sinner riesca a raggiungere certi livelli assoluti di rendimento ed altri no? Non pochi ritengono di sì, ma nello sport, così come nel tennis, la parola mente è, a volte, abusata e usata con leggerezza, anche dagli stessi atleti. La spiegazione infatti rischia di rimanere astratta e di non fornire indicazioni concrete sul come alcuni riescono ed altri no, nonostante l'impegno profuso negli allenamenti sia lo stesso. Gli atleti dentro di loro lo sanno.

L'intelligenza, umana e non solo, è estremamente connessa con gli strumenti a disposizione. Le abilità pertanto si acquisiscono e si migliorano proprio in relazione agli strumenti utilizzati, e il corpo umano non è che uno strumento utilizzabile dalla mente.

"Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido".

    La frase, attribuita ad A. Einstein, fa al caso nostro, infatti ogni parte del nostro corpo (le mani, le braccia, le gambe, i polmoni, le stesse funzioni metaboliche, il vo2max, la soglia aerobica e anaerobica) sono strumenti che ci permettono di svolgere determinati compiti. Se gli strumenti hanno del potenziale in più in relazione a determinate funzioni questa semplice realtà può permettere di acquisire maggiori abilità, con il tempo e l'allenamento. Uno scricciolo e un'aquila hanno entrambi le ali, sono entrambi uccelli, impareranno entrambi a volare, ma il primo svilupperà capacità di voli brevi tra rami fitti e cespugli, l'aquila si librerà in alto in voli lunghi, planate e picchiate velocissime. Svilupperanno due intelligenze di volo diverse in relazione ai propri strumenti, come se l'intelligenza stessa fosse parte integrante delle forme a disposizione.

    E' un problema mentale? Certamente sì, ma è anche strettamente connesso alle proprie caratteristiche fisiche, in modo inscindibile. La situazione non è diversa nel mondo dello sport dove ogni disciplina è strettamente collegata a determinate caratteristiche personali, ma quelle richieste da un disciplina sono diverse da quelle richieste da un'altra, proprio come nel caso dello scricciolo e dell'aquila. Le prestazioni di un fondista saranno maggiormente influenzate dalle potenzialità del suo vo2max, quelle di un velocista dalla sua esplosività muscolare. Un nuotatore potrebbe essere avvantaggiato dalla sua leggerezza a parità di volume. Abilità diverse vanno di pari passo con caratteristiche e strumenti diversi che sono maggiormente adatti allo scopo.

    Non si tratta solo di un vantaggio immediato (una naturalezza e una facilità innata con cui si svolgono certe attività, come si eseguono determinati colpi nel tennis per esempio) ma anche dell'apertura alla possibilità di crescita atletica e tecnica, nonché all'acquisizione di abilità strategiche nella gestione della competizione e nella distribuzione delle proprie forze.

    Questo è anche il motivo principale per cui ritengo Jannik Sinner un giocatore più naturale di Carlos Alcaraz: lo spagnolo, per giocare il suo splendido tennis, ha bisogno di una esplosività fisica e tecnica maggiore dell'italiano questo lo espone a periodi di calo in cui può essere messo in difficoltà da giocatori in buona forma, come accaduto con Medvedev a Indian Wells e con Korda a Miami.

Al contrario Sinner possiede delle caratteristiche che gli permettono una maggiore facilità esecutiva la quale gli consente di tenere un livello alto di ritmo, velocità e rotazione dei propri colpi con più semplicità: un po' meno sforzo e dedizione tecnica. Questo apre la strada a una gestione diversa delle partite, dei tornei e dei carichi di lavoro.

    Certe caratteristiche a volte semplici, se non semplicissime, non hanno solo implicazioni dirette nella crescita di uno sportivo ma hanno anche la capacità di influire su aspetti mentali puri: rendono più sicuri in campo, meno nervosi, più tranquilli perché rendono gli atleti più consapevoli delle proprie possibilità.
C'è anche un riflesso su aspetti sociali e umani perché disinnescano le emozioni negative, smussano l’invidia, sgretolano l’acredine e lasciano un sana ammirazione sportiva anche tra atleti.

    La comprensione profonda lascia solo emozioni positive: l’ammirazione della la bellezza e della diversità delle forme. Jannik è Jannik. Solo lui può giocare così, ma non a causa di incomprensibili astrattismi, bensì per mezzo degli strumenti che utilizza e i primi strumenti di uno sportivo sono quelli del proprio corpo. Perché Jannik è Jannik? Perché nessuno può imitarlo? Sono le sue specificità a renderlo un fuoriclasse.

lunedì 25 novembre 2024

Il tennis: misteri e segreti delle racchette

Dell’argomento racchette se ne parla da diverso tempo e recentemente Tony Nadal ha dichiarato che, per ridurre la velocità del gioco, si potrebbe ridurre la lunghezza delle racchette (una 26 pollici da bambini?). Ma andiamo per ordine. Le conclusioni saranno contro intuitive.

Tre sono le caratteristiche dell’attrezzatura che hanno cambiato il gioco nel corso degli anni.

I materiali compositi che hanno sostituito il legno.

La conseguente possibilità di ridurre il peso e allargare il piatto corde.

L’avvento delle corde mono filamento.

Queste tre novità tra loro interdipendenti hanno portato alle caratteristiche di gioco moderno e questo ha coinciso con una concentrazione statistica dei risultati su pochissimi giocatori (a livello Slam 66 titoli sono andati a 3 atleti, Djokovic, Nadal e Federer). Non è diversa la situazione dei Master 1000 dove questi tre atleti hanno fatto incetta di titoli: Novak Djokovic con 40, Rafeal Nadal 38 e Roger Federer 28. Andre Agassi è il più vicino ma staccato a 17 titoli vinti. Giocatori di livello del periodo precedente sono molto più distanti. Qualche esempio dal 1990: Pete Sampras 11, Thomas Mister 9, un ottimo Michael Chang 7 (lo cito non a caso), Jim Curier, Marcelo Rios e Boris Becker sono a 5 titoli vinti equiparabili ai Master 1000.

L’intenzione non è quella di mettere in dubbio i valori degli atleti ma quella di approfondire se il progressivo cambiamento dello strumento di gioco ha in qualche modo favorito la competitività di alcuni atleti diminuendo quella di altri, in base alle caratteristiche fisiche.

Abbiamo evidenziato quali sono stati i tre principali cambiamenti. La prima conseguenza è che il peso è stato ridotto ma riducendo il peso è stata ridotta la pesantezza del pendolo. Questa riduzione della massa venne compensata da un piatto corde più grande e quindi da una maggiore spinta elastica delle corde che si deformano di più ed hanno un maggiore effetto trampolino.

Questo ha dato facilità di gioco a tutti ma nel tennis di alto livello c’era un problema non da poco. La maggiore elasticità portava con sé una maggiore imprecisione di gioco, in quanto il piatto corde si deformava molto per una maggiore spinta ma il rilascio era impreciso, perché l’elastico è più lungo.

L’avvento del mono filo ha risolto il problema in 2 modi: l’elasticità della corda è minore ma le corde scorrono meglio l’una sull’altra con alcune conseguenze:

Una migliore precisione in uscita dal piatto corde.

Maggiori effetti per stringere gli angoli di gioco con il top spin, un aumento dei rimbalzi in altezza anch’esso dovuto alla maggiore rotazione. Uno studio del 2011 ha evidenziato che le corde in mono filamento riescono a imprimere alla pallina fino al 25% di rotazione in più (Rod Cross, Crawford Lindsey, The Physics of Tennis: Which Strings Generate the Most Spin?).

Quindi abbiamo:

Un pendolo molto più leggero, è stato tolto quasi il peso di 2 palline, e di conseguenza un momento angolare minore.

Un piatto più grande che permette di ridurre gli errori di molto.

Delle corde che in elasticità di spinta, per dare controllo con la rotazione, non compensano più la mancanza di pesantezza del pendolo.

Domande: è possibile che questi cambiamenti abbiamo progressivamente ridotto la competitività di certi giocatori i quali fanno sempre più fatica a competere aumentando le probabilità di vittoria di altri in modo tale da favorire la concentrazione di risultati a livello Slam e Master 1000?

E’ possibile che il tennis sia diventato più fisico per questo, implicando una crescita fisica degli atleti che sono diventati mediamente più alti e più robusti?

E’ possibile che i Beppe Merlo, i Michael Chang, gli Schwarzman, i Fognini abbiamo visto le loro probabilità di vittoria ridotte se non a scapito di sforzi fisici di gioco difficilmente sostenibili sul lungo periodo?

Giocando con un pendolo più leggero sono costretti ad andare più veloci con il braccio racchetta per avere lo stesso effetto di collisione.

Per questi motivi ritengo che accorciare la racchetta non sia la soluzione migliore poiché renderebbe il tennis ancora più dispendioso e fisico per tutti e sempre più insostenibile per molti.

Sarebbe preferibile agire sul piatto corde e paradossalmente mettere un peso minimo in modo da costringere i giocatori ad essere più tecnici e meno muscolari nell’azione?

Andiamo per estremi. Se togliessimo le racchette per tutti, se giocassimo a manate, chi riuscirebbe a giocare? Probabilmente qualcuno bello piazzato farebbe qualche dritto, ma pochissimi. Man mano che ridiamo l’attrezzatura vedremo che anche chi ha caratteristiche fisiche diverse riuscirà ad esprimere un gioco.

Una cosa è certa, prima di andare a toccare l’attrezzatura, racchette, palline è opportuno chiederci cosa vogliamo. Il rischio è quello di lasciare il gioco a poche persone adatte a quell’ambiente di gioco, riducendo di fatto la competitività. Come sembra sia accaduto in questi ultimi 20 anni.

Esiste anche un problema di sicurezza, infatti anche tra gli atleti di élite non sono rari gli infortuni ai gomiti, le spalle e i polsi. Gli infortuni dipendono, ovviamente, anche dalla predisposizione fisica degli atleti ma possono essere favoriti anche da un gioco sempre più muscolare, corde meno elastiche, racchette più leggere e rigidità dei telai più elevata.

Djokovic si operò al gomito nel 2018, Nel 2014 Nadal si infortunò al polso destro e rientrò dopo essere stato fermo 3 mesi. Juan Martin del Potro subì anche lui infortuni a entrambi i polsi che lo costrinsero ad operarsi. I dolori al polso di Dominic Thiem e la conseguente operazione ne hanno condizionato il tennis e la competitività spingendolo forse al ritiro. I problemi alla spalla di Daniil Medvedev lo costringono a scendere compromessi con il movimento del servizio. Si potrebbe continuare ma sembra evidente che anche tra i giocatori di livello i problemi alle articolazioni più sollecitate presenti e non poco.

Cosa è successo nello sci alpino: un’attrezzatura più difficile costringe a una migliore tecnica esecutiva.

Un cambiamento forse ancora più rivoluzionario è avvenuto nello sci alpino con l’introduzione della sciancratura degli sci. Sostanzialmente si tratta di una forma particolare dello sci il quale è più largo nella zona della punta e della coda e più stretto al centro. Questo permette allo sci di avere un arco di curva ideale descritto da un raggio. Ci possono essere sci con raggio 14 metri, 18 metri o 20 metri. Gli sci dritti di una volta non hanno un raggio di curva né, quindi, un arco ideale. Questo cambiamento ha consentito a tutti di sciare con sforzo fisico minore e di poter gestire lo sci anche se la tecnica non è eccelsa. Era molto più difficile far girare un paio sci di una volta lunghi 2 metri, rispetto a quelli più e sciancrati di oggi, specialmente tra i pali stretti.

Nelle gare di coppa del mondo si è ritenuto opportuno intervenire con dei regolamenti che limitassero la sciancratura a seconda delle discipline (Speciale, Gigante, Super G). Sostanzialmente gli sci da gara, consentiti dal regolamento, sono un po’ più vicini agli sci classici, non per questo non sono moderni. Nello slalom speciale lo sci è evidentemente moderno ma anche qui c’è un regolamento e ci sono dei limiti di misure e rialzi.

L’intervento aveva un duplice scopo: da un lato la sicurezza degli atleti, dall’altro cercare di far emergere la migliore tecnica. Gli sci sciancrati hanno infatti un rilascio in uscita di curva molto dinamico che può essere difficilmente gestibile ad alte velocità e inoltre aumentano la possibilità di spigolare, condizione per cui lo sci fa presa con la lamina sulla neve e segue il raggio di curva della sua struttura aumentando il rischio di cadute.

E’ inoltre, a mio parere chiaro, che uno sci meno sciancrato e un po’ più lungo, per la sua difficoltà intrinseca implica una tecnica migliore nella gestione della curva. Di fatto non può essere girato di forza o di trazione.

Potrebbe essere possibile anche nel tennis introdurre un regolamento per le competizioni che abbia una duplice finalità: salvaguardare maggiormente la salute degli atleti e stimolare una migliore tecnica esecutiva?

Personalmente credo di sì, ma le racchette dovrebbero essere “più difficili” e non “più facili” imponendo la necessità di “oscillare” in decontrazione (swing) e riducendo la possibilità di agire con trazione muscolare.

I segreti del dritto di Jannik Sinner

Una chiara oscillazione a 1 pendolo. Non c'è uso del polso, non c'è rotazione dell'avambraccio, se non dopo l'impatto. Il punto di rotazione è alla spalla e ogni singolo punto di massa sfrutta il raggio al quadrato (ovale della racchetta compreso). Se si rilascia troppo presto è opportuno sapere che l'oscillazione in doppio pendolo è caotica, pertanto il rischio è perdere precisione e timing. Inoltre il raggio dell'oscillazione diminuisce e il raggio nel momento di inerzia è una variabile al quadrato, pertanto la massa all'impatto dovrà essere moltiplicata per un raggio minore al quadrato. Nel secondo fotogramma si vede chiaramente il follow through dell'intero braccio racchetta con la pallina già fuori dal piatto corde, infatti il braccio è sempre nella stessa posizione.






sabato 4 marzo 2023

Racchette da tennis e gaussiane


La velocità della racchetta a parità di forza applicata decresce all'aumentare del peso. Può essere rappresentata da una linea retta (in arancione). La velocità della pallina dopo la collisione, invece, è rappresentata più facilmente da una curva di Gauss o distribuzione normale (in azzurro). Ci sarà pertanto un punto ideale in cui la velocità della pallina è massima. In questo punto i valori di peso e velocità della racchetta saranno quelli con l'intersezione con la retta che rappresenta la velocità della racchetta (linea viola). 

Appare anche che lo stesso effetto sulla palla si può ottenere a volte con due soluzioni: una racchetta più pesante che si muove più lentamente e una racchetta più leggera che si muove più velocemente (segmenti in verde). L'area verde rappresenta un gruppo di valori ottimali che sono vicini al punto di massimo. Sia il punto di massimo che l'area ottimale non si hanno quando la velocità della racchetta o il peso sono massimi ma in una zona intermedia. 

Questo accade perché l'inerzia di un oggetto è data dalla massa per la velocità, pertanto la perdita di velocità può essere "compensata" dall'aumento della massa e viceversa. Le aree a destra e a sinistra dell'area verde sono da scartare in quanto l'effetto sulla palla non è ottimale: sul lato destro perché la racchetta seppur pesante ha una velocità troppo ridotta. Sul lato sinistro perché, nonostante la velocità elevata della racchetta, il peso è troppo ridotto. Una racchetta che pesa come una piuma non avrà nessun effetto sulla palla e lo stesso vale per un oggetto troppo pesante che non può essere accelerato.

Ora l'idea alla base del romanzo "La mano di Rod" era:  "cosa accadrebbe se qualcuno fosse in condizione di far giocare un gruppo di giocatori all'interno dell'area verde o addirittura sul punto di massimo e tutti gli altri ai lati della gaussiana?" Chi sarebbero i favoriti? Chi vincerebbe di più?