martedì 21 settembre 2021

Ancora Agassi, Vic Braden e la falsa sensazione dovuta al tempo e allo spazio di dimora della palla sul piatto corde

Rublev entrata dell'impatto

In inglese è Dwell Time ovvero tempo di dimora. Si tratta del tempo che la pallina rimane sul piatto corde nel momento in cui viene colpita. È relativamente breve, anzi brevissimo. Pochi millisecondi: da cinque a sette a seconda della tensione delle corde. Si tratta del tempo, ma se abbiamo il tempo e la velocità possiamo calcolare lo spazio, perché la velocità è data dallo spazio diviso il tempo e quindi lo spazio si può trovare moltiplicando il tempo per la velocità.

Ho più che un sospetto che il grande dibattito sull’uso del polso e della pronazione, in modo attivo, al momento dell’impatto sia dovuto a una falsa sensazione del giocatore. Affidarsi solo alle sensazioni può essere controproducente, è quindi opportuno valutare questo aspetto secondo i principi del tennis scientifico per avere un impatto più efficiente coniugando massa, raggio e velocità del braccio racchetta.

Il dubbio viene anche perché sovente gli stessi giocatori professionisti nel mimare il gesto a vuoto del colpo di dritto, soprattutto dopo un errore, si soffermano sulla fase di rilascio dell’avambraccio, mimando una pronazione, quasi esasperata, per chiudere la faccia della racchetta verso il basso.

Tsitsipas, entrata dell'impatto, con palla già uscita.

È il vero modo con cui iniziano l’impatto? È utile dal punto di vista biomeccanico ridurre il raggio dell’oggetto che collide, diminuendone anche la massa e aumentando, forse, solo la velocità di un oggetto ridotto? Molto probabilmente no, per non dire sicuramente no. Ma è molto probabile che i giocatori non inizino l’impatto con questo gesto, nonostante possano avere la sensazione di farlo. L’azione è molto probabilmente posticipata nella fase immediatamente successiva della collisione: durante il tempo di dimora, che è anche uno spazio di dimora della pallina sul piatto corde. Perché se 5 ms possono sembrare pochi 15 cm possono sembrare sufficienti. Infatti se il nostro braccio racchetta procede a una velocità 100 km/h, dato il tempo di dimora di circa 5 o 7 ms, è molto semplice calcolare lo spazio durante il quale la pallina rimane sul piatto corde nell’esecuzione dello swing. Infatti essendo 100 km/h circa 27,7 m/s è facile osservare che il tempo percorso in 5 ms è di circa 0,13 m, poco più di 1 dm. Ovviamente maggiore sarà la velocità più lungo sarà lo spazio percorso durante un determinato periodo di tempo, ecco che 13 cm possono essere uno spazio sufficiente affinché un giocatore abbia la sensazione di passare sopra la palla con pronazione attiva, confondendo l’attimo della collisione con la durata brevissima della stessa. 

In questo caso la collisione avverrebbe con il massimo raggio, ad altezza spalla, e nel corso del tempo e dello spazio di dimora l’asse di rotazione tenderebbe a ridursi in virtù del rilascio dell’avambraccio e della pronazione lo stesso. L’entrata dell’impatto però è avvenuta con tutto il braccio racchetta che passa dal basso verso l’alto imprimendo rotazione alla palla e solo successivamente avviene la pronazione dell’avambraccio come bene evidenziato al maestro Vic Braden nella video analisi di André Agassi che abbiamo commentato anche su questo blog.

Non credo che il nostro cervello sia in grado di distinguere tra pochi millisecondi, la sensazione dell’impatto sarà quindi complessiva, un tutt’uno, e proprio per questo motivo rischia di essere fuorviante dal punto di vista esecutivo e tecnico. L’aspetto cinestetico non aiuta, a mio parere, in questo caso, perché non può esserci una manipolazione dell’impatto c’è solo la sensazione di averla.

Djokovic. Palla già uscita.

Questa condizione può portare con sé come conseguenza una serie di errori gratuiti ed una inconsistenza del nostro colpo, perché si cerca di riprodurre una sensazione distorta della realtà cercando di imprimere la rotazione alla pallina, o in alcuni casi la direzione, con una pronazione attiva dell’avambraccio, con un uso attivo del polso, tentando di manipolare l’impatto. Ovvero il giocatore cerca di colpire pronando con la conseguenza che anticipa il movimento dell’avambraccio ad una frazione di secondo prima della collisione o nell’attimo stesso della collisione e con questo poco tempo è pressoché difficilissimo, se non impossibile, controllare l’angolazione della faccia della racchetta. Il risultato nei casi migliori è un colpo debole, corto, senza energia. 

Per questo è fondamentale avere una visione razionale e scientifica estremamente chiara del dettaglio dell’esecuzione, andando ad indagare ogni singolo aspetto con un metodo analitico. Se la massima efficienza del colpo si ha coniugando la massa, il raggio e la velocità del braccio racchetta, indipendentemente dalla nostra sensazione di gioco, ogni giocatore dovrà ricercare l’impatto con la maggiore massa possibile, il maggior raggio possibile di esecuzione e la maggiore velocità di tale massa in relazione al raggio prescelto.

L’allenamento e gli ambiti di personalizzazione tecnica dovranno tenere conto di questi fattori in relazione alla comodità del gesto dell’atleta e al numero di errori commessi, ovvero la consistenza nel tempo dei propri colpi.

Giocate con l’intero corpo. Non tentate di manipolare l’impatto, non c’è tempo e lo spazio è poco per un’effettiva manipolazione, è sufficiente solo per una sensazione equivoca.


venerdì 19 marzo 2021

Educare Mouratoglou. Come evitare il doppio moto pendolare e migliorare il proprio tennis

 


Mouratoglou nel filmato in fondo alla pagina sostiene che lo spin viene dato dall'azione della mano. In realtà si tratta di un grande malinteso nel tennis. Un errore di impostazione che rischia di innescare una serie di conseguenze che rallentano la crescita e precludono il miglioramento. Purtroppo questo approccio e certi fraintendimenti sono molto diffusi tra i maestri e i coach, questa condizione crea un blocco all'apprendimento che con il tempo si radica e su cui è poi difficile intervenire in futuro, perché viene automatizzata un'abitudine che ha dei limiti. Come si può vedere invece dal primo filmato, molto esplicativo, la rotazione alla palla e il tipo di colpo sono dati solo dall'angolo di rotazione del braccio e dall'orientamento della superficie che collide. Il back, il top spin, il servizio in kick, lo slice, la palla da sotto, il colpo piatto, il lungo linea, l'incrociato tutti i colpi sono riproducibili agendo su questi due fattori soltanto. La macchina infatti è priva di altre variabili che possono essere utilizzate come il polso, l'avambraccio o la mano i quali possono essere usati nell'immediatezza della collisione. Passare ore ad allenare un gesto sbagliato ci renderà bravissimi nell'eseguirlo ma i limiti tecnici del gesto diverranno i nostri limiti in futuro, impedendo altri miglioramenti. Interrogarsi sul perché dei 58 slam in tre (Federer, Nadal, Djokovic e pochi altri) significa anche chiedersi quanto sia diffuso e radicato un metodo che si basa su un evidente malinteso. Grazie a powerflail.com.

Ahi! Ahi! Ahi! Se mi dite cosa vendete magari evito di acquistarlo.



giovedì 4 marzo 2021

Il dritto di Roger Federer nei canoni della scienza

Comprendere lo swing e il servizio del tennis



Ogni swing nel tennis è l'insieme di una rotazione e di una oscillazione. E' fondamentale cercare di non contrastare la risultanza delle forze messe in atto dal nostro corpo. Questo per avere un movimento il più possibile fluido o decontratto. Ogni azione muscolare che tende a modificare la direzione del movimento rispetto alla risultanza delle forze non solo dovrà contrastare la pallina, che arriva ad una certa velocità, ma anche le forze azionate da noi stessi per accelerare il braccio racchetta. Un doppio sforzo, con un minimo risultato. L'intento di dirigere il colpo all'impatto è da evitare. L'impatto infatti dura pochi millisecondi. Non c'è tempo. Inoltre questo tentativo ci indurrà a modificare il movimento che avevamo preparato in precedenza con conseguente ricerca di una modifica in corso dello swing e quindi di contrasto rispetto a tutto ciò che avevamo fatto in precedenza. L'azione muscolare dovrà essere il più possibile in direzione del "naturale" senso dello swing per l'aggiunta di ulteriore velocità.

Le forze rotazionali, lo sfruttamento dell'oscillazione, ci consentono di svolgere lavori altrimenti impensabili, ma non possiamo ostacolarle. Sarebbe impensabile modificare la direzione della ruota da 40 libbre del filmato (quasi 20 chili) una volta sollevata con un solo braccio con minimo s sforzo muscolare. La ruota nella seconda parte tiene sollevati due chili solo con la propria rotazione, oltre a se stessa. Agire in modo diverso rischia di mettere in pericolo le parti più fragili del nostro corpo: le articolazioni. Polso. gomito, spalla. Pronazione e uso del polso sono da evitare se non seguono in scioltezza l'azione messa in moto dall'intero corpo, quando ormai l'azione di colpire è stata messa in atto con un asse di rotazione (appunto) il più centrale possibile rispetto al nostro corpo. Massimo raggio.

Anche questa è un'abilità che si allena con il tempo.

sabato 27 febbraio 2021

Dritto e rovescio accelerare in decontrazione muscolare

 

In questo video si vede chiaramente, come il braccio racchetta possa essere accelerato in decontrazione muscolare sfruttando la rotazione del corpo. Infatti il manichino non ha muscoli ma solo giunture e snodi. La condizione è quella di un oggetto più pesante, il corpo appunto, che ruota e trasferisce l'energia ad un oggetto più leggero come il braccio racchetta. Riuscire nel massimo trasferimento energetico non è semplice ma si può allenare come tutti gli aspetti atletici e sportivi. Questo consente l'accelerazione in decontrazione muscolare anche nei bambini i quali proprio per la loro natura non hanno ancora una muscolatura sviluppata. Questo permette uno sviluppo armonico di tutto il corpo (gambe, addominali, dorsali) evitando un'azione muscolare unilaterale. Negli adulti l'acquisizione di questo tipo di meccanica permette di avere un gesto più efficiente, una vita agonistica prolungata e meno dispendiosa.

In un gesto più agonistico è importante tenere in considerazione l'accelerazione in discesa nell'ovalizzazione del braccio racchetta. Il braccio quindi non è fermo ma ha già una sua velocità iniziale acquisita per forza di gravita all'inizio dell'oscillazione. Il corpo quindi per aumentare questa velocità deve avere una rotazione superiore in velocità a quella del braccio, in modo da trasferire questo surpllus al braccio racchetta nel momento in cui la rotazione si ferma. Se il braccio dovesse essere più veloce della rotazione del corpo il trasferimento non avverrebbe in modo completo e pieno, perché verrebbe contrastato dall'energia del braccio racchetta che tende andare verso l'interno. Saremo difronte a due forze contrastanti. Inoltre la rotazione del corpo permette di avere una postura che facilita l'anticipo del colpo in quanto al momento dell'impatto saremo rivolti verso la rete di metà campo.



venerdì 29 gennaio 2021

La soglia della miseria, i falsi problemi psicologici e la perfezione nel tennis

La soglia della miseria

Nell'allenare un atleta le difficoltà crescono insieme alle qualità dell'atleta stesso e delle sue abilità tecniche.

Se nell’apprendimento iniziale di una disciplina è possibile fare degli aggiustamenti macroscopici questo approccio diverrà sempre più difficile man mano che l'atleta avrà dei colpi efficaci che gli consentono di essere competitivo a livelli elevati.

Come accadeva nelle vecchie radio analogiche quando si cercava la sintonia di una stazione all’inizio ampi aggiustamenti sono fondamentali, ma man mano che ci si avvicina alla sintonia giusta questi cambiamenti avranno come unico effetto quello di far perdere la stazione. Non sentiremo più nulla e nulla è peggio di poco e male.

Saranno invece opportuni dei micro aggiustamenti di lieve entità, per consentire di avere la migliore ricezione e sintonia.

Quando si parla di affinare un colpo dobbiamo, pertanto, cercare di agire in modo attento e sottile in relazione alle variabili che abbiamo preso in considerazione negli altri articoli (massa, raggio, accelerazione). È ovvio che di fronte ad un atleta di livello internazionale toccare gli equilibri tecnici e di gioco può rivelarsi un rischio, poiché, essendo già ad un alto livello, anche un  minimo cambiamento potrebbe renderlo meno vincente, aumentando i margini di errore anche se di poco.

La situazione è invece diversa con coloro che sono agli inizi oppure hanno cominciato da poco l'apprendimento del gioco o l'attività agonistica.  In questi casi infatti dei cambiamenti anche consistenti, macroscopici, potrebbero essere opportuni al fine di consolidare gli aspetti basilari della tecnica. 

In entrambe le situazioni però è opportuno essere davanti a un modello tecnico di riferimento sicuro, che possa rappresentare le basi solide e incontestabili di riferimento. Tale modello dovrà rappresentare nella sua idealità i colpi perfetti, o almeno l'intelaiatura essenziale dei colpi perfetti. Dalla struttura generale ci si potrà allontanare per personalizzazioni, ma solo con piccoli aggiustamenti e lievi cambiamenti.

L’inizio di questo ragionamento si basa sul fatto che, al fine di avere delle solide fondamenta, i colpi ideali (perfetti) non devono essere soggetti all’opinione personale, alla doxa o all'improvvisazione, ma avere come riferimento solide basi scientifiche, razionali e necessariamente condivise sulla base di questi stessi principi.

La certezza dei modelli esecutivi, i quali possono essere leggermente differenti per ogni singolo colpo, avrà due vantaggi: il primo sarà quello di riuscire ad analizzare e migliorare i singoli colpi evitando cambiamenti troppo grossi negli atleti di alto livello; il secondo sarà quello di fornire il colpo perfetto da ricercare in ogni momento di gioco e che l'atleta si proporrà come finalità esecutiva da raggiungere. Una conseguenza indiretta sarà quella di eliminare le incertezze dovute a quelli che vengono definiti in modo vago problemi mentali. Infatti nel momento in cui la mente è impegnata nel ricercare l’esecuzione migliore seguendo la certezza del modello, sia l'aspetto psicologico del punto più o meno importante sia quello dell'errore casuale passano in secondo piano.

Infatti partendo dal presupposto che non possiamo vincere tutti i punti, tutti i game e tutte le partite l'obiettivo di gioco principale sarà quello di cercare di avvicinarsi il maggior numero di volte possibile alle esecuzioni perfette secondo il modello di riferimento.

In questo modo la concentrazione sarà focalizzata sempre sul singolo colpo e nemmeno sul singolo punto, perchè il punto è sempre la conseguenza di una successione di colpi. Ridurremo così in percentuale il numero degli errori, in modo direttamente proporzionale al numero di volte che colpiremo nel modo più corretto possibile. Aumenteremo il numero dei vincenti per le stesse ragioni.

Alcuni punti potranno andare male a causa dell’abilità dell’avversario, della sfortuna, dell'impossibilità di eseguire un colpo come avremmo voluto, ma questo non deve distoglierci dal nostro obiettivo principale che è quello di colpire con la migliore tecnica il maggior numero di volte possibile. Se lo facciamo più spesso del nostro avversario avremo un margine di errore inferiore sia negli errori gratuiti che nei colpi vincenti. Un margine percentuale anche piccolo consentirà di avere un vantaggio nel medio e lungo termine sul nostro avversario.

Se le cose vanno male non dovremmo pertanto preoccuparci della situazione più del dovuto, ma rimanere concentrati nella ricerca dell'esecuzione migliore, che si avvicini il più possibile alla perfezione. Il vantaggio esecutivo verrà comunque fuori nel lungo periodo anche se gli elementi accidentali o la sfortuna ne hanno impedito il manifestarsi. Se per esempio il nostro avversario ha una media di errori con il dritto del 20% ovvero sbaglia due colpi su 10 e la nostra tecnica ci consente di avere un margine di errore del 10% può capitare che nella prima mezz'ora di gioco il nostro avversario non sbagli mai e noi più del solito.

Dobbiamo però evitare di cadere in quell’aspetto psicologico che viene chiamato "soglia della miseria". Questa è una condizione resa nota dal giocatore di poker professionista Mike Caro in cui il disagio per le numerose perdite o le sconfitte è arrivato a un punto tale che non diamo più importanza emotiva alle sconfitte stesse, finendo per adagiarci.

Una situazione in cui diamo ormai tutto per perso e smettiamo di occuparci con la dovuta attenzione del lavoro che stiamo svolgendo. Invece anche piccole marginalità vengono fuori nel lungo periodo, pertanto è opportuno rimanere focalizzati nella ricerca dell'esecuzione migliore in ogni singolo colpo. I vantaggi, nel tennis quantificabili nel punteggio, potrebbero venire fuori tutti insieme anche inaspettatamente.

Uno dei segreti di questo sport risiede nella ricerca della perfezione del modello esecutivo e nella ricerca dell'esecuzione perfetta che si avvicini il più possibile al modello preso in considerazione.

Il risultato non è altro che la conseguenza di una serie di colpi eseguiti in modo più corretto rispetto al nostro avversario. Il nostro obiettivo non dovrà quindi essere quello di vincere il punto o più punti ma piuttosto quello di eseguire il colpo correttamente. Non dobbiamo essere orientati al risultato ma orientati all'esecuzione, qui e solo qui deve perseverare sia la nostra volontà che la nostra concentrazione.

Ovviamente potrà capitare di perdere, nessuno vince sempre. Ma se costruiamo un vantaggio tecnico esecutivo nel tempo, cercando sempre di migliorarci, questo vantaggio verrà fuori inevitabilmente. È una questione matematica e probabilistica.

Se le cose vanno male per troppo tempo dovremmo naturalmente rivalutare il nostro tipo di esecuzione, la nostra preparazione atletica la quale magari ci impedisce la corretta esecuzione perché poco allenati. Potremmo addirittura essere costretti a rivalutare il modello di riferimento dell'esecuzione, per questo motivo è fondamentale che questo si basi principi scientifici e razionali, come abbiamo fatto in questo blog. 

Una volta sicuri del modello non rimane che limare verso la perfezione, prima con macro e poi con micro aggiustamenti i quali innescano piccoli vantaggi forieri di grandi differenze e di grandi vittorie. 

Plays with whole body.

Massama massa, massimo, raggio, massima velocità


domenica 13 dicembre 2020

Tennis, gaussiane, vecchi adagi e velocità varie


Abbiamo già avuto modo di scrivere in merito a molti aspetti relativi all'importanza della velocità, della sua relazione con la massa ed anche del ruolo del raggio nel momento d’inerzia, ovvero quando il movimento è circolare.

Non è un caso che il sottotitolo del blog sia Massima Massa, Massimo Raggio, Massima Velocità, perché questi tre aspetti vanno presi in considerazione insieme ma la loro relazione non è intuitiva, nel senso che non possiamo aumentare il valore di uno senza avere conseguenze sui valori dell’altro. Non vanno molto d’accordo tra di loro: se aumentiamo la massa diminuisce la velocità a parità di forza applicata. Se aumentiamo il raggio aumenta l'inerzia, quindi anche la difficoltà di accelerazione dell’oggetto, perché questo tenderà a mantenere maggiormente la propria posizione di quiete o di moto. Non possiamo avere tutto dobbiamo scegliere la migliore relazione.

Se aggiungiamo la collisione e gli effetti sulla pallina in velocità (o RPM rivoluzioni per minuto) la questione si complica ancora un po’ perché la relazione non è lineare ma è rappresentata da una curva di Gauss, con due punti di minimo e uno di massimo. Anche in questo caso non possiamo avere tutto.

La tecnica di esecuzione ci aiuta ad ottimizzare il nostro gesto al fine di superare le tutte le difficoltà che abbiamo davanti, con l’obiettivo di portare all'impatto l’oggetto con maggiore inerzia. Ovvero quello con maggiore velocità, maggiore raggio e maggiore massa possibili.

Potranno esserci braccia e racchette che raggiungono lo stesso valore di inerzia con valori diversi dei tre aspetti. Una velocità maggiore può compensare una mancanza di massa e viceversa, lo stesso può dirsi per il raggio. Considerando il fatto che la distribuzione della massa va calcolata al quadrato usare o avere un braccio racchetta più lungo può compensare un peso minore del sistema o una sua velocità più ridotta.

L’effetto della collisione sulla palla è ancora un’altra cosa. Lo studio è un vecchio studio mutuato dal baseball e per semplicità dobbiamo mantenere costante il valore della tensione delle corde in modo che l’effetto trampolino rimanga costante. Quindi stesso tipo di corda alla stessa tensione. A questo punto sarà possibile indagare l’effetto del peso della racchetta nei confronti della velocità del braccio e sulla velocità della palla in uscita dal piatto corde (costante).

La prima relazione è lineare: più aumenta il peso più il braccio rallenta. Più leggera sarà la racchetta più veloce sarà il braccio. La relazione è indicata nel grafico della retta. Ci sarà un punto in cui la racchetta è talmente pesante che sarà impossibile accelerare e la velocità sarà pertanto zero. Con il peso della racchetta a zero, quindi senza racchetta, il nostro braccio sarà velocissimo, perchè si muoverà liberamente di essa.

La situazione cambia quando prendiamo in considerazione l’effetto sulla pallina. In questo caso la massima velocità non si ha quando la velocità è più alta e nemmeno quando è maggiore il peso della racchetta ma in un punto di massimo intermedio tra i due valori.

Questo ci dice che aumentando la massa della racchetta diminuirà la velocità del braccio ma l’effetto sulla palla sarà ottimale per quanto riguarda la sua velocità. La massa compensa ampiamente la riduzione di velocità del braccio, questo accade fino al punto di massimo che vediamo nella curva a forma di campana, dopodiché la velocità sarà troppo bassa per essere compensata dal peso.

Lo stesso accade nell’altra parte del grafico, verso sinistra. Con il peso della racchetta che diminuisce sempre di più l’aumento della velocità diventa improduttivo, perché non compensa la riduzione della massa.



“La più pesante che riuscite a muovere” era la frase che si sentiva spesso dai vecchi maestri la cui abilità empirica parlava proprio della curva di Gauss in modo meno preciso di quello matematico ma non meno efficace nello spiegare come ognuno dovrebbe scegliere la propria racchetta.

Sta poi all’abilità e alla sensibilità dei singoli giocatori trovare il proprio punto di massimo rendimento dell'attrezzatura, in base alla propria tecnica ed al proprio allenamento.

Le conoscenze tecniche, infatti, e la corretta esecuzione hanno il ruolo di trovare i metodi e le soluzioni per mantenere costante la velocità di un oggetto più pesante, rispetto ad uno più leggero, o addirittura di aumentare la velocità. Abbiamo già visto quali sono gli aspetti principali e imprescindibili dell’esecuzione tecnica che ci consentono di raggiungere questo obiettivo.

Ma questo grafico suggerisce anche un’altra cosa e conferma alcuni argomenti trattati.

Non cerchiamo di aumentare la velocità della testa della racchetta riducendo il raggio prima dell’impatto. Ovvero non ruotiamo l'avambraccio in pronazione o supinazione prima dell’impatto (dritto e rovescio) perchè questo gesto ha come effetto principale quello di ridurre il raggio e quindi la massa al momento della collisione.

Infatti, usando questo movimento, l’asse di rotazione si innesca all’altezza della mano (per l’esattezza a 5 cm dalla fine del manico della racchetta) riducendo di conseguenza la massa utile all’impatto. Abbiamo invece visto che l’effetto migliore non si ha quando la velocità è più alta a scapito della massa, ma quando la massa compensa una riduzione di velocità.

A livello professionistico è pur vero che si vedono di frequente colpi giocati di avambraccio, con asse di rotazione al gomito o al polso, ma ritengo che si tratti di colpi eccezionali, nonché dovuti a circostanze occasionali. Come un gol di tacco, seppur bello nella sua fantasiosità e particolarità non è da considerare la norma con cui impostare una partita; calciare punizioni o rigori.

Play with the whole body, swing from the shoulder.


giovedì 24 settembre 2020

Spalle attive o passive, manuali federali e vecchi suggerimenti

Il braccio di Roger rimane all'altezza della gamba destra,
non la supera se non dopo che il corpo si è girato. Le spalle guidano.

In un confronto, per altro breve come sempre di più accade nelle superficiali società moderne, ebbi modo di evidenziare alcune mie perplessità a un maestro di tennis che lavora per una nota accademia di cui per ovvi motivi non farò il nome.

L’oggetto della discussione era la rotazione delle spalle. Quando fu detto che la rotazione delle spalle seguiva l’accelerazione del braccio in fase di esecuzione del colpo (non di preparazione o apertura) feci presenti i miei dubbi.

Anche lasciando da parte l’aspetto delle leve vantaggiose che abbiamo analizzato in altri articoli, non riuscivo e non riesco a comprendere quale sia l’utilità di una rotazione delle spalle che segue l’avanzamento del braccio racchetta. Si tratterebbe di un movimento passivo che viene svolto solo per agevolare l'accelerazione del braccio e aumentare il raggio di esecuzione, ammesso che ne rimanga il tempo. Il movimento sarebbe più muscolare e non beneficerebbe a mio giudizio di una velocità aggiuntiva, che, anche se fosse minima, permetterebbe di avere qualche chilometro in più al momento dell’impatto. Sempre meglio partire con qualcosa in più piuttosto che in meno, o da zero.

In una successiva chiacchierata con un lanciatore del disco ci trovammo d’accordo che nel caso di un lancio in cui il braccio domina il movimento rispetto alle spalle ci troveremmo in una situazione in cui una parte dell’energia cinetica viene scaricata verso il corpo stesso. Come se fosse il braccio a lanciare il corpo con la conseguenza concreta di una riduzione delle prestazioni e di una perdita dell'equilibrio non trascurabile anche nel tennis.

Leggendo attentamente i testi della Federazione Italiana Tennis in cui si entra nel merito della catena cinetica di esecuzione del colpo, le perplessità non possono che rimanere tali, se non divenire certezze. Infatti se la catena cinetica parte dal basso, come scritto nei manuali, (gambe, anche, spalle) per profondere energia nel braccio racchetta, un anticipo di quest’ultimo che fa seguire la rotazione delle spalle, sarebbe un movimento che contrasta quello precedente interrompendo la catena.

Diversa è la situazione in cui le spalle ruotano attivamente trasferendo velocità al braccio verso l’esterno, come nei lanci. L’accelerazione muscolare del braccio può sempre avvenire dopo, partendo da una condizione migliore con la catena cinetica che trova il suo naturale svolgimento verso l’esterno e non verso l’interno quando la priorità dell'accelerazione parte dal braccio e rischia di scaricarsi sulle spalle.

Se un movimento sincrono può essere accettabile una rotazione passiva delle spalle ritengo che precluda l’esecuzione di colpi efficienti.

Nelle fasi di allenamento è quindi opportuno, a mio giudizio, porre attenzione a questo aspetto. Dopo che il braccio racchetta acquisisce velocità in discesa e deve risalire c’è ancora la possibilità di evitare un’azione muscolare evidente. In questa fase la rotazione del corpo, partendo dalle gambe per salire alle anche e alle spalle, permette di mantenere la velocità del braccio racchetta e in alcuni casi di incrementarla. Infatti come tutti i movimenti del nostro corpo può essere graduale: se il movimento avrà la stessa velocità di quella che il braccio racchetta ha già acquisito avremo un movimento sincrono, se è maggiore le spalle tenderanno a “trascinare” con sé il braccio facendogli guadagnare preziosi chilometri orari da sfruttare all'impatto. La catena cinetica non viene interrotta da forze contrastanti.

C’è da considerare anche un aspetto geometrico. Un'accelerazione repentina e muscolare del braccio tenderà a ridurre il raggio dell’esecuzione, perché questo si chiude su se stesso troppo presto con la conseguenza di un aumento dei margini di errore.

La rotazione in avanti delle spalle permette di avere un arco di esecuzione più ampio; il braccio racchetta può avanzare maggiormente. Questo accorgimento si sposa perfettamente con i suggerimenti dei “vecchi” maestri, i quali consigliavano di accompagnare la palla il più possibile ed evitare di strappare il movimento.

In realtà non vi è un “accompagnamento” nel senso vero del termine, perché la pallina  rimane sul piatto corde pochi millisecondi, ma l’esecuzione è più fluida, morbida e i margini di errore si riducono notevolmente.

Questi accorgimenti sono validi sia per il dritto che per il rovescio a due mani. Nel servizio queste dinamiche sono simili ma meritano un approfondimento data la natura particolare del colpo.

Se osserviamo la sequenza delle quattro immagini che ritraggono Roger Federer risulterà tutto molto chiaro. Come si vede dalle prime due immagini il braccio del giocatore svizzero non avanza rispetto all'asse delle anche e delle spalle. Rimane all'altezza della gamba destra. Il corpo invece ruota verso la rete. Il braccio non è da considerare attivo rispetto alle spalle e rimane nella stessa posizione relativa, fino a che il giocatore non si è completamente girato verso la rete, poi avanza con azione di spalla. Infatti al momento dell’impatto è più in là rispetto alla gamba destra. Per semplificare non è il braccio che trascina le spalle, ma sono le spalle che “lanciano” il braccio.

Anche testa della racchetta rimane indietro con il polso che si estende totalmente, ma anche questo fino all'impatto rimane nella stessa posizione, il polso non si muove, l’avambraccio non ruota se non dopo o nei momenti immediati dell’impatto. L’energia, quindi, si trasferisce in successione dal corpo al braccio alla racchetta con fluidità. L’intento è comunque quello di mantenere un asse di rotazione il più possibile lontano dal punto di impatto in modo da sfruttare tutta l’inerzia del braccio racchetta conferita da un raggio maggiore.

C'è da notare che la rotazione complessiva della spalle del giocatore svizzero è quasi di 180 gradi. All'inizio vediamo il petto e sul finale del colpo espone alla telecamera la schiena, quasi totalmente.

Un esercizio che penso possa essere utile è quello di concentrarsi sulla spalla del braccio non dominante (quella che non impugna la racchetta) durante l’esecuzione del dritto e del servizio e utilizzarla, con il braccio che tende a chiudersi diminuendo l’inerzia, in modo attivo come per tirare qualcosa verso di noi. Questo agevolerà la rotazione.

Ovviamente ogni atleta dovrà essere orientato, all'interno di un'intelaiatura generale, a trovare la propria comodità di gesto e gradualità di movimento che più gli si confà.

giovedì 17 settembre 2020

Tennis e simpatia per il diavolo: come accelerare nel caos e colpire con ordine (dritto, rovescio, servizio)

Le oscillazioni caotiche del doppio pendolo

Avendo tolto dio dalla mia vita il diavolo l’ha dovuto seguire di conseguenza. Si è presentata quindi l’occasione di eliminarlo anche dall'immaginario dello sport del tennis.

Questo sport, per le sue difficoltà, è stato spesso associato alla figura del maligno. Una minima distrazione, un tempo d’esecuzione leggermente sbagliato, e un singolo errore può divenire una lunga serie di errori. Una catastrofe. E’ uno sport sensibile a minimi cambiamenti i quali possono generare enormi conseguenze, ma accettare una realtà non significa averla compresa a fondo. Dovremmo chiederci perché questo accade e avendo eliminato la spiegazione esoterica, quella del diavolo, dovremmo indagarne una più esaustiva e meglio comprensibile. Ma un’ultima metafora letteraria può essere utile: infatti se dovessimo associare qualcosa al diavolo una delle caratteristiche sarebbe quella del massimo disordine, del caos, del mondo lasciato a se stesso, dell’assenza di controllo sugli eventi. O no? Meglio non esserne travolti, e, se fosse possibile, sarebbe utile cercare di sfruttarlo a proprio favore. Non controllarlo, non si può controllare il massimo disordine, ma sfruttarlo nelle sue caratteristiche. 

E’ un buon punto di partenza per passare al tennis.

Il moto del doppio pendolo.

Composto da due pendoli, uniti da uno snodo, che si trasferiscono l’energia. Braccio e avambraccio nel nostro caso. Il punto di rotazione può essere il polso o l’avambraccio che con la sua rotazione (pronazione o supinazione) creano un asse di rotazione all'altezza della mano che impugna la racchetta. C'è un piccolo problema il doppio pendolo è un moto tendenzialmente caotico ad alte velocità. Il triplo pendolo è anche peggio. Significa che è altamente sensibile alle condizioni iniziali e soggetto a macroscopici cambiamenti anche per piccole modifiche della lunghezza dei pendoli, velocità, altezza dell’oscillazione, distribuzione dei pesi e massa complessiva. Un caos, appunto.

Il moto del pendolo singolo.

Questo è un oggetto singolo che oscilla su un asse di rotazione a cui è fissato. Si tratta di un moto lineare. Ad ogni cambiamento della lunghezza del pendolo, della sua velocità della sua massa o della distribuzione di questa, corrisponde un mutamento prevedibile, calcolabile e "proporzionale". Talmente preciso che può essere usato per scandire il tempo nell'orologio.

Il pendolo singolo di Djokovic


Quando giochiamo il rilascio anticipato dell’avambraccio innesca un doppio moto pendolare: avambraccio e racchetta. Se lo fate attivamente, se colpite in questo modo la pallina siete nel caos, navigate nel disordine. E' sufficiente un minimo cambiamento iniziale che l’oscillazione del vostro braccio-racchetta è sempre diversa in modo macroscopico.

Perdete il timing? Andate fuori giri? Non date più la colpa al diavolo, è sufficiente una distanza diversa dalla palla con il braccio che si accorcia perché più flesso, o più disteso, per avere un grande cambiamento nell'oscillazione. Partite da altezze diverse, con conseguente ampiezza mutata dell’oscillazione? Avrete lo stesso macroscopico risultato. L’avversario cambia ritmo e avete delle incertezze, alcune esitazioni nella fase di back-swing? Se la vostra fase di collisione è a doppio moto pendolare avrete le stesse conseguenze: poca prevedibilità, effetti farfalla, cambiamenti macroscopici innescati da piccole modifiche. Tutto questo si traduce in errori, molti errori, troppi errori. Per fare un lavoro di precisione e costanza di rendimento non è il massimo. Significa andare a cercare il diavolo per chi ci crede ancora. Anche se la testa della racchetta prendesse, forse, più velocità i margini di errore sarebbero troppo alti. Una velocità un po’ più bassa può essere benissimo compensata da un’inerzia maggiore dovuta al raggio più lungo del pendolo singolo.


Il pendolo singolo di Nadal


Con l’asse di rotazione spalla l’intero braccio e la racchetta rappresentano un unico pendolo che va all'impatto. Ma il diavolo può essere sfruttato se togliamo la animistica personalità agli eventi e li consideriamo per ciò che sono: movimenti con le loro caratteristiche.

Un moto caotico che sia a doppio, triplo, o quadruplo pendolo può essere sfruttato nella fase iniziale quella di accelerazione. Dall'ovalizzazione, in discesa, racchetta, avambraccio e braccio possono passare l'energia l’un l’altro senza la necessità di eccessiva precisione. Serve velocità pura, accelerazione grezza. Può essere fatta nel caos.

Ma i segmenti devono unirsi in unico pendolo nell'area di impatto. Fermo l’avambraccio nella zona di contatto, nessuna tentazione di impartire la rotazione alla palla usando l'avambraccio. Un unico pendolo con perno spalla, un moto prevedibile, lineare, su cui fare affidamento.

Accelerate nel caos e colpite con ordine.


Il pendolo singolo di Roger Federer


Se commette troppi errori, non siete costanti, siete poco precisi, il colpo è debole, vi danno fastidio i cambi di ritmo, andate fuori giri, perdete controllo, non date la colpa al diavolo in fondo la sua figura mitologia infonde simpatia: è solo un tentativo ingenuo di fornire spiegazioni.

La realtà è che con molta probabilità state solo accelerando con ordine e colpendo nel caos di un doppio moto pendolare.




lunedì 11 maggio 2020

La rotazione delle spalle nel rovescio a una mano e a due mani

Nella ricerca del migliore gesto esecutivo è stata posta l’attenzione alla rotazione delle spalle, in quanto rappresenta una leva vantaggiosa nell'accelerazione del sistema braccio racchetta. 
La rotazione in preparazione è il gesto che permette, nella fase successiva di esecuzione, l’acquisizione di maggiore energia cinetica da parte della racchetta da portare all'impatto. La rotazione preliminare in tutti i fondamentali permette la successiva rotazione (in senso opposto) da eseguire nella direzione dell’impatto.
Roger Federer. Prende una rotazione extra in preparazione.
Rivolge la schiena alla rete.

Nel fondamentale del rovescio esistono delle differenze in relazione al tipo di colpo che viene eseguito. In linea generale il rovescio a due mani ha una dinamica esecutiva simile a quella del dritto non solo riguardo al braccio dominante che è il sinistro nei destri e il destro nei mancini, come se si eseguisse, appunto, un colpo di dritto, ma anche nella rotazione preliminare delle spalle.

Le differenze dipendono sostanzialmente da due necessità presenti nell'esecuzione del rovescio classico ad una mano:
  1. prevenire l’extra rotazione, ovvero evitare che il corpo continui a ruotare su se stesso come una trottola;
  2. riuscire ad utilizzare comunque una sufficiente rotazione delle spalle per accelerare in economia il braccio racchetta.
L’extra rotazione delle spalle, infatti, tenderebbe a portare il braccio racchetta eccessivamente verso destra (se destri) o verso sinistra (se mancini) perdendo il punto ideale di impatto davanti al corpo.  Anche la testa della racchetta tenderebbe a ruotare in modo eccessivo verso sinistra o verso destra nei mancini. Il braccio in queste condizioni risulterebbe eccessivamente libero. La conseguenza principale sarebbe quella di aumentare i margini di errore dovuti a una rotazione non controllata o eccessiva.

Nel rovescio a due mani questo rischio è reso minore dall'uso dell’altro braccio e dell’altra spalla che consentono di fermare la rotazione quando entrambe le spalle del giocatore sono rivolte verso la rete, in modo simile a quello che avviene con il dritto. In questo modo abbiamo una maggiore sensazione di blocco della rotazione a livello delle anche. Il braccio dominante (il sinistro nei destri) controlla l’esecuzione e nel controllo rientra l’azione di impedire all'altro braccio di proseguire per inerzia trascinando anche tutto il copro in extra rotazione con conseguente perdita di equilibrio.
La rotazione di Djokovic è minore. La posizione è più laterale.

Senza il sostegno dell’altro braccio, nel rovescio a una mano, il continuare della rotazione del braccio racchetta e delle spalle avrebbe come seconda conseguenza quella di trascinare con sé il copro, vincendo il blocco delle anche e delle gambe.  La conseguenza è una tendenza all'avvitamento, perdita di riferimenti sul punto di impatto e di equilibrio.
Nel rovescio a una mano per impedire l’extra rotazione il braccio non dominante interviene in un altro modo: braccio e spalla rimangono indietro impedendo di fatto che il petto del giocatore si rivolga verso la rete come avviene nel dritto e nel rovescio a due mani.

Ma in questo modo si ha una perdita in gradi rotazione e quindi una perdita nell'agevolazione dell’accelerazione del braccio racchetta. Le spalle del giocatore tendono a rimanere più affiancate rispetto alla rete, il petto non è rivolto i direzione dell’altra metà campo.
Federer blocca l'extra rotazione, è affiancato.

Per compensare questa perdita, nei colpi dei giocatori di alto livello, nella fase di preparazione del rovescio a una mano viene presa una maggiore rotazione delle spalle in anticipo.

Un’extra rotazione in preparazione per evitare l’extra rotazione nel finale del colpo.  Si girano di più le spalle mentre si aspetta la pallina. Nel rovescio a due mani, in linea generale, la posizione delle spalle risulta essere una posizione affiancata rispetto alla rete perché poi la successiva contro rotazione, quando si colpisce,  porterà il giocatore in posizione frontale rispetto a questa, nel rovescio ad una mano si tenderà invece a esporre maggiormente la schiena alla rete, perché la posizione finale sarà affiancata con il braccio non dominante che bloccherà l’eccessiva rotazione.
La rotazione di Djokovic si ferma quando è frontale alla rete.

Rovescio a una mano. Si cerca di prendere prima i gradi di rotazione che non si possono avere dopo.  L’eccessiva rotazione è bloccata dal braccio non dominante che rimane arretrato, mantenendo arretrata anche la spalla. Maggiore blocco anche al livello delle spalle. Si previene avvitamento, perdita di equilibrio, riferimenti di impatto.

Rovescio a due mani. Tendenza a una minore rotazione in preparazione anche se non è controproducente ruotare maggiormente, come fanno alcuni giocatori di livello internazionale. Rotazione maggiore quando si colpisce. Il giocatore finisce per rivolgersi verso la rete. Maggiore sensazione di blocco nella parte bassa del corpo: anche, gambe. Punto di impatto leggermente più arretrato rispetto al rovescio a una mano. Il braccio dominante è il sinistro nei destri e il destro nei mancini.