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mercoledì 19 agosto 2026

Il buio dei 5 millisecondi nel tennis, il caos del doppio pendolo e la frustata di polso

La problematica è vecchia e risale ai tempi del maestro Vic Braden il quale dopo aver osservato campioni in ultra slow motion arrivò alla conclusione che non c'è uso effettivo del polso. Il video di Agassi è esemplificativo. Il rilascio avviene dopo che la palla ha lasciato il piatto corde. Ma la divisione tra maestri non è stata sanata nemmeno davanti all'evidenza e i giocatori hanno continuato, non di rado, a descrivere la loro sensazione di gioco associata a un uso del polso. Agassi compreso, se non vado errato. Qui sotto l'analisi di Braden, il quale credo avrebbe apprezzato l'introduzione del concetto di doppio e triplo pendolo caotico e del buio dei 5 mms ad integrare la sua visione e ottima analisi dei colpi fondamentali (dritto e rovescio).



Si tratta di un punto nevralgico della neuro-fisiologia applicata allo sport dove il ruolo dei 5 millisecondi dell'impatto è alla base di una realtà scientifica nota come illusione senso-motoria, dalla quale nessuno sembra immune.

La discrepanza tra ciò che i giocatori di alto livello (anche campioni Slam) sentono e ciò che fanno realmente dipende da tre fattori: la fisica dei corpi rigidi, l'anatomia della spalla e i tempi di reazione del cervello.

 1. Il concetto di "Traslazione Frustrata" e lo snodo naturale

L'uso del temine "traslare" è forse improprio ma descrive bene una dinamica reale: fino al momento dell'impatto il braccio-racchetta si muove su un asse talmente arretrato (la spalla) e con un raggio così lungo da descrivere un arco di cerchio molto ampio. A livello di sensazione percepita in questo modo nel brevissimo segmento finale prima dell'impatto, il giocatore sente la racchetta muoversi quasi in linea retta verso la palla, ovvero c'è una pseudo-traslazione in avanti spinta dal busto.


Dopo l'impatto però l'energia cinetica residua è enorme. Il braccio non può continuare a "traslare" in avanti all'infinito proprio perché è vincolato all'articolazione della spalla e del busto. A questo punto, per non strappare i legamenti della spalla, il sistema deve dissipare l'energia e Il braccio è costretto a collassare lungo i suoi snodi naturali più deboli, cioè il gomito e il polso.

A questo punto la forza centrifuga fa ruotare e "frustare" il polso e il gomito verso l'alto o verso la spalla opposta nel classico movimento di follow-through. La prosecuzione naturale del colpo non può che essere questa.


2. Il "Buio Sensoriale" dei 5 millisecondi

Ma perché allora il giocatore giura di aver usato il polso durante l'impatto se questo è avvenuto sull'asse della spalla? La colpa è del sistema nervoso centrale e ci sono due motivi principali:

1. La durata dell'impatto: la pallina resta sulle corde per circa 4-5 millisecondi non di più.

2. La conduzione nervosa: Il segnale tattile e propriocettivo (i recettori nel polso che dicono "abbiamo colpito la palla") deve viaggiare lungo il braccio per arrivare al midollo spinale e raggiungere la corteccia cerebrale. Questo processo richiede circa 30-50 millisecondi.

Le due tempistiche differiscono enormemente anche se si tratta di millesimi di secondo e la nostra mente è costretta a fare un'approssimazione di ciò che è realmente accaduto.

Quando il cervello del tennista riceve la notifica dell'impatto la pallina ha già lasciato la racchetta ed è già molto avanti forse già vicino alla rete. Pertanto il momento in cui il cervello elabora il feedback dell'impatto, coincide temporalmente, non con la fase di impatto reale, ma con la fase in cui il braccio sta piegando il polso e il gomito per dissipare l'energia. Ed è qui che il cervello unisce i due stimoli in un unico sensazione che diviene un ricordo distorto: "Ho colpito la palla frustando di polso".




3. L'inganno dei manuali e il "Ceco Biomeccanico"

Questo spiega perché i tennisti professionisti siano spesso pessimi maestri di teoria: loro descrivono la sensazione finale ("usa il polso"), non la meccanica d'impatto ("mantieni l'asse sulla spalla"), come suggerirebbe Vic Braden e le analisi in ultra slow motion.

Chi prova a imitarli consciamente esegue la frustata a 0 millisecondi, nel momento esatto dell'impatto o addirittura un po' prima per essere sicuro di attivare il polso/avambraccio. in questo modo distruggendo il raggio della leva (lo accorcia fino al gomito o polso), innesca un'oscillazione a doppio pendolo caotica (seppur vincolata), perde il controllo della palla e non di rado infiamma i tendini.

I campioni hanno imparato ad usare l'asse della spalla per puro istinto e predisposizione motoria forse genetica e per selezione naturale sul campo di gioco.

I tennisti che da giovani non trovavano l'asse della spalla si sono fermati molto prima a causa di un gioco incostante e non redditizio o di dolori cronici. Non sono riusciti a fare il salto di qualità.

domenica 16 agosto 2026

Il teorema del caos nel tennis: perché la “frustata” anticipata destabilizza il timing

 

Descrizione dettagliata dei grafici in fondo all'articolo

Nella didattica del tennis moderno, l’idea del “polso sciolto” che frusta la palla all’impatto è spesso presentata come soluzione per generare velocità e rotazione. Utilizzare l’ultimo snodo del polso per aumentare la velocità della testa della racchetta appare intuitivo. Anche i modelli fisici, come quello a doppio pendolo proposto da Rod Cross, prendono in considerazione il contributo degli snodi distali.

I campioni, quando cercano il timing a vuoto e mimano il gesto del colpo, spesso riproducono un’azione di polso e avambraccio. I giocatori di circolo e i ragazzi tendono a imitare visivamente questi gesti e sono convinti che l’attivazione precoce degli snodi del braccio sia la chiave del successo.

La fisica dei sistemi dinamici e l’analisi della catena cinetica indicano però una direzione diversa da prendere in considerazione.


Dal pendolo semplice al sistema a più gradi di libertà

Il braccio-racchetta può essere modellato come un sistema di pendoli collegati.

1. Modello a asse dominante sulla spalla  

Quando il giocatore mantiene un controllo relativamente stabile di gomito e polso fino all’impatto, l’intera catena (braccio + racchetta) si comporta in modo più prossimo a un pendolo semplice. Il fulcro principale è la spalla e il raggio è massimo. La conseguenza principale è che il moto risulta più prevedibile e geometricamente più costante, pertanto il timing d’impatto diventa più facilmente calcolabile dal sistema nervoso.


2. Modello con rilascio anticipato  

Se invece il giocatore rilascia precocemente gomito e polso prima dell’impatto, il sistema si configura come un triplo pendolo (spalla → gomito → polso/racchetta). In fisica, il doppio e soprattutto il triplo pendolo sono esempi classici di sistemi caotici: presentano un’estrema sensibilità alle condizioni iniziali.  Questo implica che variazioni millimetriche nella spinta delle gambe, nella posizione del corpo o nell’altezza di partenza dell’oscillazione del braccio-racchetta possono produrre traiettorie finali della testa della racchetta significativamente diverse.

All’interno della breve finestra temporale dell’impatto la quale è tipicamente 4-5 millisecondi, le variabili dinamiche interconnesse diventano numerose e il sistema nervoso umano non dispone, in tempo reale, della capacità di correzione per compensare le fluttuazioni di un sistema a più gradi di libertà liberamente oscillante. Affidarsi a questo tipo di rilascio anticipato per controllare il colpo aumenta quindi l’incostanza strutturale del gesto con la conseguenza di rendere la ricerca del timing più difficoltosa.


Il modello efficiente: catena cinetica e vincoli


I giocatori di alto livello non utilizzano un triplo pendolo libero all’impatto. L’osservazione in ultra-slow motion mostra che l’asse principale rimane ancorato alla spalla e che i rilasci distali avvengono in modo sequenziale e controllato, spesso con evidenza maggiore dopo l’impatto, anche per dissipare l’energia centrifuga.

Un modello più coerente con l’efficienza biomeccanica integra diversi elementi:


  1. - La spinta delle gambe non agisce come semplice trasferimento lineare del peso, ma come coppia di forze rotazionali. Le ground reaction forces le quali sono applicate a distanza dal centro di massa e generano momenti che mettono in rotazione bacino e tronco.
  2. - Questa spinta rotazionale si “aggancia” alla caduta gravitazionale della racchetta nella fase di risalita, mantenendo o aumentando parte dell’energia potenziale accumulata nel backswing. Braccio e racchetta alta accumulano energia potenziale gravitazionale che si trasformano in energia cinetica in discesa alla quale si "aggancia" l'energia rotazionale del corpo.
  3. - Nel momento in cui gambe e tronco decelerano, l’energia della rotazione viene trasferita distalmente al braccio-racchetta. in questa situazione la muscolatura del braccio può rimanere ancora relativamente decontratta perché non deve generare l’intera energia, ma solamente riceverla e orientarla.
  4. - E' necessario specificare che le articolazioni non sono giunti liberi, infatti presentano vincoli oscillativi (anatomici, legamentosi e di tono muscolare di base) che riducono i gradi di libertà del sistema e ne limitano il comportamento puramente caotico, anche se i concetti di base dell'oscillazione del doppio e triplo pendolo rimangono adattabili.


In questo quadro il gesto efficiente non cerca di controllare un sistema altamente sensibile alle minime variazioni e alla condizioni iniziali dell'oscillazione, ma lo struttura in modo da renderlo più prevedibile. Spostare la catena cinetica sull’asse della spalla e gestire il rilascio distale in modo sequenziale e ritardato (cercando di non liberare i vincoli molto prima dell'impatto) trasforma il colpo in un sistema a minore complessità dinamica, pertanto è più facilmente riproducibile anche al variare delle condizioni di gioco e delle condizioni atletiche, e delle particolarità situazionali che si possono verificare durante uno scambio o all'interno di una partita.


Implicazioni didattiche e neurologiche


Quando il giocatore attiva precocemente il modello a più gradi di libertà è costretto a compensare l’instabilità intrinseca di quel tipo di moto (doppio, triplo pendolo) con un elevato volume di ripetizioni e con un controllo muscolare spesso inefficiente. Il minimo cambiamento delle condizioni (superficie, palle, temperatura, stato fisico) modifica le condizioni iniziali e rende difficile la stabilizzazione del timing.

Inoltre, considerato che  l’impatto dura pochi millisecondi, mentre la trasmissione del segnale nervoso dalla mano al cervello richiede tempi sensibilmente più lunghi (decine di millisecondi). Il cervello non riesce a correggere in tempo reale ciò che avviene durante il contatto o poco prima di esse. Il gesto è prevalentemente programmato in anticipo (controllo feedforward). La conseguenza è che le sensazioni di “uso del polso all’impatto” descritte da alcuni giocatori sono, in buona parte, interpretazioni a posteriori di un evento già concluso.

Un tennis efficiente non cerca di gestire il caos, ma di ridurne l’incidenza strutturando il gesto intorno a un asse dominante più stabile e a un trasferimento energetico sequenziale e meno soggetto a cambiamenti macroscopici innescati da variabili minime. La “frustata” che appare evidente a velocità normale è spesso un effetto finale e passivo, non un’azione cosciente anticipata 




Fig. 1 – Geometria dell’impatto vs sistema a più gradi di libertà  

Confronto tra modello a asse di rotazione dominante sulla spalla e sistema multi-articolare (rilascio anticipato).

Descrizione del grafico

- Pannello sinistro – Pendolo semplice (asse spalla dominante)  

  Simulazione di un sistema a un grado di libertà principale. Sono state integrate diverse traiettorie partendo da condizioni iniziali leggermente diverse. I percorsi risultano praticamente sovrapponibili e formano un arco geometrico pulito e riproducibile. Piccole variazioni non alterano in modo significativo la posizione e l’orientamento della testa della racchetta all’impatto. Il sistema nervoso può prevedere con buona accuratezza il timing.

- Pannello destro – Doppio pendolo (rilascio anticipato di gomito e polso) 

  Simulazione di un sistema a due gradi di libertà (modello semplificato del triplo pendolo). Partendo da condizioni iniziali che differiscono solo di frazioni di grado, le traiettorie della “punta” (testa della racchetta) divergono rapidamente e si intrecciano in modo irregolare. È l’evidenza visiva della sensibilità estrema alle condizioni iniziali tipica dei sistemi caotici deterministici. All’interno della finestra di pochi millisecondi dell’impatto, questa divergenza rende il controllo del piatto corde e del timing strutturalmente instabile.

Nota metodologica  

Le curve sono ottenute dall’integrazione numerica delle equazioni differenziali del moto (metodo DOP853 ad alta precisione). Le unità sono normalizzate. Il doppio pendolo è utilizzato come modello rappresentativo del comportamento caotico che emerge quando si rilasciano precocemente più snodi; il triplo pendolo amplifica ulteriormente lo stesso fenomeno. I vincoli articolari reali e il controllo muscolare attivo riducono (ma non eliminano) questa sensibilità rispetto al caso completamente libero.

Fabrizio Brascugli

Il teorema del caos nel tennis: perché la "frustata" distrugge il timing e diamo la colpa al Diavolo

 Il miraggio del polso sciolto

Nella didattica del tennis moderno, il mantra del "polso sciolto" che frusta la palla all'impatto viene insegnato come il segreto per generare velocità e rotazione. Utilizzare l'ultimo snodo del polso per generare più velocità della testa della racchetta è un'idea intuitiva. Lo stesso Rod Cross professore di fisica presso l'Università di Sidney lo prende in considerazione per il suo modello di doppio pendolo e ottimizzazione dell'energia all'impatto. 

I campioni mimano spesso il gesto a vuoto del dritto, quando cercano il timing nella loro mente, eseguendo l'azione di polso e avambraccio. I giocatori di circolo o i ragazzi delle scuole imitano visivamente i gesti dei campioni, in quanto sono convinti che attivare precocemente gli snodi del braccio sia la chiave del successo. 

Tuttavia, la fisica e la matematica dei sistemi dinamici dimostrano l'esatto contrario per diversi motivi: cercare la frustata anticipata significa condannare il proprio tennis all'instabilità cronica.


La matematica del disastro: dal pendolo semplice al sistema caotico

Per comprendere l'errore e dove ci conduce, dobbiamo analizzare il braccio-racchetta come un sistema di pendoli collegati tra loro.


  1. Il modello cinematico corretto (Asse di rotazione sulla Spalla): quando il giocatore blocca temporaneamente il polso e il gomito prima dell'impatto, l'intera catena (braccio + racchetta) si comporta come un pendolo semplice. Il fulcro è unico (la spalla), il raggio è massimo. Il moto di un pendolo semplice è lineare, prevedibile e facilmente calcolabile dal cervello. Il _timing_ d'impatto diventa geometrico e costante.
  2. Il modello della frustata anticipata: Se il giocatore rilascia anticipatamente le articolazioni di gomito e polso prima dell'impatto, trasforma istantaneamente il braccio in un triplo pendolo composto (Spalla $\rightarrow$ Gomito $\rightarrow$ Polso(pronazione)/Racchetta).


In fisica teorica, mentre il pendolo singolo è regolare, il doppio pendolo e, in misura ancora più estrema, il triplo pendolo sono l'esempio da manuale dei sistemi caotici.

Perché il triplo pendolo distrugge il timing

Un sistema si definisce caotico quando mostra una _sensibilità estrema alle condizioni iniziali_. Significa che una variazione millimetrica o infinitesimale nella spinta delle gambe o nella posizione del corpo all'inizio del colpo, un live cambiamento in corsa dell'oscillazione, una diversa altezza di partenza dell'oscillazione, producono traiettorie finali della testa della racchetta completamente diverse e imprevedibili.

Nel triplo pendolo ad articolazioni rilasciate le oscillazioni del gomito influenzano quelle del polso, che a loro volta retroagiscono sulla spalla, un sistema di feed back retroattivi che implicano cambiamenti finali macroscopici. All'interno dei 5 millisecondi in cui avviene l'impatto con la palla, le variabili dinamiche diventano troppe e interconnesse in modo sensibile:

1. Bastano poche frazioni di secondo di ritardo nell'estensione del gomito per cambiare l'angolo di inclinazione del polso e di conseguenza quella della testa della racchetta.

2. La testa della racchetta di conseguenza non si muove più su un arco prevedibile, ma subisce fluttuazioni millimetriche della velocità tangenziale e dell'orientamento del piatto corde.

Il cervello umano, per quanto allenato, non possiede la capacità di calcolo neurale per correggere in tempo reale le fluttuazioni di un triplo pendolo caotico. Pertanto affidarsi a questo tipo di oscillazione per controllare i colpi diviene un'impresa titanica e destinata spesso al fallimento o ad una incostanza di gioco strutturale.

L'illusione dei campioni e la fatica degli amatori

A questo punto, però, dobbiamo porci una domanda: se questo sistema è caotico, come fanno i professionisti a mettere la palla in campo con tanta precisione e costanza? Come abbiamo analizzato e come emerge dai molti filmati in ultra slow mototion di Federer, Nadal, ma anche Sinner, Djokovic ed altri loro non usano il triplo pendolo all'impatto. I campioni bloccano l'asse sulla spalla e rilasciano i punti di snodo naturali (gomito e polso) solo _dopo_ che la palla è già decollata dalle corde, per pura esigenza di dissipazione dell'energia centrifuga.

Il dramma sia del tennista amatoriale che del professionista bloccato in un'involuzione tecnica o dallo scoglio dell'incostanza del proprio gioco, risiede molto spesso nel fatto che applica il modello caotico consciamente prima dell'impatto. Lo attiva perché crede sia la cosa giusta da fare. Per compensare il caos intrinseco e matematico del triplo pendolo e trovare il timing, l'atleta è costretto a uno sforzo di allenamento e a una azione muscolare inefficiente.

Dovrà colpire migliaia di cesti a settimana nel tentativo disperato di "calibrare" statisticamente l'errore. Attività che risulterà per altro vana in quanto il minimo cambiamento delle condizioni di gioco (temperatura, superficie, palle) e delle proprie condizioni atletiche influiranno sulla modifica del suo gesto e quindi sulla calibrazione del gesto stesso. Sopratutto se si considera che ogni oscillazioni parte da condizioni iniziali diverse. Nessuna giocatore arriva sempre nello stesso modo sulla palla o prepara il colpo in dinamica di gioco sempre nello stesso modo. Siccome questo tipo di caos e sensibile a minimi cambiamenti cercare il timing diviene un rebus impossibile da risolvere.

Il giocatore inoltre, quando sente di non essere in palla, quando vede che accumula errori di sincronizzazione dell'impatto, potrebbe essere portato a irrigidire la muscolatura all'ultimo millisecondo per "frenare" il caos, vanificando la decontrazione, infiammando i tendini e rischiando infortuni.

Il tennis efficiente non flirta con la teoria del caos, ma la evita. Non cerca di controllare i sistemi sensibili a minimi cambiamenti in una ambiente di gioco in cui i minimi cambiamenti sono ovunque, anche nel movimento del proprio corpo e nell'approccio dinamico, mai uguale, all'esecuzione dei colpi.

Sfruttare la caduta gravitazionale e spostare la catena cinetica sull'asse della spalla trasforma il colpo in un pendolo semplice, solido e riproducibile all'infinito. La nostra mente riesce a prevederne l'oscillazione e a calcolare meglio i tempi di impatto anche al variare di molte condizioni sia dell'atleta che dell'ambiente di gioco. Una palla con un rimbalzo più basso e più veloce o con un rimbalzo più alto costringe il tennista a modificare il proprio movimento di oscillazione e in un sistema a un singolo pendolo l'adattamento avviene più velocemente e con minori margini di errore.

La frustata, che tutti sembrano vedere è un effetto finale e passivo, un'illusione visiva a velocità normale, non è un'azione cosciente. Chi insegna il contrario non sta insegnando il tennis ma sta cercando di insegnare a gestire il caos. Non meravigliamoci se poi ci si appella al Diavolo per cercare una spiegazione alla complessità di questo gioco.

Aggiungerei che questo disguido nasce spesso anche dalla descrizione che alcuni campioni fanno delle loro sensazioni di gioco. Spesso descrivono un uso del polso o dell'avambraccio nel momento dell'impatto, ma anche qui le probabilità che si tratti di un'illusione sensoriale sono alte, perché l'impatto dura dai 4 ai 5 millisecondi e la trasmissione nervosa dalla mano al cervello dai 30 ai 50 millisecondi, quindi il nostro cervello interpreta come sensazione di impatto quello che avviene quando l'impatto è già avvenuto. Ma approfondirò la questione in un'altro articolo.


Oscillazione di un pendo singolo e di un triplo pendolo

Fig. 1 – Geometria dell'impatto vs Teoria del Caos.

A sinistra, la traiettoria pulita e geometricamente perfetta di un pendolo semplice: muovendo il braccio-racchetta con l'asse ancorato unicamente alla spalla, il percorso della testa della racchetta è un arco di cerchio costante, prevedibile dal cervello al millisecondo.

A destra, la simulazione fisica della traiettoria di un pendolo multiplo ad articolazioni rilasciate (spalla-gomito-polso). Le linee si sovrappongono in modo aggrovigliato e asimmetrico: basta una variazione infinitesimale all'inizio del movimento (la spinta del piede, una partenze leggermente più alta o più bassa o l'inclinazione diversa del busto) per far compiere alla punta della racchetta una traiettoria finale completamente diversa. È l'evidenza visiva del perché la frustata anticipata distrugga il timing e costringa il giocatore a colpire all'interno di un sistema caotico.

Fig. 1 – Scomposizione geometrica dello spazio di oscillazione della testa della racchetta.

- Asse delle Ascisse (Asse Orizzontale X): Rappresenta lo spostamento lineare avanti-indietro della testa della racchetta nello spazio aereo (misurato in metri, ponendo lo zero in corrispondenza del baricentro del corpo dell'atleta). Descrive la profondità e l'avanzamento del colpo prima e dopo l'impatto.

- Asse delle Ordinate (Asse Verticale Y): Rappresenta l'altezza geometrica della testa della racchetta rispetto al terreno (misurata in metri). Descrive la parabola del colpo, ovvero la fase di discesa (_backswing_) e la fase di risalita (_follow-through_).



Osservando i due modelli a confronto, la fisica geometrica svela l'inganno del tennis muscolare con rilascio anticipato di polso o avambraccio. 

Nel grafico di sinistra, il Pendolo Semplice (Asse Spalla) vincola le coordinate X e Y a una relazione trigonometrica rigida e perfetta. Ad ogni coordinata di avanzamento (X) corrisponde una e una sola altezza geometrica (Y) della racchetta. Il cervello del tennista deve calcolare una sola traiettoria prevedibile: il timing all'impatto (_) diventa nativo e matematicamente riproducibile.*

Nel grafico di destra, il Triplo Pendolo Caotico (Frustata Anticipata) spezza questo legame. A causa dei micro-rilasci di gomito e polso prima del colpo, la testa della racchetta si muove in una ragnatela di traiettorie asimmetriche. Nello stesso punto di avanzamento (X), la racchetta può trovarsi ad altezze (Y) e con inclinazioni del piatto corde totalmente differenti a ogni esecuzione. La sovrapposizione aggrovigliata delle linee dimostra graficamente l'impossibilità di stabilizzare il colpo: l'atleta non sta giocando a tennis, sta sfidando la teoria del caos.

Fabrizio Brascugli

venerdì 14 agosto 2026

Il paradosso di Alcaraz e la racchetta senza corde


 

Il bivio terapeutico del campione

Le recenti indiscrezioni sull’infortunio che ha costretto Alcaraz a rinunciare persino al Masters 1000 di Cincinnati a causa del persistente infortunio al polso destro, hanno sollevato un velo sui singolari metodi di riabilitazione adottati dal suo staff. Nei video che sono stati diffusi dal suo centro d'allenamento, lo spagnolo è stato visto impugnare una racchetta priva di corde, la quale parrebbe essere mancante di una porzione superiore dell'ovale. Praticamente si tratterebbe, quasi, di una racchetta "fantasma", il cui peso sarebbe di 30 grammi inferiore rispetto allo suo standard da competizione.

Una stampella che non esiste e la fisica cinetica dietro l’approccio.

Dal punto di vista medico in relazione alla riabilitazione la scelta è oculata e inattaccabile. Togliere le corde e tagliare il telaio serve a ridurre drasticamente il momento torcente (la coppia di forze) che si applica sul polso quando questo deve ruotare la racchetta.

Se il momento d'inerzia (I)  è molto più basso e crolla a causa dell'alleggerimento periferico, lo sforzo muscolare richiesto per muovere il braccio e la racchetta si riduce a una frazione rispetto a quello necessario per una racchetta integra. C’è inoltre da aggiungere che in questo caso l'assenza totale dell'impatto con la pallina azzera le onde d'urto che si trasferiscono sulla guaina del tendine infortunata.

Niente però è gratis in natura e c’è un prezzo tecnico collegato a questa scelta.

Qui ci troviamo davanti a quello che può essere definito un paradosso biomeccanico. Un alleggerimento di questa portata della racchetta ha come conseguenza quella di alterare la percezione sensoriale dell'inerzia dell’attrezzo. Quando l’ovale è privato di molto peso e quindi la testa della racchetta diventa estremamente leggera, il corpo dell'atleta perde il riferimento intuitivo della "caduta gravitazionale" dello strumento nel backswing. Questa fase di preparazione del colpo è fatta con la massima decontrazione muscolare perché si sfrutta la forza di gravità in una discesa (dall’alto verso il basso). Pertanto il sistema nervoso, che non avverte la massa cadere, cerca di compensare questa sensazione di mancata caduta e accelerazione attivando precocemente e volontariamente la muscolatura dell'avambraccio per forzare l'accelerazione che percepisce non avvenire.

Qual è il rischio reale per Alcaraz dopo aver sostenuto questo tipo di allenamenti? Non è illogico pensare che, una volta tornato alla sua racchetta normale, si troverà con un timing e dei tempi di accelerazione interamente da ricostruire, nonché con un’abitudine ad agire muscolarmente troppo presto, forzando l’accelerazione di fatto con un gesto più contratto. Questa condizione nelle prime competizioni ad alta intensità potrebbe rappresentare vizio latente che si potrebbe manifestare nei momenti decisivi di una partita inducendo lo spagnolo ad essere meno fluido nell'architettura cinetica dei colpi.

Fabrizio Brascugli